{"id":4762,"date":"2017-02-23T17:00:09","date_gmt":"2017-02-23T16:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4762"},"modified":"2017-02-20T13:37:16","modified_gmt":"2017-02-20T12:37:16","slug":"dalla-parte-degli-ultimi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/02\/dalla-parte-degli-ultimi\/","title":{"rendered":"Dalla parte degli ultimi"},"content":{"rendered":"<h2><em>Don Lorenzo Milani a cinquant&#8217;anni dalla morte<\/em><\/h2>\n<p>La breve biografia di don Lorenzo Milani \u00e8 molto semplice. Un primo periodo, che si snoda tra Firenze e Milano (1923- 1943), lo vive in famiglia. Il secondo lo trascorre in tre diversi luoghi della Toscana: il seminario del Cestello, a Firenze (1943- 1947), nella parrocchia di San Donato nel comune di Calenzano (1947- 1954) e nella parrocchia di Sant\u2019Andrea a Barbiana (1954- 1967), frazione di Vicchio, nel Mugello. I primi vent\u2019anni sono quelli del Fascismo e della seconda guerra mondiale. I restanti anni sono quelli che attraversano il periodo dell\u2019espansione capitalista liberale, della guerra fredda, del governo della Democrazia Cristiana e in quello di transizione, dal pontificato di Pio XII al pieno sviluppo del concilio Vaticano II, che termina l\u20198 dicembre 1965.<br \/>\nCinquant\u2019anni dalla morte del priore di Barbiana non \u00e8 nulla, nonostante il tempo trascorso. La maggior parte dei suoi alunni di Calenzano o di Barbiana vive tuttora. Molti dei suoi migliori amici e coetanei vivono ancora. Tanti hanno dato la propria testimonianza su don Milani, attraverso la pubblicazione di articoli, libri e rilasciando anche interviste che sono preziose per ricostruire la figura dell\u2019uomo, del sacerdote e del maestro, anche se i tre aspetti vanno visti nel loro insieme. Gli ultimi libri in ordine temporale, scritti da amici di don Milani: Adele Corradi, Non so se don Lorenzo, Feltrinelli, Milano, 2012 e Aldo Bozzolini, Barbiana o dell\u2019inclusione. Un allievo racconta, Emi, 2011. Adele Corradi \u00e8 stata l\u2019insegnante di lettere, infaticabile collaboratrice di don Milani nella Scuola di Barbiana, Aldo Bozzolini \u00e8 stato un alunno del priore di Barbiana.<br \/>\n\u201cPoich\u00e9 molti si sono accinti a comporre una narrazione degli avvenimenti\u2026 come ci hanno trasmesso coloro che fin da principio ne sono stati testimoni oculari\u2026 \u00e8 parso bene anche a me, dopo aver fatto diligenti ricerche su tutte queste cose\u2026 narrarle per iscritto con ordine\u201d (San Luca). Non sembri irriguardoso l\u2019accostamento con il Vangelo di Marco. \u00c8 usato anche da Jos\u00e9 Luis Corzo in uno degli ultimi libri scritti sul priore di Barbiana: Don Milani la parola agli ultimi, editrice La Scuola, Brescia, 2012. Ci sono poi gli articoli e i libri di don Milani, le opere su Lorenzo Milani, i film realizzati su di lui, i programmi televisivi da \u201cLa Storia siamo noi\u201d a \u201cRai Storia\u201d.<br \/>\nSe molti hanno scritto su don Milani e anche recentemente, questo vuol dire che il suo pensiero non \u00e8 per niente superato, anche se \u00e8 da filtrare sempre attraverso una ricostruzione storica la pi\u00f9 fedele possibile, confrontando fonti storiche e scritti. Indubbiamente rileggere Esperienze pastorali, Lettera a una professoressa, Lorenzo Milani Lettere alla mamma, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9 \u00e8 quanto di pi\u00f9 valido uno possa fare anche oggi, per riportare come su una lastra fotografica ci\u00f2 che eravamo e ci\u00f2 che siamo.<br \/>\nAnche La Voce delle Marche ha ritenuto giusto rivisitare don Milani uomo, sacerdote e maestro, dopo cinquant\u2019anni dalla sua morte, dedicandogli alcuni articoli che usciranno a puntate per non stancare troppo il lettore. L\u2019intento non \u00e8 celebrativo. Don Milani era solito ripetere che \u201cla pi\u00f9 grande infedelt\u00e0 nei confronti di un morto \u00e8 restargli fedele\u201d. In un mondo globalizzato e davanti a nuove sfide, cosa dobbiamo prendere del suo pensiero? Don Milani era profondamente illuminista. La sua azione muoveva sempre da un\u2019osservazione diretta della realt\u00e0 che lo interpellava come persona. Il suo era un metodo induttivo, mai deduttivo. Ogni sua parola e scritto erano documentati. Insomma non scriveva e non parlava a vanvera. Cos\u00ec ci accingiamo a fare anche noi con tutti i nostri limiti, partendo dalla sua malattia che lo porter\u00e0 a una morte prematura. Questo nostro primo scritto si collega all\u2019articolo di Ludovico Galleni: <strong><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/2016\/12\/la-paura-dellultimo-passo-nella-sera-della-vita\/\">\u201cLa paura dell\u2019ultimo passo nella sera della vita\u201d<\/a><\/strong>, pubblicato ne La Voce delle Marche (25 dicembre 2016).