{"id":1480,"date":"2015-11-10T11:17:42","date_gmt":"2015-11-10T11:17:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1480"},"modified":"2015-11-10T11:17:42","modified_gmt":"2015-11-10T11:17:42","slug":"le-periferie-fanno-centro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2015\/11\/le-periferie-fanno-centro\/","title":{"rendered":"Le periferie fanno centro"},"content":{"rendered":"<p align=\"LEFT\">&#8220;<em>On a souvent besoin d&#8217;un plus petit que soi<\/em> &#8211; Spesso abbiamo bisogno di qualcuno pi\u00f9 piccolo di noi\u00bb. Questa morale lapidaria \u00e8 illustrata da una breve favola di Jean de La Fontaine (1621-1695): <em>Il leone e il top<\/em>o. Nel racconto, un topo capita per distrazione fra le grinfie di un leone, il quale, magnanimo, preferisce risparmiargli la vita. Lo stesso leone si ritrova poco dopo impigliato in una rete e, nonostante tutti i suoi sforzi, non riesce a liberarsi, finch\u00e9 il topo, riconoscente, rode la corda e permette al felino di ritrovare la libert\u00e0. Le zanne del leone sono pi\u00f9 temibili dei denti del topo, nessuno ne dubita. In certe circostanze, tuttavia, le zanne del leone non sono di alcuna utilit\u00e0, mentre i dentini del topo riescono a ottenere il risultato sperato. La posta in gioco non era indifferente, poich\u00e9 il leone rischiava di perdere non solo la libert\u00e0, ma anche la vita. Il detto appena citato \u00e8 diventato proverbiale in francese. Si addice anche molto bene alla tesi di Antonio Nepi sui personaggi secondari nelle narrazioni bibliche, e ci\u00f2 per due ragioni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Primo, lo studio evidenzia una caratteristica essenziale dei racconti biblici, vale a dire la presenza di numerosi personaggi secondari che espletano un ruolo essenziale nei racconti. Un esempio fra tanti altri \u00e8 quello della ragazzina ebrea, schiava di Naaman il Siro, che fornisce la soluzione al problema del suo padrone lebbroso mandandolo dal profeta Eliseo (<em>1Re 5<\/em>). \u00c8 donna, ragazzina, schiava e straniera in casa di un potente signore della guerra arameo. Naaman il Siro occupa un posto in cima alla gerarchia sociale e politica del suo tempo, mentre la giovane schiava, anonima per di pi\u00f9, si trova certamente all&#8217;altra estremit\u00e0 della stessa scala sociale. Orbene, il racconto dimostra che la salvezza di Naaman, potentissimo, per\u00f2 lebbroso, viene dal basso e non dall&#8217;alto. N\u00e9 il suo potere n\u00e9 le sue ricchezze giovano alla sua guarigione. Solo la parola della ragazzina ebrea sar\u00e0 quella giusta quando lo consiglia di rivolgersi al profeta Eliseo. Inoltre, e vale la pena menzionare il dettaglio, il generale potr\u00e0 guarire quando ascolter\u00e0 il consiglio dei suoi servitori, che lo convincono a seguire la raccomandazione del profeta Eliseo di andare a lavarsi nel Giordano. Ancora una volta, si capovolge la gerarchia del tempo e la soluzione viene dal basso, non dall&#8217;alto.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Il secondo motivo ha a che vedere con la natura stessa dei racconti biblici, che provengono spesso da fonti popolari. Non \u00e8 sorprendente, pertanto, vedere personaggi secondari, cos\u00ec come il topo di Jean de La Fontaine, aiutare e persino salvare i loro sovrani, i leoni. Il tratto tipico della letteratura popolare \u00e8 proprio quello di celebrare la rivincita dei piccoli sui grandi, dei deboli sui potenti. La cultura medievale francese, ad esempio, conosce il famoso Roman de Renard, <em>Il Romanzo della volpe<\/em>, una serie di racconti farciti di tratti ironici, nei quali la volpe si burla del lupo. Il romanzo nasce quando la borghesia delle citt\u00e0, rappresentata dalla volpe, inizia a prendere il sopravvento sull&#8217;aristocrazia delle campagne, raffigurata dal lupo. In tanti racconti, la furbizia e l&#8217;intelligenza prevalgono sulla forza e sul potere. Una mentalit\u00e0 simile appare in una serie di racconti biblici, in particolare l\u00e0 dove i personaggi incarnano la situazione di un popolo che non \u00e8 mai stato una grande potenza e che non pu\u00f2 vantarsi delle sue conquiste, delle sue ricchezze o delle sue