{"id":4302,"date":"2016-12-14T14:00:31","date_gmt":"2016-12-14T13:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4302"},"modified":"2016-12-12T12:19:17","modified_gmt":"2016-12-12T11:19:17","slug":"il-tramonto-delle-utopie-di-un-prete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/12\/il-tramonto-delle-utopie-di-un-prete\/","title":{"rendered":"Il tramonto delle utopie di un prete"},"content":{"rendered":"<h2><em>Sulle strade di don Lorenzo Milani l\u2019uomo del futuro. Il nuovo libro di Eraldo Affinati<\/em><\/h2>\n<p>C&#8217;\u00e8 un punto in cui l\u2019educatore accetta la propria impotenza, esce dal tribunale della storia e torna alla lavagna chinando il capo. Fu in seminario che Lorenzo cominci\u00f2 a capire come si dovrebbe sentire chi insegna agli adolescenti difficili: un po\u2019 sconfitto, un po\u2019 vittorioso. Non significa forse questo essere padri?\u201d (Eraldo Affinati, Sulle strade di don Lorenzo Milani l\u2019uomo del futuro, pag. 100, Milano, Mondadori, 2016). La riflessione \u00e8 posta all\u2019ultima pagina di copertina del libro finalista al premio Strega 2016, assegnato a La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati.<br \/>\n\u00c8 Affinati stesso che precisa, nella prima pagina del romanzo-saggio, l\u2019origine del racconto: \u201cCerti libri ti crescono dentro prima che tu li riconosca. All\u2019inizio si presentano camuffati da emozioni destinate a perdersi, poi lentamente conquistano uno spazio stabile e aderiscono alla tua vita, finch\u00e9 non puoi fare a meno di prenderne atto. Allora \u00e8 come se riempissi un foglio gi\u00e0 pronto scrivendo sotto dettatura. Credo sia andata cos\u00ec anche con queste pagine su don Lorenzo Milani: dieci capitoli, composti in seconda persona, a partire dai luoghi pi\u00f9 rappresentativi della sua esistenza, intervallati da altrettante risonanze recuperate dai miei diari di viaggio intorno al mondo\u201d.<br \/>\nQuelle che l\u2019autore chiama le risonanze costituiscono le strade percorse da chi, senza conoscere il priore di Barbiana, segue i suoi stessi percorsi. Sono i maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell\u2019istruzione africana. Sono i teppisti berlinesi, frantumi della storia europea. In Marocco, sono gli adolescenti arabi, frenetici e istintivi. A New York sono gli italiani di Ellis Island, quando gli immigrati eravamo noi. In Cina e in India, Affinati incontra le suore di Pechino e Benares, pronte ad accogliere i pi\u00f9 sfortunati. In Messico conosce i piccoli rapinatori messicani. A Volgograd avvicina i renitenti alla leva russi durante la guerra in Cecenia. In Giappone fa amicizia con Okamoto, superstite di Hiroshima. Nella sua citt\u00e0, Roma, prende contatto con i preti romani che non sanno trovare due locali per accogliere la scuola di Italiano per gli immigrati. Questi i capitoli: Gambia (2012), Berlino (2013), Marocco (2007), New York (2010), Pechino (2010), Benares (2003), Citt\u00e0 del Messico (2010), Volgograd (2002), Hiroshima (2005), Roma (2014). Sono i capitoli intitolati, in ordine ai luoghi di cui sopra: \u201cAccendere il fuoco\u201d, \u201cL\u2019arca di Marzahn\u201d, \u201cL\u2019ultimo maestro\u201d, \u201cAddio, addio, vita!\u201d, \u201c\u201dLe biglie scheggiate\u201d, \u201cSuor Teresa\u201d, \u201cCitt\u00e0 degli angeli\u201d, \u201cIl prezzo della vittoria\u201d, \u201cThe game is over\u201d, \u201cI miei preti\u201d.<br \/>\nL\u2019ultimo \u00e8 il capitolo pi\u00f9 intrigante e il pi\u00f9 divertente. \u201cA cosa servono alla Chiesa i conventi chiusi? I conventi dovrebbero servire alla carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo\u201d &#8211; diceva Papa Francesco in un discorso del 19 maggio 2014, rivolto al mondo della scuola, citando don Milani come modello essenziale\u201d.