<\/p>\n<p>Malattia e morte di don Milani<\/p>\n<p>Lorenzo Milani, fin da piccolo aveva avuto una salute piuttosto cagionevole. Verso i dieci-undici anni visse un\u2019esperienza piuttosto brutta. Fu colpito da irite, una malattia agli occhi, nel suo caso di origine reumatica, che lo costrinse per diversi mesi a restare chiuso in una stanza, al buio, senza poter leggere n\u00e9 scrivere. Soprattutto era fragile di bronchi. Bastava un nonnulla per scatenargli una bronchite o una broncopolmonite. Il clima di Milano, dove il pap\u00e0 Albano Milani aveva trasferito tutta la famiglia, non si addiceva certo alla sua salute, tanto che i medici, dopo una brutta ricaduta, consigliarono di fargli passare i mesi freddi in riviera. Albano e Alice Milani lo mandarono da Beatrice ed Enrico Rigutini, amici che abitavano a Savona. Nella citt\u00e0 ligure trascorse due anni scolastici, per ritornare a Milano e dare la maturit\u00e0. Anche nel corso dei quattro anni di seminario, Lorenzo prese una serie di bronchiti e una grave broncopolmonite. Ordinato sacerdote e nominato cappellano a San Donato, parroco don Daniele Pugi, alla fine del 1951, si ammal\u00f2 di tubercolosi. La mamma si adoper\u00f2 invano nel tentativo di convincerlo ad andare in ospedale per sottoporsi a tutte le cure del caso. Rimase in canonica, assicurando la mamma: \u201cMi curano benissimo anche qui in canonica, stai tranquilla\u201d. E rimase a letto per mesi, attorniato dagli allievi della Scuola Popolare, come un novello Socrate (Neera Fallaci, Dalla parte dell\u2019ultimo, vita del prete Lorenzo Milani, Milano Libri Edizioni, novembre 1974). I primi sintomi della malattia che lo avrebbe condotto alla morte iniziarono a manifestarsi nel 1960, quando era gi\u00e0 a Barbiana. Di notte avvertiva dolori persistenti alle gambe, che lo facevano svegliare di soprassalto. Era stato colpito dal morbo di \u201cHodgkin\u201d o linfogranuloma maligno. Il tumore si stava ora proliferano in un polmone. Ma anche in questa nova situazione, pur sottoponendosi alle cure, non abbandon\u00f2 mai la Scuola di Barbiana e i suoi ragazzi. Le testimonianze su questo ultimo periodo sono molte e toccanti, tutte raccolte nel libro citato sopra di Neera Fallaci, la sorella della pi\u00f9 conosciuta Oriana Fallaci: \u201cPer me Lorenzo ha obbedito e la sua morte sigilla il sacrificio umile della sua obbedienza. Ora che soffro sono finalmente uguale ai poveri, mi disse otto giorni prima di morire\u201d (Testimonianza di don Alfredo Nesi, Dalla parte dell\u2019ultimo vita del prete Lorenzo Milani, pag.311).<br \/>\nDon Arturo Giubbolini, altro grande amico di don Milani, d\u00e0 questa testimonianza a Neera Fallaci: \u201cTre o quattro giorni prima che morisse, andai a trovare don Milani in casa della madre (Firenze). Arriv\u00f2 anche Marcello. Don Milani si fece fare un\u2019iniezione fortissima per ritrovare un po\u2019 di forza. Poi cominci\u00f2 a parlare, a parlare, a parlare con questo ragazzo che aveva fatto sedere sul letto. Ogni tanto, ma proprio ogni dieci minuti, Marcello diceva una parola. E alla parola che finalmente era venuta fuori, si vedeva splendere la felicit\u00e0 di Lorenzo Milani\u2026 Il bambino soffr\u00ec molto quando il priore mor\u00ec. Ricordo una scena al cimitero. Marcello s\u2019era aggrappato alla pietra della tomba, e non c\u2019era verso di strapparlo via di l\u00ec\u201d (Ibidem, pag. 323). Marcello era uno dei bambini pi\u00f9 infelici di Barbiana. Aveva un grave deficit psichico. Don Milani lo aveva preso sotto la sua protezione e le poche parole che il bambino riusciva a dire erano dovute alle cure di don Lorenzo. La corrispondenza con tutti i suoi allievi, che mandava in giro per il mondo perch\u00e9 imparassero le lingue e un mestiere, divenne un problema quando la malattia progrediva inesorabile. Il priore ricorse allora