{"id":4395,"date":"2016-12-20T14:00:26","date_gmt":"2016-12-20T13:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4395"},"modified":"2016-12-19T16:14:29","modified_gmt":"2016-12-19T15:14:29","slug":"il-bambino-del-gomito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/12\/il-bambino-del-gomito\/","title":{"rendered":"Il Bambino del gomito"},"content":{"rendered":"<h2><em>&#8220;Tommaso&#8221;, un falegname che scolpisce in un pezzo di legno Ges\u00f9 bambino<\/em><\/h2>\n<p>Tommaso non amava lasciare la bottega e il borgo di collina. C\u2019erano state per\u00f2 giornate talmente strambe, a fine ottobre e ai primi di novembre (neve, forti venti, mareggiate e sole quasi estivo), che la curiosit\u00e0 l\u2019aveva spinto lungo la costa.<br \/>\nAveva passeggiato a lungo tra Pedaso e Porto San Giorgio, in riva al mare, evitando i detriti portati dalle acque.<br \/>\nPasseggiato, pensato e sognato. Lui era cos\u00ec: introverso, riflessivo, malinconico, tradizionale, conservatore. E molto anarchico. Molto. Possedeva un fiocco nero: una specie di cravatta, che indossava quando sapeva di incrociare le processioni religiose. Anche se, c\u2019\u00e8 da dire, che ormai se ne facevano ben poche, di processioni. Difficile mettergli la museruola.<br \/>\nNon alto, tarchiato, non troppi capelli, viso largo, aveva le mani d\u2019oro e l\u2019intelligenza acuta. Avrebbe potuto fare ogni tipo di mestiere, di professione. Ogni tipo di carriera. Quindi soldi. Quindi successo.<br \/>\nInvece, aveva scelto l\u2019arte del falegname, meglio: del restauratore. E proprio in un momento in cui gli oggetti si producevano in serie, industriali, tutti eguali, da consumare in fretta e buttare con altrettanta fretta. Economicamente una pessima scelta&#8230;<br \/>\nPoco male: lui era per la concretezza, per la fatica fisica, per la parsimonia. E per il lavoro: quello vero, quello che esce dalle mani delle persone, ripeteva.<br \/>\nForse anche per questo non aveva formato una famiglia.<br \/>\nViveva con l\u2019anzianissima madre.<br \/>\nUn giorno, da giovane studente &#8211; non che ora fosse vecchio -, s\u2019era visto riflesso in una vetrina del corso: passo rapido, quasi fuggente, una mezza corsa. Guardandosi, s\u2019era chiesto dove cavolo &#8211; non disse esattamente \u201ccavolo\u201d &#8211; stesse andando con quella furia, dove stesse dirigendo la sua vita, cosa potesse realizzare di s\u00e9. E proprio in quell\u2019attimo la scelta fu conseguente: Artigiano.<br \/>\nLa sua bottega profumava di colla, olio ed essenze varie.<br \/>\nQuel giorno al mare, rifletteva sui significati. Natale si stava avvicinando con tutti i suoi orpelli: luci false, acquisti falsi, vendite false, messaggi a iosa su WhatsApp. Falsi anch\u2019essi, perch\u00e9 deteriorati e al netto di calore umano. Senza fisicit\u00e0, cio\u00e8, e senza pi\u00f9 alcun abbraccio.<br \/>\nAuguri di che? Buon Natale di che? Maiuscole di che?<br \/>\nGes\u00f9, Betlemme, la Chiesa, i pastori&#8230; ma va l\u00e0. Storie da mocciosi cui neppure i mocciosi credevano pi\u00f9.<br \/>\nPoi c\u2019erano certi preti&#8230; i soldi, il potere\u2026 Lasciamo perdere\u2026 Meglio tenerli alla larga. Diffidare, per proteggersi. D&#8217;altronde i preti ebrei, pur sempre preti, avevano messo in croce Cristo. Questo, Tommaso lo ricordava bene dalle sue letture: i preti avevano fomentato la folla chiedendo libero Barabba: perch\u00e9 Ges\u00f9 li aveva messi in un angolo, li aveva sputtanati. Sputtanati quasi quasi come Francesco (primo) e Francesco (secondo), l&#8217;attuale.<br \/>\nQuel tronchetto era strano. Sembrava un gomito. Un grosso gomito di un grosso braccio umano.<br \/>\nSi ferm\u00f2 a rimirarlo. Il \u201cgomito\u201d era spiaggiato chiss\u00e0 da dove. Chiss\u00e0 da quale terra, da quale pianta, da quali storie.<br \/>\nTommaso si abbass\u00f2 e lo prese in mano. Tolse la prima patina biancastra: quella specie di lanuggine un po\u2019 vischiosa.<br \/>\nIl mare era azzurro. Il legno asciutto: n\u00e9 secco n\u00e9 marcio. Era giusto. Giusto per cosa, Tommaso non lo sapeva. Ma lo sentiva giusto.