{"id":3845,"date":"2016-10-19T15:30:23","date_gmt":"2016-10-19T13:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3845"},"modified":"2024-11-06T16:55:33","modified_gmt":"2024-11-06T15:55:33","slug":"luciana-cameli-la-civilta-del-passato-presente-in-un-luogo-da-amarcord","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/10\/luciana-cameli-la-civilta-del-passato-presente-in-un-luogo-da-amarcord\/","title":{"rendered":"Luciana Cameli: La civilt\u00e0 del passato presente in un luogo da Amarcord"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sotto la tettoia<\/strong><br \/>\n<em>Ti ricordi, Luciana, di quando il futuro <\/em><br \/>\n<em>ci pareva cosi azzurro e lontano. <\/em><br \/>\n<em>Come il mare che si faceva stretto, <\/em><br \/>\n<em>gi\u00f9 in fondo, per riposare intero <\/em><br \/>\n<em>appoggiato l\u00ec, sopra il davanzale. <\/em><br \/>\n<em>Ricordi com\u2019era bello <\/em><br \/>\n<em>sentirsi parte di una generazione <\/em><br \/>\n<em>capace finalmente di superare il crinale<\/em><br \/>\n<em>e raggiungere il luogo atteso <\/em><br \/>\n<em>dove gli uomini non erano pi\u00f9 capaci <\/em><br \/>\n<em>di farsi ancora del male. <\/em><br \/>\n<em>Poi il presente dentro la nostra vita <\/em><br \/>\n<em>col fracasso di una ruspa <\/em><br \/>\n<em>a confondere inverni e primavere. <\/em><br \/>\n<em>La fretta, il progresso, la confusione. <\/em><br \/>\n<em>La valle strozzata <\/em><br \/>\n<em>coi fumi e con le ciminiere. <\/em><br \/>\n<em>Il dolore, infine, di scoprire <\/em><br \/>\n<em>che la nostra \u00e8 stata la generazione <\/em><br \/>\n<em>che ha rotto il suo nido <\/em><br \/>\n<em>per rifarlo peggiore.<\/em><br \/>\n<em>Ci sembrava che cambiare il mondo <\/em><br \/>\n<em>fosse un gioco. <\/em><br \/>\n<em>\u00c8 gi\u00e0 qualcosa aver salvato <\/em><br \/>\n<em>la zolla dove siamo nati <\/em><br \/>\n<em>e che ci nutr\u00ec con la linfa e la passione. <\/em><br \/>\n<em>L\u2019abbiamo difesa con le unghie <\/em><br \/>\n<em>dietro un muro <\/em><br \/>\n<em>contro l\u2019arroganza, contro la derisione. <\/em><br \/>\n<em>Sotto la tettoia la luna <\/em><br \/>\n<em>\u00e8 ancora intera e buona <\/em><br \/>\n<em>mentre la ruggine intorno <\/em><br \/>\n<em>si sta mangiando tutto <\/em><br \/>\n<em>ma non quel po\u2019 che resta <\/em><br \/>\n<em>del nostro futuro.<\/em><br \/>\nGilberto Carboni 2008<\/p>\n<p>C\u2019era una volta la civilt\u00e0 contadina nata dopo quella nomade e quella dell\u2019uomo cacciatore. \u00c8 grazie \u201calla madre terra\u201d, che si sent\u00ec l\u2019esigenza di fermarsi e di trascorrere la vita con tempi e ritmi pi\u00f9 naturali. Nacque cos\u00ec il bisogno di coltivare la terra e trarre da essa il cibo. Per questo il mestiere di contadino \u00e8 il pi\u00f9 antico del mondo e preziosissimo in ogni epoca. Chi coltiva la terra e ne ha cura, assicura la sopravvivenza e il progresso dell\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nCome tutti i mestieri del mondo, nel corso della storia, il lavoro del contadino ha subito delle trasformazioni ed \u00e8 di questo che mi ha parlato Luciana Cameli, docente di lettere fino a qualche anno fa alla Scuola Media di Pedaso. Incontrarla \u00e8 stato piacevole ed utile.