all\u2019espediente delle lettere uguali per tutti. La prima l\u2019aveva chiamata scherzosamente \u201cLettera circolare della repubblica di Barbiana a tutti i suoi rappresentanti diplomatici all\u2019estero\u201d. \u201cIn queste lettere si preoccupava, anche se al limite delle forze fisiche, di fornire ogni informazione possibile sul mondo barbianese e di fare scuola a distanza. Parlava della propria malattia. Ogni volta che ritornava dai controlli in ospedale, dava ampi ragguagli sul numero dei suoi globuli bianchi e su quelli rossi, sulle terapie con cui i medici cercavano di arrestare la diffusione delle cellule cancerose. La gente, spiegava, fa mistero delle infermit\u00e0 e delle minorazioni, quasi fossero un marchio d\u2019infamia. Invece non bisogna vergognarsi. Io ho il cancro e lo dico. E insegnava a indicare le malattie sempre col loro nome, evitando la maschera sovente ipocrita della perifrasi e degli eufemismi&#8221; (Ibidem, pag. 371).<br \/>\nNel marzo del 1967, dovendo sottoporsi a nuove irradiazioni al cobalto, don Milani si trasfer\u00ec in casa della madre a Firenze, in via Masaccio 218. Franco Gesualdi, dalla Libia dove era andato a lavorare come saldatore e per imparare l\u2019Arabo, rientr\u00f2 immediatamente con un volo in Italia e corse al capezzale di don Lorenzo Milani che si commosse quando lo vide: \u201cUna volta, mentre lo assistevo, cominci\u00f2 a piangere e mi abbracci\u00f2 dicendomi: Mi date molto di pi\u00f9 di quello che ho dato a voi. Perch\u00e9 si stava l\u00ec giorno e notte\u2026 Un ragazzo a turno per fargli quanto aveva bisogno\u2026 Era ridotto\u2026 Non c\u2019era pi\u00f9 verso di tenerlo in vita\u201d (Ibidem, pag. 504). Mario Rosi, un altro allievo, lasciava sempre a Neera Fallaci questa testimonianza: \u201cAnche il suo desiderio che si andasse a fargli nottata diventava un insegnamento\u2026 Voleva che si vedesse che cos\u2019\u00e8 la morte, la sofferenza giorno per giorno prima della morte\u2026 A un certo punto la ghiandola ipofisi non gli funzionava pi\u00f9, e perdeva acqua in continuazione. Si era disidratato. Io gli inumidivo le labbra\u201d (Ibidem pag. 504).<br \/>\nDon Milani era un predicatore di Dio e come tale voleva essere trattato.<br \/>\nRacconta Giorgio Falossi, un suo amico: \u201cQuando ormai stava morendo, ho passato tante ore vicino a lui, anche da solo. E fra le molte cose belle, tristi, disperate, ironiche che diceva, ricordo un discorso. L\u2019unica cosa che importa \u00e8 Dio. L\u2019unico compito dell\u2019uomo \u00e8 stare ad adorare Dio. Tutto il resto \u00e8 sudiciume\u201d (Ibidem, pag. 454- 455).<br \/>\nIl momento pi\u00f9 straziante arriv\u00f2 quando gli s\u2019impiag\u00f2 la bocca e non riusciva pi\u00f9 a parlare. Ricorse allora all\u2019espediente di comunicare, scrivendo su bigliettini che don Raffaele Bensi si ritrov\u00f2 un po\u2019 di tempo, dopo piegati dentro la copia del libro \u201cLettera a una professoressa\u201d che don Milani aveva dato al proprio padre spirituale e confessore, conosciuto negli anni di guerra, prima di entrare in seminario. Alcuni sono davvero di una bellezza indicibile: \u201cIo non ho fatto a nessuno quello che questi figlioli fanno a me. Passo le nottate a rimirarli\u201d. Un altro diceva: \u201cOra comincio a essere stanco oltre i limiti della mia capacit\u00e0. Ma spero che non sia una bestemmia\u201d. E in un altro aveva scritto: \u201cEra difficile indovinare meglio il giorno del Viatico, perch\u00e9 il giorno dopo non potevo pi\u00f9 inghiottire\u201d.<br \/>\nLorenzo Milani mor\u00ec luned\u00ec 26 giugno 1967. Aveva dato disposizioni su come vestirlo: paramenti sacri e scarponi di montagna. Un furgone lo port\u00f2 da Firenze a Barbiana, dove c\u2019era tanta gente ad aspettarlo. Il funerale si svolse lass\u00f9. Furono i ragazzi a portare la bara presso il vicino camposanto, quegli stessi ragazzi ai quali don Lorenzo Milani si era rivolto cos\u00ec: \u201cHo voluto pi\u00f9 bene a voi che a Dio, ma ho la speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto\u201d (Don Milani, lettere, pag. 324). \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Lorenzo Milani a cinquant&#8217;anni dalla morte La breve biografia di don Lorenzo Milani \u00e8 molto semplice. 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