{"id":4007,"date":"2016-11-14T15:30:18","date_gmt":"2016-11-14T14:30:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4007"},"modified":"2016-11-14T12:16:01","modified_gmt":"2016-11-14T11:16:01","slug":"il-terremoto-secondo-matteo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/11\/il-terremoto-secondo-matteo\/","title":{"rendered":"Il terremoto secondo Matteo"},"content":{"rendered":"<h2><em>Un francescano, biblista, \u00a0analizza il significato del sisma nel primo Vangelo<\/em><\/h2>\n<p>Tra qualche giorno verr\u00e0 nuovamente aperto nelle chiese il libro del vangelo secondo Matteo, la cui lettura liturgica riprender\u00e0 nel prossimo tempo di Avvento. Il vangelo secondo Matteo \u00e8 l\u2019unico, tra quelli canonici, a riferire di quattro eventi sismici che sarebbero accaduti al tempo di Ges\u00f9. Ges\u00f9 stesso, in questo vangelo, poi, parla di un terremoto che accadr\u00e0 in un certo momento della storia.<br \/>\nSecondo Mt 8,24, mentre Ges\u00f9 si trovava al largo del mare di Galilea, \u00abvi fu un grande terremoto nel mare, al punto che la barca era coperta dalle onde\u00bb (traduzione dalla Nuova versione della Bibbia dai Testi Antichi, San Paolo 2013, 155). Ges\u00f9 continua a dormire, ma i discepoli lo svegliano, terrorizzati, e allora questi rimprovera i venti e il mare ed ecco una grande bonaccia. Nella versione ufficiale della CEI fino al 2008 si leggeva che nel mare si scaten\u00f2 una \u00abviolenta tempesta\u00bb, ma la nuova traduzione invece migliora e parla di uno \u00absconvolgimento\u00bb. Il greco qui \u00e8 seism\u00f3s, \u201cscossa\u201d, \u201cterremoto\u201d, e indicherebbe un vero e proprio sisma nel lago di Tiberiade (un \u201cmaremoto\u201d? anche san Girolamo nella sua Vulgatatraduceva \u00abmotus magnus factus est in mari\u00bb). L\u2019evangelista Matteo, infatti, rispetto agli altri, mostra un grande interesse per i terremoti, ed \u00e8 proprio nel suo libro che il termine fa registrare la pi\u00f9 alta occorrenza dei termini legati a questo campo semantico: il verbo se\u00ed\u014d (\u00abscuotere\u00bb, \u00abagitare\u00bb), in Mt 21,10; 27,51; 28,4, e il sostantivo seism\u00f3s, in Mt 8,24 e 27,54.<br \/>\nIl caso del primo terremoto di Mt 8,24 riguarda un vero e proprio \u201cmiracolo di salvataggio\u201d, differente cio\u00e8 da quegli altri miracoli che comportano la guarigione di malati, o la rianimazione di cadaveri, o esorcismi, e simile invece a quelli che saranno narrati allorquando Ges\u00f9, nei capitoli 14\u201315 dello stesso vangelo, dar\u00e0 da mangiare alle folle e camminer\u00e0 sulle acque dello stesso lago di Galilea.<br \/>\nNon si tratta per\u00f2 tanto, secondo una classificazione possibile, di un miracolo sulla natura, ma piuttosto una epifania del divino. Il mare ha nella Bibbia un forte richiamo simbolico e Ges\u00f9 viene descritto come colui che domina su di esso, sul sisma che l\u2019ha agitato e sui venti che ne sono derivati: rimproverando il mare \u2013 allo stesso modo in cui rimproverer\u00e0 un demonio in Mt 17,18 \u2013 e ottenendone il silenzio, non solo Ges\u00f9 potr\u00e0 da l\u00ec a poco raccontare le parabole lungo le rive di quel lago (Mt 13), ma mostrer\u00e0 di essere pi\u00f9 grande degli spiriti che, si credeva, erano presenti sotto la sua superficie.<br \/>\nDel secondo terremoto parla Mt 21,10 quando descrive l\u2019ingresso solenne di Ges\u00f9 nella citt\u00e0 di Gerusalemme, al termine del suo pellegrinaggio pasquale. Nella traduzione CEI si legge che \u00abmentre Ges\u00f9 entrava in Gerusalemme tutta la citt\u00e0 fu presa da agitazione\u00bb, ma l\u2019evangelista usa qui il verbo se\u00ed\u014d, col quale poi pi\u00f9 avanti descriver\u00e0 il sisma alla morte di Ges\u00f9. Alla lettera, perci\u00f2, il testo dice che \u00abentrato Ges\u00f9 in Gerusalemme, tutta la citt\u00e0 fu scossa (come) da un terremoto\u00bb. Di terremoto si parla anche nel testo tratto