{"id":3842,"date":"2016-10-19T14:30:06","date_gmt":"2016-10-19T12:30:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3842"},"modified":"2016-10-17T14:58:02","modified_gmt":"2016-10-17T12:58:02","slug":"anche-la-fiction-e-filosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/10\/anche-la-fiction-e-filosofia\/","title":{"rendered":"Anche la fiction \u00e8 filosofia"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver partecipato a Philofiction, un evento accolto nel fermano con grande entusiasmo, ho potuto fare un sacco di riflessioni sul mondo che mi circonda ogni giorno. Organizzato da Popsophia, unica associazione italiana ad occuparsi della pop-sophia, ovvero un nuovo genere culturale che vede l\u2019unione della filosofia &#8211; la disciplina che si studia nelle aule scolastiche &#8211; alla cultura di massa &#8211; la famosa cultura di serie B che si compone di serie tv, cinema, sport ecc. Il messaggio principale che si vuol trasmettere \u00e8 che, per stare al passo coi tempi, anche la filosofia deve cambiare. Deve uscire dalle aule, dalle universit\u00e0, per potersi mischiare al mondo contemporaneo. In fondo \u00e8 proprio nella cultura di serie B che nasce il culto delle domande filosofiche pi\u00f9 profonde. Pensiamo, ad esempio, al film L\u2019attimo fuggente. Robin William, nelle vesti di un giovanissimo professore anticonformista, fa salire sulla cattedra i suoi studenti suggerendo loro di guardare il mondo da una prospettiva diversa. Cos\u00ec da domandarsi \u201cChi siamo? Che posto abbiamo nel mondo? Che cosa ci circonda davvero? Di cosa abbiamo paura? Qual \u00e8 la nostra voce?\u201d.<br \/>\nA prestare per primo la sua voce sul palco di Philofiction \u00e8 Luca Vecchi: attore, regista, sceneggiatore, uno dei tre fondatori di The Pills \u2013 un collettivo che ha riscosso molto successo in rete \u2013 che \u00e8 sbarcato al cinema con The Pills, sempre meglio che lavorare. Chi meglio di lui poteva spiegare che cosa significa ridere nell\u2019era della tecnologia, di Internet e dei social. Innanzi tutto, spiega Luca, tutto avviene pi\u00f9 velocemente. La stessa fruizione \u00e8 rapida e ci si sofferma solo su quei video che durano un paio di minuti. Si ride per delle semplici immagini in loop (gif) o per una meme (letteralmente \u201cimitazione\u201d), ovvero un\u2019idea, un\u2019azione che si propaga in rete diventando virale. Ridiamo per\u00f2 anche in modo malsano davanti a video di intrattenimento come cadute, investimenti e veri e propri incidenti. Perch\u00e9? Per il desiderio di guardare, di sapersi spettatori di qualcosa. Siamo dei voyeur insomma. Ma state attenti a quei contenuti che avete messo in rete senza pensarci troppo (o che qualcuno ha postato per voi), perch\u00e8 se passano nei canali giusti e diventano virali, potete scordarvi il beneficio dell\u2019oblio. Siete condannati ad essere ricordati per sempre. Magari proprio per delle figuracce. Ecco allora che occorre sensibilizzare l\u2019utente ad una maggiore responsabilizzazione.<br \/>\nMa ci sono anche aspetti positivi. Internet, aggiunge Vecchi, ha distrutto i gradi di separazione. \u00c8 possibile che, grazie alla rete, ci sia un\u2019unione tra due persone che nella vita reale non potrebbero mai toccarsi. \u00c8 il caso di Ryan Gosling, celebre attore statunitense e il viner scozzese Ryan McHenry. Quest\u2019ultimo ha prodotto una serie di filmati in cui compariva l\u2019attore in primo piano, nelle sue diverse espressioni facciali riprese dai film, imboccato \u2013 ed \u00e8 questa la particolarit\u00e0 \u2013 da una mano fuori schermo che regge un cucchiaio di cereali. Video comico che ha fatto il giro del mondo diventando popolare al punto che nelle interviste a Ryan chiedevano il perch\u00e9 non mangiasse questi cereali. Quando McHanry mor\u00ec di cancro (nel 2015), Ryan Gosling lo ha omaggiato facendosi un video in cui finalmente mangiava i suoi cereali. Un gesto che ha toccato il pubblico, ma che pi\u00f9 di tutto ha fatto riflettere su come un semplice video possa creare dal nulla delle re(l)azioni virtuali.