{"id":4337,"date":"2016-12-19T16:00:31","date_gmt":"2016-12-19T15:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4337"},"modified":"2016-12-19T15:26:12","modified_gmt":"2016-12-19T14:26:12","slug":"consolati-maria-del-tuo-pellegrinare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/12\/consolati-maria-del-tuo-pellegrinare\/","title":{"rendered":"\u201cCons\u00f2lati Maria del tuo pellegrinare\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Il mese di Dicembre era, sin dall\u2019inizio, un tempo di attesa. Si aspettava la grande festivit\u00e0 del Natale. Non c\u2019era quasi nulla di tutta quell\u2019atmosfera consumistica che contraddistingue i nostri giorni con vie e piazze illuminate, negozi addobbati. L\u2019attesa del Natale era vissuta pi\u00f9 nei cuori che nelle cose esteriori, davvero poche, rispetto a oggi, solo qualche torrone e gli immancabili mandarini, ma si era contenti lo stesso.<br \/>\nIl primo compito che impegnava noi ragazzi era di raccogliere il muschio \u201clo vellutino\u201d, chiamato cos\u00ec perch\u00e9 il tappeto erboso alla base del presepio doveva quasi essere di velluto, morbido, verde e carezzevole al tatto. Si trovava nei fossati, estremamente curati dai contadini, perch\u00e9 gli alberi, che crescevano sulle loro sponde, fornivano la legna necessaria per riscaldarsi nei lunghi mesi invernali e per cuocere il pane nel forno attiguo alla casa colonica.<br \/>\nLe foglie, le \u201cfronne\u201d, erano di alimento delle mucche nelle stalle. Il fosso, \u201clu fratt\u00f2\u201d, con le sue diverse essenze: querce, acacie, mori, era per il contadino quello che il bosco rappresentava per l\u2019economia agricola nel Medioevo.<br \/>\nCi si recava per far la legna, per raccogliere le ghiande, alimentazione preziosa per il maiale; non \u00e8 azzardato poi sostenere che le leggende medievali attorno a boschi incantati nei quali si potevano fare strani incontri con maghi e streghe, sono arrivate fino a noi e fino a qualche decennio fa quando si vociferava di querce secolari visitate di notte dalle anime dei defunti, dalle streghe che si davano convegno, luoghi da evitare quindi e soprattutto di notte. Sono strutture mentali di lungo periodo che sono tardate a scomparire nell\u2019immaginario collettivo del mondo popolare.<br \/>\nNei fossati si cercavano tronchi e radici che dovevano fare da monti e da grotte nel presepio. A questi, portati a casa, si aggiungevano specchi e carta stagnola per creare laghetti e corsi d\u2019acqua, si circondava il tutto con frasche di pino fra le quali occhieggiavano le stelle, piccoli fori illuminati nel cielo di cartone blu che faceva da sfondo. Infine si apriva la scatola delle statuine che ogni anno si arricchivano di un nuovo personaggio: l\u2019arrotino, il panettiere, il falegname, messi accanto all\u2019immancabile pastore attorniato dal suo gregge di pecore; c\u2019era chi suonava la cornamusa, chi faceva la polenta, il formaggio, chi cuoceva le caldarroste, la donna che lavava alla fontana, l\u2019altra che portava l\u2019acqua dal pozzo.<br \/>\nA scuola preparavamo, su carta ornata da luccicanti bozzetti natalizi, la letterina di auguri che, prima del pranzo di Natale, avremmo nascosto sotto il piatto dei genitori, per riceverne qualche piccola mancia.<br \/>\nNon mancavano poi le recite classiche, a contenuto religioso, preparate con le maestre o le poesie: \u201cConsolati, Maria del tuo pellegrinare. \/ Siam giunti. Ecco Betlemme, ornata di trofei. \/ Presso quell\u2019osteria, potremo riposare, \/ch\u00e9 troppo stanco sono e troppo stanca sei\u2026 \u00c8 nato il Sovrano bambino.\/ La notte, che gi\u00e0 fu s\u00ec buia,\/ risplende d\u2019un astro divino\u2026\u201d (Guido Gozzano).<br \/>\nE ancora: \u201cUdii tra il sonno le ciaramelle,\/ ho udito un suono di ninne nanne. \/ Ci sono in cielo tutte le stelle, \/ ci sono i lumi nelle capanne. \/\/ Sono venute dai monti oscuri\/ le ciaramelle senza dir niente;\/ hanno destata ne\u2019 suoi tuguri\/ tutta la buona povera gente\u2026\u201d (Giovanni Pascoli). C\u2019era un tempo in cui il Natale era questo. Bastava poco per essere felici. Lo si aspettava con trepidazione, quando poi arrivava qualche forte nevicata, allora la gioia era ancora maggiore. Anche nella stagione della maturit\u00e0, dai ventisette ai quarantasette anni trascorsi a Giussano, ora provincia di Monza e Brianza, il presepio, fatto con poche cose ci ricordava che era Natale.<br \/>\nLa tradizione di allestire il presepio in casa dura tuttora. Mia figlia ha fatto sempre il presepio fin da piccola, ora che \u00e8 mamma, lo prepara con largo anticipo coinvolgendo nell\u2019allestimento il figlio pi\u00f9 grande, la bambina \u00e8 ancora troppo piccola.<br \/>\nDue nipotini con i quali sto assieme per la maggior parte del giorno. In casa mia invece \u00e8 mia moglie che si occupa del presepio. In passato era quello classico, con il vellutino, la carta stagnola, le statuine, la capanna, gli angioletti, Ges\u00f9 Bambino, la Madonna, San Giuseppe, il bue e l\u2019asinello. Da un po\u2019 di tempo ha scelto di acquistare, ogni anno, statue e figuranti di una certa dimensione, rigorosamente di plastica, per limitare i danni. Il parco delle statuine si \u00e8 andato via via arricchendo. Ha tolto il vellutino perch\u00e9 sporca. La base superiore del mobile della sala basta e avanza per allineare il tutto.<br \/>\n\u00c8 una tradizione, quella del presepio, che ho sempre amato. Vi trovo una continuit\u00e0 della vita, anche se quest\u2019anno c\u2019\u00e8 tanta tristezza per il terremoto che ha sconvolto la vita di tanti. Il mio pensiero va a loro ogni giorno, a quelli che non ci sono pi\u00f9, ai sopravvissuti e a quanti vivono sradicati dai propri territori. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mese di Dicembre era, sin dall\u2019inizio, un tempo di attesa. Si aspettava la grande festivit\u00e0 del Natale. Non c\u2019era quasi nulla di tutta quell\u2019atmosfera consumistica che contraddistingue i nostri giorni con vie e piazze illuminate, negozi addobbati. 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