{"id":4340,"date":"2016-12-19T16:30:24","date_gmt":"2016-12-19T15:30:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4340"},"modified":"2016-12-19T15:29:54","modified_gmt":"2016-12-19T14:29:54","slug":"fichi-secchi-e-mandarini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/12\/fichi-secchi-e-mandarini\/","title":{"rendered":"Fichi secchi e mandarini"},"content":{"rendered":"<p>\u201cOgni fioeu \u2018l so cavagnoeu\u201d (Ogni bambino ha il suo cestello preparato), soleva ripetere spesso mamma Giuseppina al marito Domenico un modesto \u201cpais\u00e0n\u201d (contadino) che di figli ne avrebbe avuti dalla moglie, ben tredici, contro ogni superstizione vecchia e nuova. Correva l\u2019anno 1913 e Luigi, quarto della nidiata, tra \u201cbagaj\u201d e \u201ctus\u00e0n\u201d (bambini e bambine) entrava nel mondo come fanno tutti i bambini della terra, piangendo e scalciando con le gambette e la faccia paffutella. Vivere era difficile ma se, come credeva Giuseppina, ogni figlio che nasceva aveva riposto nel proprio cestello tutte le cose belle che la vita gli avrebbe riservato, allora non era impossibile credere che Dio avrebbe dato senz\u2019altro una mano per far trovare un piatto di minestra, tutti i giorni anche per lui. Luigi, circondato dall\u2019affetto dei propri genitori, cresceva sano e forte, non disdegnando di lanciarsi assieme ai coetanei, sulle strade e stradine di Briosco a giocare al \u201cgalso\u201d o col \u201ccerc\u201d. Bastava poco per divertirsi, si raccoglieva una pietra piatta e levigata, la \u201cpiola\u201d che era gettata a turno contro il mucchietto di ghiande da una distanza ben precisa; chi faceva centro, si portava via la vittoria. Quando ci si stancava, si passava al gioco del cerchio, ne occorreva uno fatto di lamiera, guidato da una specie di manico, costruito con lo stesso materiale. Il manico, appoggiandosi sul cerchio in movimento, produceva uno sfrigolio che divertiva moltissimo e si sentiva da lontano, non essendoci altri rumori che lo sovrastavano.<br \/>\nTutte le stagioni erano belle, ricche di promesse e di dolci pensieri nonostante si mangiasse polenta, tutti i giorni e la carne non comparisse mai sulla tavola. Primavera, estate, autunno, e arrivava l\u2019inverno e con esso il Natale, la festa che tutti i bambini attendevano con ansia. Nel paese, nelle settimane che precedevano, c\u2019era come una corrente elettrica che attraversava un po\u2019 tutti, grandi e piccoli.<\/p>\n<p><strong>Il presepe in stalla<\/strong><br \/>\nAnche la mamma di Luigi si dava un gran da fare per preparare la giusta atmosfera natalizia, recuperando le statuine per il presepio che sistemava nella stalla, essendo la casa occupata da tanti ragazzi, poi posto accanto alle mucche sembrava fosse davvero il suo ambiente naturale. C\u2019era da trovare la \u201ctepa\u201d, il muschio da mettere alla base dello stesso e allora era un correre affannoso per i campi, lungo il greto del fiume Lambro, a prendere il muschio pi\u00f9 bello. Alcune statuine di gesso le faceva lei, altre ne comprava direttamente nei pochi negozi del paese o in quelli dei paesi vicini, quando vi si recava per acquisti di un grosso peso. Non si sa come riuscisse a comprarle, perch\u00e9 con tredici figli, era ben difficile farci uscire tutto, ma si sa che le mamme di una volta pur se povere, sapevano risparmiare in altre cose, soprattutto quando si trattava di fare il presepe che era il pi\u00f9 bello di quanti erano allestiti in paese. Giuseppina era brava, Domenico non lo era da meno. Il lavoro nei campi non era sufficiente perch\u00e9, con la sola vendita del grano e di altri prodotti, si potesse mantenere una famiglia tanto numerosa. Ecco allora che Domenico, al pari di altri \u201cpais\u00e0n\u201d della zona, si era messo ad allevare i \u201ccaval\u00e8e\u201d, i voracissimi bachi da seta che dovevano essere continuamente alimentati con le foglie di gelso. I mori, cos\u00ec chiamati i gelsi dalle nostre parti, distribuiti in filari nelle campagne, disegnavano quasi un paesaggio opera d\u2019arte. Un anno particolarmente buono, la vendita dei bachi da seta, frutt\u00f2 a Domenico un buon guadagno, tanto che pens\u00f2 bene di fermarsi all\u2019osteria per festeggiare l\u2019avvenimento con una bevutina di vino sincero, dandone anche al piccolo Luigi. Il risultato fu un leggero stato di euforia che pervase il ragazzo. Di ritorno a casa, la mamma rimase contenta per i soldi che Domenico le mise subito in mano, avrebbe provveduto a pagare il corredo per le figlie in et\u00e0 da marito, acquistare qualche abito nuovo, ma fece due occhi di fuoco all\u2019indirizzo del marito, appena vide il suo Luigi smodatamente allegro, ancora un po\u2019 sbronzo per il vino bevuto all\u2019osteria. Il pap\u00e0 se ne sent\u00ec dire di tutti i colori, ma era Natale e il buon Domenico avrebbe dovuto fare qualcosa per riacquistare la fiducia della moglie. Si rec\u00f2 allora a prendere una sfilza di fichi secchi e sul volto di Giuseppina ritorn\u00f2 il sorriso. \u201cSu, su c\u2019\u00e8 da preparare il pranzo di Natale, domani mattina dovr\u00f2 andare alla prima messa\u201d \u2013 diceva rimproverandosi per non aver fatto nulla e di aver fatto un po\u2019 la sostenuta con Domenico.