{"id":1577,"date":"2015-12-18T08:05:02","date_gmt":"2015-12-18T08:05:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1577"},"modified":"2024-11-06T16:50:19","modified_gmt":"2024-11-06T15:50:19","slug":"recuerdos-argentinos-la-partenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2015\/12\/recuerdos-argentinos-la-partenza\/","title":{"rendered":"RECUERDOS ARGENTINOS: la partenza"},"content":{"rendered":"<p>Ero in seminario a Fermo, quello vecchio, quello attaccato alla chiesa del Carmine. Un giorno, durante un ritiro, venne a parlarci don Carlo Muratore. Cercava qualche sacerdote da inviare nella chiesa sud americana, povera di clero. Era stato papa Pio XII a invitare le chiese europee a lasciar partire alcuni preti per l\u2019Africa o Centro e Sud America. Cos\u00ec presi la decisione di chiedere al Vescovo Mons. Norberto Perini di farmi partire. Mi risuonava spesso il mandato di Ges\u00f9: \u201cAndate in tutto il mondo e predicate il Vangelo\u201d. Dopo il corso di preparazione, presso il CEIAL (oggi CUM, Centro Unitario Missionario) a Verona, il 7 dicembre 1965, mi imbarcai a Genova con altri due sacerdoti, provenienti da S. Severino: d. Paris Maponi e d. Mario Lesti. Facemmo subito amicizia come sanno fare gli emigranti. In nave c\u2019erano anche alcuni Vescovi che avevano preferito abbandonare la chiusura del Concilio Ecumenico per tornare prima in diocesi. Un Vescovo del Messico ci present\u00f2 una magnifica chiesa locale. Ci entusiasm\u00f2. Ma ci facemmo questa domanda \u201cSe la situazione \u00e8 cos\u00ec rosea, perch\u00e9 andare noi?\u201d. Durante la traversata si contemplava solo cielo e mare, qualche volta anche molto mosso. Spesso, di giorno, si ammiravano i delfini che ci accompagnavano mangiando i nostri avanzi. C\u2019erano anche dei pesciolini che uscendo dall\u2019acqua, come uccelli, volavano per lo spazio per poi scomparire nelle acque. Al porto di Buenos Aires mi hanno accolto i fratelli di mia madre, Eugenio e Savino. Dopo un giro veloce per la citt\u00e0, siamo stati ospitati a Lomas de Zamora, una citt\u00e0 nella gran fascia della capitale ove abitava mia cugina Catalina con Rosario, suo sposo, e Cachito, loro figlio, ancora alle elementari. Il giorno dopo, viaggiando in camionetta, pranzammo in San Nicol\u00e0s, ospiti dei Padri Gesuiti. Poi, oltrepassando la grande citt\u00e0 di Rosario, arrivammo a Maria Susana, dimora degli zii e delle loro famiglie. Qui ho festeggiato il mio primo Natale. Per la prima volta ho celebrato una Messa soltanto. Il giorno dopo, esattamente al 5\u00b0 giorno, dentro un treno pieno di polvere che entrava dai finestrini spalancati per avere un po\u2019 d\u2019aria, arrivai poco prima di mezzanotte ad A\u00f1atuya, sede vescovile, ospite del Vescovo Mons. Jorge Gottau. Era Capodanno. Mons. Jorge Gottau, primo vescovo della nuova diocesi di A\u00f1atuya, in provincia di Santiago del Estero, al centro nord, nel Chaco santiaghe\u00f1o mi affida la Parrocchia di Santa Rosa nella cittadina di nome Quimil\u00ec, ove gi\u00e0 era presente P. Luis Zarantonello. Siamo in una grande pianura, con poche centinaia di metri sopra il livello del mare, distante circa mille chilometri dalla capitale Buenos Aires. Non ci sono fiumi nei dintorni. Il pi\u00f9 vicino \u00e8 a cento chilometri. Il primo problema dunque \u00e8 l\u2019acqua senza la quale non vivono le persone, gli animali, le piante. Le piogge sono abbondanti nei mesi estivi, per poi diradarsi negli altri sette-dieci mesi. Ci sono laghetti artificiali dove la gente e gli animali attingono acqua da bere. I pi\u00f9 fortunati possiedono cisterne private, scavate e murate nel proprio terreno, dove poter raccogliere l\u2019acqua piovana. L\u2019aria \u00e8 sempre calda o caldissima. \u00c8 il clima continentale. Si suda di continuo e abbondantemente. Solo dopo il tramonto si respira benino per cui si organizzano partite di calcio o anche passeggiate. La vegetazione \u00e8 ridotta ad una