{"id":4744,"date":"2017-02-22T15:00:41","date_gmt":"2017-02-22T14:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4744"},"modified":"2024-11-06T17:25:45","modified_gmt":"2024-11-06T16:25:45","slug":"lascolto-e-al-cuore-della-conversione-personale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/02\/lascolto-e-al-cuore-della-conversione-personale\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ascolto \u00e8 al cuore della conversione personale"},"content":{"rendered":"<p>Premessa ecclesiologica<\/p>\n<p>La Chiesa &#8220;\u00e8&#8221; nell&#8217;ascolto della Parola di Dio (il Proemio della DV)<\/p>\n<p>La Dei Verbum (DV), la Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione del Concilio Vaticano II, mostra la sua novit\u00e0 rivoluzionaria fin dall&#8217;incipit, cio\u00e8 dalle prime parole del Proemio: &#8220;DEI VERBUM religiose audiens et fidenter proclamans, Sacrosancta Synodus verbis S. Joannis obsequitur dicentis\u2026&#8221; (&#8220;In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il sacro Concilio aderisce alle parole di s. Giovanni il quale dice \u2026&#8221;). Il Proemio presenta il Concilio che parla di se stesso, che svela la sua autocoscienza e si pone come esempio per quel popolo degli &#8220;ascoltatori della parola&#8221; (secondo l&#8217;espressione di Karl Rahner) che sono chiamati a essere i cristiani. La centralit\u00e0 \u2013 cos\u00ec biblica \u2013 dell&#8217;audire, dell&#8217;ascolto, che caratterizza la postura del Concilio e dunque della Chiesa, \u00e8 decisamente innovativa per l&#8217;epoca (la DV fu promulgata il 18 novembre 1965). L\u00ec si afferma che la Chiesa esiste in quanto serva della Parola di Dio, impegnata nel doppio movimento di ascolto e annuncio della Parola di Dio: &#8220;\u00e8 come se l&#8217;intera vita della Chiesa fosse raccolta in questo ascolto da cui solamente pu\u00f2 procedere ogni suo atto di parola&#8221; scrisse il teologo Joseph Ratzinger . Per essere ecclesia docens, la Chiesa deve essere ecclesia audiens. La successiva citazione del prologo della prima lettera di Giovanni (1Gv 1,2-3) annuncia il tema centrale della DV e dell&#8217;intero Concilio: la comunione. Comunione che scaturisce dalla comunicazione che il Dio trinitario (DV 2), cio\u00e8 il Dio che \u00e8 comunione nel suo stesso essere, fa della sua vita all&#8217;umanit\u00e0 e che si manifesta pienamente in Cristo. Questa comunicazione non \u00e8 dottrinale, ma vitale, avviene nella storia, ha come forma e centro il Cristo, come destinatario il mondo intero e come fine la salvezza dell&#8217;umanit\u00e0. Tale comunicazione \u00e8 accolta mediante l&#8217;ascolto, che non opera solo la conversione del cuore del singolo, ma crea anche la chiesa (l&#8217;ek-kles\u00eda) attuando il passaggio dal gruppo sociologico al corpo di Cristo nella storia. La dimensione storica e salvifica della rivelazione, la sua dimensione cristocentrica, la sua estensione universale sono ricordate nel Proemio della DV in poche frasi che indicano il ribaltamento di prospettiva rispetto all&#8217;impostazione teologica apologetica e deduttivistica precedente. La continuit\u00e0 con le &#8220;vestigia&#8221;, con le &#8220;tracce&#8221; dei Concili Tridentino e Vaticano I affermata nel Proemio (&#8220;Seguendo le orme [inhaerens vestigiis] dei concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina rivelazione e la sua trasmissione, affinch\u00e9 per l&#8217;annuncio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, e sperando ami&#8221;) in realt\u00e0 esprime un atteggiamento molto libero nei confronti del passato, tanto che nel Proemio non viene citato in nota alcun passo dei due Concili in questione. Joseph Ratzinger afferm\u00f2 che a partire dal testo del Proemio &#8220;si pu\u00f2 essere d\u2019accordo con il suggerimento di Karl Barth di tradurre la nostra formula con muovendoci a partire dalle orme di quei concili&#8221;: seguire le tracce non significa restarvi. La tradizione vive del suo superamento, e il suo criterio di verit\u00e0 non \u00e8 nel passato ma nel futuro, nell&#8217;eschaton, nel Regno. L&#8217;ascolto sempre rinnovato della Parola di Dio nelle varie epoche e luoghi, nelle diverse contingenze storiche ed ecclesiali, nelle diverse stagioni teologiche, \u00e8 ci\u00f2 che anima e rende vivo il cammino della tradizione nella storia impedendo alla tradizione stessa di fossilizzarsi. Il Proemio ha una struttura teologica significativa in quanto si apre e si chiude sulla dimensione kerygmatica e solo all&#8217;interno di essa viene situata la dimensione dottrinale. Ci\u00f2 che \u00e8 essenziale \u00e8 ci\u00f2 che la Chiesa ascolta e annuncia (dimensione kerygmatica): la dottrina non esiste scissa dal kerygma della Chiesa. L&#8217;ascolto, attitudine decisiva per la Chiesa, si trova all&#8217;inizio e alla fine del Proemio, racchiudendolo come in uno scrigno (audiens \u2026 audiendo). Il Card. Kasper, commentando questo testo della DV ha scritto: &#8220;Non pu\u00f2 esservi migliore espressione per dire il primato della Parola di Dio su tutte le parole e le azioni del popolo di Dio&#8221; .