{"id":250,"date":"2012-12-25T14:25:33","date_gmt":"2012-12-25T14:25:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=250"},"modified":"2016-01-18T11:21:53","modified_gmt":"2016-01-18T11:21:53","slug":"linno-alla-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2012\/12\/linno-alla-vita\/","title":{"rendered":"L&#8217;inno alla vita"},"content":{"rendered":"<p>Immaginatevi in un fresco e leggero vento di primavera, sotto il sereno del cielo, ad ascoltare la danza dei fiori, il volto dei colori dell\u2019aria, il luminio delle onde dei prati, il brusio della terra che esulta di nuova energia. Immaginatevi nel tripudio dei voli dei passeri e delle rondini.<\/p>\n<p><!--more-->Immaginate \u201cl\u2019augello, intra l\u2019amate fronde, \/ posato al nido de\u2019 suoi dolci nati \/ la notte che le cose ci nasconde, \/ che, per veder li aspetti disiati \/ e per trovar lo cibo onde li pasca, \/ in che gravi labor li sono aggrati, \/ previene il tempo in su aperta frasca, \/ e con ardente affetto il sole aspetta, \/ fiso guardando pur che l&#8217;alba nasca\u201d (Dante, Par., XXIII, 1-9). Immaginate gli implumi che attendono, sicuri delle cure di chi li ha generati. Immaginatevi sorpresi dalla bellezza di un mattino di maggio e dalla carezza della natura, quasi un\u2019ala confusa con il fremito della brezza, provando ci\u00f2 che prov\u00f2 il poeta: \u201cE quale, annunziatrice de li albori, \/ l\u2019aura di maggio movesi e olezza, \/ tutta impregnata da l\u2019erba e da\u2019 fiori; \/ tal mi senti\u2019 un vento dar per mezza \/ la fronte, e ben senti\u2019 mover la piuma, \/ che f\u00e9 sentir d\u2019ambrosia l\u2019orezza\u201d. (Dante, Purg. XXIV, 145-150).<\/p>\n<p>Immaginatevi sorpresi da una fitta dolente, udendo lo sparo ripetuto di un fucile da caccia, mentre la morte, inutile, ghermisce una libert\u00e0 librata nel sole. Immaginate! Immaginate! Immaginate! Immaginatevi, o ricordate, gli occhi belli nei quali un giorno vi siete specchiati, come in un lago di divine essenze, e che hanno sussurrato alla vostra \u201canima: sospira!\u201d (Dante, Vita Nuova). Immaginate che la donna alla quale avete desiderato ardentemente di donare voi stessi, vi racconti, con le pupille scintillanti d\u2019emozione, che una meraviglia sta sbocciando nel suo grembo; e immaginate che una felicit\u00e0 imprevista, totale, invincibile, vi afferri, sentendo in quel preciso momento che siete improvvisamente trasformati (trasfigurati) da figli in padri, e che da quell\u2019istante la vostra esistenza dipende, perch\u00e9 sia piena, da quel minuscolo miracolo che non sapete spiegarvi.<\/p>\n<p>Immaginate, o ricordate, se siete donna, la percezione di far parte di un mistero pi\u00f9 grande di voi e la beatitudine possibile che vi ha soggiogato straripando. Immaginate, o ricordate, gli occhi profondissimi del vostro piccolo, sorridente o strepitante o piagnucolante, provenienti, al pari di un\u2019icona, nella loro luce, da una genesi e da una realt\u00e0 il cui punto di fuoco e di prospettiva si colloca a una distanza inattingibile. Immaginate anche, perch\u00e9 non siamo illusi, la nostalgia infinita delle separazioni, sofferte o solo prefigurate, e avrete la riprova di quanto sia bella e desiderabile quell\u2019esperienza tanto certa quanto indefinibile che chiamiamo vita.