{"id":4144,"date":"2016-11-28T16:30:35","date_gmt":"2016-11-28T15:30:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4144"},"modified":"2024-11-06T17:18:59","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:59","slug":"nuovo-inizio-per-visso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/11\/nuovo-inizio-per-visso\/","title":{"rendered":"Nuovo inizio per Visso"},"content":{"rendered":"<h2><em>La Voce delle Marche ospita una voce camerte.<\/em><\/h2>\n<p>Quando \u00e8 la terra che hai tanto amato a tradirti e non l\u2019attaccamento ai luoghi. Quando dalle rovine del terremoto passi alla sofferenza delle persone, dalla paura all\u2019incertezza del futuro. Quando non galleggi pi\u00f9 nemmeno su una sicurezza da mettere fra le pareti di una casa o da condividere in un\u2019imperterrita dichiarazione d\u2019affetto con i tuoi familiari. E non hai pi\u00f9 il calore di un\u2019antologia di vie, piazze, monumenti che nella loro secolare e affascinante concretezza ti rivelavano sempre una storia, un percorso, un tempo.<br \/>\nQuando hai l\u2019impressione di non avere pi\u00f9 niente e anche una penna che ti ritrovi in tasca diventa un bene prezioso, \u00e8 la vita che diventa simile a una disordinata cucina di ristorante: fatiscente, oscura, incasinata, pare quella cucina di Fratta descritta da Ippolito Nievo. Anche se l\u2019accostamento gastronomico \u00e8 improprio, perch\u00e9 pi\u00f9 che le pentole o i paioli qui contano gli inservienti e gli addetti ai lavori, le persone, le loro esistenze precarie, quel caotico frammento di mondo alla rovescia che vi si muove dentro.<br \/>\nLa cucina del terremoto, rappresentata dopo le scosse del 24 agosto e quelle successive del 26 e 30 ottobre, \u00e8 una figurazione scenica, un dramma unico: riunisce in uno stresso luogo e in uno stesso spettacolo diversi tipi umani e ne fa erompere le dinamiche, belle e brutte, delle relazioni umane e sociali: amori, solidariet\u00e0, proteste, paure. Chi educato, chi agitato, chi odioso, chi razzista, chi solidale, chi italiano, chi straniero: discutono, litigano, corrono, si mettono in fila. Tutti incroci di vita caotica, animazione, impazienze e slanci che danno la temperatura morale di questo terremoto, attraversato da una sensazione palpabile di dolore, di tragedia che per me \u00e8 anzitutto di Visso. La citt\u00e0 che, come appare all\u2019ingresso e davanti alla sede dei vigili del fuoco e della Croce rossa, ci arriva priva di assetto, dallo sfondo di una storia terribile consumata in una serie di scosse e di crolli, ai margini di una zona rossa, dove la polizia ti ferma, ti caccia, ti rimanda indietro.<br \/>\nBasterebbe questo per lo sconcerto e l\u2019orrore, per dare l\u2019idea di sospensione dalla normalit\u00e0, ma \u00e8 altrettanto una testimonianza di altruismo e solidariet\u00e0 fondata su slancio, passione, cuore. Merito della generosit\u00e0 all\u2019ennesima potenza e di una dedizione che fa onore ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, alla Croce rossa, alle forze dell\u2019ordine, ai soldati della cucina da campo con meriti che tanto pi\u00f9 meravigliano e commuovono quanto pi\u00f9 mostrano d\u2019essere un risultato di armonizzante collaborazione, competenza, azione in un disegno, appunto, di grande dedizione che ruota intorno alla nostra impreparazione e alla mancanza di un piano preordinato da tempo. Un risultato di umanit\u00e0, in altri termini.<br \/>\nSenza, credetemi, l\u2019ostentazione dei sentimenti di fronte alla tragedia, di cui il primo atto \u00e8 narrativo di pericoli scampati, il secondo \u00e8 esplicativo della mancanza di un piano preordinato, il terzo \u00e8 visionario: il funerale di Amedeo Tarragoni, cassiere della banca Marche, che ha preferito chiudere gli occhi di fronte a una vita incarcerata dal terremoto; \u00e8 salito in cielo per portare soldi ai terremotati. E\u2019 vero: ci attende una stagione difficile, ma con traguardi capaci di offrire un balsamo al nostro scontento. Perch\u00e9 una citt\u00e0 in difficolt\u00e0 \u00e8 anche il luogo da cui ripartire, \u00e8 il luogo che pu\u00f2 insegnare a tutti come considerare la crisi sismica un momento di riflessione prima della rinascita e non l\u2019ultimo rantolo prima della morte. Attorno a questa citt\u00e0, a questo dolore, una serie di mete da raggiungere. Mete da conquistare per una Visso che diventa meravigliosa perch\u00e9 stranamente, nonostante le sue rovine, nonostante il terremoto, nonostante tutto smette di essere Visso e diventa una citt\u00e0 che si pu\u00f2 solo amare, che si pu\u00f2 pensare anche la notte, come dice Giorgio Calabr\u00f2.