{"id":4784,"date":"2017-03-06T12:30:08","date_gmt":"2017-03-06T11:30:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4784"},"modified":"2017-03-06T11:10:58","modified_gmt":"2017-03-06T10:10:58","slug":"enrica-a-parigi-e-anna-a-malmo-in-svezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/03\/enrica-a-parigi-e-anna-a-malmo-in-svezia\/","title":{"rendered":"Enrica a Parigi e Anna a Malm\u00f6 in Svezia"},"content":{"rendered":"<h2><em>Hanno lasciato l&#8217;Italia non solo per cercare lavoro ma anche spinte dalla ricerca di qualcos&#8217;altro<\/em><\/h2>\n<p>Fuga di cervelli o avventure dell\u2019anima? Cerchiamo di capirci qualcosa.<br \/>\nEnrica, un\u2019abruzzese ora a Parigi e Anna una marchigiana a Malm\u00f6, Svezia, si scambiano opinioni sulla loro avventura all\u2019estero. Lo fanno faccia a faccia, a 1300Km di distanza; non \u00e8 un ossimoro ma il potere di internet, il migliore amico di tutti gli espatriati. Amiche dal 2005, da quando hanno iniziato a lavorare per la stessa multinazionale, lasciano l\u2019Italia non per cercare lavoro ma alla ricerca di qualcos\u2019altro.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la voglia di fare esperienze fuori dall&#8217;Italia?<\/p>\n<p>Enrica: Ci sono delle spinte interne in ciascuno di noi, che guidano le nostre scelte. La curiosit\u00e0, tanto verso me stessa quanto verso gli altri, \u00e8 la mia spinta. Ero curiosa di vedermi fuori dalla mia zona di comfort e di imparare cos\u00ec qualcosa in pi\u00f9 su di me. Curiosa di scoprire una cultura diversa. E poi volevo approfittare al massimo del millennio in cui vivo, insomma la mia personale versione di Siddharta.<br \/>\nAnna: Ho sempre sognato di vivere e lavorare all&#8217;estero fin da quando studiavo Lingue all&#8217;Universit\u00e0; a questo sogno si \u00e8 presto aggiunta la volont\u00e0 di offrire ai miei figli un&#8217;opportunit\u00e0 e un\u2019esperienza di vita fuori dalla normalit\u00e0 del piccolo centro abitativo in cui sono cresciuti. Non \u00e8 stato difficile decidere di partire.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 iniziata quest\u2019avventura?<\/p>\n<p>Enrica: Ormai due anni e quattro mesi fa. Li conto perch\u00e8 vanno cosi veloci che non voglio rischiare di perderne la misura. Se dovessi calcolare anche il tempo impiegato a decidere di lanciarsi, probabilmente dovrei aggiungere un altro anno.<br \/>\nAnna: quattro anni e tre mesi per me, ma il tempo \u00e8 passato velocissimo; lo vedo da mio figlio, il pi\u00f9 grande, ormai adolescente, quasi diciassette anni e con la consapevolezza di volerci spostare di nuovo ormai senza dubbi e perplessit\u00e0, perch\u00e9 affrontata l&#8217;esperienza la prima volta, si \u00e8 sicuri e certi di come gestirla una seconda, una terza e via&#8230;<br \/>\nCome ci si \u00e8 preparati?<\/p>\n<p>Enrica: Non ci si prepara mai abbastanza, ma l\u2019ho capito solo, una volta qui. Si cerca su internet il costo della vita, il prezzo delle case, i quartieri dove vivere, si guardano i video di expat partiti prima di te. Il ministero degli esteri ha una sezione dedicata. Insomma ci si prepara a gestire la situazione ma non si prepara se stessi, non ci si prepara ai momenti di solitudine, ai sensi di colpa quando manchi un evento di famiglia, ai mal di testa quando le 3 o 4 lingue si confondono nel cervello. Si vive e si impara a gestire anche questo, voil\u00e0.<br \/>\nAnna: In realt\u00e0 non ci siamo preparati molto io e mio marito, siamo partiti senza farci tante domande, proviamo, ci siamo detti, si pu\u00f2 sempre tornare indietro se non ci troviamo bene. Il nostro motto era: ce la possiamo fare, ce la faremo e ce l&#8217;abbiamo fatta!<br \/>\nPer quanto riguarda la lingua, in Svezia si sopravvive benissimo anche senza sapere lo svedese. Il livello di conoscenza dell\u2019inglese \u00e8 altissimo ovunque: uffici, scuole. Anche perch\u00e9 di sicuro lo svedese \u00e8 una lingua molto difficile da studiare per noi latini. Comunque, si ha sempre il cervello in allenamento nel passare da una lingua all\u2019altra.