{"id":149,"date":"2012-10-24T14:53:25","date_gmt":"2012-10-24T14:53:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=149"},"modified":"2016-01-18T11:25:43","modified_gmt":"2016-01-18T11:25:43","slug":"io-non-ancora-riconciliato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2012\/10\/io-non-ancora-riconciliato\/","title":{"rendered":"Io, non ancora riconciliato"},"content":{"rendered":"<p>Ho sentito parlare la prima volta di Concilio Ecumenico nel \u201959 a Smerillo, da Don Giovanni Del Medico (don Giov\u00e0). Alla nostra immaginazione fanciulla narrava di una grande riunione di vescovi \u2013 tutti quelli del mondo \u2013 a Roma, per discutere di grandi cose riguardanti la Chiesa. Una cosa grossa. A noi sembrava meraviglioso. <!--more--><\/p>\n<p>E gi\u00e0 si pregava, a Smerillo, con la preghiera formulata da Papa Giovanni. Poi, in seminario, ancora quella preghiera, tutti i giorni alla funzione della sera, nella cappella grande, ristorata da una luce dolce e protettiva fluente dalle lampade a forma di tulipano rovesciato, o di calice, lungo le verdi colonne di marmo listellato. L\u2019attesa dell\u2019evento coronava le speranze e le aspettative della nostra prima adolescenza, ci sembrava che la Chiesa e il mondo dovessero rifiorire insieme al fiorire della nostra vita. Si parlava di grandi trasformazioni. Ma quali? Ma come?<\/p>\n<p>Finalmente arriv\u00f2 il giorno, il 12 ottobre 1962. Il giorno prima, dopo una Messa assai partecipata nella Chiesa di San Francesco \u2013 se non erro \u2013, erano partiti per Roma i nostri due presuli: Norberto Perini, Arcivescovo, e Gaetano Michetti, Vescovo ausiliare. Risuonavano ancora nei nostri animi le parole sacre del Cardinale Giovanni Battista Montini, che appena poco pi\u00f9 di un mese prima era stato nostro ospite in seminario. Congedandosi aveva promesso: ritorner\u00f2! Il 12 ottobre fu anche il mio primo giorno come cittadino fermano, perch\u00e9 proprio in quella data la mia famiglia si trasfer\u00ec a Fermo, al Tirassegno. Seguimmo alla televisione la maestosa cerimonia, e l\u2019attenzione fu degna della circostanza. E a sera, il famoso discorso del Papa detto \u201cdella luna\u201d. Qualche anno dopo Mons. Loris Capovilla ci raccont\u00f2 dettagli inediti della giornata papale.<\/p>\n<p>Tutti i venerd\u00ec, durante le sessioni, la RAI trasmetteva il resoconto settimanale dei lavori conciliari, e noi non perdevamo un appuntamento. Nell\u2019ambiente di alta teologia ed ecclesialit\u00e0 in cui vivevamo si respirava il Concilio da ogni discorso, da ogni progetto. Eravamo curiosi delle novit\u00e0 promesse, soprattutto in campo liturgico. Quando si inser\u00ec gradualmente l\u2019italiano nella Messa ne fummo catturati, ci sembrava che stessero emergendo nuovi germogli sui rami antichi del cristianesimo.<\/p>\n<p>Adesso non sono pi\u00f9 sicuro che l\u2019abbandono del latino sia stato un guadagno. Il latino consente di esprimersi con una perspicuitas e una precisione polisemica ineguagliabili. A me pare che sia proprio questa musicalit\u00e0 polisemica dell\u2019espressione precisa \u2013 concetti che, in s\u00e9, sono quasi contraddittori \u2013 che la rende la \u201clingua di Dio\u201d, unica nella capacit\u00e0 di \u201csopportare\u201d, senza cedere, la sua Parola. Ne sa qualcosa l\u2019attuale disputatio sul \u201cpro multis\u201d: per \u201ci molti\u201d (cio\u00e8 per tutti) o per \u201cmolti\u201d (cio\u00e8 per alcuni, anche se tanti), Cristo ha dato il suo sangue? Il greco ha l\u2019articolo, ma nel testo esso manca; il latino l\u2019articolo non ce l\u2019ha proprio; cos\u00ec quell\u2019espressione, nella logica geniale di Dio, pu\u00f2 significare ambedue le interpretazioni sovrapposte, come due stati di un\u2019onda quantica in fisica, o due o pi\u00f9 strati significanti nell\u2019arte e nella poesia.