dal profeta Zaccaria che fa da sfondo all\u2019intera scena matteana: \u00abIn quel giorno i suoi piedi (di Dio) si poseranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme verso oriente, e il monte degli Ulivi si fender\u00e0 in due, da oriente a occidente, formando una valle molto profonda; una met\u00e0 del monte si ritirer\u00e0 verso settentrione e l\u2019altra verso mezzogiorno. Allora voi fuggirete attraverso la valle fra i monti, poich\u00e9 la nuova valle fra i monti giunger\u00e0 fino ad Asal; voi fuggirete come quando fuggiste durante il terremoto, al tempo di Ozia, re di Giuda. Verr\u00e0 allora il Signore, mio Dio, e con lui tutti i suoi santi\u00bb (Zc 14,4-5). Il terremoto di cui parla il profeta \u2013 ricordato anche dallo storico Flavio Giuseppe nelle sue Antichit\u00e0 Giudaiche (9,225) e da un altro profeta, Amos (1,1) \u2013 descriveva per\u00f2 l\u2019intervento di Dio che veniva a salvare Gerusalemme (\u00abnon vi sar\u00e0 pi\u00f9 sterminio e Gerusalemme se ne star\u00e0 tranquilla e sicura\u00bb; Zc 14,11). Come si pu\u00f2 gi\u00e0 intuire, il terremoto che scuote la citt\u00e0 di Gerusalemme all\u2019ingresso del Messia \u00e8 un segno della venuta salvifica di Dio, e deve essere inteso non in senso letterale, ma figurato, simbolico.<br \/>\nIl terzo terremoto di cui si legge nel vangelo di Matteo \u00e8 uno dei segni che accompagnano la morte del Messia. In Mt 27,51-54 sono brevemente narrati tre prodigi: lo squarciarsi del velo del tempio, il terremoto e la risurrezione dei morti conseguente all\u2019aprirsi delle tombe. Sono questi segni \u2013 col timore che ne deriva \u2013 che portano il centurione e le guardie a riconoscere in Ges\u00f9 il \u00abFiglio di Dio\u00bb, diversamente da Marco che conosce solo il primo prodigio e, soprattutto, vede le parole del soldato come conseguenza del modo in cui Ges\u00f9 muore (\u00abvistolo spirare gridando in quel modo, disse\u2026\u00bb: Mc 15,39). Tutti e tre questi prodigi meritano un\u2019attenzione particolare, perch\u00e9 di forte significato simbolico e teologico, ma gli ultimi due sono esclusivamente matteani. Scrivendo che alla morte di Ges\u00f9 ha avuto luogo un terremoto l\u2019evangelista sembra dire che il giorno del Signore \u00e8 arrivato: i profeti ne avevano predetto l\u2019immanente accadere come giudizio di Dio, e ora questo giudizio si compie, ma nella misericordia che scaturisce dalla morte del Figlio. Se il segno del velo spezzato e del terremoto possono essere visti positivamente come l\u2019inizio di un\u2019era di grazia, di cui la lacerazione del velo \u00e8 segno, il terremoto poteva forse essere anche compreso \u2013 in conformit\u00e0 con le credenze poi attestate nelle fonti rabbiniche \u2013 in senso pi\u00f9 preoccupante, perch\u00e9 appunto si riteneva che la morte del giusto (come viene chiamato Ges\u00f9 in Mt 27,19) avrebbe avuto delle conseguenze tragiche per tutto il mondo (cfr. p. es. Talmud babilonese, Sanhedrin 113b: \u00abQuando il giusto perisce, entra il male nel mondo\u00bb).<br \/>\nUn apocrifo molto antico, il Vangelo di Pietro (ritenuto da alcuni, a nostro avviso in modo non corretto, addirittura pi\u00f9 antico dei vangeli canonici), sembra proprio sottolineare questo aspetto. L\u00ec si racconta di un terremoto, ma che ha luogo al momento in cui i chiodi sono estratti dalle mani di Ges\u00f9: \u00abE allora estrassero i chiodi dalle mani del Signore e lo deposero a terra. E tutta la terra trem\u00f2 e ci fu gran terrore\u00bb (EvPt 21). Siamo sulla stessa linea di pensiero che ora, concludendo, spiegheremo meglio: si tratta ancora di una teofania, di un modo col quale l\u2019autore \u00abpropone, in categorie narrative, un discorso teologico\u00bb (M.G. Mara, Il Vangelo di Pietro, EDB 2002. 