{"id":2266,"date":"2016-03-14T13:00:39","date_gmt":"2016-03-14T12:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=2266"},"modified":"2024-11-06T16:52:52","modified_gmt":"2024-11-06T15:52:52","slug":"la-fede-dipinta-e-tramandata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/03\/la-fede-dipinta-e-tramandata\/","title":{"rendered":"CORRIDONIA: La fede dipinta e tramandata"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;arte sacra \u00e8, prima e innanzi tutto, espressione della fede, che creduta e vissuta da una particolare comunit\u00e0 cristiana, trova posto nelle nostre chiese o nelle particolari raccolte strettamente ad esse correlate.<\/p>\n<p>Ben misera e riduttiva \u00e8 invece la presenza di opere di soggetto sacro, gi\u00e0 nelle chiese, oggi nei musei &#8220;laici&#8221; del mondo: per lo pi\u00f9 l\u00ec si va per ammirare e apprezzare valori estetici, caratteristiche storico-artistiche, o, al pi\u00f9, studiarne modi, forme e tecniche di esecuzione; il significato autentico resta per i pi\u00f9 precluso, decontestualizzate come sono, spogliate di ogni relazione con la storia della fede e con la geografia religiosa. Niente aiuta ad individuarle e a collocarle. Restano assegnate a splendidi o brutti &#8220;depositi&#8221; ove, al massimo, \u00e8 dato cogliere il senso cronologico e stilistico in una generale storia dell&#8217; arte.<br \/>\nN\u00e9 \u00e8 d&#8217;aiuto una qualsiasi guida, se pur preparata e colta; il senso profondo ne sarebbe comunque escluso o incomprensibile, restando tagliati fuori genesi e finalit\u00e0, contesto e vita storico-religiosa dell&#8217;opera.<br \/>\nBen diverso \u00e8 ammirare una Crocifissione o una Madonna col Bambino l\u00ec dove &#8211; pala d&#8217;altare o dipinto devozionale &#8211; sono nate e dove i fedeli di una comunit\u00e0, per secoli, sono andati e vanno a pregare. Gi\u00e0, perch\u00e9 ogni dipinto sacro \u00e8 sorto per essere destinato alla preghiera: preghiera, talora, esso stesso, perch\u00e9 lode per il mistero di salvezza che vi \u00e8 espresso o in onore del santo che l&#8217;amore di Dio ha donato agli uomini; preghiera anche di ringraziamento per l&#8217;intervento provvidenziale tramite la Beata Vergine o i santi, in tutta quella serie di affreschi ex voto sparsi l ungo le pareti o sui pilastri e le colonne dell&#8217;edificio sacro, a perenne memoria. Preghiera, in altri casi suscitata e stimolata in chi vi si avvicina per contemplare. Quanto lontano dall&#8217;anodina parola didascalica di una guida che conducendovi in una certa qual chiesa, non offre altro che la ripetizione di un ritornello a schema fisso: &#8221; &#8230; in questo primo altare di sinistra potete ammirare la &#8230; di &#8230; dipinta nel.. . Potete notare la grazia del gesto, la perfezione del disegno, il delicato accostamento dei colori&#8230;&#8221;. Avete mai provato a chiedervi, uscendo, che cosa avete colto di significativo in quell&#8217;opera? E quale ricchezza interiore avete ricevuto, oltre al piacere degli occhi e qualche emozione, per aver osservato de visu un capolavoro famoso? E, in opere meno note, neppure questo!<br \/>\nLa necessit\u00e0, dunque, di cogliere e tener conto degli aspetti pi\u00f9 profondi ed intimi dell&#8217;arte sacra, da sempre percepiti e sostenuti in ambito ecclesiale, fortunatamente, se pur con lentezza, residuo di pregiudizi e sospetti, sta penetrando nelle pubbliche istituzioni (non purtroppo nelle direzioni dei musei) che nel passato erano orientate verso una facile e &#8220;opportuna&#8221; musealizzazione, magari disseminando opere di arte sacra tra i dipinti di tutt&#8217;altro spirito e soggetto.<br \/>\nSi pensava che solo in tal modo le opere di arte sacra potessero essere tutelate e valorizzate. Oggi la tutela \u00e8 possibile anche nelle chiese o in ambienti religiosi correlati e la valorizzazione ci guadagna mantenendone le caratteristiche del contesto e l&#8217;atmosfera che ne giustifica la presenza. Certo, tutela e valorizzazione, bisogna riconoscerlo, in alcuni casi sono difficili: chiese poco custodite o poste in luoghi troppo isolati; altre sconsacrate o demolite; altre ancora, chiuse e non sempre fruibili per mancanza di un custode&#8230;<br \/>\nSolo in questi casi si pu\u00f2 pensare ad una vera e propria musealizzazione. Tuttavia, perch\u00e9 si perda il meno possibile del contesto e si offrano modalit\u00e0 di fruizione piena e significativa della realt\u00e0 storico-religiosa che contraddistingue le opere, occorre che intervengano condizioni ben precise: vicinanza o adiacenza ad una chiesa che ne evidenzi e richiami la loro natura sacrale; la ricostruzione nell&#8217;ambito museale di un percorso che ne faccia emergere storia e caratteri della comunit\u00e0 di fede che le ha volute; capacit\u00e0 di chi accoglie e guida nel proporre e sviluppare le tematiche intrinseche di cui tali opere sono testimonianza ed espressione.