<\/p>\n<p>Premessa antropologica<\/p>\n<p>La dinamica antropologica dell&#8217;ascolto<\/p>\n<p>Se la vita della Chiesa sgorga dall&#8217;ascolto della Parola di Dio, l&#8217;ascolto \u00e8 anche il momento aurorale e sempre da rinnovarsi della preghiera personale e comunitaria, del dialogo con Dio in cui viene rinnovato il dinamismo dell&#8217;alleanza. L&#8217;ascolto \u00e8 l&#8217;elemento basilare dello sviluppo della vita spirituale cos\u00ec come, sul piano antropologico, l&#8217;udito \u00e8 il senso fondamentale per lo sviluppo della vita del bambino, anzi, ancor prima, del feto nel ventre materno. &#8220;\u00c8 facile immaginare quale evento straordinario e in ogni senso &#8216;commovente&#8217; fu, per ognuno di noi, l&#8217;ascolto del battito del cuore materno: il suo inizio percettivo fu probabilmente quell&#8217;istante sconvolgente in cui il mondo, tramite l&#8217;alveo materno, ci invase e ci mosse, lacerando e distogliendo il silenzio primordiale e consegnandoci a un altro costitutivo silenzio: quello alternato col rumore e col suono. \u00c8 l&#8217;udito dunque, il primo cordone ombelicale comunicativo della nostra esistenza; grazie all&#8217;udito ci separiamo dalla fusione indistinta con la carne del mondo e insieme ci teniamo pur sempre agganciati a essa&#8221;. Possiamo affermare che l&#8217;uomo \u00e8 ci\u00f2 che ascolta ed \u00e8 anche come ascolta. Non a caso, nei vangeli, troviamo in bocca a Ges\u00f9 l&#8217;avvertimento a stare attenti a ci\u00f2 che si ascolta (&#8220;State attenti a quello che ascoltate&#8221;: Mc 4,21) e a come si ascolta (&#8220;State attenti a come ascoltate&#8221;: Lc 8,18). Ora, che cos&#8217;\u00e8 ascoltare? Che cosa richiede? L&#8217;ascolto \u00e8 un&#8217;arte e conosce diversi elementi costitutivi. Ne indico alcuni essenziali.<br \/>\n1. Atto intenzionale. A differenza del sentire che \u00e8 meccanico, l&#8217;ascolto esige una decisione, una volont\u00e0. L&#8217;ascolto richiede concentrazione, rientrare in s\u00e9, rispettare ci\u00f2 che si ascolta senza manipolare, senza interpretare arbitrariamente. L&#8217;ascolto tende a recepire ci\u00f2 che l&#8217;altro dice e sente per far emergere chi l&#8217;altro \u00e8. L&#8217;ascolto impegna tutta la persona, \u00e8 un essere presenti all&#8217;altro senza riserve, senza distrazioni, con piena attenzione. Nell&#8217;ascolto tento di comprendere l&#8217;altro coinvolgendomi con lui. Un ascolto distaccato, asettico, fallisce l&#8217;incontro a cui l&#8217;ascolto vuole condurre.<br \/>\n2. Ascolto del corpo. Anche il corpo parla, anzi normalmente il corpo non mente a differenza delle parole che mascherano, velano, offuscano o mentono apertamente. Nella comunicazione umana i gesti, il tono della voce, i lineamenti del volto, le posture del corpo, gli sguardi, comunicano molto di pi\u00f9 del contenuto delle parole. Ascoltare \u00e8 dunque anche osservare, fare attenzione, cogliere i tic e i movimenti del corpo che accompagnano le parole dette, notare i riflessi emotivi che sottolineano certi passaggi del parlare dell&#8217;altro. E farne tesoro.<br \/>\n3. Rottura con i pregiudizi. Precomprensioni, etichette e pregiudizi sono un impedimento all&#8217;ascolto. Ascoltare significa operare una purificazione delle idee che avevamo sull&#8217;altro. L&#8217;altro non \u00e8 una categoria, ma una persona, un volto, una unicit\u00e0 irripetibile. E questo io lo riconosco solo con l&#8217;ascolto. Quando ci si dispone all&#8217;ascolto occorre essere aperti alla smentita e alla novit\u00e0. Il rischio \u00e8 quello di proiettare sull&#8217;altro le cose che sappiamo o crediamo di sapere di lui. Senza lasciare che sia lui a svelarsi. Nei confronti dello straniero questo \u00e8 un rischio che conduce al razzismo e alla xenofobia. Recita un bel testo poetico: &#8220;Avvicinati, dice lo straniero. A due passi da me sei ancora troppo lontano. Mi vedi per quello che tu sei e non per quello che io sono&#8221; .<br \/>\n4. Dare tempo all&#8217;altro. La fretta \u00e8 nemica di un buon ascolto. Occorre rimettersi ai tempi dell&#8217;altro, non forzargli la mano, ma acconsentire ai suoi tempi per permettergli di arrivare a dire ci\u00f2 che vuole dire, anche se lo abbiamo gi\u00e0 intuito. Ascoltare \u00e8, in verit\u00e0, dare ascolto. L&#8217;ascolto \u00e8 dono, \u00e8 espressione di donazione di s\u00e9 all&#8217;altro. Dare ascolto \u00e8 dare tempo, cio\u00e8 dare vita, \u00e8 donare il proprio tempo perch\u00e9 l&#8217;altro viva. Spesso l&#8217;altro fatica a trovare le parole, a esprimere ci\u00f2 che intende significare, parla in modo non chiaro, non padroneggia le parole: spesso la comunicazione \u00e8 una sofferenza e l&#8217;ascolto una vera ascesi. Ma guai a far sentire all&#8217;altro che non si ha tempo, che lo si ascolta guardando l&#8217;orologio. L&#8217;altro deve sapere che ha tempo e che pu\u00f2 dirsi. Soprattutto quando cerca di dire cose pesanti, di cui si vergogna: pi\u00f9 che mai allora deve trovare una persona che lo accoglie incondizionatamente. Se l&#8217;altro, ascoltandomi mi accoglie in ci\u00f2 che io sento di irricevibile in me, allora anch&#8217;io posso accogliermi. Ascoltare \u00e8 dire di s\u00ec all&#8217;altro e apprestargli uno spazio di rinascita. L&#8217;ascolto crea fiducia, e la fiducia \u00e8 la matrice della vita .