{"id":204,"date":"2012-12-18T13:37:03","date_gmt":"2012-12-18T13:37:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=204"},"modified":"2024-11-06T16:57:01","modified_gmt":"2024-11-06T15:57:01","slug":"esegesi-della-salve-regina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2012\/12\/esegesi-della-salve-regina\/","title":{"rendered":"Esegesi della Salve Regina"},"content":{"rendered":"<p>La Salve Regina \u00e8 una delle quattro antifone maggiori della liturgia cristiana, \u00e8 un cantico processionale, usata dai cistercensi come antifona al Magnificat e al Benedictus chiamata Antiphona gloriosa. Essa nacque nell\u2019Alto Medioevo ed ebbe un posto rilevante nella piet\u00e0 popolare occidentale dal XII al XVIII secolo, particolarmente legata al ricordo dell\u2019Assunzione di Maria.<\/p>\n<p><!--more-->Qualcuno l\u2019ha fatta risalire agli stessi apostoli, ma, pi\u00f9 probabilmente, fu composta da Ademaro di Monteuil vescovo di Puy en Velay (1198); altri la attribuiscono a Ermanno lo storpio, un monaco disabile vissuto nel monastero di Reichenau, sul lago di Costanza, autore anche dell\u2019Alma Redemptoris Mater, ma la candidatura si estende sino a Gregorio VII e S. Bernardo di Chiaravalle, quest\u2019ultimo considerato autore del verso finale. Intorno al 1135, era cantata a Cluny durante la processione dell\u2019Assunta, cos\u00ec come i domenicani di Bologna la cantavano tutti i giorni dopo compieta, usanza che fu diffusa in Francia dai cistercensi, certosini, domenicani, francescani e carmelitani, con una liturgia solenne il sabato sera.<\/p>\n<p>Il Liber Usualis ci offre due tipi di melodie: una pi\u00f9 melismatica (I modo), l\u2019altra dal tono pi\u00f9 semplice (V modo) che \u00e8 quello usato nelle nostre chiese. Molti compositori come Vivaldi, Schubert, Liszt si cimentarono nel musicarlo di nuovo; altri le dedicarono trattati, come S. Bernardo, S. Pietro Canisio e S. Alfonso Maria dei Liguori. La Salve Regina \u00e8 una intercessione rivolta al \u201ctu\u201d di Maria da un\u201d noi\u201d degli oranti in una situazione di esilio, perch\u00e9 Ella mostri il Figlio Ges\u00f9. Il vertice, dunque, resta cristologico nell\u2019architettura del carme. L\u2019imperativo Salve, va oltre il saluto ed una benedizione fisica, ma rinvia alla salvezza che Maria ha operato e continua ad elargire, oltre al fatto che \u00e8 la prima \u201csalvata\u201d. L\u2019originalit\u00e0 sta nel titolo di \u201cregina\u201d, che richiama l\u2019 Inno di Giovanni il Geometra Khaire moi ho bas\u00ecleia (X secolo) e Dante ne fa risaltare la dolcezza nella \u201cvalletta amena\u201d (Purg. VII,82).<\/p>\n<p>Esso rispecchia scene rintracciabili nei mosaici delle absidi o nei timpani delle cattedrali dei XII-XIII s., che presentano Maria, appena assunta in cielo, inginocchiata al cospetto della Trinit\u00e0, mentre il Padre e il Figlio la incoronano regina, oppure Maria assisa accanto al Figlio che porta la corona e la incorona. Il trono di gloria resta del Figlio, al cui fianco Ella regna come sposa vicino allo sposo; si ricordi che le antiche icone ameranno raffigurare questo trono trionfale come il celeste thalamum (il letto nuziale celeste). Stando ai manoscritti, la qualifica \u201cmadre\u201d sembra posteriore, ma alla fine si impose in endiadi con \u201cregina\u201d. La caratteristica della sua regalit\u00e0 \u00e8 la \u201cmisericordia\u201d, perch\u00e9 esprime l\u2019estrema bont\u00e0 di Maria; ritorna nei suoi \u201cocchi misericordiosi\u201d e si riannoda al \u201cclemente e dolce\/tenera\u201d finali. Maria viene chiamata \u201cnostra speranza\u201d e originariamente \u201cdolcezza di vita\u201d (vitae dulcedo), che in seguito si biforc\u00f2 in due apposizioni, vale a dire \u201cvita\u201d e \u201cdolcezza., trasferendo a lei due attributi esclusivi di Ges\u00f9 (cfr. Gv 1,4; 1 Pt 2,3). \u00c8 per questo che gli oranti non perdono mai la fiducia, perch\u00e9 presso suo Figlio essa perora le nostre istanze, come appare nell\u2019iconografia occidentale e bizantina, in particolare nella Desis, o icona dell\u2019Intercessione.