{"id":4042,"date":"2016-11-17T12:30:23","date_gmt":"2016-11-17T11:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4042"},"modified":"2016-11-14T14:10:14","modified_gmt":"2016-11-14T13:10:14","slug":"non-ci-resta-che-pungere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/11\/non-ci-resta-che-pungere\/","title":{"rendered":"Non ci resta che pungere"},"content":{"rendered":"<h2><em>Giuseppe Gioachino Belli e Giacomo Leopardi a confronto<\/em><\/h2>\n<p>Giacomo Leopardi (1798- 1837) e Giuseppe Gioachino Belli (1791- 1863) furono quasi coetanei e vissero nel medesimo Stato della Chiesa, attraversato da profonde lacerazioni e contraddizioni politiche (Ancien Regime\/ Risorgimento), sociali (Aristocrazia\/ Borghesia) e culturali (Illuminismo \u2013 Romanticismo\/ Classicismo).<br \/>\nSono uniti da profonde affinit\u00e0. Ambedue sono impegnati in una severa ricerca della Verit\u00e0. Entrano in conflitto con il mondo a loro contemporaneo. Scelgono di vivere nell\u2019isolamento, quasi in clandestinit\u00e0.<br \/>\nConcepiscono la scrittura come un dovere da perseguire a ogni costo. Sono sferzanti sulla cultura a loro contemporanea e sul potere. Vedono nella scrittura una metafora potente delle contraddizioni della vita. Osservano il mondo attraverso un filtro, la finestra in Giacomo Leopardi, \u201cla maschera sur grugno\u201d in Gioachino Belli. Ambedue si sentono in dovere di \u201cridere dei mali comuni\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4044\" aria-describedby=\"caption-attachment-4044\" style=\"width: 140px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/G_G_Belli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-4044\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/G_G_Belli.jpg\" alt=\"Giuseppe Gioachino Belli \" width=\"140\" height=\"200\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4044\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Gioachino Belli<\/figcaption><\/figure>\n<p>La riflessione sul tema della morte sgomenta entrambi, il disperato pessimismo \u00e8, per i due poeti, storico, esistenziale e cosmico (Cfr. Marcello Teodonio, Non so se il riso o la piet\u00e0 prevale Giuseppe Gioachino Belli- Giacomo Leopardi, pag. 73- 130, in Le Marche terra di elezione di G. G. Belli, Convegni di studio, Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche N\u00b0 165, Ancona, febbraio 2015). La differenza fondamentale tra i due \u00e8 l\u2019ateismo al quale Giacomo Leopardi approda dopo l\u2019adesione al materialismo sensista. Giuseppe Gioachino Belli rimane al di qua del guado, anche se si chiede sgomento cosa sostituire alla religione, se la filosofia di Epicuro, quella degli scettici o \u201cripristinare la filosofia del vuoto di tante teste\u201d.<br \/>\nIl giudizio di ambedue su Roma e sulla sua cultura dominante \u00e8 spietato. Leopardi in una lettera al fratello Carlo, scritta il 25 novembre 1822, chiama Cancellieri, un intellettuale allora pi\u00f9 conosciuto di Roma, \u201cun coglione, un fiume di ciarle, il pi\u00f9 noioso e disperante uomo della terra\u201d.<br \/>\nDello stesso tono \u00e8 un\u2019altra lettera indirizzata al padre Monaldo, scritta il 9 dicembre dello stesso anno, nella quale non usa le parolacce, ma definisce Cancellieri come \u201cinsopportabile per le estreme lodi che colla maggiore indifferenza del mondo dice in faccia a chiunque lo va a trovare\u201d. Gioachino Belli conosce molto bene l\u2019ambiente culturale romano. Iscritto all\u2019Accademia Tiberina e all\u2019Arcadia ne esce disgustato perch\u00e9 ritiene che la produzione culturale dei suoi adepti sia totalmente fuori dalla realt\u00e0. Anche lui chiama Cancellieri \u201cun fiume di ciarle\u201d: \u201cIl chiarissimo Francesco Cancellieri cominciava a parlarvi di ravanelli, e poi di ravanello in carota e di carota in melanzana e finiva coll\u2019incendio di Troia\u201d. All\u2019ambiente culturale romano, raccolto nell\u2019Accademia dell\u2019Arcadia, dedica molti sonetti, tra i pi\u00f9 esilaranti: \u201cLa Compagnia de Santi- petti\u201d, \u201cIn morte de Geronimo nostro\u201d, \u201cEr pranzo a Ssant\u2019Al\u00e8sio\u201d, \u201cLa nascita de Roma\u201d.