<br \/>\nLo rivolt\u00f2 pi\u00f9 volte. Lo stacc\u00f2 pi\u00f9 lontano dalla vista, lo riport\u00f2 pi\u00f9 vicino agli occhi. Lo soppes\u00f2 a ripetizione, neppure fosse oro. Alla fine lo mise nello zainetto e se ne and\u00f2 di corsa. Gli urgeva tornare al laboratorio.<br \/>\nDi quello strano gomito si ricord\u00f2 durante il pranzo della Vigilia di Natale. Sedeva da solo, sua madre aveva gi\u00e0 mangiato. In tavola c\u2019erano spaghetti al tonno e pesce per secondo. Nel bicchiere un ottimo bianco passerina.<br \/>\nIl gomito gli venne in mente \u2013 strana associazione di idee &#8211; perch\u00e9, tornando a casa, aveva visto un presepe ancora in fieri. Lo stavano allestendo i chierichetti guidati dal parroco. Ancora un prete&#8230; Aveva sbirciato passando oltre senza salutare alcuno.<br \/>\nTommaso non aveva messo addobbi, forse pi\u00f9 tardi avrebbe attaccato la presa dell\u2019alberello cinese acquistato per la madre. Tanto c\u2019era la televisione e le sue feste indotte e garantite.<br \/>\nIl pomeriggio del 24 stacc\u00f2 il cellulare ma non fece la consueta pennichella pomeridiana. Sentiva un&#8217;ansia. Un rimescolio dentro. Un rovello, quasi una macinare. Eppure, non aveva mangiato troppo, e il pesce \u00e8 leggero\u2026. Quel pezzo di legno buttato chiss\u00e0 dove nella sua bottega era come se lo stesse chiamando. E involontariamente rispose. Prese le chiavi ed usc\u00ec.<br \/>\nColto come da un fremito incontrollato butt\u00f2 all\u2019aria seghe, tavole, pialle, spalliere di letti, cornici dorate. Alla fine: eccolo. Lo ritrov\u00f2 in un incavo del muro, quasi dritto. Gli venne da sorridere. Tutto \u2018sto casino per un\u2026 pezzaccio di legno inutile. Inutile?<br \/>\nLo trasse via, lo spolver\u00f2, lo capovolse e ricapovolse, come a cercare una posizione. Quella giusta. Lo mise nella morsa&#8230; e lo fece dolcemente. Non lo strinse troppo. Anche lo scalpello non fece male. Anche la pialla non irrit\u00f2, anche il coltellino non incise a fondo. Pi\u00f9 lavorava e pi\u00f9 voleva farlo. La materia si plasmava quasi da sola. Pi\u00f9 incideva e pi\u00f9 scaturiva una forma. Una forma umana. Un bambino. Nudo. Gaio. Felice. Un neonato.<br \/>\nQuando guard\u00f2 fuori era notte piena. Avvert\u00ec le campane. Suonavano la notte santa. Si scroll\u00f2 di dosso la polvere, indoss\u00f2 il vecchio loden verde marcio. Era un cappotto largo, tanto largo da ospitare un bambino, come a proteggerlo, riscaldarlo, tenerlo\u2026 vicino al cuore. Ripass\u00f2 davanti al presepe che prima era in costruzione. Lo avevano terminato. Si ferm\u00f2. C\u2019erano tutti i protagonisti: il bue, l\u2019asinello, Maria, Giuseppe, i pastori. Mancava il neonato. L\u2019avrebbero messo in gran pompa dopo la mezzanotte.<br \/>\nSi poteva far un dispetto al prete. Cautamente, tolse da dentro il loden il Bambino del gomito. Si guard\u00f2 in giro: nessuno. Lo depose nella mangiatoia. Lo sistem\u00f2 cercandogli la posizione pi\u00f9 comoda, spostando un po&#8217; pi\u00f9 a destra un po&#8217; pi\u00f9 a sinistra, come fosse un bambino&#8230; vero. Lo copr\u00ec pure con un panno che s\u2019era portato appresso&#8230; per ripararlo dal freddo. Lo fece con rispetto. E con due lacrime che, porca miseria \u2013 non disse miseria -, non riusciva a trattenere.<br \/>\nGliel\u2019aveva fatta ai preti, ancora una volta. Ma stavolta era felice. Felice sul serio.<br \/>\nNon torn\u00f2 alla solitudine di casa. Dalla chiesa del monastero giunsero echi di angeli. Le monache cantavano: voci di giovani.<br \/>\nIl profumo d&#8217;incenso gli ricord\u00f2 l&#8217;infanzia.<br \/>\nGli ricord\u00f2&#8230; l&#8217;attesa.<br \/>\nSal\u00ec le scalette, apr\u00ec il portone. Una folla. Entr\u00f2.<br \/>\nSull&#8217;altare qualcuno gli sorrise.<br \/>\nAssomigliava a un bambino. Il Bambino del gomito. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Tommaso&#8221;, un falegname che scolpisce in un pezzo di legno Ges\u00f9 bambino Tommaso non amava lasciare la bottega e il borgo di collina. C\u2019erano state per\u00f2 giornate talmente strambe, a fine ottobre e ai primi di novembre (neve, forti venti, mareggiate e sole quasi estivo), che la curiosit\u00e0 l\u2019aveva spinto lungo la costa. 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