realizzazioni artistiche. Diversi racconti esaltano le qualit\u00e0 che permettono a Israele di sopravvivere in condizioni precarie e spesso insicure. Racconti ambientati nella terra d&#8217;Israele, invece, rispecchiano un tipo di societ\u00e0 stratificata, come in altre societ\u00e0 del tempo. Tuttavia, la solidariet\u00e0 e la collaborazione tra i diversi ceti, in pi\u00f9 di un&#8217;occasione, vanno ben oltre le rigide barriere sociali. \u00c8 un altro modo per mostrare che Israele si riconosce non solo nei suoi re e nei suoi potenti, ma anche nella gente comune, presa tra i servi tori, le donne, i pastori e gli artigiani. Riconosciamo tra le grandi figure d&#8217;Israele un Giuseppe che salva l&#8217;Egitto e il suo faraone dalla carestia, o una Giuditta, vedova, che libera il suo popolo da un potente nemico. O ancora le levatrici di <em>Es 1,15-22<\/em>, che ingannano il faraone per salvare i figli d&#8217;Israele per \u00abtimore di Dio\u00bb, la donna che libera la citt\u00e0 di Tebes, in Samaria, spezzando il cranio di Abimelec con una macina buttata dalla cima delle mura (<em>Gdc 9,53<\/em>), l&#8217;anziana di Tekoa che riconcilia Davide con suo figlio Assalonne (<em>2Sam 14<\/em>), o la donna saggia di Abel che discute con Gioab, generale di Davide, e pone fine alla ribellione di Seba (<em>2Sam 20<\/em>). Pensiamo anche all&#8217;etiope Ebed-M\u00e8lec, che intercede in favore del profeta Geremia e lo salva da una morte certa nella cisterna vuota dove era stato gettato (<em>Ger 39<\/em>).<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Lo studio di Antonio Nepi fornisce un ampio campione di esempi simili. Il primo capitolo, che si legge con diletto, passa in rassegna i personaggi secondari della letteratura classica greca e latina, paragonandoli con i personaggi biblici. Questo capitolo \u00e8 innovativo, perch\u00e9 introduce nell&#8217;esegesi dei testi biblici elementi poco utilizzati, in questo caso aspetti che provengono da un paragone stretto fra la letteratura biblica e quella classica. Lo studio di Antonio Nepi percorre un vasto panorama di testi biblici e di figure della letteratura classica. I capitoli seguenti indagano su figure particolari in testi non sempre ben conosciuti. Non era certo possibile studiare tutti i personaggi secondari del mondo biblico. Era sufficiente dedicare lo studio a tre ruoli pi\u00f9 frequenti e pi\u00f9 rilevanti, quello del contrasto, del raccordo e del catalizzatore. L&#8217;importante, in questo studio, non era di elencare tutti i testi o tutti i ruoli, bens\u00ec piuttosto di seguire da vicino e di spiegare il funzionamento dei racconti, l\u00e0 dove i personaggi secondari non sono mere comparse o semplici figuranti. Questi capitoli illustrano a sufficienza che la letteratura biblica non esita mai ad affidare mansioni essenziali a personaggi che appartengono a classi sociali poco considerate. L&#8217;ultimo capitolo riprende l&#8217;essenziale della ricerca in una sintesi che evidenzia caratteristiche proprie della letteratura biblica. Alla stregua di altri autori, recenti o meno, Antonio Nepi suggerisce che la presenza del personaggio Dio \u00abruba\u00bb spesso la scena agli attori umani e impedisce che vi sia, nella Bibbia, una vera letteratura eroica simile a quella classica. D&#8217;altronde, si pu\u00f2 anche dire che l&#8217;onnipresenza del personaggio divino, ogni tanto sul palcoscenico, altre volte dietro le quinte, getta una luce molto particolare sui gesti pi\u00f9 semplici. Il vangelo afferma che nemmeno un bicchier d&#8217;acqua fresca offerto sar\u00e0 dimenticato (<em>Mt 10,45; Mc 9,41<\/em>). Vi sono tanti bicchieri d&#8217;acqua offerti nelle pagine dell&#8217;Antico Testamento. \u00c8 il merito di Antonio Nepi di aiutarci a non dimenticarli. \u2022<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Jean-Louis Ska<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;On a souvent besoin d&#8217;un plus petit que soi &#8211; Spesso abbiamo bisogno di qualcuno pi\u00f9 piccolo di noi\u00bb. Questa morale lapidaria \u00e8 illustrata da una breve favola di Jean de La Fontaine (1621-1695): Il leone e il topo. 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