{"id":1467,"date":"2015-11-03T08:00:02","date_gmt":"2015-11-03T08:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1467"},"modified":"2016-01-13T12:03:33","modified_gmt":"2016-01-13T12:03:33","slug":"cosa-significa-nellera-del-post-umanesimo-seppellire-i-morti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2015\/11\/cosa-significa-nellera-del-post-umanesimo-seppellire-i-morti\/","title":{"rendered":"Cosa significa nell&#8217;era del post-umanesimo seppellire i morti"},"content":{"rendered":"<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Come annota Mario Fubini, per poesia sepolcrale si intende una forma poetica sviluppatasi tra il XVIII e il XIX secolo, nella quale i temi legati alla sepoltura hanno una presenza essenziale, e si collegano ai temi della notte, della rovina. Non fu estranea a tale sviluppo la contemporanea modificazione dell\u2019assetto dei cimiteri verso la forma attuale. Ricordiamo che il nascente romanticismo andava coltivando una sensibilit\u00e0 assai diversa dalla sensibilit\u00e0 neo-classica e da quella del periodo razionalizzante dei lumi. La nuova sensibilit\u00e0 amava il misterioso nella natura, il gotico nell\u2019arte, l\u2019ossianico nell\u2019esistenza, il turbolento e turbato e l\u2019irrazionale nell\u2019ispirazione, i sentimenti oscuri talvolta, e lugubri e melanconici, il pessimismo; ma anche le speranze illusorie o ritenute tali. Possiamo ricordare E. Young con il suo lungo poema didascalico e autobiografico <i>The Complaint: or Night Thoughts on Life, Death and Immortality<\/i> (<i>Il lamento: o pensieri notturni sulla vita, la morte e l&#8217;immortalit\u00e0<\/i>), e R. Blair con <i>The Grave<\/i> (<i>Il sepolcro<\/i>), ma l&#8217;opera di gran lunga migliore e pi\u00f9 rappresentativa del movimento \u00e8 la celebre <i>Elegy Written in a Country Churchyard <\/i>(<i>Elegia scritta in un cimitero di campagna<\/i>) di T. Gray, che in Italia ebbe grandissima risonanza su poeti come I. Pindemonte, U. Foscolo e G. Leopardi (nei due canti <i>Sopra un bassorilievo sepolcrale<\/i> e <i>Sopra il ritratto di una bella donna<\/i>). E possiamo annoverare la trasposizione poetica del Bertola (lo Young italiano) del sepolcro campestre di Poussin.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Ma se questa \u00e8 la definizione &#8220;letteraria&#8221; e critica della poesia sepolcrale, con la sua contestualizzazione storica, detta contestualizzazione e delimitazione cronologica non esaurisce di certo il tema poetico del cimitero, della morte, del monumento al trapassato che rammemora colui che fu vivo; dell\u2019interrogarsi di chi contempla la realt\u00e0 dell\u2019essere e del nulla al cospetto del desiderio di vita che fiorisce nel cuore dell\u2019uomo e insiste a non volere estinguersi pur di fronte alla constatazione dell\u2019inesorabilit\u00e0 della fine.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Forse il rito della sepoltura, che accompagna l\u2019umanit\u00e0 dai primordi, dalle inumazioni alle cremazioni, dalle grandi costruzioni destinate all\u2019ammonizione della coscienza e della memoria (monumenti) \u2013 le piramidi, ammesso che fossero sepolture; i mausolei, tra i quali quello di Mausolo di Alicarnasso o quello di Adriano a Roma (ora Castel Sant\u2019Angelo) \u2013 alle opere disseminate lungo le antiche vie (a Roma la Via Appia Antica), \u00e8 stato vissuto e praticato con una grande segreta nostalgia anticipatoria: \u00e8 possibile che una tomba, alla fine, sia ritrovata vuota? Nostalgia rimasta tale, e delusa, ma sempre insistente, fino a che una tomba \u00e8 stata trovata \u2013 dicono \u2013 davvero vuota: <i>resurrexit<\/i>! Il Sepolcro di Cristo! Talmente incredibile quella storia cos\u00ec attesa che non riusciamo a crederci, ma talmente attesa che non riusciamo a spegnerla, almeno dentro la parte pi\u00f9 arcana del nostro essere. <i>La Gerusalemme Liberata<\/i> di Torquato Tasso \u00e8 dedicata proprio a questa vicenda, ed \u00e8 significativo il paragone spontaneo tra il Sepolcro di Cristo e il sepolcro nella foresta della giovane Clorinda, amata da Tancredi e da lui uccisa in duello (amore e morte!).