{"id":3617,"date":"2016-09-23T16:00:59","date_gmt":"2016-09-23T14:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3617"},"modified":"2024-11-06T16:40:43","modified_gmt":"2024-11-06T15:40:43","slug":"il-primo-terremoto-dellera-total-social","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/09\/il-primo-terremoto-dellera-total-social\/","title":{"rendered":"Il primo terremoto dell\u2019era \u201ctotal-social\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Si sta consumando il primo terremoto dell\u2019era \u201ctotal social\u201d, con il suo carico di distruzione, morte, sofferenza e perdita, documentato non solo dai tradizionali mass-media, ma da milioni di persone attraverso Facebook, Instagram, Twitter, Whatsapp, Snapchat e gli altri social network. I media tradizionali &#8211; Tv, radio e giornali &#8211; hanno faticato non poco a star dietro alle notizie social, che si sono sviluppate in alcune macro-direzioni, indicative, anche se non certo esaustive, di nuove sensibilit\u00e0 antropologiche di cui tener conto soprattutto in campo educativo.<br \/>\nLa prima \u00e8 quella dell\u2019emozione pseudo-empatica: si crede &#8211; ma in fondo non si \u00e8 convinti pi\u00f9 di tanto &#8211; di solidarizzare con le vittime, di provare lo stesso dolore, mentre \u00e8 la propria emozione a venire gerarchicamente prima del dolore altrui; sono molte le frasi auto-centrate e non-empatiche come \u201csto piangendo\u201d, \u201cmi sono commosso\u201d, \u201cmi sento male\u201d, \u201cnon ce la faccio a vedere tutto questo dolore\u201d piuttosto che l\u2019umanissima espressione popolare \u201cpovera gente\u201d che porta dentro s\u00e9 la sofferenza altrui, condividendola.<br \/>\nLa seconda direzione \u00e8 quella della narrazione iper-realistica, fatta di immagini esplicite di uomini, donne e &#8211; ahim\u00e8 &#8211; bambini estratti feriti o morti da sotto le macerie; una narrazione persino pi\u00f9 cruda di quella dei media tradizionali che, annusando il sangue come un carnivoro da savana, hanno inseguito la preda mediatica ferita, debole e indifesa, senza pi\u00f9 muri di casa a proteggerne il pudore.<br \/>\nLa terza \u00e8 quella della solidariet\u00e0 cripto-esibizionista, su cui si sono buttati in diversi, famosi o meno: dalla destinazione di non ben definiti proventi discografici, fino alle raccolte di beni senza tenere conto delle necessit\u00e0 e delle richieste dei soccorritori.<br \/>\n\u00c8 emblematica la vicenda del fraintendimento comunicativo con Mark Zuckerberg, che avrebbe donato 500mila Euro alla Croce Rossa; in realt\u00e0 il megafono mass-mediale si \u00e8 accorto in ritardo che non si trattava di denaro contante ma di un plafond di ADS, ovvero inserzioni pubblicitarie gratuite su Facebook, per promuovere, cito testualmente: \u201cricerca di volontari, richiesta di donazione di sangue, mettersi in contatto per le persone che hanno bisogno di un posto in cui stare\u201d. Ma &#8211; mi chiedo &#8211; la Croce Rossa ha bisogno di promuovere gratuitamente su Facebook attivit\u00e0 che svolge da sempre in autonomia?<br \/>\nCos\u00ec \u00e8 il primo terremoto dell\u2019era \u201ctotal-social\u201d e siamo tristi. Per i fatti drammatici e per come li stiamo vivendo. \u2022<br \/>\nMarco Brusati,\u00a0Direttore generale di Hope<br \/>\nDocente nel master eventi presso l\u2019Universit\u00e0 di Firenze<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sta consumando il primo terremoto dell\u2019era \u201ctotal social\u201d, con il suo carico di distruzione, morte, sofferenza e perdita, documentato non solo dai tradizionali mass-media, ma da milioni di persone attraverso Facebook, Instagram, Twitter, Whatsapp, Snapchat e gli altri social network. 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