{"id":4233,"date":"2016-12-02T17:00:26","date_gmt":"2016-12-02T16:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4233"},"modified":"2024-11-06T16:40:42","modified_gmt":"2024-11-06T15:40:42","slug":"se-la-terra-trema-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/12\/se-la-terra-trema-noi\/","title":{"rendered":"Se la terra trema, noi&#8230; (prima parte)"},"content":{"rendered":"<h2><em>Sconvolgimenti geologici e angosce umane.\u00a0<\/em><\/h2>\n<p>Domenica 20 novembre 2016: passeggiando e meditando per le vie di Smerillo a mezzod\u00ec.<br \/>\nSono trascorse tre settimane dalla grande scossa che ha travolto i Sibillini. Chi dice di 7.1, chi di 6.5 gradi della scala Richter. Un esperto mi ha fatto notare che la valutazione pi\u00f9 benevola potrebbe essere scaturita dal fatto che si \u00e8 trattato di un grappolo (cluster) di scosse di cui \u00e8 stato computato il valore medio, mentre il picco pi\u00f9 alto sarebbe stato proprio di 7.1. Ma lasciamo la questione ai tecnici.<br \/>\nL\u2019aspetto che pi\u00f9 mi ha turbato in questa vicenda \u00e8 stato apprendere, e vedere, che le montagne sono state fatte letteralmente a pezzi. Il Vettore presenta innumerevoli crolli, i sentieri sono spariti, la sua figura \u00e8 attraversata da una fenditura stupefacente e angosciante. Mi ha precisato un amico del CAI che in alcuni punti, e non rari, la frattura e il relativo scivolamento verso il basso, con dislocazione a ponente, raggiungono e superano i due metri. La valle dell&#8217;Infernaccio \u00e8 ostruita dai massi, il profilo del Monte Bove \u00e8 stato mutilato.<br \/>\nAbituato alle immagini stabili che mi hanno accompagnato per decenni, e che ho sempre creduto immodificabili, ora dovr\u00f2 abituarmi all\u2019idea che i monti si agitano, e cos\u00ec le mie coordinate spaziali e temporali. D\u2019altra parte, non canta forse il salmo 113, v 4: \u201cI monti saltellarono come arieti, \/ le colline come agnelli di un gregge\u201d?<br \/>\nHo sempre saputo di orogenesi, di tettonica, di terremoti, di deriva di continenti, di spinte immani che agitano la crosta terrestre. L\u2019ho sempre saputo, ma l\u2019ho sempre relegato nei tempi lunghi delle ere geologiche o almeno millenarie. Vedere adesso che la terra si squarcia e va in catastrofe nel volgere di secondi, di giorni, di poche settimane, mi fa percepire il ritmo oscuro e preoccupante della precariet\u00e0, della provvisoriet\u00e0, della fragilit\u00e0, dell\u2019instabilit\u00e0.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 anche qualcosa che pi\u00f9 soffre a un livello pi\u00f9 esistenziale e pi\u00f9 intimo. Proprio ieri ho assistito a una processione d\u2019auto che accompagnava il trasferimento del simulacro della Madonna del Pianto dalla sua sede storica nel centro di Fermo, ora inagibile, verso una chiesa di periferia. Il Duomo che domina il Girfalco \u00e8 chiuso, le altre chiese e i templi di San Francesco, di San Domenico, di Sant\u2019Agostino hanno i portoni serrati. Eppure io sono legato a questi luoghi, all\u2019ombra della loro regale essenza di icone confinarie non di rado ho ritemprato fiducia e speranza.<br \/>\nE dolorosamente mi tornano alla memoria i versi dedicati al tempio di San Francesco alcuni lustri fa:<\/p>\n<p>Da questo secolo molle e dipinto<br \/>\nporgi all\u2019eterno le tue strenue braccia<br \/>\nscarne di pietra, e un fremito inestinto<br \/>\ngli evi trapassa e arde nella traccia<\/p>\n<p>di ore d\u2019oro e di sabbia.<br \/>\nAll\u2019ombra avvinto<br \/>\nil pellegrino del pensiero<br \/>\nabbraccia<br \/>\nla luce oltre, dove un sorso attinto<br \/>\nnovella sete e gaudio gli procaccia.<\/p>\n<p>Un cielo quasi \u2013 una subasia volta\u2026,<br \/>\nsolenne avvolge nel placido e pio<br \/>\nsalmodiante crepuscolo; e la folta<\/p>\n<p>invisibile schiera l\u2019inno a Dio<br \/>\nleva compiuto della terra. Ascolta:<br \/>\n\u201cLaudato sempre sii, Signore mio!\u201d<\/p>\n<p>Se percorro le vie percepisco un maggiore silenzio, ma un silenzio non confortante, tra uffici, abitazioni e altri edifici sgombrati, per quanto non crollati.<br \/>\nE che dire del senso di deserto respirato girando per paesi e borghi? San Ginesio ha la porta di accesso al centro storico presidiata dalla Protezione Civile, le sue cento chiese sono inagibili. Montefortino al crepuscolo sembra una terra sconsolata, Amandola non brilla pi\u00f9 come un tempo, vi si nota un turbamento leggero, anche se la presenza di gente qui appare pi\u00f9 numerosa che altrove. Sant\u2019Angelo in Pontano, Monsampietro Morico, Montefalcone, Smerillo paiono sospesi in un\u2019attesa che non sa essere altro se non attesa.<br \/>\nE anche io mi scopro in attesa, anche se non so bene di che cosa. \u2022<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/wp.me\/p6m5Ic-17F\">Leggi anche la seconda parte QUI<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sconvolgimenti geologici e angosce umane.\u00a0 Domenica 20 novembre 2016: passeggiando e meditando per le vie di Smerillo a mezzod\u00ec. Sono trascorse tre settimane dalla grande scossa che ha travolto i Sibillini. Chi dice di 7.1, chi di 6.5 gradi della scala Richter. 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