<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Volendo continuare a cercare amici poeti sgomentati, attratti, pessimisti, fiduciosi di fronte al mistero del sepolcro, una schiera innumerevole di protagonisti ci accompagna dall\u2019antichit\u00e0 ad oggi. Escludiamo tuttavia con decisione coloro che, in una societ\u00e0 necrofila e &#8220;<i>thanatophila<\/i>&#8221; qual \u00e8 l\u2019attuale (Francesco Lamendola), inneggiano alla morte con la fosca e disperata baldanza di chi crede solo nel male, pago di condividere la sua orribile vittoria.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Tenerissima, dal primo secolo avanti Cristo, ci giunge l\u2019elegia di Catullo, che racconta di un viaggio nella Troade cercando la tomba del fratello: &#8220;<i>Multas per gentes et multa per aequora vectus \/ advenio has miseras, frater, ad inferias, \/ ut te postremo donarem munere mortis \/ et mutam nequiquam alloquerer cinerem.<\/i>&#8221; (Di gente in gente, di mare in mare ho viaggiato, \/ o fratello, e giungo a questa mesta cerimonia \/ per consegnarti il funereo dono supremo \/ e per parlare invano con le tue ceneri mute).<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">E questo fa subito risaltare alla memoria il sonetto di Ugo Foscolo <i>In morte del fratello Giovanni<\/i>, dove il poeta narra della vecchia madre che parla con le sue smorte e vane ceneri: &#8220;Un d\u00ec, s\u2019io non andr\u00f2 sempre fuggendo \/ di gente in gente, mi vedrai seduto \/ su la tua pietra, o fratel mio, gemendo \/ il fior de\u2019 tuoi gentili anni caduto. \/ La Madre or sol suo d\u00ec tardo traendo \/ parla di me col tuo cenere muto&#8221;. Ed \u00e8 sempre il gi\u00e0 citato Foscolo che nel sonetto <i>Alla sera <\/i>sogna la pace della morte come approdo e quiete definitivi.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Non crede, il poeta di Zacinto e Venezia, ad alcuna ipotesi di soluzione positiva della vicenda umana, ma non pu\u00f2 rinunciare all\u2019illusione che una scia di &#8220;amorosi sensi&#8221; leghi la vita dei nostri trapassati alla nostra, e che la sacra e ornata memoria di chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 aiuti gli abitatori del presente a vivere una vita migliore e che le &#8220;sacre reliquie&#8221; degli abitanti, ormai, del nulla possano tutelare le relazioni umane (<i>I Sepolcri<\/i>).<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Si accennava, all\u2019inizio, altres\u00ec a Leopardi: la penna del recanatese spesse volte nei <i>Canti <\/i>si cimenta con il tema della &#8220;tomba&#8221;: nella maggior parte di esse con intento dimostrativo e ostensivo del suo pessimismo (&#8220;a noi presso la culla \/ Immoto siede, e su la tomba, il nulla.&#8221; (<i>Ad Angelo Mai<\/i>)), talvolta per\u00f2 con vette espressive d\u2019elegia e lirismo come in <i>A Silvia<\/i>, che si conclude con gli indimenticabili versi: &#8220;All\u2019apparir del vero \/ Tu, misera, cadesti: e con la mano \/ La fredda morte ed una tomba ignuda \/ Mostravi di lontano.&#8221;. La ginestra, da ultimo, \u00e8 il canto ultimo della sua delusione \u2013 forse accorato rimpianto? &#8220;II mondo \u00e8 un\u2019immensa tomba \u2013 scrive in proposito G\u00fclbende Kuray \u2013 e l\u2019odorosa ginestra che vi cresce sopra \u00e8, secondo il poeta, il fiore del deserto della morte; \u00e8 il fiore del grande cimitero che gli richiama alla mente un altro mondo defunto che, con le sue rovine ricorda la tramontata potenza di Roma&#8221;.