{"id":4607,"date":"2017-02-06T17:00:41","date_gmt":"2017-02-06T16:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4607"},"modified":"2024-11-06T17:18:58","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:58","slug":"allevatori-ancora-in-trincea-per-le-stalle-mobili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/02\/allevatori-ancora-in-trincea-per-le-stalle-mobili\/","title":{"rendered":"Allevatori ancora in trincea per le stalle mobili"},"content":{"rendered":"<p>Ogni giorno, man mano che va via la caligine del mattino, prende corpo con un\u2019assolvenza lenta lo spettacolo di case demolite, lesionate o parzialmente crollate, ma anche delle prime strutture in legno sorte per iniziativa dei privati alle porte di Visso.<br \/>\nDicono che la citt\u00e0 sar\u00e0 il pi\u00f9 grande cantiere dell\u2019alto Nera, ma gi\u00e0 oggi, 30 gennaio, fanno pi\u00f9 di cinque mesi dalla notte terribile del terremoto del 24 agosto e tre mesi dalle scosse ancora pi\u00f9 terribili del 26 e 30 ottobre. Visso \u00e8 l\u00ec, come in attesa, massacrata dal sisma, che aspetta l\u2019inizio dei lavori per essere rimessa in piedi, ripopolata, vissuta: una presenza ossessiva alla quale, in qualche modo, sar\u00e0 data presto una risposta. Intanto gli allevatori sono ancora senza stalle e dopo la neve cominciano a morire gli animali. Delle strutture mobili richieste nell\u2019alto Nera dopo il terremoto del 24 agosto non ne \u00e8 stata montata neppure una, mentre in tutta la regione Marche risultano assemblate appena il 12% di quelle previste.<br \/>\nLa Coldiretti parla di ritardi inaccettabili, mentre l\u2019assessore regionale Anna Casini cerca di spargere tranquillit\u00e0 dicendo che &#8220;gli allevatori saranno risarciti per gli animali morti a causa della neve&#8221; e, siccome in questo paese la colpa \u00e8 sempre di qualcun altro, scarica la responsabilit\u00e0 sulla stessa Coldiretti: &#8220;Il nostro errore \u00e8 stato fidarci della Coldiretti che doveva supportare gli allevatori che potevano farsi la stalla da soli sin dal 5 dicembre. Abbiamo sbagliato e ci scusiamo con gli allevatori&#8221;.<br \/>\nLa risposta dell\u2019associazione non si \u00e8 fatta attendere: &#8220;Affermazioni deliranti con le quali la vicepresidente cerca di scaricare responsabilit\u00e0 evidenti che sono affiorate anche nell\u2019incontro con il ministro Martina&#8221;.<br \/>\nInsomma prendersela con gli altri non serve e porta con s\u00e9 una fuga dall\u2019incontro diretto a favore di quello che non si vuole ammettere: nessuno pu\u00f2 farsi la stalla da solo perch\u00e9 a tutt\u2019oggi manca una determina regionale che fissi regole e direttive per l\u2019erezione di una qualsiasi struttura mobile. A questo punto gli allevatori, allo stremo delle forze, pretendono almeno di sapere dalla Regione come si devono comportare e cosa devono fare a tutela delle loro aziende.<br \/>\nAncora una volta gli esponenti del governo regionale evitano di confrontarsi con la montagna e la sua gente, di incontrarla, conoscerla, ascoltarla. L\u2019incontro \u00e8 alla base dell\u2019identit\u00e0 di un territorio. E da l\u00ec bisogna partire per una presa d\u2019atto dei problemi e avviare una riflessione seria sulle cose da fare di fronte alla situazione difficile e complessa che si \u00e8 creata a partire dal terremoto. Una presa d\u2019atto operativa, una tensione emotiva e solidale per mantenere vivo il legame con le identit\u00e0 locali, frammentate dalla deflagrazione spaziale e relazionale innescata dal terremoto. Ecco allora le immagini del bestiame fornite da Costantino Paris sulle nevi di Vallestretta che \u00e8 come un muoversi con occhi e cuore dalle macerie; ecco le testimonianze raccolte dalla viva voce di Leonardo Benedetti, la stalla distrutta e cinque mucche esposte al freddo e alla neve, che sono tutto il suo avere; poi le voci pi\u00f9 difficili da controllare; e infine le sequenze dei video di Marco Sebastiani dove l\u2019immagine della stalla puntellata sotto il peso della neve \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 forte. Qualcuno adopera la parola phubbing, un nuovo termine che significa ignorare chi \u00e8 in difficolt\u00e0 perch\u00e9 si \u00e8 assorbiti dallo schermo che fotografa soltanto la torta dei voti pi\u00f9 appetibile. Si capisce allora la sfiducia crescente nella politica regionale e l\u2019indifferenza delle nuove generazioni.<br \/>\nL\u2019unica speranza \u00e8 che fra i giovani riprenda la voglia di utopia. Se la politica pensa a malapena all\u2019oggi, loro devono pensare al domani e al dopodomani, immaginando l\u2019impossibile. Per esempio la zona franca di cui parla l\u2019universit\u00e0 di Camerino, la modifica delle leggi che impediscono ai giovani di impiantare aziende agricole e beneficiare dei fondi europei, la riduzione degli orari di lavoro, l\u2019investimento di miliardi per la sistemazione idrogeologica dei suoli, un\u2019imponente politica di promozione turistica della montagna. Si tratta di utopie, in questo clima politico e in particolare in una regione statica, prigioniera degli interessi elettorali che spingono a spendere risorse dove la torta dei voti \u00e8 pi\u00f9 allettante. Ma senza le utopie di Nicola Rinaldi l\u2019alto Nera non avrebbe avuto gli impianti di risalita, il palazzo del ghiaccio, le centrali idroelettriche. Non sarebbe mai uscito dalle strade sterrate e senza utopia rischia presto di tornarvi. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni giorno, man mano che va via la caligine del mattino, prende corpo con un\u2019assolvenza lenta lo spettacolo di case demolite, lesionate o parzialmente crollate, ma anche delle prime strutture in legno sorte per iniziativa dei privati alle porte di Visso. 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