<br \/>\n5. Ospitare. L&#8217;ascolto come fatica tesa alla comprensione dell&#8217;altro tende all&#8217;accoglienza dentro di s\u00e9 dell&#8217;altro (cum-prehendere): l&#8217;ascolto \u00e8 atto di ospitalit\u00e0. Occorre pertanto sgombrare il proprio io da pensieri, distrazioni, rumori, immagini che non lasciano spazio all&#8217;altro. Se il nostro cuore trabocca di preoccupazioni, sofferenze, pensieri autocentrati, non si rende libero per ascoltare e si chiude all&#8217;altro invece di accoglierlo. L&#8217;ospitalit\u00e0 dell&#8217;ascolto si deve accompagnare al pudore e alla discrezione. L&#8217;altro ci fa fiducia consegnandoci timori, paure, parole tremanti, angosce, situazioni inerenti la sfera sessuale o morale: questo esige pudore, non intrusivit\u00e0, non curiosit\u00e0 morbosa, perch\u00e9 allora l&#8217;ascolto diventerebbe violenza e abuso, pretesa e prevaricazione. L&#8217;ascolto esige discrezione: l&#8217;indiscrezione uccide le relazioni e fa perdere credibilit\u00e0.<br \/>\n6. Fare silenzio. Ascoltare implica non solo il tacere, ma il &#8220;fare silenzio&#8221;, il fare del silenzio un&#8217;azione interiore. Si tratta del silenzio delle conversazioni interiori, dei litigi interiori, delle voci e dei rumori, delle immagini che ci attraversano e ci disturbano. Anche dei ricordi che ci tengono prigionieri del passato. L&#8217;ascolto esige ascesi mentale e dominio della facolt\u00e0 dell&#8217;immaginazione. Solo cos\u00ec ci\u00f2 che l&#8217;altro dice e comunica ci pu\u00f2 raggiungere in modo limpido.<br \/>\n7. Discernere. L&#8217;ascolto opera una cernita, un discernimento tra gli elementi che compongono il messaggio dell&#8217;altro. L&#8217;ascolto \u00e8 atto intelligente e selettivo: legge dentro, &#8220;fra&#8221;, negli interstizi del detto e del non-detto, tra parole e gesti, nota le parole chiave e rivelatrici dell&#8217;altro. Tante parole dette non sono essenziali al fine della conoscenza dell&#8217;altro, ma spesso per comunicare qualcosa di importante si avvolge il messaggio con parole che costituiscono un cuscinetto protettivo che attutisce il colpo della rivelazione che sta a cuore. Ascoltare implica anche il vedere e nominare le paure che possiamo avere nell&#8217;ascoltare. Alcune resistenze all&#8217;ascolto? Il fastidio di chi \u00e8 noioso, di chi \u00e8 lento, di chi per dire una cosa che gi\u00e0 si \u00e8 capito quale sar\u00e0, percorre un giro interminabile, il terrore delle persone confuse e incapaci di esprimersi con chiarezza, la stanchezza nei confronti di persone verbose e prolisse, la ripugnanza verso persone aggressive e rozze &#8230; L&#8217;ascolto dell&#8217;altro diviene cos\u00ec anche svelamento delle proprie fragilit\u00e0, dei propri punti deboli. \u00c8 importante, quando si ascolta una persona, ascoltare anche la risonanza in noi di ci\u00f2 che l&#8217;altro comunica. Davvero, l&#8217;ascolto dell&#8217;altro \u00e8 anche, inscindibilmente, ascolto di s\u00e9. E, tra i frutti che porta, non c&#8217;\u00e8 solo la conoscenza del&#8217;altro, ma anche di se stessi.<\/p>\n<p>Premessa cristologica<\/p>\n<p>Ges\u00f9, uomo di ascolto e di incontro<\/p>\n<p>Riferimento cristiano fondamentale per l&#8217;ascolto \u00e8 Ges\u00f9 di Nazaret. Ges\u00f9 ascolta il Padre, ma sa anche ascoltare gli uomini e le donne del suo tempo. La fatica dell&#8217;ascolto \u00e8 costitutiva della pratica di umanit\u00e0 di Ges\u00f9. Per un cristiano, imparare ad ascoltare significa mettersi alla scuola dell&#8217;umanit\u00e0 di Ges\u00f9, della sua pratica di ascolto, cos\u00ec come attestata nei vangeli.<br \/>\n1. L&#8217;ascolto dell&#8217;altro, attuato da Ges\u00f9 \u00e8 anzitutto accogliente e non di giudizio. Ges\u00f9 entra nella situazione personale dell&#8217;altro senza mai giudicare, accettando l&#8217;altro come si presenta, anche quando si tratta di situazioni moralmente pi\u00f9 che discutibili. \u00c8 cos\u00ec con la prostituta in casa di Simone il lebbroso (cf. Lc 7,36-50). Ges\u00f9 ascolta e accoglie il gesto di gratuit\u00e0 della donna e fa leva su quello per vedere in lei non una prostituta, come fanno gli astanti con pigrizia dello sguardo e malizia del cuore, ma una donna capace di amare. E Ges\u00f9 accoglie le modalit\u00e0 con cui lei esprime l&#8217;amore: non a parole, ma con il corpo. E Ges\u00f9 vede l&#8217;amore l\u00e0 dove gli altri vedono solo il peccato. Difetto, questo, non ignoto ai nostri ambienti ecclesiali.<br \/>\n2. Ges\u00f9 attua l&#8217;ascolto anche come ascolto della sofferenza dell&#8217;altro. Di fronte all&#8217;indemoniato di Gerasa, un energumeno che gli va incontro gridando contro di lui, uomo violento e squilibrato, Ges\u00f9 resta saldo e continua a chiedergli il nome, a cercare relazione con la fatica del dare tempo, del dar fondo alle proprie energie psichiche, affettive e intellettuali, con il coraggio di chi crede alla forza della parola e fa fiducia all&#8217;altro (Mc 5,1-20). Ascoltare \u00e8 fare fiducia all&#8217;altro. E questa \u00e8 una delle esperienze pi\u00f9 vitali per noi umani: che qualcuno creda in noi. Ges\u00f9 non fugge davanti a chi lo minaccia perch\u00e9 non si sofferma sulle parole aggressive che quell&#8217;uomo pronuncia, ma perch\u00e9 ascolta la sofferenza da cui nasce quell&#8217;aggressivit\u00e0. Molte parole e forme di comunicazione aggressiva nascono da traumi e violenze subite e non sanate.