grande sterminata boscaglia. Il migliore legname, quello pi\u00f9 pregiato, proveniente da alberi secolari, \u00e8 stato venduto a pochi dollari a imprese senza scrupoli. Viene caricato su treni interminabili diretti al porto di Rosario e di Buenos Aires. \u00c8 venduto alle nazioni ricche. Il legname che resta, viene trasformato in carbone attraverso un\u2019operazione lunga. Si formano mucchi di legno a forma semisferica, simili a igloo. Il tutto si copre di terra. Il mucchio ha un foro centrale da cui fuoriesce vapore. Terminato il procedimento, resta il carbone. Una parte viene venduta, una parte viene utilizzata per asado e churrasco cio\u00e8 per fare un buon saporito arrosto di carne bovina. \u00c8 uno spettacolo vedere queste ciminiere fumanti. Tale povera attivit\u00e0 rende qualche soldo agli abitanti.<br \/>\nLe strade sono tutte in terra battuta. Ogni tanto, soprattutto dopo la stagione delle piogge, passa un mezzo meccanico per livellare le strade riempiendo le buche pi\u00f9 grandi. Il tutto dura per\u00f2 fino alla pioggia successiva, quando tutto ridiventa fango. Certe volte sono necessarie le catene alle ruote delle auto. Quando transitano i grossi camion sovraccarichi di bovini o legname si formano veri e propri avvallamenti. \u00c8 quindi impossibile andare veloci. Occorre essere bravi ad evitare le buche pi\u00f9 profonde.<br \/>\nNel centro urbano poi passeggiano liberi i somari che qualcuno usa per piccoli trasporti. La maggioranza<br \/>\nnon ha padroni. Un giorno mi sono alzato e non ne ho visto neppure uno. Tutti scomparsi. Mi sorprendo. Poi vengo a sapere che sono stati caricati sul treno merci e portati al macello, per pochi pesos. Diventano carne in scatola per cani e gatti aristocratici: che fortuna!<br \/>\nNel nostro territorio c\u2019\u00e8 la ferrovia: ove lavorano alcuni impiegati che hanno case con parquet ben lucidato. A volte per\u00f2 qualcuno usa tale parquet per farne carbone da usare per arrostire l\u2019asado. \u00c8 un treno per trasportare merci e passeggeri. In caso siccit\u00e0 il treno trasporta cisterne d\u2019acqua potabile. Tutti si mettono a correre per arrivare primi e attingere acqua.<br \/>\nLe abitazioni in centro sono di mattoni e calce. Quelle in periferia invece sono casupole di fango ben battuto (ranchos). Sono senza pavimento. Fresche d\u2019estate, hanno il tetto verde per l\u2019erba che vi cresce.<br \/>\n\u00c8 la pacha mama (madre terra) che sostiene tutto. Intorno c\u2019\u00e8 una lussureggiante boscaglia ove convivono ogni sorta di insetti, rettili e qualche puma, (il leone americano). Succede, a volte, che alcune persone vi si perdono. Entrate nella boscaglia, chiamata \u201cmonte\u201d, si disorientano e non trovano pi\u00f9 la via d\u2019uscita. Alcuni vi hanno perfino perso la vita, altri ne sono usciti, ma fuori di senno. Vane sono le ricerche svolte da amici o familiari.<br \/>\nC\u2019\u00e8 la corrente elettrica, prodotta da grossi motori diesel. Essendo la rete scoperta pu\u00f2 accadere che qualcuno, lanciando un cavetto di ferro forma un corto circuito. Si interrompe l\u2019erogazione lasciando le abitazioni e le strade al buio. In periferia, nelle case ci sono solo lampade a kerosene o a petrolio. Tutti, per\u00f2, ascoltano canzoni, notizie e cronaca delle partite di calcio con le radioline a batteria.<br \/>\nLa parrocchia e la chiesa hanno la presenza pi\u00f9 o meno stabile di un missionario. Una volta all\u2019anno passa un sacerdote, che resta una o pi\u00f9 settimane per catechizzare, battezzare, celebrare, distribuire l\u2019Eucaristia. Oltre la catechesi e l\u2019evangelizzazione si fa pre-evangelizzazione che consiste in aiuti concreti: vestiti, medicine, vitamine.