<br \/>\nLa famiglia contadina non conosceva n\u00e9 feste n\u00e9 riposo. Erano mezzadri per la maggior parte e pagavano l\u2019affitto con la met\u00e0 del raccolto. All\u2019inizio tre parti andavano al proprietario e una all\u2019affittuario, fino a quando leggi pi\u00f9 eque migliorarono a situazione. I contadini erano nella quasi totalit\u00e0 analfabeti, tranne poche eccezioni. Conoscevano poco o niente dello sviluppo e del progresso civile che avveniva nella societ\u00e0, ma conoscevano benissimo i cicli di produzione della terra.<br \/>\nOggi, questo tipo di lavoratori, non esiste pi\u00f9 ma dai racconti di Luciana, dalla osservazione degli attrezzi di lavoro da loro adoperati e custoditi nel Museo dell\u2019arte contadina, allestito nei pressi della sua casa di famiglia e dalle vecchie fotografie, si ha testimonianza di quanto difficile sia stata la loro esistenza. Suggestive immagini di gente che ha onorato il proprio lavoro, da cui traspare sofferenza, fatica, ma tanta dignit\u00e0 e sano orgoglio.<br \/>\nMi racconta Luciana che il lavoro dei contadini non si esauriva mai. L\u2019anno agrario iniziava con la semina ma prima bisognava dissodare il terreno, togliere le pietre pi\u00f9 grosse, bruciare i cespugli, sradicare le erbacce ed infine arare il terreno. Si metteva il giogo ai buoi cui era attaccato l\u2019aratro e con esso si tagliava il terreno con il vomere e si rivoltava la fetta di terra. Ma tanta fatica non terminava qui perch\u00e9 era necessario concimare o meglio \u201cnutrire\u201d il terreno ed infine si spargevano a mano i chicchi di grano.<br \/>\nGli attrezzi che osservo ben in vista nello spazio museo di casa Cameli, riportano indietro nel tempo in cui a primavera si levavano a mano le erbacce infestanti. Le donne mietevano l\u2019erba, cantando stornelli a dispetto, per poi essiccarla e fare il fieno che serviva come cibo agli animali, quando questo scarseggiava.<br \/>\nSi mieteva verso giugno, con le giornate lunghe e gli insetti fastidiosi. Ci si alzava la mattina prestissimo, prima che il sole scaldasse troppo la giornata e si iniziava a mietere per poi passare alla trebbiatura con un macchinario mosso dal motore del trattore e capace di separare la paglia dal grano in pochi minuti. Ma la fatica non diminuiva perch\u00e9 il caldo, la polvere, il rumore erano infernali e i ritmi di lavoro aumentati e dettati dalla macchina.<br \/>\nFinita la trebbiatura i contadini si preparavano per la vendemmia. \u00c8 ci\u00f2 di cui mi parla di pi\u00f9 Luciana, cio\u00e8 della lavorazione del vino. La raccolta dell\u2019uva era festa e gioia perch\u00e9 coinvolgeva uomini, donne e bambini ma anche amici e parenti. Ognuno munito di coltello e paniere si metteva davanti il filare e raccoglieva l\u2019uva tra risate e canti, barzellette e battute piccanti, mentre i carri si riempivano di grappoli succosi. L\u2019uva veniva messa in grosse vasche in muratura e quando i carri finivano di trasportarla, iniziava la pigiatura. L\u2019uva si iniziava a calpestarla con i piedi nudi, per fare uscire il mosto dagli acini e poi si continuava con la spremitura adoperando la pressa per fare uscire il rimanente. Alla fine il mosto veniva portato in cantina e versato nelle botti. In seguito si utilizzeranno nelle cantine Cameli i primi macchinari elettrici. Come si pu\u00f2 ora vedere nel museo enologico allestito nella parte di opificio rimasto intatto da un secolo.