<br \/>\nParlando di cultura popolare non si pu\u00f2 non parlare di serie tv.<br \/>\nGrazie ad Internet, alla possibilit\u00e0 di ricrearsi il proprio cinema in casa (home theatre), al godersi comodamente sul proprio divano contenuti in dvd o in streaming, ecco che diventiamo tutti dei cinema-dipendenti. Se parliamo di cinema occorre parlare anche di serie-tv. Dal Trono di Spade (Game of Thrones) a Grey\u2019s Anathomy, da CSI a Modern Family. Tutti ne abbiamo una che ci ha lasciati insonni per notti, incollati allo schermo.<br \/>\nUna delle serie tv proposte da Philofiction \u00e8 Dexter. Storia incentrata sul crimine che raggiunge l\u2019apice quando il colpevole viene incastrato. Ma non nel modo tradizionale perch\u00e9 Dexter, il protagonista, di giorno lavora come tecnico della polizia scientifica, ma di notte in realt\u00e0 \u00e8 un killer che uccide \u201csolo chi lo merita\u201d. Il serial killer dei serial killer. Uccide assassini, stupratori, i criminali sfuggiti alla giustizia attraverso un modus operendi maniacale e del tutto personale. Ecco che si pone l\u2019interrogativo \u201cma \u00e8 giusto farsi giustizia da soli?\u201d<br \/>\nSecondo il legale penale Igor Giostra, no. Nel suo intervento spiega come, di fronte a racconti del genere, siamo portati ad avere una reazione di pancia che ci spinge a difendere uomini come Dexter, che stagione dopo stagione diventano eroi pubblici. Ma \u2026 uccide. La vera giustizia impone il confronto con le regole e le leggi della societ\u00e0. Se usiamo la ragione vediamo Dexter per quello che \u00e8: uno psicopatico con, alle spalle, problemi familiari dolorosi che esorcizza uccidendo. \u00c8 un uomo che risolve le questioni con la pena di morte, proprio come avviene nelle societ\u00e0 barbare. La sua \u00e8 una giustizia privata, la stessa \u2013 si potrebbe pensare \u2013 utilizzata dalla mafia.<br \/>\nEcco come una serie tv, parte della cultura di massa, ci fa interrogare che cosa \u00e8 giusto e cosa \u00e8 sbagliato. Dove si trova il confine tra giustizia e farsi giustizia?<br \/>\nL\u2019evento organizzato da Popsophia \u00e8 stato una vera scoperta culturale. Ha permesso, a coloro che hanno partecipato, di porre l\u2019attenzione su quelle questioni che spesso passano inosservate. Ha saputo sapientemente collegare temi in modo intelligente ed attuale. Grazie ai loro ospiti \u00e8 stato possibile confrontarsi su contenuti e posizioni contrastanti.<br \/>\nSiamo circondati da immagini, in ogni luogo e in ogni momento. Nelle stazioni, per strada, nei ristoranti, nei musei, ci sono schermi che gridano messaggi e che involontariamente percepiamo. In un\u2019era in cui non siamo pi\u00f9 liberi di scegliere cosa vedere e cosa no, e in cui siamo carenti di capacit\u00e0 critica, occasioni come Philofiction diventano cruciali per la crescita personale.<br \/>\nLa prossima volta che siete al ristorante e, invece di guardare chi vi siede di fronte, guardate la tv, pensateci. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver partecipato a Philofiction, un evento accolto nel fermano con grande entusiasmo, ho potuto fare un sacco di riflessioni sul mondo che mi circonda ogni giorno. 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