{"id":4753,"date":"2017-02-23T14:00:19","date_gmt":"2017-02-23T13:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4753"},"modified":"2017-02-20T12:22:51","modified_gmt":"2017-02-20T11:22:51","slug":"storie-di-ciauscoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/02\/storie-di-ciauscoli\/","title":{"rendered":"Storie di ciauscoli"},"content":{"rendered":"<h2><em>Parole vecchie e nuove s\u2019inseguono in un libro di Renato Mattioni<\/em><\/h2>\n<p>Istruzioni per l\u2019uso: morbido, maneggiare con cura. Non di solo pane. Le storie del ciauscolo di Renato Mattioni (il lavoro editoriale, Ancona 2016) \u00e8 un libro che fa bene allo spirito, all\u2019umore. Specie quando in un popolo di terremotati si propaga l\u2019umor nero, lo sconforto denso e ponderoso come il piombo. Nei giorni delle scosse telluriche che fermano il tempo dell\u2019esistenza Renato Mattioni con un piccolo libro continua ad accorciarlo, il tempo, a sminuzzarlo. Funziona cos\u00ec: si prende una fetta di ciauscolo, la si aggredisce a morsi dall\u2019inizio, la si liofilizza. Ne viene fuori quasi a sorpresa un capolavoro di brevit\u00e0, una miniatura profumata, un bonsai. Durano, queste mini eppure ottime fette di ciauscolo, quarantaquattro paginette scarse. Il lettore ne esce pazzo, ma non si pu\u00f2 dire che l\u2019autore sia del tutto pazzo del ciauscolo, anzi a volte lo mette un po\u2019 in disparte per percorrerne solo la storia e le storie. Ecco perch\u00e9 ad entrare in un libro di Renato Mattioni viene da farlo in punta di piedi come entrando in un mondo d\u2019antan, con una chiave di accesso fatto di parole vecchie e nuove che danno ragione al dialetto. L\u2019autore smantella, reinventa, compone e decompone, destruttura. Si insedia in quell\u2019organismo vivo che \u00e8 la rievocazione per esplorare le storie antiche di un paesaggio, di un oggetto, di un\u2019umanit\u00e0 semplice e arcaica. E\u2019 un negromante nomade l\u2019autore, uno gnostico iniziato ai costumi arcaici dei paesi appenninici. Esplora incessantemente: raccoglie, descrive, elabora, reinventa. I preti di montagna e le chiese fredde, lo scannaturu d\u2019nverno e la pacca del norcino, la pizza di Pasqua e il torciglione di Natale, le strade sterrate e il terremoto che tramortisce le case e si porta via le vite. Il suo esoterismo grondante curiosit\u00e0 \u00e8 contagio di vari argomenti ed evade dall\u2019ordinario, dal conosciuto. Entra in perfetta simbiosi e cospira con la favola dei pippopotami, il padelluccio vicino al focolare, l\u2019affumicata del prosciutto, il lardo, la lonza, la via che porta a Loreto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/3201763.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4754\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/3201763-193x300.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/3201763-193x300.jpg 193w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/3201763.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a>Il ciauscolo diventa l\u2019occasione propizia per scoprire segreti, annidare emozioni, registrare certe voci umane che sgrullano l\u2019anima di chi le ha udite da bambino: la sarciccia sta su ardu e lu core mia non pensa altru. Quanno mamma va alla messa la salciccia poretta essa. \u201cNon di solo pane\u201d sembra il racconto di un innamorato. L\u2019autore affastella i ricordi, le letture, gli incontri, le testimonianze e ne ricava un arcipelago magico, un quadro sentimentale e insolito. Perch\u00e9 straordinario e insolito \u00e8 quel modo di procedere capace di abbracciare il lembo dell\u2019Appennino umbro-marchigiano sospeso fra tradizione e innovazione, fra borghi aspri e paesi arroccati: un mix di sentori, profumi, semplicit\u00e0 e mistero. Cosa resta di uno ieri raccontato con tanta tenerezza, con un pizzico di ironia e &#8211; cosa molto rara negli scrittori &#8211; di autoironia? Renato Mattioni ci consegna un\u2019istantanea perduta e tuttavia ancora vitale: un\u2019irresistibile commedia umana portatrice di civilt\u00e0 agreste, compendio di conoscenze e aperture fuori dalle traiettorie ordinarie, una piccola geografia delle cose trascorse o nascoste che ancora vibrano come i suoni trasportati dall\u2019acqua. Percorre le diverse anime del territorio, le