{"id":4484,"date":"2017-01-24T13:00:25","date_gmt":"2017-01-24T12:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4484"},"modified":"2024-11-06T16:32:11","modified_gmt":"2024-11-06T15:32:11","slug":"santantonio-attraversa-il-tempo-e-parla-allepoca-della-tecnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/01\/santantonio-attraversa-il-tempo-e-parla-allepoca-della-tecnica\/","title":{"rendered":"Sant&#8217;Antonio attraversa il tempo e parla all&#8217;epoca della tecnica"},"content":{"rendered":"<h2><em>L&#8217;abate protettore degli animali aveva molti devoti nel mondo rurale: la sua effigie proteggeva stalle, dispense e tutta la campagna<\/em><\/h2>\n<h3>La festa di Sant\u2019Antonio ieri<\/h3>\n<p>Disaffezione e scoraggiamento a volte prendono il sopravvento. Mi sono sempre chiesto se valga la pena raccontare oggi, in piena globalizzazione, alcuni momenti di vita contadina di tanto tempo fa. C\u2019era una volta la festa di Sant\u2019Antonio Abate. Cadeva e cade tuttora al diciassette di gennaio, quando le giornate si allungano e le notti si accorciano: \u201cPer Sand\u2019And\u00f2, un cargio de v\u00f2\/ Per Pasquetta, \u2018na mezz\u2019oretta\u201d. Recitava cos\u00ec l\u2019antico adagio popolare.<br \/>\nGeneralmente, nei giorni pi\u00f9 freddi del mese, il contadino rimaneva rintanato nella stalla, riscaldata dall\u2019alito delle mucche. Aggiustava gli attrezzi agricoli che sarebbero tornati utili nel lavoro dei campi all\u2019inizio della bella stagione: rastelli, vanghe, zappe, roncole, falcia fienaie. Intrecciava canestri di vimini usati per il trasporto del fieno nella mangiatoia. Riparava le cassette per la raccolta dell\u2019uva. Se possedeva il capanno, si dava da fare per smontare e rimontare tutte le parti di cui era composto il trattore agricolo, un Fiat 150: motore, freni, frizione, cambio, cingoli.<br \/>\nMio zio, da autodidatta, era capace di ricomporlo perfettamente dopo averlo smontato pezzo per pezzo e aver provveduto a pulire, oleare tutte le parti meccaniche. Possedeva conoscenze e risorse impensabili.<br \/>\nSe le giornate si allungavano e il ghiaccio non imprigionava pi\u00f9 la campagna, si andava a potare gli alberi che crescevano sugli argini dei fossati. I tronchi e le fascine raccolte venivano riportate in seguito nello spazio coperto, attiguo al forno dove settimanalmente si cuoceva il pane per la famiglia. Quando si lavorava nei campi era superfluo sapere che ora fosse. Se era mezzogiorno, bastava che mio pap\u00e0 e mio zio alzassero gli occhi verso casa. Se vedevano che alla ringhiera del terrazzo era appeso un grande tovaglia bianca, voleva dire che mia mamma e mia zia avevano preparato il pranzo. Li aspettava una calda zuppa di fagioli o di ceci di cui andavano ghiotti.<br \/>\nE arrivava cos\u00ec il 17 gennaio, la festa di Sant\u2019Antonio, il protettore degli animali. Le stalle erano piene di mucche, vitellini e manzi. Il pollaio era il regno di polli, galline, anatre, oche, tacchini. I maiali grugnivano nei loro ricoveri, con la \u201ctrocca\u201d, il trogolo riempito continuamente di ghiande, zucche, barbabietole, il tutto mischiato ad una brodaglia calda, resti della cucina. La festa di Sant\u2019Antonio, nella piccola frazione di campagna, veniva celebrata con una messa e con la benedizione delle panette. Erano dei piccoli pani che venivano dati in pasto agli animali in segno di devozione. Questi ultimi, fossero da stalla o da cortile, rappresentavano la ricchezza, l\u2019unica che si conoscesse, in tempi assai grami. Ecco perch\u00e9 tutta l\u2019attenzione era rivolta verso di loro.