{"id":4403,"date":"2016-12-21T13:00:14","date_gmt":"2016-12-21T12:00:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4403"},"modified":"2016-12-19T16:21:36","modified_gmt":"2016-12-19T15:21:36","slug":"il-presepe-di-san-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/12\/il-presepe-di-san-francesco\/","title":{"rendered":"Il presepe di San Francesco"},"content":{"rendered":"<p>Presepe significa \u00abdinanzi al chiuso\u00bb, \u00abdinanzi al recinto\u00bb. E il recinto, anticamente, serviva a raccogliere le bestie. Valeva, dunque, per \u00abstazzo\u00bb e, in senso pi\u00f9 largo, per \u00abstalla\u00bb.<br \/>\nDinanzi alla stalla, dov&#8217;era nato Ges\u00f9, s&#8217;accese una particolare devozione, specialmente dopo che Sant&#8217;Elena, madre dell&#8217;Imperatore Costantino, costru\u00ec a Betlemme, sopra la grotta indicata dalla tradizione per quella della Nativit\u00e0, una grande Basilica.<br \/>\nLa devozione betlemmita doveva avere quasi immediatamente riscontro a Roma. Perci\u00f2 non fa meraviglia sapere come la prima grande Basilica romana dedicata alla Madonna (quella che oggi \u00e8 universalmente nota col nome di Santa Maria Maggiore), venisse chiamata, fin dal VI secolo, Sancta Maria ad Praesepe, a causa d&#8217;una cappella, fatta costruire, verso il 435, dal Papa Sisto III, e dove si custodivano le assicelle della mangiatoia, dentro la quale, secondo una incerta tradizione, sarebbe stato posto Ges\u00f9.<br \/>\nMolto probabilmente, la vera mangiatoia doveva consistere in una specie di trogolo scavato nella roccia e non si sa su quale fondamento storico si credesse che quelle assicelle avessero appartenuto alla rustica culla di Ges\u00f9.<br \/>\nDue secoli dopo, al tempo di Papa Teodoro, quella cappella veniva descritta come un oratorio distinto dalla Basilica. Non si trattava dunque d&#8217;un vero e proprio Presepe, ma di un piccolo santuario, per la conservazione di reliquie portate da Betlemme.<br \/>\nUn altro Praesepe Sanctae Mariae sorse, pi\u00f9 tardi, anche presso la Basilica di San Pietro. Ma anche in questo caso si doveva trattare d&#8217;una cappella con reliquie. Si sa soltanto ch&#8217;era \u00abricco di marmi e di mosaici\u00bb e ci\u00f2 conferma nell&#8217;idea che quei Presepi avessero prevalentemente carattere architettonico.<br \/>\nUn altro ancora, nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, decorato con lastre d&#8217;oro e d&#8217;argento, era fatto ad similitudinem Praesepis sanctae Dei Genitricis quae appellatur maioris, cio\u00e8 imitante il Presepe di Santa Maria Maggiore, che non sappiamo per\u00f2 come fosse e che, con molta probabilit\u00e0, riproduceva, in piccolo, la Basilica costantiniana di Betlemme.<br \/>\nSi ritorna cos\u00ec al punto di prima, cio\u00e8 alla supposizione che, dopo il V secolo, si chiamassero Presepi alcune chiesine, forse imitanti la Basilica di Betlemme, e conservanti reliquie, pi\u00f9 o meno autentiche, della mangiatoia, creduta a quei tempi, di legno.<br \/>\nIl Presepe concepito da San Francesco fu un&#8217;altra cosa ed ebbe carattere di sacra rappresentazione.<br \/>\nSe deriv\u00f2, come vedremo, dalla scena della Nativit\u00e0, descritta da San Luca e dagli apocrifi, e quindi dalle opere d&#8217;arte dove era rappresentato il miracoloso evento, ebbe per\u00f2 un altro spirito e un&#8217;evidenza rappresentativa pi\u00f9 immediata.<br \/>\nInfatti, una cosa \u00e8 il Presepe, ed un&#8217;altra cosa \u00e8 la Nativit\u00e0. Una cosa \u00e8 farsi \u00abdinanzi alla stalla\u00bb, e un&#8217;altra cosa \u00e8 rievocare il grande evento della nascita di Ges\u00f9.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4404\" aria-describedby=\"caption-attachment-4404\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/La_adorazione_dei_pastori_Rubens_Fermo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4404\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/La_adorazione_dei_pastori_Rubens_Fermo-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/La_adorazione_dei_pastori_Rubens_Fermo-200x300.jpg 200w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/La_adorazione_dei_pastori_Rubens_Fermo.jpg 534w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4404\" class=\"wp-caption-text\">Fermo,L&#8217;adorazione dei pastori, Rubens<\/figcaption><\/figure>\n<p>La Nativit\u00e0 consiste in una raffigurazione artistica della scena. Il Presepe, invece, consiste nella ricostruzione ambientale della medesima scena, concepita quasi teatralmente, come sacra rappresentazione.