<br \/>\nL\u2019animazione della vita parrocchiale, l\u2019apostolato e la catechesi sono in mano a poche donne di buona volont\u00e0, preparate secondo la tradizione popolare. C\u2019\u00e8 molta devozione verso i santi, rappresentati da statue, davanti alle quali si depongono candele, fiori, e promesse pi\u00f9 o meno mantenute. Sull\u2019altare principale risaltano le bandiere del Vaticano e della nazione argentina. Sugli altari laterali ci sono statue di santi e sante. A volte, alla messa domenicale, sono pi\u00f9 le statue dei santi che i fedeli.<br \/>\nMi piace ricordare i bei tempi passati in Argentina. All\u2019inizio (siamo nel 1966) ero nel Chaco santiaghegno, zona nord orientale della provincia di Santiago del Estero, nella cittadina di Quimil\u00ec, parrocchia Santa Rosa, dove vivevo con padre Luis Zarantonello. Per un periodo restai solo e poi arriv\u00f2 a farmi compagnia don Oliviero Paladini.<br \/>\nOltre il servizio liturgico con le varie celebrazioni in chiesa, in piazza e nella frazioni, dove c\u2019erano scuole primarie, i cui alunni, affamati e assetati, arrivavano anche da lontano a piedi o in groppa a un somarello, offrivamo acqua da bere e mate, una bevanda locale. Da mangiare c\u2019era la mazamorra, (un miscuglio di latte e mais con zucchero) molto gradita ai ragazzi perch\u00e9 spesso era l\u2019unico piatto della giornata. Una volta, ad un Direttore che chiese ad un ragazzo quanti piatti di cibo avesse mangiato, l\u2019alunno rispose: \u201ctre tazze\u201d! Fece cos\u00ec capire che aveva solo bevuto senza mangiare nulla in quel giorno. Noi sacerdoti fidei donum visitavamo le scuole ogni quindici\/venti giorni, quando non pioveva. Essendo le strade solo di terra battuta, la pioggia le trasformava in fiumi di fango impossibili da transitare. Bisognava munirsi di catene. E nonostante questo si poteva comunque finire dentro grandi pozzanghere coperte d\u2019acqua. L\u2019auto restava sospesa e le ruote giravano a vuoto. In parrocchia c\u2019era la Caritas che riceveva vari aiuti dalla capitale, Buenos Aires, e dalla Germania, dove il Vescovo si recava ogni anno riportandosi dietro ogni ben di Dio. Era tutto per la gente pi\u00f9 bisognosa. Gli aiuti servivano anche per costruire scuole, edifici di pronto soccorso, case popolari in mattoni per sradicare le insalubri capanne di fango, chiamate ranchos, ove si potevano annidare tanti insetti e la vinchuca, insetto che causava il mal de chagas, portando alla morte lenta, dopo anni. I laici collaboravano per realizzare le cose pi\u00f9 urgenti e necessarie. Era la cosiddetta minga, cio\u00e8 il lavoro fatto insieme. Ci si impegnava anche nella costruzione di piccole chiese o cappelle per il catechismo, per gli incontri dei consigli parrocchiali, dei membri delle varie associazioni. Si favoriva il Movimento dei Corsi di Cristianit\u00e0. Per avere pi\u00f9 aiuti nelle opere di promozione umana, Mons. Gottau lanci\u00f2 la campagna nazionale M\u00e0s por menos (Pi\u00f9 per meno) invitando cos\u00ec tutta l\u2019Argentina che aveva \u201cdi pi\u00f9\u201d a dare un aiuto a chi aveva \u201cdi meno\u201d.<br \/>\nAvendo il vescovo Mons. Gottau trasferito don Mario e don Paris alla cattedrale di A\u00f1atuya, lasciando vacante la parrocchia delle Madonna di Fatima, fui io ad esservi nominato parroco. La parrocchia della Madonna di Fatima, aperta da pochi anni era nella cittadina di Weisburd, distante circa trenta chilometri da dov\u2019ero prima.<br \/>\nEro andato per cinque anni, ce ne restai altri due. Poi rientrai nella mia diocesi d\u2019origine, Fermo, dove il Vescovo, Mons. Cleto Bellucci, mi nomin\u00f2 amministratore della comunit\u00e0 del Sacro Cuore nella Faleriense di Porto Sant\u2019Elpidio, dove sono restato per venti anni, sognando sempre di tornare in Argentina. Ma il vescovo non me lo ha mai permesso.<br \/>\ndon Francesco Leonardi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero in seminario a Fermo, quello vecchio, quello attaccato alla chiesa del Carmine. Un giorno, durante un ritiro, venne a parlarci don Carlo Muratore. Cercava qualche sacerdote da inviare nella chiesa sud americana, povera di clero. 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