<\/p>\n<h3>Il fal\u00f2 di Sant\u2019Antonio e la Giubiana<\/h3>\n<p>In occasione di questa festa, tempo addietro, si accendeva anche il fal\u00f2. Era un rito di propiziazione. Con esso si voleva quasi bruciare l\u2019anno vecchio e salutare il nuovo che si attendeva sempre migliore di quello che se ne andava. Nella Brianza contadina di tanto tempo fa il fal\u00f2 di Sant\u2019Antonio si mischiava con il rogo della \u201cGiubiana\u201d. Cade nell\u2019ultimo gioved\u00ec di Gennaio. C\u2019\u00e8 ancora chi ama rispolverare questa antica festa, in un periodo in cui tutto il territorio \u00e8 interessato a valorizzare la cultura popolare, dai canti di filanda, a quelli degli antichi mestieri, al dialetto. La Giubiana \u00e8 un fantoccio di stoffa, di proporzioni gigantesche, alto fino a cinque metri, con in mano una scopa di saggina, che avanza su un carro trainato da motori gommati, addobbati di tutto punto. Nelle ore precedenti al corteo vero e proprio, per le vie e le piazze dei paesi \u00e8 un vociare continuo di ragazzi che agitano e percuotono con bastoni di legno, barattoli di latta.<br \/>\nIl regista Ermanno Olmi ne ha dato una piccola testimonianza in alcune scene del film L\u2019albero degli zoccoli, quando i bambini escono dal cortile della cascina e si inoltrano con il nonno per i campi a spandere manciate di letame.<br \/>\nUna volta i ragazzi giravano per le strade, cantando una breve filastrocca che esaltava la Giubiana e la salsiccia: \u201cViva viva la Gibiana\/ Un quart de luganiga\/ Un quart de luganeghen\/ Viva viva Giubianen\u201d. La luganiga \u00e8 il nome con cui si chiama la salsiccia. Il termine deriva da Lucania. Sembra che ad inventarla fossero stati i legionari dell\u2019esercito romano di stanza in terra lucana. Il fantoccio di stracci, raffigurante una vecchia strega, viene bruciato in un grande fal\u00f2, attorno al quale tutti fanno festa e bevono vin br\u00fbl\u00e9.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4485\" aria-describedby=\"caption-attachment-4485\" style=\"width: 618px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-4485\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig3-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"618\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig3-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig3-300x225.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig3-768x576.jpg 768w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig3.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 618px) 100vw, 618px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4485\" class=\"wp-caption-text\">La benedizione degli animali<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi sostiene che il rogo della Gibiana ricordi il supplizio delle streghe avvenuto secoli fa.<br \/>\nHo pensato a questo piccolo contributo anche per ampliare quanto si trova scritto sui processi comminati alle streghe nel medioevo. Alle origini, la Giubiana era una figura potente ma essenzialmente benefica, una delle tante che i contadini veneravano prima dell\u2019avvento del Cristianesimo; ad essa chiedevano la fecondit\u00e0 dei campi e delle donne.<br \/>\nMentre il rogo bruciava, le ragazze in et\u00e0 da marito e non ancora promesse spose, cantavano: \u201cEl va \u2018l gin\u00e9 del buna ventura\/ Me sun n\u00e9 maridada n\u00e9 imprumetuda\/ El va \u2018l gin\u00e9 e me e resti indr\u00e9\u201d. (Se ne va gennaio della buona ventura; non sono n\u00e9 maritata n\u00e9 fidanzata; se ne va gennaio ed io resto indietro).