<br \/>\n3. L&#8217;ascolto dell&#8217;altro diviene spesso, per Ges\u00f9, compassione. Di fronte alle folle che avevano preceduto lui e i discepoli sull&#8217;altra riva del lago di Tiberiade, Ges\u00f9 sente compassione (Mc 6,34), cio\u00e8 lascia risuonare in s\u00e9 la sofferenza, la mancanza, il bisogno di queste persone e accetta di mutare il progetto di riposo che aveva pensato per s\u00e9 e per i suoi discepoli quando aveva detto loro: &#8220;Venite in disparte e riposatevi un po&#8217;&#8221; (Mc 6,31). Cos\u00ec come prova compassione per l&#8217;uomo lebbroso che lo implora (Mc 1,41). La compassione \u00e8 il no radicale all&#8217;indifferenza di fronte al male del prossimo: in essa io partecipo e comunico, per quanto mi \u00e8 possibile, alla sofferenza dell&#8217;altro. La sofferenza per la sofferenza altrui \u00e8 uno dei pi\u00f9 alti segni della dignit\u00e0 umana. La compassione \u00e8 una forma fondamentale dell&#8217;incontro con l&#8217;altro, un linguaggio umanissimo, di tutto il corpo, che coinvolge i sensi, la gestualit\u00e0, la parola. Di fronte al malato per cui non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare dal punto di vista medico, che altro resta se non con-soffrire restandogli accanto, ascoltandolo ed esprimendogli, nei modi che lui pu\u00f2 ancora capire, che noi lo amiamo? Se la compassione si mostra in particolare nei confronti di malati e sofferenti, in verit\u00e0 essa \u00e8 sentire l&#8217;altro nella sua unicit\u00e0. Certo, colui che soffre \u00e8 appello, \u00e8 voce che chiama e chiede ascolto: &#8220;Il dolore isola ed \u00e8 da questo isolamento e senso di solitudine e abbandono che nasce l&#8217;appello all&#8217;altro, l&#8217;invocazione all&#8217;altro \u2026 La relazione di compassione inizia nel mio dolore in cui faccio appello all&#8217;altro, nel suo dolore che mi turba, nel dolore dell&#8217;altro che non mi \u00e8 indifferente e che accetto di ascoltare anche se normalmente le nostre orecchie, le orecchie del cuore si chiudono di fronte alla sofferenza altrui. Questo ascolto della sofferenza altrui \u00e8 la compassione \u2026 La sofferenza per ridurre la sofferenza dell&#8217;altro \u00e8 la nostra pi\u00f9 grande dignit\u00e0 \u2026 La compassione, cio\u00e8, etimologicamente, soffrire con l&#8217;altro, ha un senso etico&#8221; .<br \/>\n4. L&#8217;ascolto \u00e8 opera di discernimento in cui \u00e8 coinvolto anche il corpo. Ges\u00f9 sente che qualcuno ha toccato il lembo del suo mantello in mezzo alla ressa e intuisce che \u00e8 stata una donna. Cos\u00ec suggerisce il testo di Mc 5,30-34: &#8220;Ges\u00f9 guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo&#8221;: v. 32. Ges\u00f9 sente, con discernimento del cuore e del corpo, che quel toccare era una richiesta di aiuto. Ges\u00f9 percepisce l&#8217;intenzionalit\u00e0 che muoveva quel toccare e vi discerne una preghiera rivolta a lui.<br \/>\n5. L&#8217;ascolto a volte \u00e8 faticoso anche per Ges\u00f9 e lui stesso vi oppone resistenze. L&#8217;episodio dell&#8217;incontro con una straniera, una donna cananea, narrato in Mt 15,21-28, lo mostra bene. Prima Ges\u00f9 non risponde nulla alla donna che lo implora (15,23), poi risponde seccamente ai discepoli che vogliono levarsi di torno la donna che li infastidisce (15,24), quindi risponde con durezza inusitata alla donna stessa che insiste a chiedergli aiuto (15,26), e infine si lascia vincere e convincere dall&#8217;insistenza e dall&#8217;intelligenza di fede della donna stessa (15,27-28). L&#8217;atteggiamento rigido di Ges\u00f9, motivato teologicamente, non \u00e8 per\u00f2 cos\u00ec dogmatico e impermeabile all&#8217;invocazione che nasce da una madre che ha una figlia gravemente sofferente. Ges\u00f9 resta aperto all&#8217;altro e sa modificare posizioni teologiche che cos\u00ec non diventano macigni che impediscono il dialogo.<br \/>\n6. L&#8217;ascolto che Ges\u00f9 attua \u00e8 differenziato, cio\u00e8 relativo alla persona che ha davanti. Ges\u00f9 fa dell&#8217;ascolto il luogo per far nascere l&#8217;altro, per promuovere la sua soggettivit\u00e0 e farlo crescere. Spesso Ges\u00f9 interroga la domanda che gli viene posta per condurre l&#8217;interlocutore ad andare pi\u00f9 in profondit\u00e0 e trovare in se stesso le risposte al proprio quesito. All&#8217;uomo ricco che gli domanda &#8220;Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?&#8221; (Mc 10,17), Ges\u00f9 risponde interrogando la sua domanda e interpretandola come richiesta con tanto di qualcosa da fare, ma come desiderio di trovare realizzazione uscendo da s\u00e9, nella via della relazione (cf. Mc 10,18-19).<br \/>\n(CONTINUA nel prossimo numero)<br \/>\nL&#8217;ascolto di Ges\u00f9 conduce l&#8217;altro ad ascoltare se stesso e a fare un percorso interiore.