{"id":3352,"date":"2016-07-26T17:00:52","date_gmt":"2016-07-26T15:00:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3352"},"modified":"2016-07-26T13:01:44","modified_gmt":"2016-07-26T11:01:44","slug":"gli-italiani-brava-gente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/07\/gli-italiani-brava-gente\/","title":{"rendered":"Gli Italiani? Brava gente!"},"content":{"rendered":"<h2><em>Fermo, oratorio S. Carlo: incontro con due dei 120 rifugiati<\/em><\/h2>\n<p>Il racconto di Daniel e Samuel, due dei 120 rifugiati ospiti del Seminario di Fermo con le loro storie di fuga dal terrore e la speranza di una nuova vita ritrovata nelle Marche<br \/>\nIniziativa culturale del Ricreatorio San Carlo<br \/>\n\u201cSe in un paese hai il diritto e la possibilit\u00e0 di andare in Chiesa, avrai la possibilit\u00e0 di fare tante altre cose. Non ho fatto ho esperienze negative in Italia. In qualsiasi paese si possono incontrare difficolt\u00e0. Se per esempio un italiano uccide un uomo di colore non significa che tutti gli italiani siano lo stesso. Gli italiani sono delle brave persone. Io non sono qui per creare problemi. Sono venuto dai problemi e cerco la pace quindi, ringrazio Dio per la mia vita\u201d.<br \/>\nDaniel, 25 anni, da qualche tempo in Italia, \u00e8 uno dei 120 rifugiati ospitati presso il Seminario di Fermo.<br \/>\nIl ragazzo si \u00e8 reso disponibile a raccontare la sua storia all\u2019interno dell\u2019iniziativa culturale dal titolo \u201cLa bellezza dell&#8217;incontro\u201d promossa dal Ricreatorio San Carlo della Diocesi di Fermo per far conoscere i giovani stranieri fuggiti dal terrore, le loro storie e il funzionamento della macchina organizzativa del corridoio umanitario. Conoscere per capire.<br \/>\nL\u2019incontro con i rifugiati \u00e8 stata coordinata da don Michele Rogante con l\u2019intervento di suor Filomena della congregazione delle \u2018Piccole sorelle\u2019. L\u2019incontro \u00e8 stato organizzato con l\u2019obiettivo di far conoscere le attivit\u00e0 dei ragazzi, della struttura e la loro cultura per diradare la nebbia sulle paure accresce il confronto con la cittadinanza e la conoscenza delle sofferenze di quei giovani rifugiati.<br \/>\nDaniel ha voluto raccontare la sua storia. E\u2019 uno dei tanti che ogni settimana attraversano il Mediterraneo a bordo di quei gommoni della speranza troppo spesso teatro di orrore e morte. Nei suoi occhi rimarr\u00e0 indelebile il dolore delle persecuzioni in Libia dove viveva e lavorava con suo padre e le sofferenze subite durante il viaggio verso l\u2019Italia.<br \/>\n\u201cDaniel ha vissuto poco in Ghana, quando aveva 9 anni si \u00e8 trasferito in Libia dove viveva con il pap\u00e0. \u2013 racconta suor Filomena &#8211; L\u00ec lavoravano e fino a quando c\u2019era Gheddafi vivevano abbastanza serenamente. Dopo Gheddafi sono stati visti come stranieri e quindi perseguitati. Hanno chiesto loro di lasciare il paese perch\u00e9 non volevano convertirsi all\u2019Islam. Il padre \u00e8 scomparso misteriosamente.