{"id":217,"date":"2012-12-18T13:54:26","date_gmt":"2012-12-18T13:54:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=217"},"modified":"2016-01-18T11:22:55","modified_gmt":"2016-01-18T11:22:55","slug":"lu-focaracciu-luce-nella-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2012\/12\/lu-focaracciu-luce-nella-notte\/","title":{"rendered":"Lu focaracciu luce nella notte"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta. Ma non \u00e8 una favola. \u00c8 tutto vero. Quando ero bambino. Tutto il paese si raccoglieva a pregare la Madonna di Loreto davanti al fal\u00f2, la sera del 9 dicembre. I pi\u00f9 piccoli, insieme a qualche adulto, procuravano legna e rovi. Bussavano per le case o andavano per il bosco. Poi in un luogo ammassavano tutto il materiale raccolto: sedie con le gambe rotte, doghe di botti, vimini di damigiane, pneumatici da buttare che insieme a qualche fascio di rovi servivano per \u201clu focaracciu\u201d.<\/p>\n<p><!--more-->Quando faceva notte si accendeva. Il parroco recitava il rosario e le litanie lauretane. Tutta la gente del paese, nonostante le rigide temperature, era l\u00ec, disposta in circolo, a pregare e a guardare le scintille volteggianti verso il cielo. Uno o pi\u00f9 uomini, armati di lunghi bastoni nodosi, badavano a far ardere bene la legna, alzandola e attizzandola. Finita la preghiera si rimaneva in silenzio a guardare le fiamme e il cielo. Ci si salutava e pian piano si ritornava nella proprie abitazioni. Al mio paese, Smerillo, c\u2019era anche l\u2019usanza, alle tre di notte, di suonare a distesa le campane (nessuno faceva ricorso!!). Era un modo per festeggiare \u201cil passaggio della Madonna\u201d. Tali fal\u00f2 infatti, chiamati in modi diversi (lu focaracciu, lu focar\u00f2, fuochi della Venuta), servivano a ricordare \u201cla strada che gli angeli fecero nel portare la piccola Casa di Maria da Nazareth a Loreto\u201d. La fantasia di bambini si sbizzarriva, sospinta da un\u2019opera d\u2019arte in legno che rappresentava la Madonna seduta sopra una casetta ai quattro angoli della quale c\u2019era attaccato un angelo ad ali spiegate. Fino agli anni sessanta del secolo scorso in tutte le frazioni della Diocesi di Fermo si celebrava la rievocazione del passaggio della Santa Casa di Loreto, una delle pi\u00f9 importanti reliquie, le cui pietre, secondo un&#8217;antica tradizione, furono portate in occidente dai crociati.<\/p>\n<p>L&#8217;uso di accendere fuochi, durante la notte tra il 9 e il 10 dicembre, a ricordo del trasporto della Casa di Maria, si diffuse in tutte le Marche e assunse denominazioni diverse a seconda dei dialetti. Oggi la suggestione dei fal\u00f2, fascini ancestrali, \u00e8 in spietata concorrenza con l&#8217;illuminazione elettrica, ed \u00e8 per questo che, la possibilit\u00e0 di riproporre o riportare alla luce questo rito antico, oltre che un gesto di devozione, pu\u00f2 essere anche un modo per sensibilizzare i cittadini e gli amministratori sulle azioni di risparmio energetico per una maturit\u00e0 umana e spirituale. Qualcuno avanza interpretazioni pi\u00f9 ancestrali dei questi riti. Vengono fatti risalire a Isthar, Iside, Demetra, Artemide, Cibele, Core, Diana, divinit\u00e0 femminili, regolatrici della fertilit\u00e0 della terra, che venivano salutate in tante civilt\u00e0 pre-cristiane. Erano quindi i fuochi pagani di saluto alla fertile terra che proprio nei primi giorni di dicembre vede le prime gelate. Il silenzioso letargo dell\u2019inverno veniva cos\u00ec salutato con l\u2019augurio del ritorno del caldo e la speranza di raccolti abbondanti espressa nel momento della preparazione finale dei terreni.<\/p>\n<p>Ma non ci addentriamo su tali ipotesi. Pi\u00f9 utile \u00e8 cercare di individuare il significato del fuoco e della luce. Il fuoco, elemento sacro, \u00e8 simbolo di vita. \u00c8 il fuoco infatti che ha permesso all\u2019uomo di iniziare il cammino verso la civilt\u00e0 e che i Romani tenevano sempre acceso nel tempio di Vesta. Nella ricca semantica di cui il fuoco \u00e8 portatore, non manca una molteplicit\u00e0 di significati. Cos\u00ec, ad esempio, nella liturgia, la presenza del fuoco \u00e8 prevista in particolari momenti rituali e celebrativi allo scopo di dare simbolicamente visibilit\u00e0 al messaggio teologico che si vuol trasmettere. Il fuoco ha infatti valore di segno che richiama sia la trascendenza e santit\u00e0 di Dio &#8211; come gi\u00e0 illustravano le teofanie dell\u2019Antico Testamento (cf. Es 3,2ss; Es 19,18ss; Is 7,1ss; 2Re 2,11) &#8211; sia la presenza e l\u2019azione salvifica di Dio nel mondo. Va subito detto, perci\u00f2, che la rilevanza del fuoco all\u2019interno della liturgia cristiana \u00e8 data innanzitutto dalla sua propriet\u00e0 \u201cimmateriale\u201d e \u201cspirituale\u201d. Ci\u00f2, infatti, assieme alla luce &#8211; di cui il fuoco \u00e8 un prolungamento &#8211; lo rende pi\u00f9 vicino alla realt\u00e0 divina che, in se stessa, \u00e8 appunto immateriale e spirituale. Lo stesso volgersi della fiamma verso l\u2019alto richiama subito una dimensione verticale o celeste e immette in una prospettiva trascendente, che \u00e8 quella pi\u00f9 consona al mondo di Dio. In tal senso il simbolismo del fuoco rappresenta un vettore di particolare pregnanza per chi desidera approssimarsi al mistero di Dio e cercare di comprenderlo, cos\u00ec come mantiene la sua importanza in riferimento ad alcuni aspetti della fede cristiana che il credente \u00e8 chiamato a tradurre e a vivere nella quotidianit\u00e0. \u2022<\/p>\n<p>NDG<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta. Ma non \u00e8 una favola. \u00c8 tutto vero. Quando ero bambino. Tutto il paese si raccoglieva a pregare la Madonna di Loreto davanti al fal\u00f2, la sera del 9 dicembre. I pi\u00f9 piccoli, insieme a qualche adulto, procuravano legna e rovi. Bussavano per le case o andavano per il bosco. 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