<\/p>\n<p>Gli anni passarono, e gli entusiasmi conciliari crebbero. Il Cardinale Montini era diventato Papa Paolo VI, e fu lui a chiudere il Concilio nel 1965. Noi si leggeva, senza capirli del tutto, i documenti conciliari, via via decifrati da docenti di teologia e di filosofia. Chi non si sentiva all\u2019altezza del sacerdozio poteva sperare di vivere da protagonista nella comunit\u00e0 ecclesiale, tanti erano gli entusiasmi proiettati sull\u2019impegno futuribile dei laici. Stimolante e rassicurante la sensazione di un\u2019innovata disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto della \u201crinnovellata\u201d Parola da parte del mondo. \u201cChiesa e mondo contemporaneo\u201d sembravano davvero voler cooperare per il bene dell\u2019uomo. Poi \u00e8 andata come \u00e8 andata.<\/p>\n<p>La positio mundi in maligno non si \u00e8 ridimensionata. A quanto appare, si \u00e8 anzi inflazionata. E quel male che prima era esploso come male totale e immotivato nel luogo anche simbolico della shoah, e che si era preso gioco dei valori e delle presunzioni delle democrazie occidentali nell\u2019uso \u2013 anche simbolico \u2013 della bomba atomica; quel male che aveva falsificato gli ideali di quei sistemi che in nome dell\u2019uguaglianza denegavano la libert\u00e0 e allestivano i gulag; quel male, nei decenni successivi, \u00e8 dilagato con insistente prepotenza e straripante capillarit\u00e0, congelando, disgregando e assassinando le coscienze come mai si era verificato nella storia.<\/p>\n<p>Il mondo non si \u00e8 convertito; si \u00e8, anzi, pervertito. L\u2019ipotesi di un\u2019alleanza feconda del mondano con l\u2019Ecclesia Christi si \u00e8 tradotta, salvo eccezioni, in una pi\u00f9 agile prevalenza delle mondane sfrenate pulsioni: messe all\u2019angolo le virt\u00f9, la verit\u00e0, l\u2019accoglienza, la carit\u00e0, la fedelt\u00e0, hanno prosperato \u2013 nel quanto e nel quale, nei singoli e nelle societ\u00e0 nel loro insieme \u2013 i vizi. Falsit\u00e0, violenze, divisioni, speculazioni, sopraffazioni. Le infedelt\u00e0, e non solo coniugali. La sregolatezza, la fatuit\u00e0, l\u2019irresponsabilit\u00e0, la superficialit\u00e0, il consumismo L\u2019edonismo (sesso, dipendenze, ludismo), il denaro, il potere sono stati proclamati, anche a voce, i soli coordinatori dell\u2019esistenza. In tale scenodramma degradato e corrotto che cosa pu\u00f2 e deve fare una Chiesa con la memoria di un Concilio la cui luce, secondo gli ottimisti, \u00e8 nel pieno del fulgore, mentre, secondo i pessimisti, non si \u00e8 mai accesa o si va affievolendo?<\/p>\n<p>Il mondo disperso e rinselvatichito ha bisogno di una grande evangelizzazione, perch\u00e9, nonostante tutto, le nostalgie del cuore umano non cambiano. V\u2019\u00e8 necessit\u00e0 di una grande riconciliazione: con se stessi, con l\u2019esistenza, con Dio. E che avvenga, tutto questo, all\u2019interno di una fede anche problematica, di una morale anche incerta, di un\u2019adesione anche incostante. La canna fessa e il lucignolo fumigante non devono essere soppressi. La Chiesa, in qualche modo delusa, essa stessa insidiata dalla corruzione, aggredita e spinta da movimenti di cambiamento potenzialmente devastanti, ha cercato di raccogliere le forze e riorganizzare le truppe. Non si \u00e8 certo arroccata, ma ha troppo ripiegato su una concezione di fede luminosa che mai ha veramente integrato la dubitosit\u00e0 del cuore umano; e su una teoresi teologica, esegetica e morale molto autoreferenziale e assai poco interattiva. Qui voglio essere franco: sar\u00e0 per la sapienza \u2013 stavo per dire l\u2019astuzia \u2013 provvidenziale di Dio, ma riconoscersi credenti non \u00e8 poi cos\u00ec facile e scontato.