{"id":4351,"date":"2016-12-19T18:00:59","date_gmt":"2016-12-19T17:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4351"},"modified":"2016-12-19T15:38:03","modified_gmt":"2016-12-19T14:38:03","slug":"rivivo-ricordi-indelebili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/12\/rivivo-ricordi-indelebili\/","title":{"rendered":"Rivivo ricordi indelebili"},"content":{"rendered":"<h2><em>Davanti al presepe tutta la famiglia recitava le preghiere della sera<\/em><\/h2>\n<p>Da bambina non vedevo l\u2019ora che arrivasse il tempo del Natale per guardare mio padre tutto preso dal lavoro per il nuovo presepe di famiglia con la mollica del pane, la colla fatta con farina e aceto, la carta dei vecchi giornali. Il tempo, nella vecchia cucina con la stufa economica sempre accesa dall\u2019autunno a primavera, con il suo dolce crepitio della legna che ardeva, dava all\u2019atmosfera calma e calda della casa un tocco di buona armonia. Erano i momenti in cui potevamo parlare, io e mio padre. Essendo un militare trascorreva molte ore in caserma fra cannoni che mi spaventavano tanto solo a guardarli ed esercitazioni in montagna. Lui che era stato al Seminario di Fermo fino al ginnasio, mi raccontava con piacere la storia della nascita di Ges\u00f9 mentre era intento a lavorare con mani sapienti alla creazione dei nuovi pupazzi del presepe o alla loro riparazione qualora ce ne fosse bisogno. Facevamo sempre cena tardissimo rispetto gli orari consueti e mamma finiva per brontolare perch\u00e9 a furia di riscaldare il minestrone sulla stufa, si finiva per consumarlo attaccato al fondo e dal sapore bruciacchiato. Pap\u00e0 la guardava con pazienza dicendole che il presepe avrebbe avuto pi\u00f9 valore perch\u00e9 condito di pazienza sua e un pizzico di buonumore mio e di nonna. Mamma era addetta a tagliare e cucire gli abitini dei vari personaggi ma spesso le \u201csottane\u201d o erano troppo corte o troppo lunghe. I Re Magi avevano invece bisogno di tessuti pi\u00f9 pregiati e allora si ricorreva ai campioncini della nonna sarta. Erano quadrati di stoffa di vario tipo e colore, fermati con una specie di fermaglio d\u2019ottone. Non servivano molto in realt\u00e0 ma nonna ne era gelosissima e cos\u00ec il nostro bel presepe, una volta terminato, finiva per assomigliare alla vita di ogni giorno. I ricchi avevano vesti di velluto e panno caldo, i poveri abitini di cotone dai colori spenti e tristi. Ma il pezzo forte era la capanna. Ogni anno si rifaceva nuova di zecca ed era sempre pi\u00f9 rifinita nei particolari. Il bue e l\u2019asino erano distanziati dalla testolina santa del Ges\u00f9 Bambino. La Madonna e San Giuseppe invece gli erano dappresso, con i volti assorti nel guardarlo in adorazione. I pastori assomigliavano ad alcuni parenti che avevamo nelle Marche. Trovandoci nel Trentino, chiss\u00e0 perch\u00e9 pap\u00e0 riusciva a tradurre la nostalgia per la sua terra nei visi dei compaesani lasciati da ragazzo. Infatti ad ognuno di loro assegnava gli stessi nomi: &#8220;Questo \u00e8 Pier\u00ec, e questo Juv\u00e0. La venditrice di verdure con la cesta sul capo \u00e8 Mariettina, la moglie di Pier\u00ec e questa con la gamba pi\u00f9 corta \u00e8 la sorella zitella di Juv\u00e0&#8221;.<br \/>\nCos\u00ec tra un po\u2019 di Vangelo e i racconti romanzati di pap\u00e0 sulla gente del suo paese natale finivo per sommare il tutto credendo che Ges\u00f9 Bambino fosse nato ad Altidona invece che a Betlemme. Intanto la stufa continuava a riscaldare l\u2019unica stanza calda della casa, il minestrone si attaccava al fondo e mamma non la finiva pi\u00f9 di brontolare per lo spreco della preziosa minestra serale. Gli unici tranquilli erano la nonna intenta a cucire i cappotti rivoltati della gente del paesino dove abitavamo anche perch\u00e9 comprarne di nuovi era roba da \u201csignori\u201d. Mio fratello pi\u00f9 piccolo nato da pochi mesi dormiva nella culletta beato sognando magari il caldo e dolce latte di mamma e il canto di una ninna nanna che lo cullasse. Ci voleva una buona settimana perch\u00e9 il presepe fosse pronto. Il risultato era fantastico!!! Muschio profumato e sassolini erano veri, raccolti durante le passeggiate in montagna, la neve era di soffice farina bianca e il laghetto delle papere di carta stagnola. Mio padre ci riuniva davanti al Presepe con gli occhi che gli brillavano e con lui si recitavano le preghiere della sera per tutto il periodo natalizio. Nonna mi raccontava degli angeli e dei pastori addormentati. Della lana filata, del formaggio e pane che le buone donne portavano alla Madonna per nutrirla che doveva allattare il Bambinello. L\u2019unico un po\u2019 defilato era San Giuseppe. Pap\u00e0 lo posizionava pi\u00f9 vicino che poteva all\u2019ingresso della capanna perch\u00e9 doveva fare la guardia. Erode cercava il piccolo Ges\u00f9 per ucciderlo. Cos\u00ec nella mia fantasia immaginavo il mite san Giuseppe come un impavido guerriero pronto alla difesa della sua famiglia col suo lungo bastone in pugno mentre Erode incarnava quel male assoluto che una bimba di cinque anni potesse capire. All\u2019arrivo dei Magi per\u00f2 sentivamo tutti un po\u2019 di tristezza\u2026Avremmo smontato di l\u00ec a poco il bel Presepe ed avvolto nella carta da giornale ogni singolo pezzo cominciando dalle pecorelle ricoperte da batuffoli di fiocchi di lana per passare ai cammelli, alle galline sparse lungo le stradine, fino ad arrivare ad ogni singolo personaggio. Ges\u00f9 Bambino, la Madonna e san Giuseppe avevano una scatola tutta per loro. Ne ero felice perch\u00e9 cos\u00ec potevano stare in pace tutto l\u2019anno senza il pensiero del cattivo Erode che li andava cercando. Gli anni trascorrono in fretta ed ora sono io quella che in famiglia mantiene viva la tradizione del Presepe. Le statuine dei vari personaggi, le case, gli animali, la capanna\u2026 tutto \u00e8 certamente pi\u00f9 bello di quanto avessimo allora.<br \/>\nL\u2019effetto \u00e8 lo stesso e la stessa nostalgia mi prende ogni Natale specialmente per la memoria di quelle mani sapienti di pap\u00e0, l\u2019odore della colla, il \u201cprofumo\u201d del minestrone bruciacchiato, il calore della stufa a legna, il brontolare bonario di mamma, il capo chino della nonna sulla stoffa imbastita ma pi\u00f9 di tutto quel pregare sommesso, calmo e sereno della sera che facevamo tutti insieme e che faceva sentire la nostra casa, come casa di Ges\u00f9. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Davanti al presepe tutta la famiglia recitava le preghiere della sera Da bambina non vedevo l\u2019ora che arrivasse il tempo del Natale per guardare mio padre tutto preso dal lavoro per il nuovo presepe di famiglia con la mollica del pane, la colla fatta con farina e aceto, la carta dei vecchi giornali. 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