<br \/>\nQualcuno lo ha prelavato e Daniel non lo ha pi\u00f9 visto. Cos\u00ec lui ha continuato a lavorare in autolavaggio ed ha sub\u00ecto angherie a livello sia verbale e fisico. Gli dissero: \u2018Se tu te ne vai in Europa pregherai il tuo Dio ma se rimani qui noi ti perseguiteremo se non diventerai islamico\u2019. E\u2019 stato due mesi e mezzo in un campo con altre persone poi \u00e8 stato portato in spiaggia e messo su un gommone. Ha pagato 500 dinari per il viaggio. Dopo due giorni dopo essere arrivato a Brindisi \u00e8 arrivato subito a Fermo\u201d. Insieme a Daniel anche Samuel, 20 anni, originario del Camerun. \u201cHo perso sia mia madre che mio padre prima di lasciare il mio paese. Io non riesco a spiegare bene cosa \u00e8 successo perch\u00e9 mi fa male ogni volta che lo racconto. &#8211; ha raccontato il ragazzo &#8211; Ho anche una sorella pi\u00f9 piccola di cui ho perso le tracce. Non so se sia viva o no. Ho lasciato il mio paese quando avevo 18 anni. Ci ho impiegato due anni ad arrivare in Italia. Io non avevo n\u00e9 risorse economiche n\u00e9 sapevo dove andare. Sono stato in Nigeria, Algeria, Marocco, Libia e poi in Italia. Quindi ognuno di noi ha avuto il suo viaggio diverso.<br \/>\nHo sofferto molto perch\u00e9 non conoscevo nessuno. Non sapevo dove andare quando sono arrivato in Libia sono stato immediatamente arrestato dai terroristi. E\u2019 qualcosa che mi fa ancora molto male raccontare. Ho visto tante persone morire durante il mio viaggio\u201d.<br \/>\nDopo il terrore la speranza in Italia \u201cIo mi aspetto di vivere felicemente. Non mi aspetto tanto. Voglio solo essere una persona normale. Fare le attivit\u00e0 normali che tutti fanno. Andare fuori uscire con gli amici, avere un lavoro. Da quando sono nato per me c\u2019era un futuro ma ad un certo punto della mia vita \u00e8 andato tuto all\u2019aria ed ho vissuto alla giornata aspettando da Dio quello che sarebbe arrivato. Io andavo a scuola, avevo studiato, giocavo a calcio. Poi ho perso i miei genitori e tutto \u00e8 precipitato\u201d.<br \/>\nSuor Filomena che in seminario insegna l\u2019italiano ha tradotto gli interventi dei due giovani rifugiati e sulle domande di don Michele Rogante ha illustrato la macchina organizzativa per il funzionamento dell\u2019ospitalit\u00e0.<br \/>\n\u201cE\u2019 stata creata una cooperativa agricola con cui sono stati impiegati alcuni ragazzi: raccolgono erbe di campo in alcuni terreni della Valdaso. \u2013 ha raccontato suor Filomena &#8211; Si pensa che oltre alla raccolta si possa passare anche al confezionamento delle verdure. Alcuni di loro sono stati impiegati come assistenti badanti alla Casa del clero, altri assunti con voucher.<br \/>\nUna delle carte vincenti \u00e8 stata quella di responsabilizzarli. Pulizia, gestione degli spazi, lavanderia, assistenza. Tutti lo fanno gratuitamente mentre altri con mansioni specifiche. Se non ci fossero loro per noi sarebbe impensabile. Gestire 120 persone non \u00e8 facile. Senza di loro sarebbe difficile andare avanti\u201d.<br \/>\n\u201cAll\u2019 inizio \u2013 ha aggiunto &#8211; molti di loro hanno fatto lavori di pubblica utilit\u00e0 con il Comune come per la gestione delle aiuole, alcuni all\u2019associazione il Ponte, altri nell\u2019assistenza dei disabili. Alcuni di loro hanno imparato a cucinare facendo il volontario\u201d. Mediatori culturali, avvocati per seguirli a livello legale, cuoche, uno staff di persone si occupa delle 120 persone.<br \/>\n\u201cInsieme ci si conosce e si mettono da parte paure e tante altre cose. \u2013 ha chiudo don Michele Rogante &#8211; Se dopo questa sera andando a casa riusciamo ad essere portatori di comunione, di conoscenza, di apertura mentale\u201d.<br \/>\nDon Michele ha chiuso il suo intervento citando un racconto contenuto nel giornalino che contiene le storie dei ragazzi. \u201c Oggi noi abbiamo parlato di una Fermo diversa e sappiamo che fermo \u00e8 diversa\u201d. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fermo, oratorio S. 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