76). Ma mentre l\u2019apocrifo parla di un terrore sconvolgente che prende tutti, Matteo \u00e8 pi\u00f9 sobrio, e la paura, paradossalmente, porta addirittura a riconoscere la presenza di Dio nell\u2019evento: \u00abil centurione e quelli che insieme a lui facevano la guardia a Ges\u00f9, visto il terremoto e quanto accaduto, ebbero una grande paura e dicevano: \u201cDavvero costui era Figlio di Dio\u201d\u00bb (Mt 27,54).<br \/>\nPer tornare ai racconti evangelici, ricordiamo che anch\u2019essi non contengono semplicemente elementi storici, ma anche interpretazioni teologiche degli eventi l\u00ec narrati, e quindi ci dobbiamo aspettare che la mano di Matteo emerga in modo evidente attraverso alcuni dettagli che contraddistinguono il suo modo di scrivere e il suo pensiero, e uno di questi, come si \u00e8 detto, \u00e8 proprio l\u2019ultimo terremoto narrato dall\u2019evangelista in Mt 28,2, mediante il quale si apre la tomba del Risorto: \u00abVi fu un grande terremoto: un angelo del Signore sceso dal cielo, avvicinatosi, rotol\u00f2 la pietra e vi si sedette sopra. Le sue sembianze erano come folgore e il suo vestito bianco come la neve\u00bb. Mentre le guardie rimangono tramortite dal fenomeno, le donne sono invitate a non avere paura: devono ascoltare il lieto annuncio e incontrare il Risorto. Anche quest\u2019ultimo terremoto, come quello che accompagna la morte di Ges\u00f9, deve essere inteso per il significato che il segno vuole veicolare, quello di una teofania. Lo spiega la Pontificia Commissione Biblica in un documento del 2014 sull\u2019ispirazione e la verit\u00e0 nella Bibbia. La citazione di questo autorevole testo permette anche di fare una sintetica riflessione generale sui terremoti nella Bibbia: \u00abIl \u201cterremoto\u201d sembra far parte dello stile teologico di Matteo. Solo questo evangelista infatti menziona un terremoto \u2013 congiunto con altri fenomeni straordinari \u2013 dopo la morte di Ges\u00f9 (27,51-53), e lo presenta come il motivo per cui il centurione e i suoi soldati vengono riempiti di paura e confessano la figliolanza divina di Ges\u00f9 crocifisso (27,54). A questo proposito si deve considerare che, nelle descrizioni di teofanie che si trovano nell\u2019Antico Testamento, il terremoto \u00e8 uno dei fenomeni in cui si manifestano la presenza e l\u2019agire di Dio (cf. Es 19,18; Gdc 5,4-5; 1 Re 19,11; Sal 18,8; 68,8-9; 97,4; Is 63,19). Nell\u2019Apocalisse il terremoto indica simbolicamente una scossa che tende a far crollare il \u201csistema terrestre\u201d, costituito da un mondo che, costruito al di fuori di Dio e in opposizione a Lui, a un certo punto crolla (cf. Ap 6,12; 11,13; 16,18). \u00c8 probabile quindi che Matteo utilizzi questo \u201cmotivo letterario\u201d. Menzionando il terremoto, egli vuole sottolineare che la morte e la risurrezione di Ges\u00f9 non sono eventi ordinari, ma eventi \u201csconvolgenti\u201d nei quali Dio agisce e realizza la salvezza del genere umano. Il significato specifico dell\u2019azione divina deve essere desunto dal contesto del vangelo: la morte di Ges\u00f9 porta a compimento il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio (cf. Mt 20,28; 26,28), e nella sua risurrezione Ges\u00f9 vince la morte, entra nella vita di Dio Padre e ottiene il potere su tutto (cf. 28,18-20). L\u2019evangelista non parla dunque di un terremoto la cui forza potrebbe essere misurata secondo i gradi di una determinata scala, ma vuole risvegliare e dirigere l\u2019attenzione dei suoi lettori su Dio, mettendo in rilievo il dato pi\u00f9 importante della morte e della risurrezione di Ges\u00f9: il loro rapporto con la potenza salvifica di Dio\u00bb (Ispirazione e verit\u00e0 nella Sacra Scrittura, 120). Il terremoto nel Primo vangelo \u00e8 un segno che, pur volendo evocare quegli effetti emotivi della paura o del terrore che esso porta con s\u00e9, va compreso come un genere letterario (\u00abmotivo letterario\u00bb, secondo la Pontificia Commissione Biblica) che veicola addirittura un contenuto di stampo positivo: \u00e8 un modo per dire come la salvezza di Dio si manifesta in modo sconvolgente, e, aggiungiamo noi, imprevedibile e incontrollabile. Chiunque sia stato colpito da un sisma, sa bene che al primo potrebbero in qualche momento seguire altre scosse, e non pu\u00f2 far nulla se non mettersi al riparo da esse.