<br \/>\nSicuro, non ci si abitua mai alla lontananza da casa, e dagli affetti pi\u00f9 cari e dagli amici lasciati indietro, che per\u00f2 si ritrovano sempre quando si torna per Natale e in estate.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 stato l&#8217;impatto iniziale?<\/p>\n<p>Enrica: emozionante, guardavo Parigi come attraverso gli occhi di un neonato, tutto mi \u00e8 sembrato bellissimo, dal profumo del pane per le strade alle vecchie insegne stile liberty. Poi mi \u00e8 sembrata meno bella quando ho iniziato ad avere a che fare con la burocrazia, dover proporre un dettagliato dossier sulla mia persona, per affittare una casa o alla trafila di carte da fare per la denuncia dei redditi. S\u2019impara cosi a fare anche un po\u2019 i commercialisti, voil\u00e0. Ma pi\u00f9 di tutto mi ha colpito la realt\u00e0 multiculturale; solo nel mio reparto siamo di nove nazionalit\u00e0 diverse, in tutto l\u2019ufficio pi\u00f9 di trenta. Trovare cosi tanti expat mi ha permesso di adattarmi velocemente.<br \/>\nAnna: stimolante e difficile allo stesso tempo. Ero gi\u00e0 stata in Svezia da sola, ma trasferirsi con tutta la famiglia \u00e8 un\u2019altra realt\u00e0. Se si pensa al settaggio, tra scuola, lavoro, burocrazia, attivit\u00e0 extra scolastiche, aprire un conto in banca, pagare le bollette ma soprattutto trovare la casa idonea a tutte le esigenze familiari (siamo in cinque con il cane) e, dover usare google traslate per tradurre tutta la posta ricevuta in una lingua cos\u00ec sconosciuta, \u00e8 stato un impegno che ha richiesto un anno!<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l\u2019obiettivo raggiunto di cui sei pi\u00f9 fiera?<\/p>\n<p>Enrica: Quello lavorativo. La posizione che ricopro ora, non avrei potuto ottenerla con la stessa velocit\u00e0 se fossi restata nello stagnante sistema lavorativo italiano.<br \/>\nSotto il profilo umano ho scoperto una Enrica estremamente tollerante, flessibile al cambiamento e soprattutto libera dagli stereotipi; ogni individuo \u00e8 cosi splendidamente unico.<br \/>\nAnna: Sia lavorativo che personale. Lavorare in un team, che progetta soluzioni per negozi in tutto il mondo, non ha prezzo. Vivere e pensare senza incomprensioni razziali, rispettare il prossimo, regole e ambiente, favoriscono un profondo arricchimento individuale.<\/p>\n<p>Rimpianti?<\/p>\n<p>Enrica: C\u2019\u00e8 stato un momento, quando Parigi \u00e8 stata toccata dal terrorismo, in cui ho rimpianto di aver lasciato l\u2019Italia. Ma in realt\u00e0 l\u2019Italia non l\u2019ho lasciata, la porto con me quando preparo il tiramis\u00f9 per i colleghi, quando cerco di tradurre i detti dialettali di mia nonna o agito le mani quando parlo.<br \/>\nAnna: onestamente lo rifarei di nuovo, perch\u00e9 si rimane sempre italiani dentro, anche se si \u00e8 lontani dal proprio paese nel modo di essere, parlare, vivere, cucinare e mangiare e socializzare anche se proprio cibo e vita sociale sono due degli aspetti pi\u00f9 difficili nell\u2019adattarsi a vivere in un paese scandinavo.<\/p>\n<p>Che cosa hai da suggerire ad altri\/ e ragazzi\/ e che volessero espatriare per lavoro?<\/p>\n<p>Enrica: La diversit\u00e0 di ognuno rende impossibile un consiglio univoco, qualunque sia la vostra spinta, ascoltatela. Partite, arricchitevi e realizzate i vostri sogni. Non siamo isole, condividete voi stessi con gli altri.<br \/>\nAnna: Credete sempre in voi stessi e nelle vostre capacit\u00e0, cercate di realizzare i sogni anche se questo comporta dei sacrifici e ricordate: non \u00e8 una fuga ma un arricchimento! \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hanno lasciato l&#8217;Italia non solo per cercare lavoro ma anche spinte dalla ricerca di qualcos&#8217;altro Fuga di cervelli o avventure dell\u2019anima? Cerchiamo di capirci qualcosa. Enrica, un\u2019abruzzese ora a Parigi e Anna una marchigiana a Malm\u00f6, Svezia, si scambiano opinioni sulla loro avventura all\u2019estero. 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