<\/p>\n<p>Il momento cruciale di questa intervento di avvocata nostra (un ruolo che spetta al Paraclito nel IV Vangelo) sar\u00e0 il giorno del giudizio finale. Alcune icone in Occidente sono davvero commoventi nel mostrare Maria liberare delicatamente un seno per presentarlo al Figlio, rivendicando cos\u00ec il diritto di fare appello a lui, come \u201cFiglio benedetto delle sue viscere\u201d. La situazione e l\u2019orizzonte degli oranti sono riassunte nel termine \u201cesilio\u201d che rivendica la storia della salvezza biblica (l\u2019esodo dall\u2019Egitto e l\u2019esodo da Babilonia). Il cristiano \u00e8 un emigrato, un semplice homo viator in questo mondo ed ha bisogno di sostegno in una terra che non gli appartiene. Un tempo, Dio gli aveva preparato l\u2019Eden, ma per la sua trasgressione l\u2019essere umano ne \u00e8 stato cacciato ed adesso nutre una nostalgia inestinguibile, che per\u00f2 lo espone a miraggi e disorientamenti. La condizione umana risulta espressa dal \u201cfigli di Eva\u201d; se si omette il nome Adamo, \u00e8 per tracciare un parallelo tra Eva e Maria, dove la miseria della prima, l\u2018esilio degli esseri umani sono colmati dalla grazia ottenuta per l\u2019obbedienza della seconda, che ci apre la patria definitiva. In questa attesa, noi portiamo tutte le ferite e le conseguenze della caduta, prima della rivelazione piena dell\u2019Amore ancora nascosto, e lo esprimiamo nel \u201csospiro\u201d, nel \u201cgemito\u201d e nel \u201cpianto\u201d, termini che ci riconducono ad una tipica fraseologia biblica di richiesta di liberazione, come gli Israeliti nell\u2019esilio in Egitto (cfr. Es 2,23- 25), qui sulla terra, ma soprattutto nel momento del Giudizio Ultimo. Il mondo, definito \u201cuna valle di lacrime\u201d, rinvia al Sal 83,7 e non significa che sia cambiato come meraviglia del Creatore, bens\u00ec che l\u2019uomo deve convertirsi e cambiare lo sguardo sulle bellezze create. L\u2019uomo \u00e8 cieco di nascita, sordo alla Parola di Dio ed ha bisogno di una guarigione e di un ascolto, del recupero della coscienza di qualcuno che lo ama per pura gratuit\u00e0.<\/p>\n<p>Egli non pu\u00f2 credere, come asseriva Isacco il Siro, che Dio ama sia il peccatore come il giusto, ed interviene pi\u00f9 volentieri nei confronti dei primi. Nella versione solenne, il gementes et flentes si abbassa repentinamente sino ad un livello inusitato per il primo modo dorico in cui fu composta, esempio di musica figurativa della tristezza e dell\u2019accasciamento in cui versa la misera condizione umana. Il Salve Regina integra cos\u00ec il gemito della creazione in attesa delle doglie del parto di cui parla Paolo (Rm 8,22-23), verso cui la conduce lo Spirito Santo. Anzi, il gemito degli oranti si accorda con quelli dello Spirito che non cessa di pregare e di intercedere (Rm 8,26). Il tema del gemito \u00e8 stato segnatamente sviluppato dai Padri della chiesa siriaca, che vi vedono il prolungamento del canto di dolore intonato da Adamo dianzi alle porte del Paradiso, appena ne fu cacciato, ed \u00e8 stato ripreso da S. Silvano del Monte Athos con la sua ardente nostalgia del paradiso perduto, che echeggia sentimenti riflessi nel Salve Regina: \u201cNulla pu\u00f2 consolare la mia anima &#8211; scriveva Silvano &#8211; ma essa desidera vedere di nuovo il Signore ed essere colmata da Lui.<\/p>\n<p>Io non posso dimenticarlo un solo istante e la mia anima langue presso di Lui\u2026\u201d. Silvano era stato colmato di una particolare consolazione pari a quella di Adamo ed Eva nell\u2019innocenza delle origini. Anche se la maggioranza dei credenti non ha goduto di un\u2019esperienza cos\u00ec appagante, ognuno ne conserva una qualche eco, una nostalgia che soddisfazioni terrestri non potranno mai estinguere o colmare. La novit\u00e0 del Salve Regina \u00e8 che questa nostalgia si sfoga dinanzi a Maria, non dinanzi a suo Figlio o al Padre. Questo perch\u00e9 Maria \u00e8 pi\u00f9 che avvocata, ma \u00e8 ostensorio di Ges\u00f9, o, come viene raffigurata nelle icone bizantine, con la mano destra che indica il Figlio seduto sulle ginocchia, \u00e8 l\u2019Hodigitria, Colei che ci insegna la via, ossia Ges\u00f9 stesso che si \u00e8 autodefinito la Via, senza il Quale non si giunge al Padre. Un\u2019altra variante del testo aggiunge post hoc exsilium ostende benignum mostraci Ges\u00f9 benigno dopo questo esilio\u201d. Balza agli occhi l\u2019allusione al giudizio finale, dove Maria viene supplicata di farsi garante con la sua tenerezza materna della misericordia del Figlio. Canto profondamente escatologico di rimpianto e di speranza, interamente teso verso la salvezza futura, la Salve Regina sembra predestinata a suggellare liturgicamente le nostre giornate nel migrare del tempo, nell\u2019attesa di Colui che viene. \u2022<\/p>\n<p>Antonio Nepi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Salve Regina \u00e8 una delle quattro antifone maggiori della liturgia cristiana, \u00e8 un cantico processionale, usata dai cistercensi come antifona al Magnificat e al Benedictus chiamata Antiphona gloriosa. 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