{"id":221,"date":"2012-12-18T13:57:36","date_gmt":"2012-12-18T13:57:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=221"},"modified":"2016-01-18T11:22:35","modified_gmt":"2016-01-18T11:22:35","slug":"credere-di-credere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2012\/12\/credere-di-credere\/","title":{"rendered":"Credere di credere"},"content":{"rendered":"<p>\u201cQuando ci si affanna a cercare apposta l\u2019occasione pur di infilare la fede nei discorsi, si mostra d\u2019averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece un modo di vivere e di pensare\u201d (Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana). Dare una definizione teorica o teologica della fede \u00e8 cosa da teologi e da filosofi, importante invece \u00e8 tradurla e viverla nelle opere e nella vita di tutti i giorni, accettando anche le sconfitte. Ognuno vive la propria croce, in famiglia, sul lavoro.<\/p>\n<p><!--more-->L\u2019inverno del cuore e dei sentimenti \u00e8 una esperienza umana comune a tutti. Forse a volte \u00e8 salutare che si manifesti sotto forme diverse anche per ritornare con maggiore entusiasmo alla primavera dello spirito. La preghiera, la riflessione, il silenzio servono per recuperare un equilibrio interiore. C\u2019\u00e8 poi la testimonianza di quelli che si spendono e fino all\u2019ultimo respiro per mettere in pratica in famiglia, a scuola, nell\u2019associazionismo parrocchiale e non, Caritas, Unitalsi, Avulss, atteggiamenti ispirati alla vicinanza con chi soffre o si trova nel bisogno.<\/p>\n<p>Sono le sentinelle alle quali in tanti chiediamo, finch\u00e9 sono in vita, a che punto \u00e8 la notte. Quando vengono a mancare, tocca a chi \u00e8 stato vicino a loro raccogliere il testimone e sostituirli. In queste settimane di riflessioni sul ruolo del laicato cattolico proposte dalla Vicaria di Civitanova Marche e Potenza Picena, nella rilettura della Costituzione Dogmatica Gaudium et Spes, non si pu\u00f2 non riandare con la memoria a quanti non ci sono pi\u00f9 ma il loro ricordo \u00e8 uno sprone per fare sempre bene. La vita \u00e8 un dono non una iattura. \u201cNella sera della vita, saremo giudicati sull\u2019amore\u201d. Ricordo che un amico, oggi sacerdote del fermano, aveva riportato questa frase di San Giovanni della Croce nel ricordino della sua ordinazione presbiteriale. Possa essere cos\u00ec per tutti. Amare vuol dire donarsi all\u2019altro senza avere nulla in cambio. Riproporre poi la lettura di alcuni libri, che ho tra quelli a me pi\u00f9 cari e che conservo con gelosia nella mia piccola biblioteca, non \u00e8 affatto una cosa strana e \u201cfuori uso\u201d, riprendendo la giusta provocazione di Francesco Monti nell\u2019ultimo numero de La Voce delle Marche.<\/p>\n<p>Mi riferisco ai libri di Carlo Carretto: Ci\u00f2 che conta \u00e8 amare, Lettere dal deserto, Ho cercato e ho trovato Dio nel deserto, Io, Francesco. Ricordo che andai due volte da Fratel Carlo, a Spello, l\u2019una alla fine dell\u2019estate 1970 in compagnia di don Vincenzo Antinori, l\u2019altra al secondo anno d\u2019Universit\u00e0, in compagnia di un amico. Forse, aiutandoci anche con queste letture, potremo superare quell\u2019atteggiamento in base al quale riteniamo che importante \u00e8 fare tante cose o peggio rivestirsi di una fede non adulta che vacilla alle prime difficolt\u00e0 che la vita ci pone davanti. \u201cNon chi dice, Signore, Signore entrer\u00e0 nel regno dei cieli, ma chi fa la volont\u00e0 del Padre Mio che \u00e8 nei cieli\u201d. Non si appartiene al Signore n\u00e9 si entra nel suo Regno, se ci si limita ad un culto esteriore. &#8220;Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti \u00e8 la Legge e i Profeti&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 la legge dell&#8217;amore del prossimo, che va assolutamente e sempre osservata se non si vuole essere operatori di iniquit\u00e0, termine che traduce la parola greca anomia, senza legge. Rimane sempre forte l\u2019invito rivolto al laicato cattolico nel documento conciliare Apostolicam Actuositatem: \u201cAffinch\u00e9 tale esercizio di carit\u00e0 possa essere al di sopra di ogni critica e appaia come tale, si consideri nel prossimo l&#8217;immagine di Dio secondo cui \u00e8 stato creato, e Cristo Signore, al quale veramente \u00e8 donato quanto si d\u00e0 al bisognoso; si abbia estremamente riguardo della libert\u00e0 e della dignit\u00e0 della persona che riceve l&#8217;aiuto; la purit\u00e0 di intenzione non macchiata da ricerca alcuna della propria utilit\u00e0 o desiderio di dominio; siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perch\u00e9 non avvenga che offra come dono di carit\u00e0 ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 dovuto a titolo di giustizia; si eliminino non soltanto gli effetti ma anche le cause dei mali; l&#8217;aiuto sia regolato in modo che coloro i quali lo ricevono vengano, a poco a poco, liberati dalla dipendenza altrui e diventino sufficienti a se stessi\u201d. Il termine actuositatem deriva dal verbo latino ago che vuol dire fare, essere attivo.<\/p>\n<p>Attivo \u00e8 colui che si d\u00e0 da fare, esattamente l\u2019opposto di colui che se ne sta con le mani in mano, che non fa niente, nihil agens, che basta a se stesso e vive in un muto e solitario solipsismo. Il cristiano deve essere e sentirsi attivo, ma deve anche saper coniugare questa sua attivit\u00e0 con la parola apostolica, termine che vuol dire inviato a predicare il vangelo, come i dodici apostoli. \u2022<\/p>\n<p>Raimondo Giustozzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cQuando ci si affanna a cercare apposta l\u2019occasione pur di infilare la fede nei discorsi, si mostra d\u2019averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece un modo di vivere e di pensare\u201d (Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana). 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