{"id":4610,"date":"2017-02-06T17:30:02","date_gmt":"2017-02-06T16:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4610"},"modified":"2024-11-06T17:18:58","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:58","slug":"quante-storie-nellamarcord-di-menicuccia-e-antonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/02\/quante-storie-nellamarcord-di-menicuccia-e-antonio\/","title":{"rendered":"Quante storie nell\u2019amarcord di Menicuccia e Antonio"},"content":{"rendered":"<h2><em>Visso: In via Galliano alla ricerca del tempo perduto\u00a0<\/em><\/h2>\n<p>Il profumo del pane appena sfornato e ancora caldo si avvertiva gi\u00e0 all\u2019imbocco della via. Era uno dei segni che Antonio Cappa e Domenica Montebovi (Menicuccia) erano al lavoro. Ci sono persone che si identificano con un luogo di elezione. Non si pu\u00f2 pensare a via Galliano senza pensare ad Antonio Cappa e al negozio dove attendeva i clienti con sua moglie Menicuccia e sua sorella Chiarina.<br \/>\nQualcuno ricorder\u00e0 quella piccola bottega di generi alimentari con la porta sul profilo della strada, la luce del sole che la sfocava e la impolverava: l\u00e0 fuori il vocio dei passanti e il traffico da e per Ussita; dentro il negozio alcune file di scaffali con in bella vista pane, salumi e generi diversi; dietro il bancone Menicuccia col marito Antonio che si alternavano nei momenti di minor afflusso. Sono immagini che vanno dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Era una Visso segnata ancora dal dopoguerra e dai primi spasmi di cambiamento. Menicuccia era la figura che meglio incarnava il simbolo della crisi che attraversava Visso al graduale estinguersi della pastorizia, mentre si avviava al turismo di massa e voleva essere diversa da quella che era ed era stata. Una citt\u00e0 vista con un\u2019ottica, come si diceva allora, all\u2019antica, secondo i dettami degli ultimi anni Quaranta. Qualche volta ricalcare il gi\u00e0 fatto offre prove di verit\u00e0. Portare alla luce certi particolari dal fondo trepidante della propria memoria permette di toccare al cuore l\u2019essenza di un percorso di vita che fu palestra di assaggi e scoperte nel centro storico di Visso. In materia di ricordi ce ne \u00e8 uno in particolare che m\u2019insegue da decenni. Negozio di Antonio e Menicuccia in un giorno d\u2019agosto di tanti anni fa. Tre turisti tedeschi entrano, fanno spesa, poi stappano una bottiglia di vino appena acquistata e la versano nei bicchieri di carta. Sono le nove del mattino, ma per loro evidentemente \u00e8 normale cos\u00ec. Pochi secondi dopo dall\u2019estremit\u00e0 del bancone arrivano pezzi di pizza al rosmarino e alcune fette di prosciutto appena affettato. Per loro questo \u00e8 sicuramente meno normale: sorridono compiaciuti, s\u2019informano, ringraziano. Benvenuti tra noi mi venne da pensare: quel piccolo gesto di Menicuccia, come un abbraccio, trasmetteva pi\u00f9 di mille parole; un boccone di ospitalit\u00e0 spontanea che trasformava in un lampo tutto l\u2019ambiente, dandogli un nuovo significato. Non era pi\u00f9 un negozio qualsiasi e meno male, mi dissi, che quel bancone di via Galliano stava l\u00ec a salvare i turisti e i residenti anestetizzati dagli stimoli pubblicitari e gastronomici della civilt\u00e0 dello snack. Menicuccia e Antonio, con gli odori del loro forno a legna e i salumi di produzione propria, davano il benvenuto a chi arrivava da fuori. I passanti riconoscevano l\u2019aroma e dicevano: non pu\u00f2 essere che la pizza al rosmarino di Menicuccia e Antonio. Da qui la nostalgia e l\u2019ammirazione per la stagione fiorita di Domenica Montebovi che come simbolo di un\u2019epoca ha gi\u00e0 dato e che oggi mostra invece il prevalere della laboriosit\u00e0, dell\u2019economia familiare, della cultura montanara fatta di tradizione e di onest\u00e0. Questo piglio di donna d\u2019altri tempi \u00e8 anche l\u2019elemento caratterizzante di suo marito Antonio. Questi, miscelando ancora a mano la farina bianca, cre\u00f2 la leggenda del pane di Visso che si conservava nel freezer anche tre mesi se bene avvolto in fogli di plastica, e all\u2019occorrenza si estraeva per tagliarne poche fette e metterle in forno cinque minuti: tornava fragrante come appena cotto. Lo sguardo sul passato aiuta a metabolizzare il presente indigesto. Ora che Antonio e Menicuccia non ci sono pi\u00f9 i ricordi sono offerti soltanto alle ragioni del cuore che non appartengono n\u00e9 a una sola generazione n\u00e9 all\u2019impatto tragico delle cose che viviamo.<br \/>\nRicorrendo a una passerella di semplicit\u00e0 e di sorriso entrambi sembrano dirci che un negozio pu\u00f2 esistere perch\u00e9 in questo mondo ci sia ogni giorno un po\u2019 di umanit\u00e0 e un po\u2019 di sapore in pi\u00f9. E anche una strada \u00e8 il modo per esprimere una serenata d\u2019amore e di nostalgia verso un posto del mondo che ci appartiene, pur senza averne il certificato di nascita e il visto di appartenenza. Qualche volta riprendo a contemplare via Galliano in fotografia per riempirmi il naso di odori che dopo cinquant\u2019anni non ne vogliono sapere di sparire. Antonio e Menicuccia hanno vissuto quel luogo con inimitabile struggimento, suonando il loro capolavoro di panetteria e di norcineria in una via della memoria, culturale e affettiva, in cui ancora si nasconde l\u2019atmosfera artigiana di Nello il sellaio, di Pomanti il materazzaio e di Arminella ostessa d\u2019altri tempi, ciascuno con una sua ministoria compiuta.<br \/>\nPer il resto via Galliano \u00e8 rimasta com\u2019era, a parte le recenti rovine che l\u2019invadono e la citazione in questo articolo, farina di molti ricordi e di un\u2019affettuosa frequentazione iniziata cinquant\u2019anni fa. Oggi \u00e8 quella frequentazione che idealmente rinnovo per rintracciare i testimoni perduti di una stagione nostalgica della nostra vita, che mai come ora ci riguarda. Una stagione che ha ancora bisogno del pane di Antonio e Menicuccia.per lasciarsi illuminare, della loro umanit\u00e0 e della loro devozione coniugale per commuoverci e incoraggiarci a tornare. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Visso: In via Galliano alla ricerca del tempo perduto\u00a0 Il profumo del pane appena sfornato e ancora caldo si avvertiva gi\u00e0 all\u2019imbocco della via. Era uno dei segni che Antonio Cappa e Domenica Montebovi (Menicuccia) erano al lavoro. Ci sono persone che si identificano con un luogo di elezione. 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