<br \/>\nL&#8217;idea di questa sacra rappresentazione non poteva venire che a San Francesco, cio\u00e8 al \u00abgiullare di Dio\u00bb, che dinanzi al popolo del Medioevo voleva rappresentare al vivo le verit\u00e0 del Vangelo. Egli voleva muovere, anche prima del sentimento, la fantasia popolare, predicando, non solo con la parola, ma con l&#8217;azione. Santo e artista, aveva bisogno di render sensibili concetti e ideali, traducendo, nella maniera pi\u00f9 efficace, la parola nei fatti.<br \/>\nGrande educatore cristiano e geniale maestro, sapeva che l&#8217;immagine colpiva profondamente quell&#8217;eterno fanciullo che \u00e8 il popolo. Perci\u00f2 \u00abrecit\u00f2\u00bb sulle piazze; rappresent\u00f2 la parte dell&#8217;Alter Christus, dinanzi alle folle stupite e ammirate delle citt\u00e0 comunali e delle campagne, che si scioglievano dai ceppi del feudalesimo.<br \/>\nCon questo spirito e per questo scopo, egli ide\u00f2 il famoso Presepe di Greccio.<br \/>\nIl viaggio in Terrasanta aveva commosso ancora di pi\u00f9 la sua fantasia. L\u00ec era sceso l&#8217;Atteso; l\u00ec si era incarnato il Verbo; l\u00ec, in una grotta, aveva vagito il Re dell&#8217;Universo, in una notte di abbagliante mistero.<br \/>\nVerso il Natale del 1223, tornava a Roma, ed entrando nella valle reatina, i compagni lo videro sorridere tra s\u00e9 e s\u00e9. Qualcosa di nuovo gli si muoveva nella mente.<br \/>\nSan Francesco aveva tra gli amici molti castellani. Quei feudatari paterni e saggi, ai quali faceva capo tutta la vita del castello, non erano poi sempre tiranni malefici, come li ha dipinti la storiografia romantica. San Francesco ne conosceva dei buoni; per esempio, il conte Orlando Cattani della Verna, il conte Guido di Montauto e, a Greccio, Giovanni Velita.<br \/>\nSan Francesco, giunto al suo eremo, lo mand\u00f2 a chiamare. Giovanni Velita accorse e San Francesco gli disse: \u00abSe tu l&#8217;hai caro, io vorrei celebrare con te quest&#8217;anno, l&#8217;imminente solennit\u00e0 del Signore. Affrettati dunque a preparare quanto desidero\u00bb.<br \/>\nPer il castellano di Greccio ogni desiderio del santo era pi\u00f9 che un ordine. Perci\u00f2 Francesco seguit\u00f2: \u00ab\u00c8 mio pensiero rievocare al vivo la memoria di quel Bambin celeste che \u00e8 nato laggi\u00f9 in Betlemme, e suscitare davanti allo sguardo del popolo e al mio cuore gli incomodi delle sue infantili necessit\u00e0, vederlo proprio giacere su poca paglia, reclinato in un Presepe, riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello&#8230;\u00bb.<br \/>\nTutto fu eseguito a puntino, sotto la direzione del buon messer Giovanni, e la notte di Natale del 1223, nel bosco di Greccio, si ebbe la prima rappresentazione natalizia, cio\u00e8 il primo Presepe.<br \/>\nUn sacerdote celebr\u00f2 la messa sulla mangiatoia. San Francesco, non essendo sacerdote, ma soltanto diacono, cant\u00f2 il Vangelo della Nascita, e lo spieg\u00f2 al popolo accorso con fiaccole accese.<br \/>\nChiamava Ges\u00f9 \u00abil Bambino di Betlemme\u00bb, e pronunziando queste parole, narra sempre il suo primo biografo, sembrava una pecora che belasse \u00abtalmente la sua bocca era ripiena, non tanto di voce, quanto di dolce affetto\u00bb. \u00abE nominando il Bambino di Betlemme, oppure dicendo Ges\u00f9, lambivasi colla lingua le labbra, quasi a gustare e deglutire la dolcezza di questo nome\u00bb.<br \/>\nForse non c&#8217;\u00e8 in tutta la storia di San Francesco un episodio tanto delicato da sfiorare quasi il ridicolo. San Francesco che bela e si lecca le labbra dinanzi al primo Presepe pu\u00f2 fare anche sorridere. Ma quel belato doveva trasformarsi nei secoli, in canti di fanciulli e in suoni di cennamelle, in versi di poesia e in sermoni infantili.<br \/>\nQuanto alla lingua che lambiva le labbra, non sembri un barocchismo! Si \u00e8 mutata in pennelli e scalpelli per rappresentare nell&#8217;arte il Presepe. Perch\u00e9 tutta l&#8217;arte del glorioso Trecento dipende dal belato di San Francesco, cio\u00e8 da quel dolce affetto che gli riempiva l&#8217;anima e traboccava nei gesti e nelle parole del giullare di Dio. \u2022<br \/>\nPiero Bargellini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presepe significa \u00abdinanzi al chiuso\u00bb, \u00abdinanzi al recinto\u00bb. E il recinto, anticamente, serviva a raccogliere le bestie. Valeva, dunque, per \u00abstazzo\u00bb e, in senso pi\u00f9 largo, per \u00abstalla\u00bb. 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