{"id":3176,"date":"2016-06-24T15:00:12","date_gmt":"2016-06-24T13:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3176"},"modified":"2024-11-06T16:40:43","modified_gmt":"2024-11-06T15:40:43","slug":"ridateci-le-nostre-stelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/06\/ridateci-le-nostre-stelle\/","title":{"rendered":"Ridateci le nostre stelle"},"content":{"rendered":"<p>Una volta si poteva dire di avere per tetto un cielo di stelle. Oggi, stando agli ultimi dati sull\u2019inquinamento luminoso, le nostre notti sono molto meno ricche di brillanti nella notte. \u00c8 stato infatti pubblicato sulla rivista \u201cScience Advances\u201d il \u201cNew World Atlas of Artificial Night Sky Brightness\u201d, ovvero l\u2019edizione aggiornata dell\u2019atlante mondiale dell\u2019inquinamento luminoso.<br \/>\nLo studio \u00e8 impietoso nell\u2019evidenziare quanto il cielo notturno abbia perso buona parte della sua visibilit\u00e0 in moltissime zone e l\u2019Italia, in particolare, non ci fa bella figura. Il nostro Paese \u00e8 al primo posto, in parit\u00e0 con la Corea del Sud, nella classifica dell\u2019inquinamento luminoso tra gli Stati che compongono il G 20: almeno 4 italiani su 5 non riescano pi\u00f9 a riconoscere la Via Lattea. Se vogliamo ritrovare cieli bui, \u00e8 necessario andare in Paesi molto grandi e con vaste zone non antropizzate, come l\u2019Australia e il Canada, mentre nella vecchia Europa si salvano Spagna, Austria, Svezia, Norvegia e Scozia.<br \/>\nAlla guida del team internazionale che ha certificato il triste primato della Penisola c\u2019\u00e8 proprio un italiano: Fabio Falchi, docente di fisica all\u2019Istituto statale di istruzione superiore \u201cGalileo Galilei\u201d di Ostiglia, in provincia di Mantova, nonch\u00e9 ricercatore all\u2019Istil, l\u2019Istituto di scienza e tecnologia dell\u2019inquinamento luminoso. Falchi \u00e8 ricercatore volontario, cos\u00ec come su base volontaria hanno dato il loro contributo le moltissime persone che hanno collaborato allo studio fornendo dati essenziali con oltre 30mila misure di brillanza del cielo. Non c\u2019erano solo le osservazioni del satellite americano Suomi Npp ma anche le calibrazioni effettuate a terra da migliaia di appassionati che, notte dopo notte, vedono le stelle spegnersi, soffocate da troppa illuminazione artificiale che \u201csporca\u201d il cielo.<br \/>\nIn breve, se anche le stelle ci stanno ancora a guardare, noi non siamo pi\u00f9 in grado di ricambiare lo sguardo. \u00c8 davvero triste pensare che un terzo dell\u2019umanit\u00e0 sia privata della vista della Via Lattea, la strada luminosa delle stelle, la nostra galassia, quella cui, da pi\u00f9 di 13 miliardi di anni, appartiene il sistema solare e, pi\u00f9 giovane, il nostro Pianeta. Ci stiamo impedendo di vedere qualcosa che \u00e8 alle radici stesse del nostro essere abitanti di questo universo: noi ora non stiamo vedendo le stelle come sono adesso, ma com\u2019erano milioni o miliardi di anni fa. Guardare il cielo di notte \u00e8 un modo per perdersi nella profondit\u00e0 del tempo e dello spazio. Non a caso numerose leggende e storie dell\u2019origine del mondo hanno cercato di spiegare perch\u00e9 ci fosse quel percorso celeste notturno, una via cos\u00ec nitida che doveva per forza essere stata messa l\u00ec per indicarci il cammino.<br \/>\nIl nome deriva dalla mitologia greca: Zeus pose il figlio Eracle, nato dall\u2019amore con una donna mortale, a succhiare al seno di sua moglie Era il latte divino per renderlo immortale. La dea per\u00f2 se ne accorse, e lo respinse, ma non pot\u00e8 impedire che il latte si spargesse per sempre sul cielo. Per gli Egizi era una controparte celeste del fiume Nilo, cos\u00ec come in Cina e in tutta l\u2019Asia orientale \u00e8 chiamata Fiume d\u2019argento e in India si utilizza il termine sanscrito (e Hindi) Akasha Ganga, il Gange celeste. Infine, in Spagna e Portogallo la Via Lattea \u00e8 detta il Camino de Santiago, poich\u00e9 era usata come guida dai pellegrini diretti verso Santiago de Compostela, tanto che, narra una leggenda medievale, la Via Lattea fu formata dalla polvere sollevata dai pellegrini stessi e lo stesso termine Compostela deriverebbe da campus stellae.<br \/>\nE noi tutto questo splendore non lo vediamo pi\u00f9. C\u2019\u00e8 da chiedersi come avrebbe fatto Kant a formulare il suo famoso imperativo della legge morale se non avesse potuto abbracciare l\u2019immensa grandezza e potenza del cielo stellato sopra di lui. Oppure come avrebbe potuto Dante far capire la meraviglia, il sollievo e l\u2019incanto nel concludere il suo viaggio all\u2019Inferno con il miracolo dell\u2019uscire \u201ca riveder le stelle\u201d. E come avrebbe fatto il Piccolo Principe a viaggiare e a chiedersi con l\u2019ingenua verit\u00e0 dei bambini \u201cMi domando se le stelle sono illuminate perch\u00e9 ognuno possa un giorno trovare la sua\u201d. E, infine, come avrebbero fatto quei tre re che un giorno si misero in cammino per seguire una stella pi\u00f9 luminosa delle altre che indicava un bambino in una capanna? \u2022<\/p>\n<p>Emanuela Vinai<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una volta si poteva dire di avere per tetto un cielo di stelle. 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