<\/p>\n<p>Nell\u2019universo questo strano fenomeno, che ha tutte le sembianze di sconfinare (trascendere?) verso un Grande Altrove, riassume in s\u00e9 tutti i fenomeni che gli sono preliminari. Ed \u00e8 strana questa cosmica facolt\u00e0 evolutiva nel corso della quale ogni stadio pu\u00f2 essere \u201cletto\u201d, anche se non del tutto \u201cdecifrato\u201d, a partire da quelli che lo precedono, ma non pu\u00f2 esserne dedotto o previsto. La vita e l\u2019intelligenza sono le ultime novit\u00e0 di un mondo che appare proteso verso una discontinuit\u00e0 che ha le sembianze di un orizzonte aperto. E, anche se non vogliamo credere, dobbiamo ammettere, con Eddington, che \u201cqualcosa\u201d che non conosciamo sta facendo non sappiamo cosa, ci sta \u201cspingendo\u201d verso non sappiamo dove. Dove? Certamente in una societ\u00e0 che ha degradato l\u2019economia (il governo della casa) a puro profitto, a profitto affamatore e omicida, e che nel momento dell\u2019indigenza preferisce saturare le bramosie dei pi\u00f9 forti piuttosto che venire incontro ai bisogni dei pi\u00f9 deboli; in una societ\u00e0 che educa tutti a diventare buchi neri che divorano energia, e non sorgenti che irraggiano luce e calore; in una societ\u00e0 siffatta \u00e8 arduo credere (ancora) nella vita. E tanti, in effetti, non ci credono pi\u00f9.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga la sfiducia, non pi\u00f9 arginata, derivante dai paradossi e dai limiti della vita stessa, che la rendono cos\u00ec fragile nella realt\u00e0 e, soprattutto, alla vista, anche per la patologia dello sguardo che affligge il nostro spirito. Ma quel \u201cqualcosa\u201d o quel \u201cQualcuno\u201d che non conosciamo e che ci sta portando verso non sappiamo dove, continua a crederci. E ci creder\u00e0 finch\u00e9 non avr\u00e0 terminato il suo progetto.<\/p>\n<p>San Tommaso d\u2019Aquino \u2013 mi \u00e8 capitato di leggere \u2013 sosteneva che il Figlio si \u00e8 incarnato per i nostri peccati, e che se non ci fosse stato il peccato l\u2019incarnazione non sarebbe stata necessaria. Di sicuro \u00e8 vero; ma non mi basta. La mia sar\u00e0 una concezione ingenua, ma io credo che il Figlio si \u00e8 incarnato perch\u00e9, essendo la Vita, \u00e8 innamoratissimo della vita. E forse la vita stessa l\u2019ha creata per farsi coccolare da una mamma, per perdersi nello specchio dei suoi occhi, e per donare a lei la felicit\u00e0 di specchiarsi negli occhi pargoletti di Dio. Se \u00e8 cos\u00ec, qualsiasi vita \u00e8 salva, qualsiasi vita \u00e8 grande, qualsiasi vita \u00e8 degna di essere vissuta e amata. E non c\u2019\u00e8 forse Dio nella profondit\u00e0 dello sguardo di qualsiasi bimbo, nel quale tutte le mamme possono specchiarsi? Se vi pare strana questa storia di sguardi, andate al canto XXXIII del Paradiso, l\u2019ultimo della Divina Commedia, il pi\u00f9 grande inno alla vita che sia mai stato umanamente cantato, composto da uno che di vita se ne intendeva, e conosceva bene anche i suoi contrari. \u201cGli occhi da Dio diletti e venerati\u201d: cos\u00ec si legge degli occhi di Maria. E chi \u00e8 che ama, brama e venera gli occhi di una donna, se non lo sguardo affamato d\u2019amore del suo bimbo, con i suoi occhioni lucenti e infiniti? \u2022<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immaginatevi in un fresco e leggero vento di primavera, sotto il sereno del cielo, ad ascoltare la danza dei fiori, il volto dei colori dell\u2019aria, il luminio delle onde dei prati, il brusio della terra che esulta di nuova energia. 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