{"id":3342,"date":"2016-07-26T15:00:15","date_gmt":"2016-07-26T13:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3342"},"modified":"2016-07-26T13:07:42","modified_gmt":"2016-07-26T11:07:42","slug":"le-parole-di-una-citta-depressa-e-incapace-di-pensare-il-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/07\/le-parole-di-una-citta-depressa-e-incapace-di-pensare-il-nuovo\/","title":{"rendered":"Le parole di una citt\u00e0 depressa e incapace di pensare il nuovo"},"content":{"rendered":"<h2><em>Fermo: analisi di una collettivit\u00e0 bloccata su schemi mentali tipici di un &#8220;passato che non vuole passare&#8221;.<\/em><\/h2>\n<p>La stampa ufficiale (di regime, tanto per intenderci) non manca di esprimere in vario modo, anche nella sinistra salottiera, una cultura, o meglio una ideologia che a suo tempo Pasolini definiva sulle pagine del &#8220;Corriere della sera&#8221; clerico-fascista. Non entro nei dettagli delle tante, talvolta fantasiose ricostruzioni dell&#8217;omicidio avvenuto a Fermo che tendono a ridurre e a ridimensionare l&#8217;accaduto all\u2019interno di una sorta di normalit\u00e0 semi-ufficiale che non vuole essere intaccata da niente e da nessuno.<br \/>\nProviamo invece a chiederci: &#8220;Quale ideologia si manifesta prevalentemente nelle parole dell&#8217;opinione pubblica, fermana e non solo (vista la dimensione nazionale dell&#8217;accaduto)?\u201d. Le parole, \u00e8 risaputo, non sono il rivestimento delle cose, ma sono le cose stesse. Se c&#8217;\u00e8 un punto fermo che un secolo e oltre di linguistica moderna e di filosofia del linguaggio ci ha lasciato in eredit\u00e0 \u00e8 proprio questo. Allora non resta che inoltrarsi non tanto nell&#8217;analisi delle &#8220;cose&#8221; che vengono dette, ma in quella delle forme linguistiche, e in particolare retoriche, con le quali sono espresse. L&#8217;ideologia di fondo o, in altri termini, la sostanza ideologica del discorso si ritrova nella forma stessa, nell&#8217;architettura generale del discorso, laddove chi parla o scrive, pensando a cosa dire, non riflette &#8211; ovviamente &#8211; sulle strutture del discorso che cerca di svolgere. Nel nostro caso l&#8217;analisi risulta sorprendentemente facile e tristemente eloquente. La maggioranza dei discorsi (giornali in testa, ma anche parecchi interventi in tv e politicanti del sabato sera) si sviluppa secondo un modulo linguistico fondato su frasi concessive e correttive, del tipo &#8220;va bene, ma&#8230;&#8221;; &#8220;concediamo pure&#8230; tuttavia\u2026&#8221;; oppure suppositive: &#8220;ammettiamo che&#8230; ma comunque\u2026&#8221;. Il procedimento si fonda su una frase principale che enuncia un\u2019affermazione perentoria, la quale apparentemente lascia lo spazio ad un\u2019altra frase, concessiva o suppositiva, che viene subito riassorbita nell\u2019orizzonte concettuale della principale. In altri termini, la frase principale non si lascia correggere da quella secondaria; accade piuttosto l&#8217;inverso. Cos\u00ec funziona un&#8217;ideologia autoritaria: la certezza dominante non si fa mettere in discussione (nel caso dell&#8217;Italia dei nostri tempi, si tratta del clerico-fascismo che coinvolge la maggioranza dei cittadini, di destra e di sinistra) da fatti inconfutabili (l&#8217;assassinio di un extra-comunitario); &#8220;ammette&#8221; che qualcosa \u00e8 accaduto, ma non permette che l\u2019asserto intorno al quale si articola la sostanza del discorso sia messo in discussione. &#8220;Ma&#8221;, &#8220;Tuttavia&#8221; sono espressioni che riducono alla normalit\u00e0 del sistema ci\u00f2 che, entrando in esso, potrebbe farlo deflagrare.<br \/>\nIn questo modo anche l&#8217;onda emotiva viene accolta (apparentemente) e subito assorbita. Chi parla in questi giorni quasi sempre utilizza inconsapevolmente questa procedura, o meglio lascia che in lui l&#8217;ideologia del sistema riaffiori plasmando il discorso pubblico. Ancora una volta noi siamo le parole dell&#8217;ideologia dominante proprio quando crediamo di pensare liberamente.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 allora da chiedersi come impedire che continui a parlare in noi l&#8217;ideologia clerico-fascista. La strada \u00e8 evidente, ma difficile da percorrere.