<br \/>\nUgualmente impietosa \u00e8 la valutazione di entrambi su Roma, i cardinali, il papa e il potere.<br \/>\nComune ai due \u00e8 il pessimismo, esplicito, diretto e dichiarato. Quello del Leopardi ha pur nelle sue diverse fasi, una connotazione \u201cmetafisica\u201d, mentre nel Belli ha una configurazione \u201csociologica\u201d. Nel pessimismo leopardiano \u00e8 rintracciabile sotto traccia un\u2019apertura alla speranza e alla solidariet\u00e0, in quello del Belli invece tutto s\u2019incupisce senza possibilit\u00e0 di scelta.<br \/>\nGioachino Belli non trova alcuna \u201cginestra\u201d e il suo pessimismo diventa \u201cpassione triste\u201d che investe la realt\u00e0 sociale, la fede e la sua stessa persona. Basta leggere i sonetti \u201cEr caffettiere fisolofo\u201d, \u201cLa vita dell\u2019omo\u201d, \u201cEr ferraro\u201d, \u201cLa morte con la coda\u201d, \u201cLi due generi umani\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4043\" aria-describedby=\"caption-attachment-4043\" style=\"width: 288px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Leopardi_Giacomo_1798-1837_-_ritr._A_Ferrazzi_Recanati_casa_Leopardi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4043\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Leopardi_Giacomo_1798-1837_-_ritr._A_Ferrazzi_Recanati_casa_Leopardi-288x300.jpg\" alt=\"Giacomo Leopardi\" width=\"288\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Leopardi_Giacomo_1798-1837_-_ritr._A_Ferrazzi_Recanati_casa_Leopardi-288x300.jpg 288w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Leopardi_Giacomo_1798-1837_-_ritr._A_Ferrazzi_Recanati_casa_Leopardi-768x800.jpg 768w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Leopardi_Giacomo_1798-1837_-_ritr._A_Ferrazzi_Recanati_casa_Leopardi.jpg 840w\" sizes=\"auto, (max-width: 288px) 100vw, 288px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4043\" class=\"wp-caption-text\">Giacomo Leopardi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il nichilismo leopardiano \u00e8 distruttivo ma agonico. La stessa negazione di senso non annulla a ben vedere la domanda di senso. Pur trattandosi di un pessimismo radicale comune a entrambi i poeti, sembra che quello del Leopardi orienti alla \u201cresistenza\u201d, mentre quello del Belli alla \u201cresa\u201d. All\u2019origine di queste impostazioni ci sono due diverse poetiche: quella del Leopardi pu\u00f2 considerarsi incentrata sul \u201cdesiderio, mentre quella del Belli sul \u201cbisogno\u201d. \u201cIl mancato soddisfacimento del bisogno o del desiderio produce lo stato d\u2019infelicit\u00e0 che caratterizza la condizione umana\u2026 Dal dolce naufragare dell\u2019Infinito alla catena sociale della Ginestra si compie la parabola del Leopardi, poeta dell\u2019attesa, per quanto disillusa; nel Belli invece, non c\u2019\u00e8 attesa, c\u2019\u00e8 solo la presa d\u2019atto di una situazione da cui non si esce\u201d (Giancarlo Galeazzi, Giuseppe Gioachino Belli e Giacomo Leopardi a confronto).<br \/>\nEppure, secondo Giorgio Petrocchi, anche in Gioachino Belli c\u2019\u00e8 una positivit\u00e0: \u201cDietro quelle risate persino sgangherate si addensa la sofferenza di un popolo cui non \u00e8 concesso di liberarsi dalla miseria, ma che redime continuamente se stesso nel generoso sentimento d\u2019umana solidariet\u00e0 e nella febbre di speranze sempre vanificate e sempre risorgenti\u201d.