{"id":2198,"date":"2016-03-01T18:00:38","date_gmt":"2016-03-01T18:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=2198"},"modified":"2016-02-29T13:59:56","modified_gmt":"2016-02-29T13:59:56","slug":"buffet-con-umberto-eco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2016\/03\/buffet-con-umberto-eco\/","title":{"rendered":"Buffet con Umberto Eco"},"content":{"rendered":"<p>Milano, Aula Magna dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, settembre 2003. Si festeggiavano gli ottant\u2019anni di Luciano Erba; tra le personalit\u00e0 anche Umberto Eco. Eco arriv\u00f2 con un po\u2019 di ritardo e si sedette in una delle ultime file, e solo dopo che il Prof. Langella lo ebbe notato e invitato a farsi avanti, si accomod\u00f2 su una poltroncina della prima, seguendo con attenzione quanto accadeva. La cosa, considerando il modo di comportarsi generale a cui ero abituato, mi stup\u00ec non poco.<br \/>\nIo partecipavo perch\u00e9 Luciano (Erba) mi aveva fatto l\u2019onore far inserire un mio sonetto tra le 80 poesie di altrettanti poeti che festeggiavano il suo compleanno, e che erano state raccolte in un volume edito da Interlinea di Novara. Fisicamente presenti ne eravamo una trentina (v\u2019era anche Alda Merini), e ognuno recit\u00f2 il suo testo in ordine strettamente alfabetico per iniziale di cognome. A me tocc\u00f2 la lettura per ultimo (dopo sarebbe stata la volta di Zanzotto, ma non era tra i convenuti) e notai che Eco segu\u00ec i miei versi con attenzione (forse perch\u00e9 ero un illustre sconosciuto).<\/p>\n<blockquote><p><em>&#8220;Non ho letto gli altri romanzi e saggi&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Di che ti preoccupi? Io, l&#8217;Iliade, l&#8217;ho letta 2500 anni dopo la sua pubblicazione&#8221;<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Dopo la cerimonia, a sera, buffet sulla terrazza di Erba per alcuni dei pi\u00f9 stretti amici. Ero tra essi insieme all\u2019Editore Roberto Cicala, Silvio Ramat, un\u2019altra decina di ospiti e Umberto Eco. La terrazza, curata dalla gentile consorte Mim\u00eca, era adorna di piante (c&#8217;era persino un melo) e attrezzata con stuoie, sedie a sdraio e a dondolo, poltroncine di vimini. Tra farro e stuzzichini vari, il semiologo, con la sua aria sorniona e divertita tratteggiava profili dei politici italiani (\u201cGliel\u2019ho detto a Fassino di non rincorrere Berlusconi sul suo stesso terreno\u201d) e raccontava mille varie cose.<br \/>\nLuciano, nel presentarmi, precis\u00f2 che ero nato in un paese, Smerillo, al cospetto del Monte Sibilla, e lui mi strinse la mano compiacendosi con me per il mio \u201cruolo\u201d di poeta. \u00abProfessore \u2013 confessai \u2013, ho letto pi\u00f9 volte Il nome della rosa, ma non ancora letto gli altri romanzi e saggi\u201d. \u201cE di che ti preoccupi? \u2013 ribatt\u00e9 \u2013 Io l\u2019Iliade l\u2019ho letta duemilacinquecento anni dopo la &#8220;pubblicazione&#8221;!&#8230;\u00bb. \u00abSta scrivendo qualche altro romanzo?\u00bb, chiesi nel congedarmi. \u00abS\u00ec, \u00e8 quasi pronto\u00bb.<br \/>\nSi trattava, come ebbi modo di leggere l\u2019anno successivo, de La misteriosa fiamma della regina Loana, romanzo di semiologia (cio\u00e8 non strettamente letterario) intrecciato sul misterioso rapporto che lega la biblioteca interiore della nostra coscienza (come biblioteca di nozioni e ricordi strutturati) e la biblioteca esterna degli \u201coggetti-avvenimenti\u201d del mondo esteriore. Genialmente ordito, il romanzo presenta nella prima parte il protagonista \u2013 bibliofilo e mercante d\u2019alta classe di libri antichi \u2013 senza pi\u00f9 l\u2019accesso alla biblioteca interiore, a causa di un ictus; nella seconda, a causa di un secondo ictus, si riapre l\u2019accesso alla biblioteca interiore, ma si chiude la porta di quella esteriore. Il protagonista rimane chiuso dentro di s\u00e9 e, ultima nel panorama della coscienza, ha la visione della neve nera (probabile sottile bonaria ironia di Eco verso la famosa frase: \u201cla neve \u00e8 bianca se e solo se la neve \u00e8 bianca\u201d, con la quale il grande matematico Tarski illustrava i principi della logica induttiva).<br \/>\nAnche Il nome della rosa \u00e8 un romanzo semiologico, e non strettamente letterario, trattandovi l\u2019autore il problema della completezza possibile della verit\u00e0 argomentata contro l\u2019eventualit\u00e0 che l\u2019ironia faccia saltare questa possibilit\u00e0 a favore di uno status di incompiutezza o addirittura di irreperibilit\u00e0 della verit\u00e0 medesima.<br \/>\nLuciano Erba era un poeta in linea con la tradizione, Eco era stato uno dei promotori del cosiddetto \u201cGruppo 63\u201d, un gruppo d\u2019avanguardia che intendeva spingere in avanti l\u2019esplorazione del linguaggio verso nuovi paesaggi letterari e poetici. Una volta chiesi a Luciano: \u201cHai mai discusso con Eco del rapporto fra tradizione e avanguardia?\u201d \u201cGiovanni, non ne ho mai discusso\u201d, fu la risposta. Grandezze del pensiero. E di protagonisti.<\/p>\n<p>PS: Pensavo di averlo scritto per Luciano Erba, invece trovo il sonetto in sintonia con l\u2019avventura culturale di Umberto Eco, almeno per come e per quanto posso averla intravista. \u2022<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Tante le solitudini, stasera, <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>che indossano l\u2019abito dell\u2019attesa, <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>mentre si svela, intima e straniera, <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>la vana verit\u00e0 d\u2019ombre indifese.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Poco a poco si stempera ogni voglia<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>di pace e di contesa in una vaga<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>identit\u00e0 che riveste e si spoglia, <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>e annega questo cuore, se l\u2019appaga.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Non so se ricercare fuori o dentro <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>di me, per inseguire luci nuove che non siano galassie senza centro,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>firmamento d\u2019indizi senza prove. <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>\u00c8 un grande amore, a volte, che mi spinge, <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>a volte l\u2019ombra di un\u2019immensa sfinge.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Giovanni Zamponi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Aula Magna dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, settembre 2003. 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