<br \/>\nIl clerico-fascismo \u00e8 espressione di una societ\u00e0 in pauroso e avvilente ritardo sui tempi, una societ\u00e0, come quella fermana e italiana in genere, sostanzialmente legata ad una mentalit\u00e0 premoderna, ad un&#8217;epoca in cui nessun avvenimento pu\u00f2 permettersi di mettere in discussione l&#8217;assetto autoritario, fortemente individualistico, in cui i conflitti (anche quelli di classe) non esistono perch\u00e9 non esiste n\u00e9 borghesia imprenditoriale n\u00e9 classe operaia, dove quello politico \u00e8 sostanzialmente un ceto parassitario, immobile, geloso custode delle proprie prerogative. Quando poi questo mondo piccolo piccolo \u00e8 costretto a fare i conti con l\u2019orizzonte della globalit\u00e0, la reazione \u00e8 la chiusura netta, ammantata di perbenismo, assistenzialismo pidocchioso e devozionismo domenicale. Un universo mentale privo del tutto dei paradigmi necessari per &#8220;pensare&#8221; il nuovo e di conseguenza aprirsi al futuro, che pu\u00f2 solo reagire con la violenza, come nel caso di questi giorni (e qui vanno considerate anche le bombe piazzate in prossimit\u00e0 delle chiese) o con i giochi verbali di una pseudo-cultura strapaesana, che non si lascia mai mettere in discussione fino in fondo, perch\u00e9 non saprebbe dove cominciare. L\u2019ideologia dominante \u00e8 il basso continuo pervasivo che riaffiora nelle modalit\u00e0 stesse con cui raccontiamo ci\u00f2 che accade, sterilizzandone la forza provocatoria: \u201cC\u2019\u00e8 stato un omicidio, ma\u2026 non bisogna alzare i toni\u201d; \u201cLa vicenda \u00e8 dolorosa, ma\u2026 c\u2019\u00e8 chi ne approfitta per mettersi in mostra\u201d: ecco le miserie di procedure concettistiche tardo-barocche, bugiarde e rassicuranti.<br \/>\nIn fin dei conti niente di nuovo: la vecchia e depressa Europa non riesce ad abbandonare i paradigmi mentali del Novecento e a pensarne di nuovi, confrontandosi con i dinamismi epocali (e non congiunturali, come l&#8217;ideologia clerico-fascista vorrebbe far credere) che dissolvono gli schemi di un tempo. Identit\u00e0, nazione, tradizione ecc.: mercanzia del passato quando rimangono termini monolitici, consolatori perch\u00e9 immutabili, e non sono invece considerate come riferimenti dello svolgimento incessante della storia. Nella sua omelia in duomo l&#8217;arcivescovo si \u00e8 lasciato sfuggire un&#8217;affermazione che per\u00f2 non ha sviluppato fino in fondo: &#8220;I veri disperati siamo noi&#8221;, ha detto. E&#8217; vero, ma nel senso profondo, antropologico e storico, non moralistico della parola. Essere disperati vuol dire, etimologicamente, &#8220;non avere speranza&#8221;, ovvero non avere il futuro, essere privi della libert\u00e0 di progettarlo e dello slancio vitale necessario per affrontarlo.<br \/>\nEbbene, chi lascia parlare in s\u00e9 l&#8217;ideologia dominante \u00e8 senza futuro, perch\u00e9 il sistema clerico-fascista non ammette quel futuro che pu\u00f2 rivolgere il presente e trasformarlo interamente (solo questo \u00e8 infatti il futuro vero, quello prevedibile o integrabile nel passato-presente statico \u00e8 solo una falsa proiezione del presente nel futuro gi\u00e0 normalizzato). Pertanto la pseudocultura dei benpensanti riduttivi di turno non pu\u00f2 comprendere ci\u00f2 che sta accadendo.<br \/>\nChe cosa si tratta di capire? \u00c8 presto detto: due giovani immigrati, oltraggiati nella loro persona da insulti razzisti, hanno difeso l&#8217;unica cosa che la vita non \u00e8 riuscita a strappare loro: la dignit\u00e0. Lo hanno fatto come hanno potuto in quel momento con la forza del rifiuto dell&#8217;umiliazione. I dettagli dell&#8217;evento interesseranno i giudici e i legali: come cittadino mi limito ad accogliere una lezione che mai avrei pensato da ricevere nella mia citt\u00e0: per difendere la propria dignit\u00e0 da un razzismo vile e pervasivo si pu\u00f2 ancora morire in una cittadina di provincia, spocchiosa e piccolo borghese dell\u2019Italia depressa dei nostri giorni. Tuttavia\u2026 restate sereni, torner\u00e0 presto la normalit\u00e0: la signora contessa verr\u00e0 alla messa solenne della domenica, offrir\u00e0 qualche spicciolo superfluo e nessuno rider\u00e0. \u2022<\/p>\n<p>Paolo Petruzzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fermo: analisi di una collettivit\u00e0 bloccata su schemi mentali tipici di un &#8220;passato che non vuole passare&#8221;. 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