{"id":1509,"date":"2015-11-18T07:53:58","date_gmt":"2015-11-18T07:53:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1509"},"modified":"2016-01-22T09:41:17","modified_gmt":"2016-01-22T09:41:17","slug":"io-non-ho-un-profilo-feisbuc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2015\/11\/io-non-ho-un-profilo-feisbuc\/","title":{"rendered":"Io non ho un profilo feisbuc"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta, \u00e8 proprio il caso di dirlo, la bottega, la parrucchiera, l\u2019ambulatorio medico e un sacco di altri luoghi dove si doveva aspettare. Aspettare era, una volta, una delle occupazioni principali della gente. Si aspettava la domenica, si aspettava la festa, si aspettava il raccolto, si aspettava un pagamento, si aspettavano le ferie, si aspettava un bambino, si aspettava \u2026 anche la morte.<br \/>\nOggi, mi sembra di cogliere, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 o comunque si \u00e8 molto indebolito questo senso di attesa con l\u2019emersione costante di un fenomeno di civile dissociazione scaturito dal \u201ctutto e subito\u201d che si andava gridando solo qualche decennio or sono. Quando, una volta, si aspettava, non si aspettava mai da soli; c\u2019era sempre qualcun altro con cui scambiare due chiacchiere. Le chiacchiere potevano avere dei convenevoli sul tempo, l\u2019umidit\u00e0, il caldo o il freddo, ma poi arrivavano inevitabilmente al racconto e al confronto su fatti, persone e situazioni di comune conoscenza in ambito locale, nazionale o mondiale.<br \/>\nEra, quindi, un modo per tenersi aggiornati su tanti aspetti della vita e di mettere in comune conoscenze, impressioni ed opinioni. Oggi ormai in bottega non si va pi\u00f9, si va al supermercato dove la fila la fai col numero e mentre aspetti riempi il carrello con le cose sullo scaffale. In parrucchieria vai con l\u2019appuntamento e non aspetti che qualche minuto. Dal medico invece no. Dal medico aspetti delle buone mezz\u2019ore, come anche all\u2019ufficio inps o qualche volta alle poste; qualcosina anche in banca. Una discreta attesa la si fa in autobus e in treno. Tuttavia qualcosa \u00e8 cambiato radicalmente. Abbiamo smarrito il gusto della chiacchiera. Insomma, anche nei luoghi dove si aspetta non ci si parla quasi pi\u00f9. Tutti sono chini con gli occhi sul telefonino per chattare, che \u00e8 il moderno termine del chiacchierare, con una serie improbabile di soggetti tramite i social-media (facebook, twitter, \u2026).<br \/>\nUna grande prestazione digitativa, che finalmente dona dignit\u00e0 espressiva alla questione millenaria dei pollici opponibili, \u00e8 lo spettacolo stupefacente che offrono ragazzi, giovani, adulti e anche qualche persona attempata. In fondo si chiacchiera sempre, ma solo con le persone che ti scegli e non col primo che ti capita. Un gran passo in avanti! Peccato che venga a mancare tutta una serie di linguaggi legata all\u2019espressivit\u00e0 del corpo e del viso, all\u2019intonazione, al volume e alla modulazione della voce, al ritmo delle parole, allo sguardo e al respiro.<br \/>\nInsomma, mi pare, stiamo perdendo la persona nella sua completezza espressiva in nome di una comunicazione sintetica e veloce dove utilizziamo un linguaggio in codice fatto di parole chiave ma prive di carica simbolica perch\u00e9 spogliate dalle altre modalit\u00e0 espressive del sentimento. Alla comodit\u00e0 del \u201csempre connessi\u201d abbiamo sacrificato il godimento di una serena relazionalit\u00e0 umana, navigando in un mare denso di rischi. Certamente il pi\u00f9 pericoloso \u00e8 legato alla compulsivit\u00e0 della connessione continua che ci disconnette dalla realt\u00e0 circostante. Un esempio che tutti avranno sperimentato \u00e8 l\u2019automobilista che ti precede ad una velocit\u00e0 inspiegabilmente bassa; ti fai cinque chilometri di paziente attesa e al primo rettifilo con linea di mezzeria tratteggiata lo sorpassi; e l\u00ec scopri, con la coda dell\u2019occhio, che sta scrivendo sul cellulare sotto la linea del volante per non essere visto da un eventuale poliziotto in posto di blocco. Che nervi!<br \/>\nTra i pi\u00f9 frequenti rischi c\u2019\u00e8 poi l\u2019indebolimento della privacy. Di protezione se ne fa un gran parlare ma poi uno scrive anche a che ora si lava i denti o quello che prova nel cuore aprendo la finestra della camera la mattina o magari pubblica un selfie prima di togliersi il pigiama! Un altro rischio \u00e8 l\u2019intelligenza. Per tenere alta l\u2019attenzione sul profilo ti chiedono di aggiornarlo costantemente e tu pubblichi qualcosa che non necessariamente pu\u00f2 essere intelligente. Magari pubblichi una foto o una frase oppure un pensiero. Ma il contesto? Infine \u00e8 certamente chiaro a tutti che se oggi vuoi sapere qualcosa di qualcuno, puoi fare una ricerca su facebook e l\u00ec trovi molte informazioni: chi conosce, cosa fa, con chi e perch\u00e9. Certo non \u00e8 come avercelo davanti ma puoi fartene un\u2019idea plausibile.<br \/>\nEh gi\u00e0! Il plauso \u00e8 un altro rischio (I like), forse il pi\u00f9 subdolo. Un latente e neppure ben celato narcisismo nella ricerca del consenso altrui viene a manifestarsi come propulsore dell\u2019indice di visibilit\u00e0 del profilo. Per questi motivi certamente preferisco, con facebook, essere osservante ma non praticante. \u2022<br \/>\nMonica Santini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta, \u00e8 proprio il caso di dirlo, la bottega, la parrucchiera, l\u2019ambulatorio medico e un sacco di altri luoghi dove si doveva aspettare. 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