<br \/>\nIn seguito, la Giubiana venne ridotta ad una figura negativa, sia per la funzione cristianizzatrice della Chiesa, sia perch\u00e9 i contadini stessi non riconoscevano pi\u00f9 gli antichi riti. La funzione positiva di cacciare l\u2019inverno veniva attribuita a Sant\u2019Antonio, il cui fal\u00f2 veniva bruciato come, pochi giorni prima della Giubiana, al 17 di Gennaio. Il nuovo ed il vecchio si andavano saltando o l\u2019uno eliminava l\u2019altro, come nel caso della Giubiana che presso il popolino assunse sempre pi\u00f9 i contorni di una strega messa al rogo. \u00c8 importante sottolineare che le accuse, i processi e le condanne verso le streghe fossero pi\u00f9 frequenti, per quanto riguarda l\u2019Italia, nelle zone alpine e pre alpine, perch\u00e9 la vicinanza dei paesi protestanti rendeva l\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica pi\u00f9 sospettosa e severa.<br \/>\nIl cerimoniale prevedeva tutto un rito. Il banditore invitava il popolo a recarsi presso la piazza del paese per presenziare al rogo della Giubiana; a notte inoltrata sfilava per le vie del paese il corteo, preceduto da sbandieratori, araldi vestiti secondo i costumi medievali, consoli, magistrati del comune. Davanti al carro che recava la Giubiana, c\u2019era l\u2019inquisitore che avrebbe poi letto l\u2019atto di condanna prima dell\u2019accensione del fuoco.<br \/>\n\u00c8 una festa riproposta ancora oggi con dovizia di risorse anche finanziarie. C\u2019\u00e8 da preparare il palco, provvedere alla illuminazione notturna con fiaccole, acquistare i vestiti d\u2019epoca per i numerosi figuranti che attorniano il carro, aprono o chiudono il corteo. Un tempo nelle case contadine, in questo giorno, si mangiava il risotto, un piatto non quotidiano, ma della festa. L\u2019alimentazione base era rappresentata dalla polenta. Oggi il risotto viene offerto agli spettatori dalla Pro Loco o da altre organizzazioni che ripropongono la festa, accollandosi tutto l\u2019onere della spesa.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4487\" aria-describedby=\"caption-attachment-4487\" style=\"width: 618px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig2-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-4487\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig2--1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"618\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig2--1024x768.jpg 1024w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig2--300x225.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig2--768x576.jpg 768w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/fig2-.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 618px) 100vw, 618px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4487\" class=\"wp-caption-text\">La strada che attraversa Santa Lucia<\/figcaption><\/figure>\n<h3>La festa di Sant\u2019Antonio oggi<\/h3>\n<p>Faceva freddo domenica 17 gennaio 2016 (lo scorso anno). Gli amici del Circolo Acli di Santa Lucia di Morrovalle mi avevano invitato. Non potevo mancare. Prendo la macchina e vado. Da Civitanova Alta a Montecosaro, il parabrezza risultava inattivo. Niente pioggia n\u00e9 neve. Giunto al bivio di Montecosaro e presa la strada per Morrovalle, sulla destra, oltre le colline di Montelupone, Recanati era imbiancata di neve. A Morrovalle, scoperta la vallata del Chienti, tutta la campagna era spruzzata leggermente anch\u2019essa dalla neve. Giungo a Santa Lucia alle 15,30. C\u2019\u00e8 la benedizione degli animali. \u00c8 una festa che gli amici del Circolo Acli hanno riesumato alcuni anni fa. Non c\u2019\u00e8 nei dintorni, mi diceva Francesco, fondatore del sodalizio assieme ad altri undici volenterosi, altra frazione che festeggi Sant\u2019Antonio. Sono tosti Francesco, Sandro, Fabrizio, Beniamino, Claudio Pandolfi, il compianto e indimenticabile presidente del Circolo, Claudio Del Savio, Pierino, Calvani ed altri di cui non ricordo il nome. Sono in dodici. Trovano qualsiasi occasione