<br \/>\nSia il terremoto nel mare di Galilea, sia quello che ha luogo quando il Messia entra a Gerusalemme, come anche i terremoti alla morte del Messia e all\u2019apertura della sua tomba vuota, sono espressioni di un linguaggio teologico che dice la straordinaria presenza di un Dio che parla anche attraverso la creazione. Dobbiamo dar credito all\u2019evangelista Matteo, e non considerarlo ingenuo al punto da confondere il piano della natura con quello teologico: gli antichi sapevano gi\u00e0 riconoscere le cause dei terremoti, se anche uno storico contemporaneo di Matteo come il gi\u00e0 citato Flavio Giuseppe poteva scrivere che non devono atterrirci \u00abgli sconvolgimenti delle cose inanimate, n\u00e9 si deve credere che il terremoto sia presagio di altre calamit\u00e0; tutto ci\u00f2 che accade agli elementi \u00e8 un fatto di natura, e agli uomini essi non recano altro danno all\u2019infuori di quello che \u00e8 in loro\u00bb. Lo storico si riferiva ad un terremoto che, come egli riferisce, aveva avuto luogo in Giudea nell\u2019anno 31 a.C., \u00absul principio della primavera, e che fece perire un numero infinito di capi di bestiame e trentamila persone\u00bb (Guerra Giudaica I,19,370; 377).<br \/>\nL\u2019evento sismico a cui si riferisce Giuseppe \u00e8 stato di nuovo preso in considerazione nel 2011 in un articolo della International Geology Review, \u00abAn early first-century earthquake in the Dead Sea\u00bb. J.B. Williams, M.J. Schwab e A. Brauer, esaminando campioni di roccia di Ein Gedi, sul Mar Morto, prendono come punto di riferimento cronologico proprio quel terremoto descritto da Giuseppe Flavio, avvertito fino a Gerusalemme. Esaminando lo stesso campione, riflettono anche sui due terremoti di cui parla Matteo a riguardo della morte e risurrezione di Ges\u00f9 (il secondo dei quali, secondo la loro definizione, sarebbe stato un aftershock), e ne trovano un indizio nello stesso campione di roccia. Ad avviso dei tre geologi, vi \u00e8 la possibilit\u00e0 che questi due terremoti di cui parla Matteo abbiano avuto luogo nell\u2019anno 31 d.C. (ma con una approssimazione di \u00b1 5 anni) proprio come lo descrive il vangelo, ma esiste anche la possibilit\u00e0 che Matteo si riferisca ad altri eventi sismici che avrebbe preso a prestito come \u201cmodelli\u201d, creando cos\u00ec una fiction allegorica. Le conclusioni di questo studio non sono risolutive, e lasciano aperte le possibilit\u00e0 che anche noi abbiamo esplorato prendendo in esame i quattro terremoti di cui narra Matteo. Rimangono da considerare le parole di Ges\u00f9 in Mt 24,7, che descrivono un evento non ancora accaduto: \u00abVi saranno carestie e terremoti in vari luoghi\u00bb. Questo detto, che si trova anche in Lc 22,11 e in Mc 13,8, non si sottrae a quanto visto finora. Inutile provare a studiare la magnitudo di questi sismi, o la loro frequenza: Ges\u00f9 sta usando un linguaggio simbolico (non interpretabile in modo fondamentalista) per dire che quando la salvezza di Dio sar\u00e0 compiuta col ritorno di Ges\u00f9, tutti se accorgeranno.<br \/>\nAnche se pu\u00f2 sembrare strano, questi sismi cos\u00ec spaventosi che oggi portano sofferenza a chi ne subisce le conseguenze, nel vangelo sono segni che si aprono a una futura salvezza. \u2022<\/p>\n<p>Giulio Michelini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un francescano, biblista, \u00a0analizza il significato del sisma nel primo Vangelo Tra qualche giorno verr\u00e0 nuovamente aperto nelle chiese il libro del vangelo secondo Matteo, la cui lettura liturgica riprender\u00e0 nel prossimo tempo di Avvento. 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