<br \/>\nComune al Belli e al Leopardi \u00e8 il tema delle verit\u00e0. Il secondo parla di arida verit\u00e0, il primo invece di verit\u00e0 sfacciata. Un ulteriore confronto tra i due \u00e8 sul tema della Religione. Belli, nei confronti della \u201cSanta Riligione\u201d si trova in una posizione diversa da quella seguita sia dagli Illuministi sia dai tradizionalisti.<br \/>\nIl poeta romano critica la Religione del proprio tempo ma non riesce a distaccarsi dal conformismo religioso. La sua posizione \u00e8 caratterizzata da una contraddizione e da un compromesso. Denuncia tanti aspetti negativi della religione, cio\u00e8 del Cristianesimo, e in particolare della chiesa cattolica (superstizione e fanatismo), ma rimane legato a questa religione e a questa chiesa.<br \/>\n\u201cIl compromesso \u00e8 l\u2019unica soluzione che consente al cattolico Belli, di essere cattolicamente ateo\u201d (Pietro Gibellini).<br \/>\nGiacomo Leopardi critica il Cristianesimo del proprio tempo per due motivi, l\u2019uno di carattere esperienziale, l\u2019altro di carattere speculativo.<br \/>\nIl Cristianesimo pratico che Leopardi rifiuta \u00e8 quello che aveva visto incarnato dalla madre. Il Cristianesimo teoretico che rifiuta \u00e8 quello che era stato sistematizzato dai pensatori scolastici. Il Cristianesimo di Adelaide Antici era una religione mortificante, autoritaria, quello degli Scolastici una religione astratta e intellettualistica.<br \/>\nSe a prima vista pu\u00f2 sembrare irriguardoso un confronto tra il poeta dei Canti e degli Idilli, scritti in una lingua finissima, e quello delle scurrilit\u00e0, scritte queste ultime nel dialetto del popolo romano, confrontare le loro produzioni poetiche serve perch\u00e9 si scopre che alcuni aspetti del loro pensiero sono comuni, anche se tali aspetti hanno genesi, sviluppo e approdi diversi.<br \/>\nLeopardi \u00e8 il poeta della natura in tutti i suoi aspetti (tempi, luoghi, protagonisti), Belli \u00e8 il poeta della citt\u00e0, colti negli stessi aspetti e d\u2019una citt\u00e0 davvero unica, paradossale e drammatica, magnifica e disperata, stupenda e misera, \u201cstalla e chiavica der monno\u201d.<br \/>\nLeopardi sceglie il genere lirico, Belli quello comico.<br \/>\nLeopardi scrive in forma libera, Belli sceglie la forma chiusa per eccellenza, il sonetto.<br \/>\nLeopardi era un personaggio noto nel suo tempo, le sue poesie furono pubblicate pi\u00f9 volte nel corso della sua pur breve vita. Gioachino Belli era un personaggio sconosciuto i cui testi vennero pubblicati soltanto pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo la sua morte.<br \/>\nLa produzione poetica dei due autori \u00e8 diversa per quantit\u00e0. Le poesie di Leopardi raccolta nei Canti sono 41, la produzione poetica del Belli \u00e8 sterminata, 2279 sonetti per un totale di 3200 versi. Il \u201cgiovane favoloso\u201d arriva alla sua stagione giovanissimo. Scrive l\u2019Infinito a 21 anni, Belli inizia la sua scrittura in dialetto a 40 anni. \u00c8 una fortuna che tutta la sua produzione poetica non sia stata distrutta come aveva dato istruzione di fare alla sua morte. Fu il figlio Ciro a salvarla.<br \/>\nNelle poesie del Leopardi \u00e8 lui stesso a parlare, in quelle del Belli \u00e8 la plebe di Roma. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Gioachino Belli e Giacomo Leopardi a confronto Giacomo Leopardi (1798- 1837) e Giuseppe Gioachino Belli (1791- 1863) furono quasi coetanei e vissero nel medesimo Stato della Chiesa, attraversato da profonde lacerazioni e contraddizioni politiche (Ancien Regime\/ Risorgimento), sociali (Aristocrazia\/ Borghesia) e culturali (Illuminismo \u2013 Romanticismo\/ Classicismo). Sono uniti da profonde affinit\u00e0. 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