<br \/>\nOggi tutto \u00e8 cambiato. Nell\u2019arco di tempo di alcuni decenni, la nostra economia non \u00e8 pi\u00f9 prevalentemente agricola ma anche industriale, commerciale e turistica. Il modo di coltivare le terre \u00e8 cambiato. Da un\u2019agricoltura arcaica si \u00e8 passati a un\u2019agricoltura meccanizzata, da un\u2019agricoltura estensiva verso un\u2019agricoltura intensiva. Si predilige la coltura in serra dove pochi metri quadrati danno quantit\u00e0 di prodotti che prima erano prerogativa di svariati estensioni di terreno. L\u2019idea stessa di contadino \u00e8 cambiata.<br \/>\nNon \u00e8 pi\u00f9 l\u2019uomo dalle mani callose, che viveva sempre chiuso nella sua campagna, curvato dal lavoro, con la pelle del volto rugosa o scura per il troppo sole. Oggi il nuovo coltivatore diretto si \u00e8 solo adeguato ai tempi ma fino a quando ci sar\u00e0 agricoltura ci saranno i contadini, magari dai nomi diversi: \u201colivicoltori, viticoltori, ortolani, frutticoltori, operatori agricoli\u201d ma continueranno ad esserci. Ad essi si richiede l\u2019acquisizione di una cultura tecnologica ed lo specializzarsi in colture specifiche effettuando quasi tutti i lavori con mezzi meccanici e soprattutto mettendo a disposizione il proprio cervello. Oggigiorno ci si reca nelle aziende agricole in macchina. Si lavora otto ore al giorno e si percepiscono redditi molto pi\u00f9 decenti di un tempo. Spesso si tratta dei nuovi giovani lavoratori della terra, eredi dei contadini di un tempo.<\/p>\n<p>Luciana si racconta:<br \/>\n\u00abNon \u00e8 senza qualche emozione che rivivo lontani ricordi che scaturiscono dal pi\u00f9 profondo della memoria. Sono nata nella grande casa ottocentesca costruita dai miei nonni. Una famiglia patriarcale tipica delle Marche. Dimora e opificio nello stesso tempo.<br \/>\nPoi gli studi classici, l&#8217;insegnamento portandomi dentro le mie radici lontane.<br \/>\nInfine il lungo restauro anche della villa liberty, completato nel 2008, cos\u00ec emozionante e faticoso e il recupero di ogni oggetto che ricordasse il lavoro del vino e della terra.<br \/>\nOra d&#8217;estate, nell&#8217;antico spazio di lavoro &#8220;Sotto la tettoia&#8221;, al riparo dalle cattive lune, si svolgono incontri culturali. In alcuni spazi delle ville io e mio fratello Vincenzo ospitiamo chi vuole vivere in antiche atmosfere. Una mia amica scrittrice mi chiama &#8221; La bella addormentata nel mosto&#8221;. Mi piace\u00bb.<\/p>\n<p>Di Luciana mi piace uno dei ritratti di Arnoldo Ciarrocchi. Il volto e gli occhi espressivi e fieri. La sua bella casa di fine ottocento di propriet\u00e0 del fratello Vincenzo, il nome del nonno, si trova nella S.P. Valtesino di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, poco distante dal mare. La famiglia Cameli di cui porta con giusto orgoglio il cognome, proveniva dal Casale, un antichissimo agglomerato spontaneamente accresciutosi nei secoli, immerso in ulivi secolari e circondato da vigne estese, a 5 chilometri dal paese, sempre in zona Valtesino, ma sulla sponda destra del fiume.<br \/>\nLa prima grande casa aveva il sotterraneo adibito a cantina per le botti di legno e sopra vi era collocata l\u2019abitazione. Per quasi un secolo \u00e8 stata qui raccolta tutta l\u2019uva prodotta lungo la vallata, dalle dolci colline ascolane fino alla montagna.<br \/>\nLa costruzione \u00e8 di tipo tradizionale, sia per la forma che per l\u2019impiego dei materiali. Le Cantine Cameli, rappresentando la fase pi\u00f9 importante del processo produttivo, quella della trasformazione e della commercializzazione, a ragion veduta sorgono nel fondo valle e in prossimit\u00e0 di una strada di collegamento tra le zone interne e le direttrici del traffico commerciale marittimo e litoraneo. Si collocano storicamente nel punto pi\u00f9 alto di una lunga evoluzione dei sistemi di agricoltura. Lo sviluppo dell\u2019impresa familiare in questo periodo \u00e8 stato fortemente sorretto dalle nuove tecnologie.