<\/p>\n<p>Occorre prender atto che tutta la vicenda cristiana, nella sua profondit\u00e0, non certo nella sua storia cronologica, insomma nel suo sconcertante messaggio di salvezza, appena appena vista dall\u2019esterno, cio\u00e8 dagli occhi di chi (ancora) non crede, ha le fattezze di una potenziale perfetta verit\u00e0, ma anche le sembianze di una potenziale perfetta illusione. La proposta della Chiesa evangelizzatrice, dunque, \u00e8 arditamente ricca, ma anche profondamente \u201cpovera\u201d, nonostante il restauro conciliare. Forse perch\u00e9 \u00e8 povera la condizione del destinatario, e tale povert\u00e0 va rispettata. \u00c8 una mia idea, e certo sbagliata, ma credo che l\u2019enorme dispendio di energie teologiche e pastorali, finalizzate a istruire la proclamazione di una verit\u00e0 massimamente attendibile e desiderabile, e magari non negoziabile, non riesca a far breccia nella rinuncia, teorizzata e praticata, motivata o interessata, che l\u2019uomo di oggi oppone all\u2019idea stessa di verit\u00e0. I credenti sono attesi da un compito molto pi\u00f9 che teorizzante, anche se dialogante. Senza impastoiarsi in formulazioni teologiche o in burocrazie pastorali includenti o escludenti, talora immotivatamente o ad libitum, sono convocati a mostrare (e non dimostrare) che l\u2019esistenza pu\u00f2 essere compresa e vissuta in altro modo e diversamente.<\/p>\n<p>Gli uomini e le donne del nostro tempo \u2013 e lo dico da un punto di osservazione privilegiato \u2013 non usciranno dal loro relativismo insoddisfatto e sfiduciato, e dalle sabbie mobili di una vita senza appigli, per intraprendere un percorso di rigorosa dottrina e di rigida prassi. Ne usciranno se attratti da una possibile grande riconciliazione: come si diceva, con se stessi, con Dio e con l\u2019esistenza. Avverr\u00e0 se percepiranno la comunit\u00e0 dei credenti non come un\u2019aggregazione di indottrinati e indottrinanti, e magari poco coerenti, ma come un tessuto vivente di riconcilianti perch\u00e9 riconciliati. La riconciliazione \u00e8, da ultimo, il cimentarsi, almeno, con il tentativo di rendere testimonianza, se non lucente, almeno trasparente e diafana, al Risorto stesso. Altrimenti, nonostante le lodevolissime cattedre dei non credenti, o gli encomiabili cortili dei gentili, i cosiddetti laici, ostili o benevolmente tolleranti, quand\u2019anche arrendevoli sullo scandalo del male o sull\u2019ipotesi della creazione, quand\u2019anche indulgenti verso le theologicae disputationes, si mostreranno, tuttavia, intransigenti riguardo alla domanda fondamentale: ma dimmi, tu che dici di testimoniare il Risorto, perch\u00e9 pensi, parli e agisci da morto? Che sia proprio la carenza di questo spirito di vera ri-conciliazione l\u2019anello che ancora manca alla realizzazione compiuta del Concilio?<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho sentito parlare la prima volta di Concilio Ecumenico nel \u201959 a Smerillo, da Don Giovanni Del Medico (don Giov\u00e0). Alla nostra immaginazione fanciulla narrava di una grande riunione di vescovi \u2013 tutti quelli del mondo \u2013 a Roma, per discutere di grandi cose riguardanti la Chiesa. Una cosa grossa. 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