<br \/>\nUna citt\u00e0 invasa dalle pietre che cessa di essere terremotata e si trasforma in balsamo per la anime sofferenti. Balsamo, per le infinite combinazioni di iniziative possibili. Una Visso struggente nelle sue fotografie, il cui tratto coglie tutto, anche il minimo dettaglio. Una Visso in cui nulla nasce dal nulla, ma tutto diventa altro. Si fa sentiero, da seguire per poter sperare in un paese rinato. \u2022<\/p>\n<h1>\nC\u2019\u00e8 ancora speranza fra quelle rovine<\/h1>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Comune-Visso.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4145\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Comune-Visso-224x300.jpg\" alt=\"comune-visso\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Comune-Visso-224x300.jpg 224w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Comune-Visso-768x1027.jpg 768w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Comune-Visso-766x1024.jpg 766w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Comune-Visso.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a>Accade per le persone e accade per gli edifici, accade per i monumenti e per le case. Vengono abbattuti e danneggiati dal terremoto, sembra che non ci sia pi\u00f9 futuro per loro. Neppure pi\u00f9 presente.<br \/>\nSe scatti una fotografia, pare utile solo per una notizia e un rimpianto, per una nostalgia: quante rovine, dici, e quanto \u00e8 crudele il terremoto che demolisce le opere fragili dell\u2019uomo. Prendete i borghi, le abitazioni, le strade, gli accrocchi di tetti e pareti, gli archi, i balconi, le chiese e i palazzi che vedete in parte nelle immagini. Prendeteli come il riassunto di quel patrimonio distrutto e sfiorito che s\u2019incontra girando i luoghi del sisma, se solo imboccate una via traversa, una piazza, o lanciate semplicemente lo sguardo oltre la barriera della zona rossa, spingendovi magari al di l\u00e0 delle antiche porte di accesso al borgo.<br \/>\nSono evidenze che restituiscono un\u2019eredit\u00e0 spirituale, qualcosa di paterno e materno. Offrono le immagini della loro anima. Sgualcite, slabbrate, ridotte a ruderi, a scheletro. Permettono al nostro sguardo, affranto e consapevole, di coglierle al di l\u00e0 dello struggimento nostro e della loro intrinseca bellezza. In esse si manifesta qualcosa che \u00e8 spazio e tempo insieme. Che \u00e8 storia e non solo arte. Dalle pietre delle chiese di Santa Maria, di Sant\u2019Agostino, di San Francesco, da quelle del Palazzo dei Priori o del Palazzo Melchiorri affiorano avanzi di storie, tracce di umanit\u00e0\u00a0viva che ci esortano a una nuova esistenza. Non vogliono essere resti di ci\u00f2 che abbiamo alle spalle, ma inizio, progetto di ci\u00f2 che possiamo diventare in futuro.<br \/>\nEdifici pronti a rinascere per accogliere ancora voci, illusioni, speranze e destini. In dote loro portano la nostra memoria e il messaggio che Silvia Cambiaghi mi indirizza da Roma con parole che aprono il cuore. Le propongo a voi come segno di reciproco conforto, diretto a tutti. Caro Valerio, mi accosto con pudore al dolore tuo, della tua famiglia e dei tuoi concittadini per la tragedia che ha travolto Visso.<br \/>\nDesidero comunicarti che il vostro dolore \u00e8 anche il mio. E\u2019 terribile, infatti, pensare che a tradirvi sia stata la terra tanto amata, che avrebbe avuto tutt\u2019altra funzione: quella di avvolgervi e proteggervi dalle intemperie della vita. Proprio in questa contraddizione voglio vedere un disegno di pi\u00f9 ampio respiro. Sar\u00f2 un\u2019inguaribile ottimista, ma penso che per Visso questo terremoto rappresenti una svolta epocale, una profonda rinascita (\u2026).<br \/>\nParole di una bellezza che tocca il cuore, come un magnifico suono d\u2019organo. E niente s\u2019attaglia meglio di quel suono alla nostra prostrazione: un mondo perduto, un orizzonte dai contorni indefiniti, rischiarati per\u00f2 da una luce al neon che si chiama speranza. Il regalo cio\u00e8 di una seconda possibilit\u00e0, che capita quando non te l\u2019aspetti e credi che sia la fine. Uno stato d\u2019animo nuovo, una malinconia inedita, un urlo, una reazione alla portata di tutti per togliere di mezzo l\u2019angoscia, quello specchio nero che non manda pi\u00f9 luce. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi, collaboratore de L&#8217;Appennino Camerte<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Voce delle Marche ospita una voce camerte. Quando \u00e8 la terra che hai tanto amato a tradirti e non l\u2019attaccamento ai luoghi. Quando dalle rovine del terremoto passi alla sofferenza delle persone, dalla paura all\u2019incertezza del futuro. 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