<\/p>\n<p><strong>I regali sul comodino<\/strong><br \/>\nLuigi e i fratelli andarono subito a letto e se avessero fatto i capricci, sarebbe stato peggio per loro, ripetevano i genitori, perch\u00e9 Ges\u00f9 Bambino \u201cal porta nient\u201d ai bambini capricciosi. Intanto Domenico e Giuseppina si davano un gran da fare per sistemare sul comodino, accanto al letto dove i figli dormivano: fichi secchi, mandarini e qualche \u201cstraccadech\u201d, un croccante duro che si spaccava in piccoli pezzi dopo averlo fatto sciogliere in bocca. All\u2019indomani, ritornata dalla messa, Giuseppina iniziava a preparare il cappone per il pranzo di Natale. Mai come in questa festa si mangiava cos\u00ec bene. Non mancava neppure la torta fatta col pane bianco, messo a bagno nel latte, amalgamato con lo zucchero, ma poco perch\u00e9 non ce n&#8217;era, poi perch\u00e9 costava. Era una variante della cosiddetta torta di pane, fatta oggi con molti altri ingredienti: pinoli, uva passa, latte, pane, cacao. Alla sera di Natale si mangiava quel che era rimasto del pranzo ma anche frutta che Domenico provava a trovare qua e l\u00e0, alleggerendo del suo peso qualche albero vicino alla propria cascina. Anche Luigi partecip\u00f2 una volta a questa espropriazione indebita, solo qualche pera e alcune mele ma, forse saranno stati i loro passi maldestri o forse perch\u00e9 era destino che andasse cos\u00ec, anche il cane, che era di guardia alla casa, se ne accorse, oltre al padrone. Luigi non sapeva come fare per mettere a tacere la bestiaccia, cav\u00f2 di tasca una pera e la mise in bocca al cane. Il Natale era anche la festa in cui avveniva il passaggio del vestito. Il fratello maggiore indossava il vestito nuovo. Gli altri mettevano, a scalare, quelli dei pi\u00f9 grandi. Un anno fu particolarmente bello per Luigi. Non solo mise il vestito nuovo, ma anche calz\u00f2 un bel paio di scarpe nuove, che mostr\u00f2 ai propri amici, al mattino nel corso della messa e il pomeriggio quando and\u00f2 a dottrina. In alcuni anni, la neve ricopriva tutti i campi circostanti e gli spazi attorno alla cascina. Si andava allora vicino ai fienili per mettere le tagliole: qualche passero sarebbe rimasto sotto. La mamma l\u2019avrebbe messo sulla polenta fumante.<\/p>\n<p><strong>Il fieno sul davanzale<\/strong><br \/>\n\u201cEpifania, tutte le feste porta via\u201d, ma non prima che il pap\u00e0 Domenico avesse pensato a mettere del fieno sui davanzali delle finestre. Diceva che durante la notte, i cammelli dei Re Magi che venivano da lontano, si sarebbero rifocillati con il fieno. Se i bambini fossero stati buoni, i Re Magi avrebbero lasciato loro dei fichi secchi al posto del fieno. Quale stupore stampato sul volto di Luigi, quando il mattino, svegliatosi, non trovava pi\u00f9 il fieno, ma i fichi secchi. Prima che il ragazzo si alzasse, Domenico faceva il giro della cascina e sostituiva il fieno con i fichi. Luigi credeva davvero come tutti i ragazzi della sua et\u00e0 che fossero passati i cammelli dei re Magi e che tutto si fosse svolto cos\u00ec come il pap\u00e0 gli aveva detto. Quella dei re Magi \u00e8 una tradizione tipica milanese. Anche oggi, il giorno dell\u2019Epifania, il corteo dei re Magi parte dalla piazza del duomo per arrivare a Sant\u2019Eustorgio. \u00c8 lontana da noi; per il resto, come si pu\u00f2 leggere, il Natale, nella realt\u00e0 contadina, era simile a latitudini diverse e sotto qualsiasi cielo. Basta attingere ai ricordi che ognuno di noi ha tra le cose a lui pi\u00f9 care.<\/p>\n<p>Tale testo l\u2019ho pubblicato il 10 dicembre del 1994 nel settimanale \u201cIl Cittadino di Monza e Brianza\u201d, quando abitavo ancora a Giussano.<br \/>\nMi \u00e8 sembrato giusto riproporlo per la \u201cVoce delle Marche\u201d, riveduto in alcune sue parti. Si possono trovare analogie e differenze tra due realt\u00e0 geografiche lontane ma anche vicine. Diversi sono i termini dialettali ma la vita materiale nelle nostre case coloniche e nelle cascine brianzole era la stessa. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cOgni fioeu \u2018l so cavagnoeu\u201d (Ogni bambino ha il suo cestello preparato), soleva ripetere spesso mamma Giuseppina al marito Domenico un modesto \u201cpais\u00e0n\u201d (contadino) che di figli ne avrebbe avuti dalla moglie, ben tredici, contro ogni superstizione vecchia e nuova. 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