{"id":3698,"date":"2016-10-04T15:00:28","date_gmt":"2016-10-04T13:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3698"},"modified":"2016-10-03T15:19:46","modified_gmt":"2016-10-03T13:19:46","slug":"3698","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/10\/3698\/","title":{"rendered":"Aperti alla storia e alle speranze umane"},"content":{"rendered":"<h2><em>Papa Francesco ai catechisti giunti a Roma per il loro\u00a0Giubileo<\/em><\/h2>\n<p>L\u2019Apostolo Paolo nella seconda lettura rivolge a Timoteo, ma anche a noi, alcune raccomandazioni che gli stanno a cuore. Tra queste, chiede di \u00abconservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento\u00bb (1Tm 6,14). Parla semplicemente di un comandamento. Sembra che voglia farci tenere fisso lo sguardo su ci\u00f2 che \u00e8 essenziale per la fede. San Paolo, infatti, non raccomanda tanti punti e aspetti, ma sottolinea il centro della fede. Questo centro attorno al quale tutto ruota, questo cuore pulsante che d\u00e0 vita a tutto \u00e8 l\u2019annuncio pasquale, il primo annuncio: il Signore Ges\u00f9 \u00e8 risorto, il Signore Ges\u00f9 ti ama, per te ha dato la sua vita; risorto e vivo, ti sta accanto e ti attende ogni giorno.<br \/>\nNon dobbiamo mai dimenticarlo. In questo Giubileo dei catechisti, ci \u00e8 chiesto di non stancarci di mettere al primo posto l\u2019annuncio principale della fede: il Signore \u00e8 risorto. Non ci sono contenuti pi\u00f9 importanti, nulla \u00e8 pi\u00f9 solido e attuale. Ogni contenuto della fede diventa bello se resta collegato a questo centro, se \u00e8 attraversato dall\u2019annuncio pasquale. Invece, se si isola, perde senso e forza. Siamo chiamati sempre a vivere e annunciare la novit\u00e0 dell\u2019amore del Signore: \u201cGes\u00f9 ti ama veramente, cos\u00ec come sei. Fagli posto: nonostante le delusioni e le ferite della vita, lasciagli la possibilit\u00e0 di amarti. Non ti deluder\u00e0\u201d.<br \/>\nIl comandamento di cui parla San Paolo ci fa pensare anche al comandamento nuovo di Ges\u00f9: \u00abche vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi\u00bb (Gv 15,12). \u00c8 amando che si annuncia Dio-Amore: non a forza di convincere, mai imponendo la verit\u00e0, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale. Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino. Perch\u00e9 il Signore non \u00e8 un\u2019idea, ma una Persona viva: il suo messaggio passa con la testimonianza semplice e vera, con l\u2019ascolto e l\u2019accoglienza, con la gioia che si irradia. Non si parla bene di Ges\u00f9 quando si \u00e8 tristi; nemmeno si trasmette la bellezza di Dio solo facendo belle prediche. Il Dio della speranza si annuncia vivendo nell\u2019oggi il Vangelo della carit\u00e0, senza paura di testimoniarlo anche con forme nuove di annuncio. Il Vangelo ci aiuta a capire che cosa vuol dire amare, soprattutto ad evitare alcuni rischi. Nella parabola c\u2019\u00e8 un uomo ricco, che non si accorge di Lazzaro, un povero che \u00abstava alla sua porta\u00bb (Lc 16,20). Questo ricco, in realt\u00e0, non fa del male a nessuno, non si dice che \u00e8 cattivo. Ha per\u00f2 un\u2019infermit\u00e0 pi\u00f9 grande di quella di Lazzaro, che pure era \u00abcoperto di piaghe\u00bb (ibid.): questo ricco soffre di una forte cecit\u00e0, perch\u00e9 non riesce a guardare al di l\u00e0 del suo mondo, fatto di banchetti e bei vestiti. Non vede oltre la porta di casa sua, dove giace Lazzaro, perch\u00e9 non gli interessa quello che succede fuori.