{"id":3490,"date":"2016-09-22T15:00:51","date_gmt":"2016-09-22T13:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3490"},"modified":"2024-11-06T16:58:42","modified_gmt":"2024-11-06T15:58:42","slug":"ritratti-alessandra-sbrolla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/09\/ritratti-alessandra-sbrolla\/","title":{"rendered":"RITRATTI: Alessandra Sbrolla"},"content":{"rendered":"<p>Ho incontrato una sibilla. Di quelle moderne. Detentrici di un sapere antico tramandato: la tessitura, la conoscenza delle erbe naturali con cui tingere la lana.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si chiama Alessandra Sbrolla, \u00e8 biologa e botanica. Abita tra Piane di Falerone e Falerone capoluogo. Contrada Madonna delle Camminate per l&#8217;esattezza, contrada Pozzo per tutti gli altri.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Sbrolla-foto2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3492\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Sbrolla-foto2-300x225.jpg\" alt=\"sbrolla-foto2\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Sbrolla-foto2-300x225.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Sbrolla-foto2-768x576.jpg 768w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Sbrolla-foto2.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A piano terra, una stanza quadrata dalle pareti bianche e dal soffitto basso ospita un incredibile telaio. Legno pesante, congegni perfetti come solo gli artigiani dell&#8217;onore lavorativo sapevano costruire. Un telaio antico, raccattato da Alessandra in un mucchio di macerie. Nella stanza attigua, nel piccolo laboratorio dalle pareti rosa confetto, si susseguono pentoloni d&#8217;acciaio, barattoli di vetro pieni di sali, estratti colorati e piante di ogni sorta, lunghi bastoni di legno per far girare delicatamente le matasse di morbida lana. E&#8217; qui che la giovane sibilla prepara i colori naturali e tinge la lana inzuppandola e rimestandola. Ma non lana qualunque. L&#8217;acquista grezza da un piccolo allevamento abruzzese dove il pastore Giulio, nella sua azienda familiare, gestisce un gregge di pecore di razza Gentile di Puglia e Sopravissana: le prime due razze italiane ottenute dall\u2019incrocio di femmine autoctone con arieti merinos francesi. Un procedimento innescato nel XV secolo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quello del tessitore artigiano e del tintore naturale \u00e8 professione quasi scomparsa. Ci vuole coraggio a riprendere le fila. Ci vuole coraggio ad aprire un laboratorio, il suo, ribattezzato Indaco.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00abIl tintore \u00e8 oggi mestiere sconosciuto, quasi dimenticato, &#8211; spiega \u2013 eppure, un tempo \u00e8 a questo mestiere che si doveva gran parte del successo della tradizione tessile italiana sul mercato dell\u2019Europa Centrale. L\u2019abilit\u00e0 di estrarre pigmenti coloranti da una pianta per tingere le fibre naturali \u00e8 una attivit\u00e0 che accompagna l\u2019uomo da almeno 4000 anni; fino alla scoperta del primo colorante di sintesi chimica avvenuta nel 1825 da Sir Perkin\u00bb.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Intorno a casa ci sono alberi d&#8217;ogni genere. Nella parte retrostante, 400 ulivi digradano al fondovalle.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Se le domandi perch\u00e9 Indaco, apre un file mentale infinito.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Indaco ha a che fare con il blu apprezzato dagli Egizi, per nulla amato dai Romani. Poi Alessandra, attraverso decine di esempi, arriva a Napoleone, al blocco navale inglese delle erbe, alle coltivazioni di Massa Trabaria&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel suo orto, sta curando soprattutto due piantine: la reseda lutea, che d\u00e0 un giallo particolare: nell\u2019antica Roma colorava gli abiti delle Vestali e delle giovani spose; e la rubia tintorum, che produce un incredibile rosso mattone.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00abPer tingere una partita di lana \u2013 dice &#8211; si impiegano tre giorni di lavoro\u00bb. Una fatica. Ma una soddisfazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Alessandra Sbrolla vive tra Falerone e Roma. Laureata in Scienze Biologiche, Botanica Sistematica, Etno botanica, al titolo di \u201cdottoressa in\u201d preferisce quello di Maestra in Arte tintoria. Fa parte del direttivo dell&#8217; Accademia delle erbe spontanee di Monte San Pietrangeli, dove Presidente \u00e8 il docente universitario (Politecnica delle Marche) prof. Fabio Taffetani. Parlando di bellezza, Alessandra precisa che \u00ab\u00e8 tutto ci\u00f2, al cui cospetto, una calma gioia ed un sentimento di meraviglia, mi scuote il cuore e l&#8217;intelletto&#8230;\u00bb. \u00a0<\/em><em>Alla domanda come si descriverebbe, risponde: \u00abOspite temporaneo del Globo Terracqueo\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho incontrato una sibilla. Di quelle moderne. Detentrici di un sapere antico tramandato: la tessitura, la conoscenza delle erbe naturali con cui tingere la lana. Si chiama Alessandra Sbrolla, \u00e8 biologa e botanica. Abita tra Piane di Falerone e Falerone capoluogo. 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