per far stare assieme la gente. Ci riescono sempre, anche questa volta. Una cinquantina le persone presenti, tra adulti e ragazzi con i loro inseparabili amici animali: gatti, conigli, cani al guinzaglio di ogni taglia, in braccio ai loro patroncini e una capretta. La statua del santo davanti alla facciata della chiesa. Niente ostentazione. Tutto fatto nella semplicit\u00e0 e nel buon gusto. Non mancano le panette che una volta il contadino dava alle mucche nella stalla. Scomparso il mondo contadino, chiuse le stalle, rimangono, tra gli animali, quelli che fanno compagnia. Senza di loro la vita risulta pi\u00f9 triste e monotona. Come d\u2019incanto, nel breve trasferimento dalla piazzetta della chiesa al capannone dove un tempo c\u2019era il bocciodromo, una fitta nevicata era quello che ci voleva per rendere ancora pi\u00f9 bello il tutto. Officia la breve benedizione il parroco don Luigino Marchionni. Ha poche parole. Gli animali sono i fedeli amici degli uomini. Danno gioia, aiutano a superare la solitudine. A loro si deve rispetto perch\u00e9 fanno parte del creato. Sono doni, come la pioggia, la neve, il sole, il vento. Dopo la benedizione, tutti al Circolo Acli per gustare fette di dolci preparati dalla gente del luogo. Un modo semplice per parlare, stare insieme, fare comunit\u00e0. \u00c8 questo il bello del Circolo. Si dice che nell\u2019epoca della comunicazione, manca la comunicazione tra la gente. Sembra assurdo ma \u00e8 cos\u00ec. Ore trascorse al telefonino, a compulsare tasti, numeri, inviare messaggi. Il locale del Circolo \u00e8 ben riscaldato. Ogni venerd\u00ec c\u2019\u00e8 il tradizionale appuntamento per le gare di briscola. Il cenone di fine anno vede sempre una presenza notevole di persone che vengono anche da fuori. \u00c8 stato anche un momento per riallacciare rapporti e conoscere nuovi volti. Daniela aveva solo quattro anni quando ancora abitavo a Santa Lucia. Era presente anche la mamma. Abbiamo ricordato il tempo andato, non con nostalgia, ma con l\u2019augurio che il domani possa essere uguale se non migliore del passato. Le radici e le ali. Le radici sono quelle che uno si porta dietro fin dalla nascita. Si costruisce la propria identit\u00e0. Si conoscono ambienti, situazioni, persone. Le ali rappresentano i sogni, i desideri, la realizzazione di s\u00e9, che non si raggiunge da soli ma assieme agli altri.<br \/>\nL\u2019Associazione \u00e8 ci\u00f2 che favorisce la conoscenza dell\u2019altro. Se \u00e8 vero che \u201cl\u2019inferno dei viventi non \u00e8 qualcosa che sar\u00e0; se ce n\u2019\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l\u2019inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme\u201d, \u00e8 anche vero ed \u00e8 sempre Italo Calvino a ricordarcelo che dobbiamo \u201ccercare e riconoscere chi e che cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, e dargli spazio\u201d (Cfr. Le citt\u00e0 invisibili, pag. 160).<br \/>\nLa festa di Sant\u2019Antonio, protettore degli animali, \u00e8 un mezzo per riaffermare la capacit\u00e0 di stare insieme e di sconfiggere la solitudine e la tristezza per gli effetti del terremoto che ha colpito pi\u00f9 volte le nostre zone. Anche quest\u2019anno il circolo ACLI ha festeggiato Sant\u2019Antonio domenica 22 gennaio 2017, alle ore 15, presso il campetto esterno al circolo, causa inagibilit\u00e0 della chiesa di Santa Lucia. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;abate protettore degli animali aveva molti devoti nel mondo rurale: la sua effigie proteggeva stalle, dispense e tutta la campagna La festa di Sant\u2019Antonio ieri Disaffezione e scoraggiamento a volte prendono il sopravvento. 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