{"id":4781,"date":"2017-03-06T11:30:03","date_gmt":"2017-03-06T10:30:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4781"},"modified":"2017-03-06T13:43:10","modified_gmt":"2017-03-06T12:43:10","slug":"litalia-se-persa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/03\/litalia-se-persa\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia s&#8217;\u00e8 persa"},"content":{"rendered":"<h2><em>Lla felicit\u00e0 in un Paese che non \u00e8 n\u00e8 per giovani n\u00e9 per vecchi<\/em><\/h2>\n<p>Durante un incontro di redazione, una collaboratrice ha suggerito il tema della felicit\u00e0. Ha esordito dicendo: \u201cSapete che due nostri amici in pensione hanno venduto tutto e si sono trasferiti in Portogallo? Staranno meglio. Il Portogallo \u00e8 organizzato per offrire servizi alle persone anziane\u201d. Potremmo trattare questo tema. Un altro collaboratore ha aggiunto che anche i giovani cercano felicit\u00e0 fuori dell\u2019Italia. Espatriano per cercare fortuna, lavoro, sistemazione. Da questo iniziale confronto \u00e8 nato il tema dell\u2019attuale numero. La discussione si \u00e8 poi allargata, ampliata, sviluppata con considerazioni filosofiche, teologiche, sociologiche, psicologiche.<br \/>\nMa ritorniamo al tema. L\u2019Italia dunque non \u00e8 un paese per giovani ma non \u00e8 pi\u00f9 neppure paese per vecchi. Ma che Paese \u00e8? Per chi \u00e8? E che cosa \u00e8 soprattutto la felicit\u00e0 che cercano?<br \/>\nIn Italia il benessere scarseggia. I soldi non fanno la felicit\u00e0, ma certo aiutano. Quasi la met\u00e0 delle famiglie non riesce a far quadrare i conti rivela l\u2019Eurispes nel Rapporto Italia 2017.<br \/>\nAnche Dante, il sommo poeta, fu costretto ad espatriare perch\u00e8 \u201clibert\u00e0 vo cercando\u201d, diceva. Oggi forse avrebbe detto \u201cFelicit\u00e0 vo cercando\u201d.<br \/>\nNel suo ultimo libro, Felicit\u00e0 d\u2019Italia, Piero Bevilacqua indica l\u2019individualismo come causa della infelicit\u00e0. \u201cDopo trent\u2019anni di neoliberismo che ha messo al centro l\u2019individuo \u2013 scrive \u2013, appare chiaro che l\u2019edonismo porta all\u2019infelicit\u00e0 e all\u2019anomia della societ\u00e0\u201d. Sono i non valori che annegano il sorriso e la serenit\u00e0: i rapporti umani superficiali, i sentimenti volatili, la competizione esasperata. \u201cUn individuo che galleggia in questo mare in tempesta \u00e8 disperato, in perenne gara con l\u2019amico, con il collega. Deve dare sempre il meglio di s\u00e9, perch\u00e9 questo richiede la cultura dominante. La normalit\u00e0 \u00e8 proibita\u201d. Sempre Bevilacqua scrive: \u201cGli italiani devono riscoprire la dimensione del conflitto organizzato. Solo chi lotta contro le ingiustizie prova speranza che \u00e8 un elemento della felicit\u00e0. Impegno politico e felicit\u00e0 individuale si toccano\u201d. E ancora: \u201cDifendere nei territori spazi alternativi di produzione e consumo non dominati dall\u2019ossessione del profitto, costruire aree di gratuit\u00e0, di cooperazione solidale vuol dire far fiorire nuove logiche sociale all\u2019interno dell\u2019economia di mercato.<br \/>\n\u00c8 un\u2019impresa complicata riscoprire la dimensione collettiva della felicit\u00e0. Soprattutto ai tempi di facebook. I social media condizionano la formazione dell\u2019identit\u00e0 individuale. Consentono a chi li frequenta di elaborare una rappresentazione virtuale di s\u00e9. L\u2019online sconfina sempre pi\u00f9 spesso nell\u2019offline. Il narcisismo prevale sulla condivisione. E la gioia diventa una bandiera da ostentare, una cortina fumogena che serve a celare le proprie fragilit\u00e0, in una sorta di perenne \u201cHappism 2.0\u201d come lo definisce Bruno Rossi, docente di Pedagogia generale all\u2019universit\u00e0 di Siena nel libro Pedagogia della felicit\u00e0. \u201cInternet \u2013 scrive Rossi -, ma soprattutto i social network, si configurano come il primo contesto sociale capace di dare una risposta alle richieste di soggetti infelici: isolati, separati, antisociali, bisognosi di fuga e di evasione dalla realt\u00e0 esterna, nonch\u00e9 da quella interiore. Tali mezzi tecnologici alimentano e sostengono cos\u00ec un ambiguo senso di felicit\u00e0\u201d. Si crede di riempire il quotidiano di utopie e fascinazione, sostiene il docente di pedagogia, \u201cdi travestirlo di magia, cos\u00ec da poterlo vivere senza interferenze etiche, senza legami sociali vincolanti, senza identificazioni collettive impegnative e soffocanti, senza traguardi e senza radici. In questo modo si ritiene di approdare al lido della felicit\u00e0\u201d.<br \/>\nMa si pu\u00f2 imparare l\u2019arte di essere felici? Si pu\u00f2 coltivare? \u00c8 un traguardo raggiungibile?<br \/>\nNon ci sono ricette allettanti, n\u00e9 vademecum seduttivi. La felicit\u00e0 dipende dalla capacit\u00e0 di costruire la propria vita in maniera autentica. Oggi pi\u00f9 di ieri si deve coraggiosamente dire di no all\u2019effimero, all\u2019inautentico, al mediocre, al deteriore, al convenzionale, al volgare. La felicit\u00e0 non \u00e8 un\u2019emozione di breve durata bens\u00ec un sentimento che si guadagna nel corso di un\u2019intera esistenza. Non \u00e8 detto che il percorso verso la felicit\u00e0 sia costellato di grandi gesti e svolte clamorose. Ricordo mia madre felice. Mentre puliva casa o preparava il sugo spesso cantava e aveva negli occhi quella pienezza che soltanto una persona felice pu\u00f2 diffondere. E non ha mai varcato i confini delle Marche! \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lla felicit\u00e0 in un Paese che non \u00e8 n\u00e8 per giovani n\u00e9 per vecchi Durante un incontro di redazione, una collaboratrice ha suggerito il tema della felicit\u00e0. Ha esordito dicendo: \u201cSapete che due nostri amici in pensione hanno venduto tutto e si sono trasferiti in Portogallo? Staranno meglio. 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