<br \/>\nEraldo Affinati che \u00e8 anche insegnante, dopo essere stato sfrattato dai Gesuiti della chiesa di San Saba, all\u2019Aventino, che avevano concesso per sei anni quattro grandi locali al pianterreno dell\u2019edificio, che dovr\u00e0 essere trasformato in un \u201dfilosofato\u201d, va alla ricerca di una nuova sede per la \u201cPenny Wirton\u201d, la scuola di lingua italiana per immigrati, tenuta da lui assieme a un gruppo di volontari.<br \/>\nChiede a don Antonio, parroco di Santa Prisca, a padre Rafael della chiesa di Santa Marcella, a don Guido, titolare della chiesa di San Gregorio Barbarigo al Laurentino, a fra Corrado economo francescano di via del Serafico, a don Fabio della chiesa di San Benedetto, a don Andrea, passionista presso la sede prestigiosa della Congregazione posta accanto a Villa Celimontana, due locali dove poter dar scuola. Nessuno, per un motivo o per l\u2019altro, \u00e8 disposto a dare quanto viene chiesto. Stabili, chiese, canoniche e conventi sono semivuoti ed hanno spazi immensi. Armati di coraggio, provano da don Giorgio salesiano, al Testaccio, che li dirotta dalle suore della Divina Provvidenza ma niente da fare. Si rivolgono al vescovo di Roma centro, Matteo Zuppi che inizia a telefonare ai marianisti di viale Manzoni, ai Verbiti della Piramide ma nessuno accoglie la richiesta. Alla fine, il gruppo si trasferisce presso la chiesa di San Vito all\u2019Esquilino, a quella di Madonna ai Monti e alla Suburra ma niente da fare. Ricevono solo rifiuti. \u201cCos\u00ec quando arrivo a don Francesco, l\u2019ultimo dei miei preti, dalle parti di via dei Serpenti, prima ancora di esprimermi, gli chiedo quali siano stati i suoi punti di riferimento. Lui risponde secco: Paolo VI\u2026 don Primo Mazzolari e don Milani. A quel punto, anche se l\u2019ambiente di cui dispone mi sembra inadeguato e non potremo usufruirne, lo abbraccio riconoscente. Amo credere che il priore, nascosto dietro di noi, lasci scorrere i titoli di coda\u201d. Sono proprio le ultime righe del libro.<br \/>\nL\u2019incipit somiglia molto a quello del romanzo Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani. In un anno imprecisato, Eraldo Affinati e consorte, non impegnati negli esami di Stato, decidono di anticipare le vacanze estive per recarsi a Barbiana. Giunti a Barberino del Mugello, escono dall\u2019autostrada e arrivano a destinazione. Giunti davanti alla canonica, si dirigono presso il piccolo cimitero dove don Milani riposa dal giugno del 1967. Non fanno nemmeno in tempo ad arrivare che squilla il cellulare. \u00c8 un redattore del Tg2, edizione nazionale. Chiede al professore se pu\u00f2 rilasciare una sua dichiarazione sul perch\u00e9, agli esami di Stato di quell\u2019anno, il numero delle lodi dato agli studenti era pi\u00f9 alto al Sud che al Nord. Eraldo Affinati fissa la foto di don Milani sulla tomba e si chiede assieme alla moglie cosa avrebbe detto don Milani davanti a quella richiesta. \u201cForse una parolaccia\u201d, sugger\u00ec mia moglie\u201d.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Copertina-del-libro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4303 alignleft\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Copertina-del-libro-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Copertina-del-libro-200x300.jpg 200w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Copertina-del-libro.