<br \/>\nIl quadrante elettrico, posto in alto sul muro della cantina e dimenticato per pi\u00f9 di mezzo secolo, ne \u00e8 oggi testimonianza.<br \/>\nIl complesso si prefigura come unico residuo di quelle attivit\u00e0 protoindustriali che videro Grottammare, nell&#8217;Ottocento, protagonista e capoluogo di innumerevoli iniziative nel campo della trasformazione dei prodotti agricoli.<br \/>\nAgli inizi del Novecento la famiglia si stabilisce nella nuova casa, proseguendo l&#8217;attivit\u00e0 agricolae dedicandosi prevalentemente alla produzione di vino.<br \/>\nIntorno agli anni venti \u00e8 stata costruita la seconda casa, di vago stile liberty, anch\u2019essa con il sotterraneo adibito a cantina, ma qui le vasche, sono direttamente costruite in cemento.<br \/>\nLe botti di legno della prima costruzione vengono eliminate e sostituite con quelle in cemento collegate da una serie di tubi di rame.<br \/>\nAltri locali sarebbero stati costruiti subito dopo per poter svolgere l\u2019attivit\u00e0 vinicola sempre pi\u00f9 crescente. Tutto il resto dei fabbricati che visito con piacere e interesse, risale agli anni trenta.<br \/>\nSi conservano intatti ancora oggi, all&#8217;interno ed all&#8217;esterno, tutte le strutture e i mezzi originari per le tecniche delle vinificazioni.<br \/>\nLa spaziosa stanza attigua alla prima casa servir\u00e0 nel tempo da mensa per gli operai e infine da scuola rurale e seggio elettorale, fino agli anni settanta.<br \/>\nUna grande \u201ctettoia\u201d unisce le due case ed \u00e8 stata luogo di lavoro, sosta per lunghi rimorchi, spazio per pranzi di cerimonie ed anche \u201csala cinematografica\u201d negli anni cinquanta-sessanta per la proiezione di film a carattere informativo, riguardanti le nuove tecniche agricole.<br \/>\nLa parte pi\u00f9 lontana dall&#8217;abitazione era adibita a rimessa per attrezzi e a stalla per buoi, cavalli e animali da cortile. L\u2019aia \u00e8 racchiusa in questo grande spazio.<br \/>\nTutto intorno si vedevano, in quegli anni, ordinati filari di viti, ulivi e alberi da frutto. Purtroppo nel 1975 le cantine sono state definitivamente chiuse. Subentravano velocemente altri stili di vita e di lavoro. Nel 2008 Luciana e Vincenzo hanno visto terminare un gravoso e lungo restauro conservativo, da loro commissionato. Oggi il complesso di valore architettonico e storico documentario prende il nome di B&amp;B CANTINE CAMELI ed \u00e8 anche sede di incontri culturali sotto \u201cLa Tettoia\u201d. Un modo originale di coniugare la cultura del passato con quella presente.<br \/>\nRingrazio di cuore Luciana per l\u2019ospitalit\u00e0 e la bellezza del nostro fantastico incontro.<br \/>\nDi questa donna straordinaria conservo un bellissimo ricordo sia come collega che da ex insegnante di uno dei miei figli. Ritrovarla dopo alcuni anni in cui ognuna di noi ha preso nuove vie, \u00e8 stato davvero un dono grande da conservare e mantenere con la massima cura. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sotto la tettoia Ti ricordi, Luciana, di quando il futuro ci pareva cosi azzurro e lontano. Come il mare che si faceva stretto, gi\u00f9 in fondo, per riposare intero appoggiato l\u00ec, sopra il davanzale. 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