{"id":4136,"date":"2016-11-28T15:30:22","date_gmt":"2016-11-28T14:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4136"},"modified":"2024-11-06T17:18:59","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:59","slug":"restauri-che-tengano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/11\/restauri-che-tengano\/","title":{"rendered":"Restauri che tengano!!!"},"content":{"rendered":"<h2><em>\u00a0Alla \u201cbattaglia\u201d del terremoto mons. Eraldo Pittori segnala Macereto.<\/em><\/h2>\n<p>Con l\u2019inizio della ricostruzione saranno chiamati in causa gli addetti ai lavori: restauratori, soprintendenti, docenti e direttori di scuole di restauro. E l\u2019interesse si accende e si amplifica intorno alla notizia che ci viene data da mons. Eraldo Pittori con voce autorevole e con tono declamatorio, che non scade in enfasi e retorica: il santuario di Macereto \u00e8 scampato alla distruzione del terremoto. Ha riportato ferite, ma ci si appresta a curarle.<br \/>\nSale quindi alla ribalta la questione dei restauri che \u00e8 il tema di fondo di questo articolo e riguarda una serie di case, di opere d\u2019arte, di edifici pubblici, di reliquie di vario tipo e di varie epoche. Un complesso problema che s\u2019inserisce nel nero ricamo punto croce di una citt\u00e0 martoriata dal sisma, un dolente quartetto d\u2019archi e un pulsare di battiti artistici, ma soprattutto una giostra di tesori danneggiati che ci accompagna di strada in strada, di edificio in edificio, di chiesa in chiesa arrivando finanche al santuario di Macereto. Eraldo Pittori lo porta agli onori della cronaca con parole che ricalcano quelle di Vittorio Sgarbi: poche architetture come quella di Macereto possono dirsi intimamente bramantesche. Un piccolo capolavoro di struttura, quasi una semplificazione dell\u2019abaco rinascimentale per comprendere la radiografia di monumenti finora salvatisi dai danni causati dal terremoto o peggio ancora dall\u2019uso indiscriminato del cemento nelle ristrutturazioni successive al sisma del 1979. Un argomento primario contro cui si scagliano gli strali degli esperti che ne evidenziano due punti cruciali: da un lato l\u2019appesantimento degli edifici antichi, dall\u2019altro la cancellazione di metodologie e stratificazioni storiche. Questa considerazione ci fa interrogare sulla fragilit\u00e0 del patrimonio artistico e su quanto stiamo tramandando alle generazioni future.<br \/>\nUn restauro, disse una volta Federico Zeri a Norcia, \u00e8 fatto di studi, analisi e indagini scientifiche per capire fino in fondo un\u2019opera e per mettere a punto quello che si chiama comunemente progetto integrato di restauro. Ecco allora che sul glissato misterioso degli archi di Macereto e sulle mura della basilica si disegna il canto aereo di muratori, scultori, falegnami che hanno dato un corpo vivente alla fede. Questo spirito religioso, che forse ignoriamo, \u00e8 stato lavorato da Filippo Salvi e Battista da Bissone, due artisti che hanno tentato con tutte le forze di esprimere l\u2019inesprimibile. Noi dobbiamo conservare quello che loro hanno costruito, perch\u00e9 nulla di ci\u00f2 che \u00e8 successo vada perduto. I lavori fatti eseguire nel corso degli anni dall\u2019arcivescovo Bernardini, da don Sante Eleuteri e da don Giuseppe Maria Conte hanno messo al sicuro e reso vivibile sino ad oggi il santuario di Macereto. Il risultato \u00e8 stato lo scacco degli sponsor e il trionfo della bellezza e della conservazione.<br \/>\n\u00c8 questo forse il cuore del restauro: la questione estetica \u00e8 l\u2019ultima cosa, prima viene la salvaguardia del patrimonio d\u2019arte. Fermarsi al concetto vecchia maniera della conservazione contrapposta al restauro non serve a niente, perch\u00e9 i due aspetti convivono. Un conto sono gli interventi come il risanamento dei supporti lignei che Giuliano Arduini fece nella chiesa di Mevale, un altro le eventuali integrazioni per ricreare strati danneggiati e certezze. La conservazione delle opere d\u2019arte deve spingerci prima di tutto a questo, a rileggerle in ogni riga, in ogni dettaglio, in ogni piega cercando di spiegare, nel ripristino, quello che di pi\u00f9 recondito vogliono dire. \u00c8 una marcia che flirta con le ombre della storia. Ha bisogno di macerare inquietudini, di dare un ritmo alla creativit\u00e0, di scannerizzare i falsi e i veri restauri. Le soprintendenze in ci\u00f2 sono brave. La vita del santuario di Macereto \u00e8 questa incessante lettura di un monumento immobile e delle sue infinite interpretazioni che, al tempo stesso, lo trasformano e lo rendono uguale a se stesso. Niente \u00e8 pi\u00f9 stabile, niente \u00e8 pi\u00f9 mobile di un monumento appartato come il santuario di Macereto. Non ho n\u00e9 piercing, n\u00e9 tatuaggi, n\u00e9 belletti, sembra dire il santuario, non mi interessa fare passerella. Un po\u2019 di normalit\u00e0 nascosta sull\u2019altipiano non ha mai fatto male a nessuno. Ci\u00f2 che fa male sono le scosse sismiche. Maledetto terremoto. \u2022<br \/>\nValerio Franconi &#8211; collaboratore de \u00a0L&#8217;Appennino Camerte<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Alla \u201cbattaglia\u201d del terremoto mons. Eraldo Pittori segnala Macereto. Con l\u2019inizio della ricostruzione saranno chiamati in causa gli addetti ai lavori: restauratori, soprintendenti, docenti e direttori di scuole di restauro. E l\u2019interesse si accende e si amplifica intorno alla notizia che ci viene data da mons. 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