<br \/>\n7. L&#8217;ascolto di Ges\u00f9 \u00e8 personalizzante: mai Ges\u00f9 si relaziona con &#8220;categorie&#8221;. Per lui l&#8217;altro \u00e8 un&#8217;unicit\u00e0 irriducibile, un volto e un nome preciso. Una donna samaritana gli dice: tu sei giudeo e io samaritana, dunque perch\u00e9 mi rivolgi la parola, visto che tra di noi non intercorrono relazioni? Ges\u00f9 le risponde facendole percorrere un itinerario in cui la donna esce dalla inimicizia categoriale e viene restituita a se stessa, alla propria realt\u00e0 famigliare, alla propria storia personale, alla propria tradizione samaritana, alla propria appartenenza religiosa, e, grazie a questa restituzione a se stessa, pu\u00f2 avvenire l&#8217;incontro e il dialogo tra i due (cf. Gv 4,1-42).<br \/>\nIn sintesi: nei vangeli Ges\u00f9 \u00e8 presentato come colui che, mentre narra l&#8217;agire di Dio, insegna all&#8217;uomo ad ascoltare e ad incontrare gli altri, mostrando la profondit\u00e0 di quella realt\u00e0 dell&#8217;ascolto che non \u00e8 una passivit\u00e0, ma un&#8217;attivit\u00e0 impegnativa e feconda: l&#8217;ascolto fa nascere alla vita.<\/p>\n<p>Ascolto e vita spirituale<\/p>\n<p>1. Il &#8220;privilegio&#8221; dell&#8217;ascolto<\/p>\n<p>&#8220;Noi camminiamo per mezzo della fede, non della visione&#8221; (2Cor 5,7). \u00c8 indubbio il primato dell&#8217;ascoltare sul vedere nell&#8217;esperienza di fede che sgorga dalla rivelazione biblica. L&#8217;originariet\u00e0 della parola di Dio che si rivolge all&#8217;uomo e lo cerca, situa l&#8217;esperienza spirituale nel quadro dialettico di &#8220;chiamata e risposta&#8221;, non in quello della rappresentazione. L&#8217;originariet\u00e0 della parola divina dice che fondamento dell&#8217;esperienza spirituale \u00e8 la volont\u00e0 di Dio che si manifesta nel suo cercare l&#8217;uomo e volgersi a lui. Nell&#8217;esperienza biblica della fede l&#8217;ascolto gode di una sorta di &#8220;privilegio&#8221; che consiste nello scoprire e nell&#8217;aprirsi a una presenza irriducibile all&#8217;ordine della percezione, presenza che eccede l&#8217;uomo e che non pu\u00f2 essere esaurita da ci\u00f2 che egli ne pu\u00f2 dire o dalle rappresentazioni che ne pu\u00f2 fare. Il &#8220;privilegio&#8221; dell&#8217;ascolto risiede nel fatto che esso \u00e8 per eccellenza il senso della conversione (&#8220;Ascoltate, e la vostra vita rinascer\u00e0&#8221;: Is 55,3) e della relazione con il Signore, dell&#8217;alleanza (&#8220;Ascoltate la mia voce! Allora io sar\u00f2 il vostro Dio e voi sarete il mio popolo&#8221;: Ger 7,23). Anche lo Spirito pu\u00f2 essere ascoltato: &#8220;Chi ha orecchio, ascolti ci\u00f2 che lo Spirito dice alle chiese&#8221; (Ap 2,7). L&#8217;ascolto converte il cuore rendendolo capace di accogliere una volont\u00e0 e una presenza altra. L&#8217;ascolto scava in noi uno spazio per ospitare un altro da noi e fare avvenire in noi qualcosa della differenza di cui l&#8217;altro \u00e8 portatore. Per Paolo, la fede fa abitare il Cristo nel credente: &#8220;Esaminate voi stessi se siete nella fede: Riconoscete che Ges\u00f9 Cristo abita in voi?&#8221; (2Cor 13,5).<\/p>\n<p>2. Ascolto e visione, sensi e spirito<\/p>\n<p>Se vi \u00e8 un &#8220;privilegio&#8221; dell&#8217;ascolto, tuttavia la Scrittura non stabilisce una contrapposizione tra l&#8217;ascolto e la vista. Al Sinai &#8220;tutto il popolo vide le voci&#8221; (Es 20,18 secondo il testo ebraico), e la tradizione ebraica pu\u00f2 dire che la parola di Dio diviene visibile nel farsi scrittura, Torah. Vi \u00e8 sinergia tra vedere e ascoltare: la visibilit\u00e0 del mondo va ascoltata e l&#8217;ascolto illumina il visibile, rende visibile il mondo con lo sguardo dell&#8217;accoglienza e della gratuit\u00e0 e non del possesso. Nell&#8217;economia cristiana la Parola si rende visibile nel suo farsi carne; Dio si \u00e8 mostrato in Cristo: &#8220;Chi ha visto me, ha visto il Padre&#8221; (Gv 14,9). Certo, Dio resta non visibile, e per i cristiani nella storia anche Cristo resta non visibile, tuttavia la Parola, visibile e udibile nella Scrittura, e lo Spirito, che tale Parola accompagna, guidano a discernere nella carne umana e nella storia la presenza di Dio. L&#8217;ascolto tende a inscrivere nel corpo, cio\u00e8 nell&#8217;uomo intero e in tutte le sue relazioni, la parola divina. Questa \u00e8 la logica dello shemac I\u015br\u0101&#8217;el (cf. Dt 6,4-9: i comandi di Dio devono stare non solo fissi nel cuore, ma anche legati alla mano, appesi come pendaglio fra gli occhi, scritti sugli stipiti delle porte, ripetuti ai figli, proclamati in casa e lungo la strada, al momento di coricarsi e al momento di alzarsi \u2026), che si oppone a ogni separazione fra interiorit\u00e0 e sensibilit\u00e0 e che raggiunge l&#8217;uomo in quanto tale, nella sua corporeit\u00e0 come in tutti gli ambiti del suo vivere: famigliare, sociale, politico. Rabbi Shneur Zalman di Ladi afferma: &#8220;Se la Torah \u00e8 fissata nei duecentoquarantotto organi del tuo corpo, tu la custodirai; altrimenti la dimenticherai&#8221; . Il cristianesimo poi, con l&#8217;incarnazione, rivela che il corpo umano \u00e8 il luogo pi\u00f9 degno di dimora di Dio nel mondo e afferma la connivenza profonda tra il sensibile e lo spirituale, tra i sensi e lo spirito, tra il corpo dell&#8217;uomo e lo Spirito di Dio: Dio \u00e8 narrato dall&#8217;umanit\u00e0 