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>La biografia del priore di Barbiana attraversa le cento settantuno pagine, rivisitando luoghi e ambienti o citando brani delle opere pi\u00f9 conosciute di don Lorenzo Milani, da Esperienze Pastorali, alle Lettere alla mamma, Lettere di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, Lettera a una profes14soressa, L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9.<br \/>\nLa ricchezza di alcune pagine \u00e8 data da quello che dicono, a distanza di sessant\u2019anni e pi\u00f9, quelli che sono stati gli allievi di don Milani, da Agostino Burberi a Aldo Bozzolini per la scuola di Barbiana, a Maresco Ballini e Mario Rosi. I secondi due furono i pi\u00f9 attivi fra gli ex scolari di Calenzano, il paese nel quale don Lorenzo Milani approd\u00f2 il 3 ottobre del 1947, a sostegno dell\u2019anziano parroco don Daniele Pugi, buono come il pane, il quale non esit\u00f2 neppure un istante ad accettare quel pretino \u201cche nessuno vuole: un ragazzo d\u2019una famiglia mezza ebrea\u201d. Particolare rilievo \u00e8 dato all\u2019intervista conversazione che l\u2019autore ha con Adele Corradi, l\u2019insegnante di lettere che divent\u00f2, assieme al prof. Agostino Ammannati, una delle pi\u00f9 ferventi sostenitrici della Scuola di Barbiana, autrice tra l\u2019altro di un libro su don Milani: Non so se don Milani, pubblicato nel 2012 e citato spesso nel testo di Affinati.<br \/>\nUn altro tassello narrativo, presente nel libro e non affatto secondario, \u00e8 rappresentato dalle riflessioni che Affinati fa di tanto in tanto a spiegazione della realt\u00e0 a lui contemporanea, attraversando a Firenze le strade percorse da don Lorenzo Milani. L\u2019autore si trova in via Antonio Gramsci e \u201cI faretti sull\u2019erba illuminano il volto di Giuseppe Mazzini\u2026Due mangiapreti che fanno comunella? Noi siamo gi\u00e0 nell\u2019Inferno preconizzato da don Milani, pare che dicano. Ascoltali: Il Dio denaro ha vinto. I motori imperano nella testa dei ragazzi. La pornografia \u00e8 entrata nella loro esperienza quotidiana. La deflagrazione del desiderio \u00e8 compiuta. La politica \u00e8 corrotta. La scuola \u00e8 sfasciata. Gli scolari non sono pi\u00f9 capaci di stare attenti. La donna viene massacrata. I poveri perdono. Il consumo trionfa. La moda ci guida. Il turista ha preso il posto del viaggiatore. Chi va su Google non legge pi\u00f9 se non in modo estemporaneo e frammentario\u2026 La Chiesa \u00e8 stata compromessa dalla pedofilia. I giovani bestemmiano, bevono e si ubriacano. I borghesi comandano. Gli operai vogliono diventare come loro. Le utopie si sono trasformate in flagelli. Le campagne si spopolano perch\u00e9 i contadini se ne vanno lasciando il posto agli immigrati, che raccolgono i frutti della terra per pochi euro, puliscono le stalle e danno da mangiare al bestiame.<br \/>\nLa Costituzione sembra lettera morta. Cristo \u00e8 uno slogan di Papa Francesco. La scrittura somiglia alla pubblicit\u00e0. La letteratura \u00e8 fantasy, giallo e discorso. Il numero ha vinto sulla qualit\u00e0. I canoni sembrano stravolti. Gli stili sono scomparsi. Le gerarchie irriconoscibili. I sindacati non pi\u00f9 all\u2019altezza. La coscienza civile \u00e8 una favola a cui soltanto pochi vecchietti paiono ancora disposti a credere. Perfino il celebre motto \u201cI care\u201d \u00e8 inutilizzabile dopo essere stato svenduto al Partito democratico\u201d.<br \/>\nDon Lorenzo Milani muore il 26 giugno 1967, quando Eraldo Affinati frequenta la Scuola Media. Diventato grande, anche lui maestro, decide di scrivere ancora un libro su questa figura controversa della Chiesa negli anni Cinquanta e Sessanta, dopo tutto quello che \u00e8 stato scritto e detto sul priore di Barbiana, \u00e8 anche perch\u00e9 sente dentro di s\u00e9 di avere qualche affinit\u00e0 con don Milani.