<br \/>\nIn questo quadro si colloca la pinacoteca parrocchiale di Corridonia che, se pur quantitativamente non ampia, \u00e8 per\u00f2 di gran pregio e valore. Vi si scoprono la storia di tutta una comunit\u00e0, il ruolo che l&#8217;arte sacra ha avuto e ci\u00f2 che essa rappresenta come &#8220;evangelizzazione della fede&#8221; e &#8220;inculturazione della fede&#8221;.<br \/>\nCostituisce anche il risultato di una secolare gelosia per quanto di vero e di bello la fede, tramite committenze religiose e laica l\u00ec ha espresso nelle varie epoche, dal tardo medioevo all&#8217;epoca post tridentina. Sfilano sotto gli occhi di chi le contempla, la figura della Beata Vergine universalmente venerata, i santi patroni di quella terra, quelli venerati dalle confraternite, gli intercessori a cui ricorrere in particolari calamit\u00e0, i fondatori degli ordini religiosi e dei terzi ordini secolari: tutti raccontano vicende paesane, eventi grandi e piccoli, storie di fede e di devozione.<br \/>\nSono le opere sparse un tempo nelle varie chiese, talune delle quali demolite, altre o chiuse o in precario stato di conservazione, disseminate nei diversi nuclei urbani e nel contado che oggi costituiscono il comune di Corridonia, ad offrirei motivo e ragione della raccolta.<br \/>\nLa pinacoteca diventa in tal modo, non solo la sintesi di una storia, ma anche e soprattutto il polo di convergenza verso cui tutta la comunit\u00e0 locale si \u00e8 orientata nelle vicissitudini di secoli: la parrocchia dei SS. Pietro, Paolo e Donato. La sua chiesa, che oggi raccoglie l&#8217;eredit\u00e0 storica delle altre parrocchie, ha a fianco la pinacoteca: un continuum dunque in cui liturgia e catechesi sono prima celebrate e proposte e quindi riscoperte e riconsegnate attraverso le opere che trasmettono la memoria storica.<br \/>\nPerch\u00e9 questo profondo significato non andasse vanificato n\u00e9 affidato unicamente, con una se pur attenta visita, alla trasmissione orale di chi accoglie e illustra, occorreva uno strumento pi\u00f9 solido e permanente. Da ci\u00f2 la ragion d&#8217;essere un catalogo in cui riemerge la storia della comunit\u00e0, il contesto religioso ed anche civile delle opere e soprattutto offre una decodificazione iconografica, cio\u00e8 un&#8217;attenta lettura delle immagini, volta a cogliere linguaggi, significati e messaggi.<br \/>\nPinacoteca e catalogo, visione e lettura, dunque, possono essere per tutti, uomini di fede e non, visitatori e studiosi, un punto di riferimento per alcune alte espressioni dell&#8217;arte sacra di questa terra della Marca nella Arcidiocesi di Fermo. Vogliono essere inoltre un modello, sia pur piccolo ma importante, del come l&#8217;arte sacra va vista, letta, ripensata, assimilata. \u2022<\/p>\n<p>Germano Liberati<\/p>\n<p><em>LA SEDE E LE COLLEZIONI<\/em><\/p>\n<p><em>La Pinacoteca \u00e8 stata istituita nel 1952 per interessamento di monsignor Clario Pallotta che, per motivi di sicurezza, volle riunire in un&#8217;unica sala della canonica della chiesa dei Santi Pietro, Paolo e Donato alcuni dipinti provenienti dalle chiese del centro urbano. La piccola ma preziosissima raccolta comprende alcune parti di un polittico di Antonio (1415-1476) e Bartolomeo Vivarini (1432 ca. &#8211; 1499) raffiguranti San Paolo e San Giorgio, San Nicola di Bari e San Pietro, Santa Caterina e Santa Maria Maddalena provenienti dalla sacrestia della Collegiata dei Santi Pietro e Paolo, un San Francesco quattrocentesco di un artista di scuola senese di propriet\u00e0 del comune; una Madonna che allatta il Bambino, del 1372 di Andrea da Bologna, una Madonna col Bambino e Santi di Lorenzo d&#8217;Alessandro del 1481, proveniente dalla chiesa demolita di San Donato, una Madonna col Bambino, Angelo e Santi di Cristoforo Roncalli (1522\/1626), una Madonna col Bambino, San Pietro e San Francesco datata 1517 di Vincenzo Pagani, di propriet\u00e0 comunale; un San Pietro di autore anonimo del XVII secolo e infine la splendida Madonna col Bambino di Carlo Crivelli (1430\/1500 c.) proveniente dalla chiesa di Sant&#8217;Agostino. \u2022<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arte sacra \u00e8, prima e innanzi tutto, espressione della fede, che creduta e vissuta da una particolare comunit\u00e0 cristiana, trova posto nelle nostre chiese o nelle particolari raccolte strettamente ad esse correlate. 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