di Ges\u00f9 di Nazaret. La rivelazione biblica non oppone visione e ascolto, ma si sforza di pensarli insieme (e nella Bibbia al comando di tendere l&#8217;orecchio si accompagna quello di alzare gli occhi), non contrappone i sensi e lo spirito, ma afferma l&#8217;essenzialit\u00e0 dei sensi per l&#8217;esperienza spirituale. La vita spirituale si \u00e8 troppo nutrita di polarit\u00e0 divenute antitesi inconciliabili: interiore \u2013 esteriore, sensibilit\u00e0 \u2013 interiorit\u00e0, spirito \u2013 materia, ascolto \u2013 visione, corpo \u2013 anima, ecc. Il rischio \u00e8 di contrapporre e separare ci\u00f2 che Dio ha unito, di non cogliere la complementariet\u00e0 e l&#8217;intrinsecit\u00e0 di quelle dimensioni e di pervenire a formulare spiritualit\u00e0 infedeli alla rivelazione biblica e anche nevrotizzanti. Perch\u00e9 invece non pensare che fra interiorit\u00e0 e sensibilit\u00e0 non vi \u00e8 opposizione, ma scambio e interazione in cui &#8220;l&#8217;una dimensione prega l&#8217;altra di donarle ci\u00f2 che non \u00e8 capace di darsi da s\u00e9&#8221; ? \u00c8 attraverso i sensi che il mondo fa esperienza di noi ed \u00e8 attraverso i sensi che noi facciamo esperienza del mondo. Vi \u00e8 un infinito mistero in ogni senso: vista, tatto, olfatto, gusto, udito. Mistero afferente all&#8217;alterit\u00e0 che dall&#8217;esteriorit\u00e0 e tramite i sensi giunge a noi, ci ferisce, ci inabita. I sensi hanno a che fare con il senso: l\u00ec si cela la loro attitudine intrinsecamente spirituale. Noi entriamo nel senso della vita attraverso i sensi. Il senso del mondo non \u00e8 estraneo ai sensi attraverso cui il mondo stesso viene da noi esperito: il significato di un fenomeno \u00e8 inseparabile dall&#8217;accesso che vi conduce. Il corpo, che noi siamo ma che non viene da noi, \u00e8 la nostra in-scrizione originaria nel senso della vita. Il corpo ci ricorda l&#8217;evento e la realt\u00e0 &#8220;spiritualissima&#8221; per cui ci\u00f2 che noi siamo sta nello spazio di una relazione. Noi siamo dialogo, ci dice il nostro corpo. Il corpo \u00e8 la nostra obbedienza originaria e il nostro compito fondamentale. Il corpo \u00e8 appello e chiamata, in esso \u00e8 insita una parola, una vocazione. Il corpo \u00e8 apertura allo spirito: nulla di ci\u00f2 che \u00e8 spirituale avviene se non nel corpo. Certo, i sensi devono essere risvegliati e purificati, perch\u00e9 sono sempre a rischio di idolatria: la vista deve sempre restare aperta all&#8217;invisibile, l&#8217;ascolto deve sempre stare al cospetto del non detto e dell&#8217;ineffabile \u2026 Anche l&#8217;ascolto, infatti, pu\u00f2 divenire idolatrico: quando l&#8217;orecchio s&#8217;impadronisce della parola divina come di una parola che non chiama, ma conferma, che non interpella, ma garantisce, che non mette in crisi, ma rassicura, che non pone in cammino, ma stabilizza e arresta, allora siamo di fronte a un ascolto idolatrico. Per svolgere la loro funzione spirituale, i sensi devono essere tenuti vivi attraverso l&#8217;attenzione e la vigilanza. Allora essi saranno la memoria del carattere spirituale del corpo.<\/p>\n<p>3. Ascolto di s\u00e9 e di Dio in s\u00e9<\/p>\n<p>La rilettura di un passo veterotestamentario mostra come il discernimento della presenza di Dio avviene grazie all&#8217;ascolto dello Spirito che abita la persona umana.<\/p>\n<p>3.1 1Re 19,11-13<\/p>\n<p>&#8220;Gli disse [Dio a Elia]: &#8216;Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore&#8217;. Ed ecco che il Signore pass\u00f2. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, la voce di un silenzio sottile. Come l&#8217;ud\u00ec, Elia si copr\u00ec il volto con il mantello, usc\u00ec e si ferm\u00f2 all&#8217;ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: &#8216;Che cosa fai qui, Elia?'&#8221;.<\/p>\n<p>3.2 Lo schema retorico &#8220;tre cose, anzi quattro&#8221; applicato a 1Re 19,11-13<\/p>\n<p>Gli studi di Yair Zakovitch hanno collocato la serie di quattro fenomeni del nostro testo all&#8217;interno dello schema retorico &#8220;tre cose, anzi quattro&#8221; frequente nella letteratura profetica e sapienziale . Questo schema presenta tre realt\u00e0 pi\u00f9 una quarta che \u00e8 la pi\u00f9 importante di tutte. Ne troviamo alcuni esempi nei &#8220;proverbi numerici&#8221; di Pr 30,15ss.:<br \/>\n&#8220;Tre cose non si saziano mai,<br \/>\nanzi quattro non dicono mai: &#8216;Basta!&#8217;:<br \/>\nil regno dei morti, il grembo sterile,<br \/>\nla terra mai sazia d&#8217;acqua<br \/>\ne il fuoco che mai dice: &#8216;Basta!'&#8221; (Pr 30,15-16).<br \/>\nSi tratta di quattro cose dello stesso ordine e l&#8217;ultima non \u00e8 antitetica, ma decisiva.<br \/>\nAnalogamente in Pr 30,18-19:<br \/>\n&#8220;Tre cose sono troppo ardue per me,<br \/>\nanzi quattro, che non comprendo affatto:<br \/>\nla via dell&#8217;aquila nel cielo,<br \/>\nla via del serpente nella roccia,<br \/>\nla via della nave in alto mare,<br \/>\nla via dell&#8217;uomo in una giovane donna&#8221;.<br \/>\nLe prime tre cose oltrepassano l&#8217;umana capacit\u00e0 di comprensione, ma la quarta, l&#8217;unione sessuale tra l&#8217;uomo e la donna, le supera tutte, \u00e8 la pi\u00f9 misteriosa e la pi\u00f9 ardua da comprendere.