stratificazioni profonde, i dettagli di vita; utilizza un linguaggio colonizzato dal dialetto. I puristi della lingua diranno che l\u2019idioma non pu\u00f2 essere ingabbiato in parole dialettali, sembra quasi di sentirli. Ma se si inizia a sfogliare il libro si vedr\u00e0 che dentro il dialetto &#8211; cos\u00ec commovente, cos\u00ec pieno di suoni, di vocali e di consonanti che giocano tra loro &#8211; c\u2019\u00e8 un atto di giustizia resa a un territorio antico, rimasto per secoli uguale a se stesso. Un territorio povero e mai misero, dove erano sacri gli angoli delle vie, le edicole della Madonna, gli attrezzi del lavoro, dove la fatica era frammista alla festa e all\u2019orgoglio della propria condizione. Senza questa comunit\u00e0 degli umili e il suo dialetto non ci sarebbero i racconti di Renato Mattioni e neppure le rime identitarie come questa: Arrizzate Mar\u00ec che \u00e8 iorno fattu, lu porcu sta a strill\u00e0 jo lu stallittu, se no te pija un corbu su lu lettu, arrizzate Mar\u00ec che \u00e8 iorno fattu. Ed \u00e8 proprio la lingua infarcita di dialetto &#8211; che nel libro vola modernissima ed \u00e8 solo dell\u2019autore &#8211; a tenere in piedi le emozioni che si possono attraversare tra una fetta e l\u2019altra di ciauscolo: il norcino di casa, il freddo di dicembre, il lavoro nei campi, ma anche la Pasqua, la merenda di scuola, il tempo di guerra, quando questo salame spalmabile era una vera benedizione. Renato Mattioni fa correre su e gi\u00f9 il rocchetto del tempo. Ogni pagina diventa la scenografia e l\u2019evocazione di quello che non ti aspetti e che rivivi inciampando in sanguinacci, mazzafegati, salsicce matte. Con una postilla che il libro non reca: a lavorare le salsicce matte sono rimasti Giorgio Calabr\u00f2 e sua moglie Claudia Caprari, mentre il sanguinaccio si pu\u00f2 assaggiare ancora nella casa contadina di Bruno Ottaviani a Rasenna. Insomma, se \u00e8 vero che tutto o quasi nei salumi \u00e8 rimasto com\u2019era, anche la prosa di Renato Mattioni serpeggia sulfurea tra le escrescenze degli intonaci e la luce che filtra opaca nel santuario di Caspriano. Fuori, sulla strada che porta ad Appennino e Visso, tablet e smartphone in inarrestabile mutazione continuano a dire del ciauscolo che rifiuta di essere Igp: per raccontare ancora le storie del passato, per continuare a scoprire il presente, per trasferire in un libro quell\u2019idea di salume che combacia perfettamente con le rarefazioni sibilline, la riconoscibilit\u00e0 a chilometri zero, la spalmabilit\u00e0 che non si esaurisce in quaranta giorni. Che si chiami Villanello, Vissuscolo, Morbidone di Muccia, il ciauscolo ribelle e fuori Igp &#8211; quello delle piccole cantine di Visso, Pieve Torina, Montecavallo, Muccia, Sarnano e Colfiorito, quello contestatore della tendenza globalizzata e livellatrice di questo millennio &#8211; lo distinguerete subito, osservando come rimane morbido spalmandolo sul pane anche dopo tre mesi.<br \/>\nTutto raccontato, tutto descritto da Renato Mattioni con la scintilla dell\u2019ironia intelligente, quella in cui si sorride del mondo mettendoci dentro anche un po\u2019 di se stessi. A qualcuno riconoscersi nel libro far\u00e0 l\u2019effetto di un\u2019immagine riflessa in uno specchio a lente d\u2019ingrandimento, il piccolo trauma dello scoprire difetti che non si sapeva di avere. Ma poco importa: basta non dimenticare che il pubblico dei lettori, intanto, si sta divertendo. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n<p>Renato Mattioni \u00e8 segretario generale della Camera di Commercio della Brianza. Nato a Visso, ha pubblicato \u00a0La piccola industria nell\u2019alto Maceratese, Sui passi del Meschino, Gente rurale, La fatica dei campi, L\u2019importanza di chiamarsi brand, #Milano-Brianza in un tweet, L\u2019elogio del centrocampista. Collabora alle pagine di Milano del Corriere della Sera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parole vecchie e nuove s\u2019inseguono in un libro di Renato Mattioni Istruzioni per l\u2019uso: morbido, maneggiare con cura. Non di solo pane. Le storie del ciauscolo di Renato Mattioni (il lavoro editoriale, Ancona 2016) \u00e8 un libro che fa bene allo spirito, all\u2019umore. 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