{"id":3146,"date":"2016-06-22T13:00:38","date_gmt":"2016-06-22T11:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=3146"},"modified":"2024-11-06T16:32:11","modified_gmt":"2024-11-06T15:32:11","slug":"primo-non-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/06\/primo-non-dimenticare\/","title":{"rendered":"Primo: non dimenticare"},"content":{"rendered":"<h2><em>Civitanova: La grande guerra cento anni dopo. Gli eventi e la memoria<\/em><\/h2>\n<p>Valido il convegno promosso per ricordare la Prima Guerra mondiale dal sig. Aldo Caporaletti assieme al Liceo delle Scienze Umane \u201cStella Maris\u201d di Civitanova Marche, mercoled\u00ec 25 maggio 2016, presso la biblioteca civica \u201cSilvio Zavatti\u201d. Dopo il saluto del prof. Marco Pazzelli, dirigente scolastico dell\u2019Istituto, ha preso la parola il sig. Aldo Caporaletti promotore dell\u2019iniziativa. \u00c8 un sodalizio consolidato negli anni quello tra la Scuola Media Superiore \u201cStella Maris\u201d ed il promotore culturale Aldo Caporaletti che ha proposto nel passato altri validi appuntamenti culturali, tra tutti quello su Franco Fortini, gi\u00e0 docente dell\u2019Istituto Tecnico Commerciale \u201cFilippo Corridoni\u201d della cittadina adriatica.<br \/>\nIl Comandante Claudio Bruschi, studioso di storia marchigiana, ha ricordato che il primo conflitto mondiale coinvolse anche alcune cittadine del litorale adriatico, lontane dai pi\u00f9 conosciuti teatri dei combattimenti: il Carso e l\u2019altopiano di Asiago.<br \/>\nLa dichiarazione di guerra dell\u2019Italia contro l\u2019impero austro ungarico veniva consegnata all\u2019ambasciatore austriaco nel pomeriggio del 23 maggio 1915; in base a ci\u00f2 che veniva scritto, le ostilit\u00e0 sarebbero iniziate il giorno successivo. Gli austriaci non stettero ad aspettare le prime luci dell\u2019alba per attaccare.<br \/>\nAlle ore 3,40 un pesante bombardamento colpiva Ancona. Si presume che l\u2019unit\u00e0 navale austriaca sia salpata alle 23,00 del 23 maggio dai porti della Dalmazia per presentarsi davanti ad Ancona forti di trenta navi da guerra, tra le quali dieci corazzate. Alle cinque era tutto finito. I settori della citt\u00e0 pi\u00f9 colpiti furono il porto e la stazione ferroviaria. Le navi da guerra austriache si erano posizionate all\u2019altezza del Passetto. Il duomo fu raggiunto da sei cannonate, molte abitazioni civili furono sventrate dal bombardamento.<br \/>\nUn siluro affond\u00f2 un sommergibile alla rada. Sul campo restarono sessantotto morti. Gli attacchi delle navi austriache continuarono su Senigallia per distruggere la ferrovia sul ponte Misa, su Rimini, distruggendo il ponte sul fiume Marecchia, su Porto Recanati, bombardando il ponte ferroviario sul fiume Potenza e su Pedaso. Lo scopo di questi attacchi su diversi tratti era quello di scardinare la linea ferroviaria per impedire l\u2019afflusso dei soldati dalle Marche, dalla Puglia, dall\u2019Abruzzo e dalla Romagna verso il nord.<br \/>\nAncona era stata dichiarata citt\u00e0 aperta. Tranne alcune caserme piene di soldati pronti a partire per il fronte, la citt\u00e0 era priva di difese militari. Tutte le strutture erano state ritirate dopo il 1860 perch\u00e9 ritenute non necessarie. La stampa italiana parl\u00f2, dopo il bombardamento di Ancona, di attacco proditorio. Le cose non stavano proprio cos\u00ec. Il bombardamento austriaco venne lanciato perch\u00e9 si sperava in una sommossa popolare contro il governo italiano. Erano trascorsi solo pochi mesi dalla \u201cSettimana rossa\u201d di Ancona nel corso della quale c\u2019erano stati anche parecchi morti tra i dimostranti uccisi dal fuoco delle forze dell\u2019ordine, tra le quali anche l\u2019esercito, schierato in difesa dell\u2019ordine costituito. Si sa che Ancona era la roccaforte di anarchici e repubblicani. La protesta popolare era poi dilagata nella vicina Romagna ed in altre parti d\u2019Italia. Dopo il bombardamento austriaco non ci fu nessuna rivolta degli anconetani verso il governo italiano, anzi gli abitanti e le autorit\u00e0 si impegnarono subito a ricostruire la citt\u00e0 ed i primi strapparono la bandiera austriaca in segno di vibrante protesta contro l\u2019impero austro ungarico.<br \/>\nAncona sub\u00ec nel corso della guerra altri attacchi, ma dal cielo. La prima incursione aerea nemica avvenne il 3 aprile del 1916 e per tutta la durata del conflitto la citt\u00e0 dorica sub\u00ec ben quindici attacchi aerei. Si cerc\u00f2 di limitare i danni di queste incursioni, facendo decollare dalla base di Jesi un dirigibile e dal campo di aviazione sull\u2019Aspio squadriglie di idrovolanti. Nel porto di Ancona venne creata la base di sommergibili. A Grado, a Venezia ed alle foci del Po vennero posizionati dei pontoni armati di cannoni a lunga gittata.