{"id":235,"date":"2012-12-25T14:05:49","date_gmt":"2012-12-25T14:05:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=235"},"modified":"2024-11-06T16:56:18","modified_gmt":"2024-11-06T15:56:18","slug":"il-figlio-delluomo-in-marco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2012\/12\/il-figlio-delluomo-in-marco\/","title":{"rendered":"Il Figlio dell&#8217;Uomo in Marco"},"content":{"rendered":"<p>Per ben 10 volte, nel Vangelo di Marco, ci imbattiamo nell\u2019espressione \u201cIl Figlio dell\u2019Uomo\u201d sulle labbra di Ges\u00f9. Ges\u00f9 non si autodefinisce mai Messia\/Cristo, cio\u00e8 unto\/ consacrato, Figlio di Dio o Signore, n\u00e9 dice \u201cIo sono&#8230;\u201d seguito da un predicato (vero pane, vera vite, il bel pastore ecc.) come accade nel Vangelo di Giovanni. Qual \u00e8 il senso di questa espressione?<\/p>\n<p><!--more-->Pu\u00f2 essere vario: anzitutto l\u2019originale aramaico (bar nasha\u2019) pu\u00f2 designare \u201cio\u201d; pertanto quando Ges\u00f9 parla in terza persona indica la prima (quindi quando dice &#8220;Il Figlio dell\u2019uomo \u00e8 venuto a salvare&#8221;, vuol dire &#8220;Io sono venuto a salvare&#8221;). Pu\u00f2 indicare la sua umanit\u00e0 con la sua fragilit\u00e0 creaturale, il suo avere un corpo e fisicit\u00e0 di ogni essere umano, come si ripete in Ezechiele; non a caso, Mel Gibson ha privilegiato il vangelo di Marco per il suo film The Passion, dato che scava in modo truculento nelle sofferenze umane di Ges\u00f9, a differenza del vangelo pi\u00f9 glorioso e luminoso di Giovanni. Pi\u00f9 pertinente, per\u00f2, \u00e8 senza dubbio il riferimento alla figura del \u201cFiglio dell\u2019Uomo\u201d che troviamo nel cap. 7 del libro di Daniele.<\/p>\n<p>Qui, in una visione apocalittica, cio\u00e8 di rivelazione ottimistica, non di disastri, si contempla una sequenza di imperi, di cui i primi quattro sono presentati sotto forme mostruose (Babilonia, la Media, la Persia e la Grecia di Alessandro Magno), perch\u00e9 attentano alla vita del popolo eletto ed inquinano l\u2019umanit\u00e0 con la loro sete di potere globalizzante. Poi compare appunto un personaggio \u201ccome un figlio d\u2019uomo\u201d (senza articolo: Dn 7,13), figura simbolica del popolo di cui Dio \u00e8 il re, che sar\u00e0 il migliore degli altri. All\u2019epoca in cui viene redatto il NT, nella letteratura giudaica extra-biblica (di libri cio\u00e8 noti, ma non riconosciuti come autoritativi, chiamati anche apocrifi), questo \u201cfiglio d\u2019uomo\u201d non \u00e8 pi\u00f9 una figura simbolica, ma un preciso individuo (con l\u2019articolo determinativo) la cui apparizione coincide con il Regno di Dio. Parlando del figlio dell\u2019Uomo (con due articoli determinativi), Ges\u00f9 aggiunge maestosit\u00e0, ma anche un alone di mistero al personaggio. In effetti, solo Ges\u00f9 utilizza questo titolo (unica eccezione \u00e8 la visione di Stefano che vede i cieli aperti ed il Figlio dell\u2019Uomo in At 7,56) e nessuna professione di fede cristiana lo utilizzer\u00e0.<\/p>\n<p>Con tale espressione, Marco segnala la funzione di vittoria di Ges\u00f9, ma in particolare il suo ritorno come giudice; Ges\u00f9 dunque non \u00e8 un semplice e fallito profeta galileo che muore sulla croce come un delinquente qualsiasi, ma il Figlio dell\u2019Uomo che ha il potere di rimettere i peccati (Mc 2,10), che ha l\u2019autorit\u00e0 di interpretare la legge mosaica e le sue prescrizioni (\u00e8 il Signore del sabato, 2,28). Tale titolo si concentra significativamente negli annunci della passione e nella volont\u00e0 di dare la vita per tutti passando per la sofferenza, che l\u2019evangelista esprime in termini di necessit\u00e0 (\u201cdeve soffrire\u201d = accetta liberamente di patire, cfr. 8,31; 9,31; 10,33). La croce diventa il passaggio per la Parusia, cio\u00e8 per l\u2019Avvento glorioso alla fine dei tempi (13,26). Il Figlio dell\u2019Uomo \u00e8 dunque in Marco l\u2019espressione che condensa nel modo ottimale la speranza dei credenti, che sono invitati a non pensare ad una storia nelle mani del caso, ma misteriosamente salda nelle mani di Dio, che la porta a compimento, tramite il suo Figlio Ges\u00f9 \u201cdavvero Figlio di Dio\u201d, non semplicemente \u201cCristo\/Messia\u201d, come riconoscer\u00e0 un centurione pagano (15,39).<\/p>\n<p>La duplice domanda \u00e8 perch\u00e8 questo titolo Ges\u00f9 abbia anteposto per s\u00e9 questo titolo a quello di Messia e perch\u00e9 la tradizione cristiana lo abbia accantonato. La prima risposta nasce dal famoso segreto messianico di Marco; Ges\u00f9 non voleva svelare prematuramente la sua identit\u00e0, ma ha parlato di s\u00e9 in un modo ambivalente, come persona e come il personaggio misterioso di Daniele. La seconda risposta va cercata nel fatto che il cristianesimo delle origini lo us\u00f2 fin quando la maggioranza delle comunit\u00e0 erano di origine giudaica, per poi in un certo senso sbiadire dinanzi all\u2019afflusso di credenti ellenisti o romani, provenienti dal paganesimo, per essere soppiantato da quello di \u201cFiglio di Dio\u201d, titolo non privo di venatura polemica contro il culto del divus imperator. Concretamente, per noi che oggi leggiamo i testi, la presenza del titolo Figlio dell\u2019Uomo pu\u00f2 essere un indizio arcaico che le parole relative appartengano alle parole originarie (ipsissima verba) di Ges\u00f9. \u2022<\/p>\n<p>Antonio Nepi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per ben 10 volte, nel Vangelo di Marco, ci imbattiamo nell\u2019espressione \u201cIl Figlio dell\u2019Uomo\u201d sulle labbra di Ges\u00f9. 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