<br \/>\nIn Amos 1-2 troviamo pi\u00f9 volte, come parola pronunciata dal Signore, l&#8217;espressione &#8220;per tre peccati di \u2026, anzi per quattro non revocher\u00f2 il mio decreto di condanna&#8221; (cf. Am 1,3.6.9.11.13; 2,1.4.6), dove il quarto peccato \u00e8 la goccia che fa traboccare il vaso, \u00e8 ci\u00f2 che porta le cose al di l\u00e0 del limite di sopportazione, ma sempre di peccato si tratta.<br \/>\nQuesto schema, da ravvisarsi in forma narrativa dietro al testo di 1Re 19,11-13, implica che alle prime tre cose ne segua una quarta, sempre dello stesso ordine, ma decisiva, pi\u00f9 importante delle altre. Ora, poich\u00e9 la quarta cosa, secondo il testo ebraico, \u00e8 &#8220;la voce di un silenzio sottile&#8221; (q\u00f4l dem\u0101m\u0101h daqq\u0101h) , le prime tre cose (vento, terremoto, fuoco) vanno reinterpretate alla luce dell&#8217;ultima, che \u00e8 un fenomeno interiore, non atmosferico. Si tratta pertanto di cogliere la dimensione simbolica di vento, terremoto, fuoco. Alla luce di questo schema anche l&#8217;espressione &#8220;il Signore non era nel \u2026 &#8220;, non significa un&#8217;assenza assoluta, ma che non \u00e8 in quelle cose come \u00e8 nell&#8217;ultima.<br \/>\nSi deve dunque rovesciare la comprensione tradizionale: invece di interpretare l&#8217;ultimo elemento alla stregua dei primi tre rendendolo un fenomeno atmosferico, per quanto attenuato, occorre reinterpretare i primi tre alla luce dell&#8217;ultimo il cui significato, inequivocabile, ha a che fare con la dimensione dell&#8217;interiorit\u00e0. Elia non sente un fruscio esterno, bens\u00ec la voce del silenzio, ascolta la voce interiore di chi ha fatto il silenzio in s\u00e9. Del resto, anche nella teofania sul Sinai erano presenti i fenomeni del fuoco e del terremoto (Es 19,16ss.), ma la rilettura deuteronomica dell&#8217;evento affermava: &#8220;Voi non vedevate nessuna figura: soltanto una voce&#8221; (Dt 4,12).<\/p>\n<p>3.3 Interpretazione simbolica di 1Re 19,11-13<\/p>\n<p>Questa interpretazione sottolinea la dimensione interiore e spirituale dell&#8217;esperienza di Elia sul monte Horeb . Il testo riunisce ascolto di s\u00e9, ascolto dello Spirito e ascolto di Dio. E dice qualcosa non solo sul ruolo dell&#8217;ascolto nell&#8217;esperienza spirituale, ma sull&#8217;esperienza spirituale stessa.<br \/>\nIl vento impetuoso: r\u00fbach significa &#8220;vento&#8221;, &#8220;alito&#8221;, ma anche &#8220;spirito&#8221;. Pu\u00f2 essere una realt\u00e0 atmosferica, ma anche antropologica e teologica. Certo, un vento che spacchi le rocce e spezzi le montagne non esiste in natura: l&#8217;autore orienta verso un&#8217;interpretazione simbolica di r\u00fbach. R\u00fbach \u00e8 forza, potenza, ma una potenza che pu\u00f2 schiacciare e travolgere chi la detiene. Maimonide interpreta volentieri r\u00fbach come forza di volont\u00e0 . La forza di volont\u00e0 appare un elemento della personalit\u00e0 del profeta Elia, una forza che pu\u00f2 per\u00f2 rivelarsi eccessiva, troppo impetuosa e aggressiva. Lo Spirito investe anche la dimensione volitiva della persona, ma l&#8217;esperienza spirituale non \u00e8 riducibile alla forza della volont\u00e0.<br \/>\nIl terremoto: l&#8217;ebraico parla di racash, &#8220;tremore&#8221;, &#8220;tremito&#8221;, che pu\u00f2 designare il tremare della terra, ma anche un fenomeno psicologico ed emotivo. In Ez 12,18 questo termine significa &#8220;trepidazione&#8221;, &#8220;tremore&#8221;, e indica una reazione emotiva dell&#8217;uomo. Del resto l&#8217;immagine del terremoto \u00e8 usata spesso nella Bibbia con valenza simbolica, in particolare in riferimento all&#8217;intervento di Dio . Se si vuole tradurre con terremoto si tratta di un terremoto interiore, di uno sconvolgimento intimo. Siamo rinviati alla sfera emotiva, che certamente accompagna l&#8217;esperienza spirituale, ma non la pu\u00f2 esaurire.<br \/>\nIl fuoco: spesso simbolo del farsi presente di Dio (cf. il roveto ardente: Es 3,2-4), il fuoco rinvia anche alla dimensione passionale, affettiva, erotica: l&#8217;eros \u00e8 &#8220;fiamma di Yah&#8221;, dice il Cantico dei Cantici (8,6). E l&#8217;esperienza spirituale traversa l&#8217;affettivit\u00e0 e la sfera erotica dell&#8217;uomo, la concerne, ma l&#8217;affettivit\u00e0 e l&#8217;eros non esauriscono l&#8217;esperienza dello Spirito .<br \/>\nLa voce del silenzio: questo \u00e8 il luogo culminante dell&#8217;esperienza spirituale, dove si esce dall&#8217;ambiguit\u00e0 anche se non si dice che &#8220;il Signore era nella voce del silenzio&#8221;. Dopo aver detto per tre volte dove era in maniera imperfetta, ora si suggerisce dove pu\u00f2 essere, ma non lo si afferma. L&#8217;esperienza spirituale diventa apofatica. La voce \u00e8 silenziosa: non eccesso di zelo, non sussulto emotivo, non passione incontrollata. Tutti e quattro questi simboli hanno una valenza sia antropologica che teologica e trovano il loro punto di sintesi e il loro vertice nel paradosso della voce silenziosa.