<br \/>\nTutta la linea ferroviaria da Cervia fino a Brindisi venne difesa da dodici treni armati posizionati ad intervalli di sessanta chilometri l\u2019uno dall\u2019altro. Curioso l\u2019episodio ricordato dal comandante Claudio Bruschi dei sessantadue soldati austriaci che di notte, nel buio pi\u00f9 completo, da Marzocca a Marina di Montemarciano, Falconara, arrivarono fino al dazio, vicino al porto di Ancona per rubare i Mas, i famosi motoscafi armati con siluri a lenta corsa. Il 10 giugno del 1916, guidati dal comandante Rizzo avevano affondato la Corazzata austriaca Santo Stefano. Volevano vendicarsi di questo smacco subito e della beffa architettata da Gabriele D\u2019Annunzio che era riuscito a penetrare nella baia navale austriaca di Buccari senza colpo ferire.<br \/>\nI sessantadue soldati austriaci furono fermati in tempo da alcuni finanzieri che li riconobbero come soldati nemici. Nel porto di Ancona c\u2019era rimasto solo un Mas, gli altri erano stati dislocati altrove.<br \/>\nDopo la relazione del Bruschi, alcuni alunni, coordinati e preparati dalla prof.ssa Ilenia Santoni, docente di Italiano dell\u2019Istituto \u201cStella Maris\u201d, hanno letto alcune delle poesie pi\u00f9 belle e commoventi sulla Prima Guerra Mondiale, scritte da Giuseppe Ungaretti, Umberto Saba e Clemente Rebora. La prof.ssa Barbara Montesi, docente di Storia Contemporanea presso l\u2019Universit\u00e0 di Urbino, ha relazionato sul tema \u201cFamiglie e donne nella grande guerra\u201d. Il primo conflitto mondiale entr\u00f2 prepotentemente anche nelle case degli Italiani ed invase la sfera privata delle donne. Non ci fu pi\u00f9 nessuna distinzione tra pubblico e privato per le famiglie e le donne italiane. Lo spopolamento maschile delle campagne e delle industrie obblig\u00f2 la donna ad occuparsi del lavoro nelle campagne e nelle industrie. I quattro quinti delle famiglie italiane ebbero tutte almeno un figlio al fronte per tutta la durata del conflitto.<br \/>\nLe donne appartenenti alle classi elevate entrarono come crocerossine negli ospedali militari e in quelli da campo. Toccarono con mano gli orrori della guerra negli arti dei soldati amputati da granate. Il settantacinque per cento della popolazione maschile tra i diciotto ed i trenta anni venne richiamata al fronte. A casa rimanevano fidanzate, vedove e mamme.<br \/>\nI soldati al fronte scrivevano loro lettere strazianti. Anche il diritto di famiglia conobbe una riforma seppure parziale. I figli illegittimi, nati fuori dal matrimonio, e a casa con le rispettive mamme, potevano vantare di essere riconosciuti come orfani di guerra e godere di tutti i sussidi previsti, nel caso che il proprio pap\u00e0 morisse al fronte. Prima della guerra era vietata nel modo pi\u00f9 assoluto la ricerca della paternit\u00e0. La cultura dominante era maschilista e prevaleva la retorica della maternit\u00e0; con la guerra i figli possono cercare il padre naturale. Alcune donne svolsero il compito di madrine di guerra. Avevano il compito di scrivere ai soldati al fronte nel caso che non avessero fidanzate e combinavano i matrimoni per procura. \u201cPotevo essere a casa a potare e a vangare\u201d, scriveva un soldato contadino alla propria moglie, \u201cinvece sono costretto a stare qui in trincea in faccia al nemico\u201d. Tristezza e commozione ad ascoltare tali testimonianze. Con la rotta di Caporetto e l\u2019invasione nemica di grandi territori fino al Piave ci furono stupri di massa sulle donne, perpetrati dall\u2019esercito invasore. Gli episodi sono stati taciuti a lungo. La stessa cosa accadde nel secondo conflitto mondiale per le donne \u201cMarocchinate\u201d dai soldati marocchini dopo lo sfondamento del fronte di Cassino, nella zona della Ciociaria. Non se ne doveva parlare perch\u00e9 ancora una volta veniva sbandierata la retorica della maternit\u00e0. Poi era anche deleterio che gli uomini riconoscessero la propria impotenza a difendere le proprie donne. I figli nati da questa violenza, considerati bastardi, vennero affidati alle istituzioni religiose, fondate da don Celso Costantini a Portogruaro, cappellano militare nel corso del primo conflitto mondiale.<br \/>\nAltre poesie recitate dagli alunni e un video realizzato dagli stessi hanno posto fine al Convegno. \u00c8 un onore per la scuola \u201cStella Maris\u201d avere organizzato una simile iniziativa. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Civitanova: La grande guerra cento anni dopo. Gli eventi e la memoria Valido il convegno promosso per ricordare la Prima Guerra mondiale dal sig. Aldo Caporaletti assieme al Liceo delle Scienze Umane \u201cStella Maris\u201d di Civitanova Marche, mercoled\u00ec 25 maggio 2016, presso la biblioteca civica \u201cSilvio Zavatti\u201d. Dopo il saluto del prof. 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