<br \/>\nNon vede con gli occhi perch\u00e9 non sente col cuore. Nel suo cuore \u00e8 entrata la mondanit\u00e0 che anestetizza l\u2019anima. La mondanit\u00e0 \u00e8 come un \u201cbuco nero\u201d che ingoia il bene, che spegne l\u2019amore, perch\u00e9 fagocita tutto nel proprio io. Allora si vedono solo le apparenze e non ci si accorge degli altri, perch\u00e9 si diventa indifferenti a tutto. Chi soffre questa grave cecit\u00e0 assume spesso comportamenti \u201cstrabici\u201d: guarda con riverenza le persone famose, di alto rango, ammirate dal mondo, e distoglie lo sguardo dai tanti Lazzaro di oggi, dai poveri e dai sofferenti che sono i prediletti del Signore. Ma il Signore guarda a chi \u00e8 trascurato e scartato dal mondo. Lazzaro \u00e8 l\u2019unico personaggio, in tutte le parabole di Ges\u00f9, ad essere chiamato per nome. Il suo nome vuol dire: \u201cDio aiuta\u201d. Dio non lo dimentica, lo accoglier\u00e0 nel banchetto del suo Regno, insieme ad Abramo, in una ricca comunione di affetti.<br \/>\nL\u2019uomo ricco, invece, nella parabola non ha neppure un nome; la sua vita cade dimenticata, perch\u00e9 chi vive per s\u00e9 non fa la storia. E un cristiano deve fare la storia! Deve uscire da s\u00e9 stesso, per fare la storia! Ma chi vive per s\u00e9 non fa la storia. L\u2019insensibilit\u00e0 di oggi scava abissi invalicabili per sempre. E noi siamo caduti, in questo momento, in questa malattia dell\u2019indifferenza, dell\u2019egoismo, della mondanit\u00e0.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un altro particolare nella parabola, un contrasto. La vita opulenta di quest\u2019uomo senza nome \u00e8 descritta come ostentata: tutto in lui reclama bisogni e diritti. Anche da morto insiste per essere aiutato e pretende i suoi interessi. La povert\u00e0 di Lazzaro, invece, si esprime con grande dignit\u00e0: dalla sua bocca non escono lamenti, proteste o parole di disprezzo.<br \/>\n\u00c8 un insegnamento valido: come servitori della parola di Ges\u00f9 siamo chiamati a non ostentare apparenza e a non ricercare gloria; nemmeno possiamo essere tristi o lamentosi. Non siamo profeti di sventura che si compiacciono di scovare pericoli o de\u00adviazioni; non gente che si trincera nei propri ambienti, emettendo giudizi amari sulla societ\u00e0, sulla Chiesa, su tutto e tutti, inquinando il mondo di negativit\u00e0. Lo scetticismo lamentevole non appartiene a chi \u00e8 familiare con la Parola di Dio.<br \/>\nChi annuncia la speranza di Ges\u00f9 \u00e8 portatore di gioia e vede lontano, ha orizzonti, non ha un muro che lo chiude; vede lontano perch\u00e9 sa guardare al di l\u00e0 del male e dei problemi.<br \/>\nAl tempo stesso vede bene da vicino, perch\u00e9 \u00e8 attento al prossimo e alle sue necessit\u00e0. Il Signore oggi ce lo chiede: dinanzi a tanti Lazzaro che vediamo, siamo chiamati a inquietarci, a trovare vie per incontrare e aiutare, senza delegare sempre ad altri o dire: \u201cti aiuter\u00f2 domani, oggi non ho tempo, ti aiuter\u00f2 domani\u201d. E questo \u00e8 un peccato. Il tempo per soccorrere gli altri \u00e8 tempo donato a Ges\u00f9, \u00e8 amore che rimane: \u00e8 il nostro tesoro in cielo, che ci procuriamo qui sulla terra.<br \/>\nIn conclusione, cari catechisti e cari fratelli e sorelle, il Signore ci dia la grazia di essere rinnovati ogni giorno dalla gioia del primo annuncio: Ges\u00f9 \u00e8 morto e risorto, Ges\u00f9 ci ama personalmente! Ci doni la forza di vivere e annunciare il comandamento dell\u2019amore, superando la cecit\u00e0 dell\u2019apparenza e le tristezze mondane. Ci renda sensibili ai poveri, che non sono un\u2019appendice del Vangelo, ma una pagina centrale, sempre aperta davanti a tutti. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Papa Francesco ai catechisti giunti a Roma per il loro\u00a0Giubileo L\u2019Apostolo Paolo nella seconda lettura rivolge a Timoteo, ma anche a noi, alcune raccomandazioni che gli stanno a cuore. 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