<br \/>\n\u00c8 ansioso di agire in fretta per non lasciarsi irretire dall\u2019indecisione. Ecco allora rivisitare i luoghi di nascita del piccolo Lorenzo Milani Comparetti, cognome quest\u2019ultimo del nonno paterno, che non avendo figli, impose che il proprio cognome passasse ai nipoti.<br \/>\nLa casa dove il piccolo Lorenzo viene alla luce il 27 maggio 1923 \u00e8 una elegante palazzina in via Principe Eugenio 9, oggi diventata via Antonio Gramsci 25, a pochi passi da Borgo San Frediano, quartiere popolare caro a Vasco Pratolini, cos\u00ec descritto in uno dei suoi romanzi pi\u00f9 belli: \u201cC\u2019\u00e8 di l\u00e0 d\u2019Arno un quartiere dove le facciate delle case, se pu\u00f2 darsi tale nome a s\u00ec orribili catapecchie, sono specialmente in certi punti, stonacate, scabbiose, gli acquai con sgrondi rotti, un quartiere dove il minimo subbuglio pu\u00f2 tirare sulle strade, accalcare insieme ad un tratto centinaia d\u2019uomini e donne furenti!\u2026\u201d(V. Pratolini, Metello).<br \/>\nLa differenza tra i due mondi quasi continui \u00e8 abissale.<br \/>\nDa un lato la ricchezza sfacciata, dall\u2019altra l\u2019estrema povert\u00e0. Il pap\u00e0 di Lorenzo, Albano Milani, ateo, \u00e8 un chimico con la passione per la letteratura. Possiede una tenuta con vasti terreni nella campagna di Montespertoli con l\u2019annessa villa \u201cGigliola\u201d e un\u2019altra villa sul mare, a Castiglioncello, \u201cIl Ginepro\u201d.<br \/>\nLa mamma di Lorenzo, Alice Weiss, proviene da una famiglia di ebrei boemi trasferitisi a Firenze per ragioni commerciali. Il piccolo Lorenzo trascorre l\u2019infanzia tra balie, tate, istitutrici. Non gli manca nulla. Anche quando il padre si trasferisce a Milano per lavoro nel 1930, va ad abitare in uno dei quartieri pi\u00f9 eleganti della citt\u00e0 lombarda, a pochi passi da via della Spiga, poco lontano da via Monte Napoleone.<br \/>\nTerminate le Scuole Elementari e Medie, frequenta il prestigioso Liceo Classico \u201cBerchet\u201d dove prende la maturit\u00e0. Dopo una breve parentesi all\u2019Accademia di Brera, comunica ai propri genitori di voler entrare in seminario. Questi non approvano la scelta. La mamma ci soffre ma gli sar\u00e0 accanto fino agli ultimi giorni. Dopo quattro anni trascorsi nel seminario a Cestello, di l\u00e0 d\u2019Arno, viene ordinato sacerdote. Dopo i sette anni trascorsi a Calenzano, viene esiliato a Barbiana, quasi in un ideale penitenziario ecclesiastico.<br \/>\n\u00c8 il 7 dicembre 1954, in una giornata fredda, piovosa, con un vento di tramontana che penetra nelle ossa. Qui, come aveva fatto a Calenzano, va a trovare i ragazzi sparsi per le pendici del Monte Giovi e apre per loro una scuola. \u00c8 in questo esilio che termina il libro Esperienze Pastorali iniziato a Calenzano ed \u00e8 qui che nascono Lettera a una professoressa e L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9.<br \/>\nBello il libro di Eraldo Affinati. Si legge con piacere.<br \/>\nL\u2019autore tiene alta la figura di don Milani, quasi a eternare nel tempo una promessa non mantenuta negli anni successivi alla morte del priore.<br \/>\nBarbiana non pu\u00f2 essere ridotta a \u201cTrucioli di utopie che hanno appassionato pi\u00f9 di una generazione\u201d. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulle strade di don Lorenzo Milani l\u2019uomo del futuro. Il nuovo libro di Eraldo Affinati C&#8217;\u00e8 un punto in cui l\u2019educatore accetta la propria impotenza, esce dal tribunale della storia e torna alla lavagna chinando il capo. 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