<br \/>\nOra, i quattro simboli del vento, del sisma, del fuoco e della voce si ritrovano nel testo degli Atti degli Apostoli sulla Pentecoste a indicare lo Spirito santo. In At 2,2-6 le immagini del rombo (At 2,2), del vento impetuoso (At 2,2), del fuoco (At 2,3) e della voce (At 2,6) concorrono a evocare lo Spirito di Dio e la sua discesa. Uno Spirito che trova il suo inveramento nella parola che annuncia l&#8217;evangelo in tutte le lingue del mondo.<\/p>\n<p>4. Vita spirituale come pratica trasformativa<\/p>\n<p>L&#8217;ascolto \u00e8 al cuore della forza trasformativa della vita spirituale. Mi permetto di illustrare questo a partire da due passaggi della Regola monastica di Bose che hanno a che fare con l&#8217;ascolto: &#8220;Segui, come discepolo, il tuo Maestro, nell&#8217;ascolto della sua parola: sia che tu vegli sia che tu dorma, la notte e il giorno, essa germoglia e cresce senza che tu sappia come! (cf. Mc 4,27)&#8221; (RBo, Prologo 1). &#8220;Prega sempre, in ogni occasione, e non dimenticare che alla preghiera \u00e8 essenziale il silenzio: questo ti far\u00e0 ascoltare Dio e non te stesso. Cos\u00ec, senza che tu sappia come, la preghiera trasformer\u00e0 il tuo essere, la tua vita personale e comunitaria, e la parola di Dio crescer\u00e0 in te fino a dare frutto&#8221; (RBo 37). La vita interiore nutrita dall&#8217;ascolto della parola di Dio, dalla preghiera e dal silenzio \u00e8 ci\u00f2 grazie a cui ciascuno pu\u00f2 mettersi alla scuola del Signore stesso: &#8220;Tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me&#8221;(Gv 6,45). Ma l&#8217;ascolto della parola di Dio si deve accompagnare all&#8217;ascolto della vita, degli altri, della storia. Chiediamoci: dove trovare le risorse per crescere spiritualmente e maturare umanamente? Negli strumenti che la vita cristiana stessa fornisce ; anzi, prima di tutto nella vita tout-court, nell&#8217;esperienza che la vita stessa consente. Il primo luogo di formazione \u00e8 la vita con le difficolt\u00e0 e le resistenze che presenta agli umani.<br \/>\nIl primato dell&#8217;ascolto, come ascolto rivolto alla parola di Dio ma anche alla vita, a se stessi e agli altri, si trova alla radice dell&#8217;autoformazione e della riflessivit\u00e0. L&#8217;autoformazione: il fatto cio\u00e8 che si \u00e8 chiamati a divenire formatori di se stessi facendo della pratica di vita che si sta conducendo il luogo della propria crescita umana e spirituale; e si \u00e8 chiamati a imparare a leggere ci\u00f2 che si vive per meglio aderirvi e meglio viverlo; e si \u00e8 chiamati a divenire se stessi all&#8217;interno dello stato di vita in cui ci si trova, accordando il primato all&#8217;unicit\u00e0 personale rispetto a modelli preconfezionati. La riflessivit\u00e0: ovvero, che si \u00e8 chiamati ad ascoltare e a pensare ci\u00f2 che si vive mentre lo si vive, a valutare criticamente ci\u00f2 che si fa sapendovi leggere se stessi, quasi sviluppando un terzo occhio con cui guardarsi dall&#8217;esterno e cos\u00ec conoscersi, correggersi, migliorarsi.<br \/>\nPossiamo ricorrere all&#8217;immagine dello specchio, molto usata dai Padri per indicare gli strumenti della vita spirituale, e anzitutto e sopra a tutto, la Bibbia: &#8220;La Sacra Scrittura si presenta agli occhi della nostra anima come uno specchio, in cui possiamo conoscere ci\u00f2 che in noi c&#8217;\u00e8 di bello e di brutto, possiamo verificare il nostro progresso e quanto siamo lontani dalla meta&#8221; . Nel gioco di riflesso che lo specchio attua, l&#8217;uomo si vede cos\u00ec come \u00e8 e nell&#8217;immagine che gli viene rimandata si innesta non solo la possibilit\u00e0 della riflessione su di s\u00e9, ma anche l&#8217;illuminazione dello Spirito santo che orienta l&#8217;immagine che si vuole far emergere, immagine somigliante a Cristo. La lectio divina, come ascolto della parola di Dio attraverso la lettura delle pagine bibliche, mette in atto questa potenzialit\u00e0 della Scrittura e occupa un posto privilegiato nell&#8217;ambito della vita spirituale . L&#8217;espressione migliore di questo gioco in cui umano e spirituale convergono nell&#8217;indicare una via di conversione, \u00e8 il passo di Paolo in Rm 8,16: &#8220;Lo Spirito stesso testimonia insieme (symmartyre\u00ee) al nostro spirito che siamo figli di Dio&#8221;. Vi \u00e8 specularit\u00e0 tra Spirito (maiuscolo, in senso teologico) e spirito (minuscolo, in senso antropologico). Ascolto dello Spirito e ascolto dello spirito costituiscono un unico cammino per chi vuole inoltrarsi nella vita spirituale cristiana. Cammino il cui fine \u00e8 la capacit\u00e0 di amare, la carit\u00e0: su questo si misura la verit\u00e0 della vita spirituale e della preghiera. Questo \u00e8 ci\u00f2 a cui porta l&#8217;ascolto, la dilatazione del cuore operata dall&#8217;ascolto.<\/p>\n<p>Luciano Manicardi, priore di Bose<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa ecclesiologica La Chiesa &#8220;\u00e8&#8221; nell&#8217;ascolto della Parola di Dio (il Proemio della DV) La Dei Verbum (DV), la Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione del Concilio Vaticano II, mostra la sua novit\u00e0 rivoluzionaria fin dall&#8217;incipit, cio\u00e8 dalle prime parole del Proemio: &#8220;DEI VERBUM religiose audiens et fidenter proclamans, Sacrosancta Synodus verbis S. 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