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Abbondanti anche in Petrarca le ispirazioni sepolcrali. Laura \u00e8 nella tomba, e la tomba vive in qualche modo di Laura, eletta alle schiere dei beati. Il dissidio tra amore e morte raggiunge lo spasimo e comprende il desiderio di un ricongiungimento nel sepolcro, simbolo e anticipazione, quasi, di un ricongiungimento in pi\u00f9 alte e profonde dimensioni di salvezza. La canzone <i>Chiare, fresche e dolci acque<\/i> ci offre un segno sicuro del valore che il sepolcro ha per il poeta: egli desidera essere sepolto sulla sponda del fiume caro a Laura, cos\u00ec ella passando si ricorder\u00e0 di lui, e gli impetrer\u00e0 la grazia dal cielo. E poi, nel sonetto CCC: &#8220;Quanta invidia io ti porto, avara terra, \/ ch\u2019abbracci quella cui veder m\u2019\u00e8 tolto, \/ e mi contendi l\u2019aria del bel volto, \/ dove pace trovai d\u2019ogni mia guerra.&#8221; Ma il pianto rimane accorato.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019accoramento non prevale, invece, nella poesia di Dante. Nella <i>Divina Commedia<\/i> i &#8220;luoghi&#8221; dedicati alla sepoltura sono numerosi. Incrollabilmente certo della soluzione positiva dell\u2019esistenza umana, l\u2019immagine della tomba non attraversa negativamente il poeta e non lo sgomenta, ma si caratterizza, salvificamente, in modo differenziato. Lo statuto del sepolcro, e della sepoltura, \u00e8, infatti, legato alle scelte definitive operate dall\u2019uomo. L\u2019inferno, luogo della dannazione eterna, \u00e8 cos\u00ec &#8220;la tomba&#8221; (<i>Inf<\/i>., XXXIV, v 128); la bolgia dei simoniaci \u00e8 &#8220;la seguente tomba&#8221; (<i>Inf<\/i>., XIX, v 7). Lugubre \u00e8 per i reprobi la tomba che ritroveranno alla resurrezione dei corpi: &#8220;ciascun riveder\u00e0 la trista tomba, \/ ripiglier\u00e0 sua carne e sua figura, \/ udir\u00e0 quel ch\u2019in etterno rimbomba&#8221; (<i>Inf<\/i>. VI, vv. 97-99); gli avari e i prodighi &#8220;In etterno verranno alli due cozzi: \/ questi resurgeranno del sepulcro \/ col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi&#8221; (<i>Inf<\/i>. VII, vv 55-57).<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Opposta la condizione dei beati: essi, infatti, &#8220;al novissimo bando \/ surgeran presti ognun di sua caverna, \/ la revestita voce alleluiando&#8221; (<i>Purg<\/i>., XXX, vv 13-15). Ancora, l\u2019apostolo Giovanni, quasi felicitandosi con i decreti di Dio, afferma: &#8220;In terra \u00e8 terra il mio corpo, e saragli \/ tanto con li altri, che \u2019l numero nostro \/ con l\u2019etterno proposito s\u2019agguagli&#8221; (<i>Par<\/i>., XXV, vv 124-126).<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">La beata condizione di Beatrice fa s\u00ec che la donna amata da Dante prenda spunto dalla sua sepoltura per ricordare al poeta l\u2019importanza non delle cose terrene, ma di quelle celesti: &#8220;Mai non t\u2019appresent\u00f2 natura o arte \/ piacer, quanto le belle membra in ch\u2019io \/ rinchiusa fui, e che so\u2019 \u2019n terra sparte; \/\/ e se \u2019l sommo piacer s\u00ec ti fall\u00eco \/ per la mia morte, qual cosa mortale \/ dovea poi trarre te nel suo disio?&#8221; (<i>Purg<\/i>., XXXI, vv 49-54).<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Non solo, ma avere degna sepoltura \u00e8 addirittura un\u2019aspirazione, un premio alla laboriosit\u00e0 domestica della donna moglie e madre: &#8220;Oh fortunate! ciascuna era certa \/ de la sua sepultura, e ancor nulla \/ era per Francia nel letto diserta.&#8221; (<i>Par<\/i>., XV, vv 118-120); e un premio alla fedelt\u00e0 della sposa: &#8220;Non le far\u00e0 s\u00ec bella sepultura \/ la vipera che Melanesi accampa, \/ com\u2019 avria fatto il gallo di Gallura.&#8221; Cos\u00ec si lamenta Nino Visconti nel canto VIII del <i>Purgatorio<\/i> (vv 79-81) circa la moglie che, dopo la sua morte, \u00e8 passata a nuove nozze.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Di sicuro il sepolcro attiva &#8220;la puntura de la rimembranza&#8221;, ma solo nei buoni e devoti, e dunque anche qui con funzione salvifica: &#8220;Come, perch\u00e9 di lor memoria sia, \/ sovra i sepolti le tombe terragne \/ portan segnato quel ch\u2019elli eran pria, \/\/ onde l\u00ec molte volte si ripiagne \/ per la puntura de la rimembranza, \/ che solo a\u2019 p\u00efi d\u00e0 de le calcagne&#8221; (<i>Purg<\/i>. XII, vv 16-21).<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Ma dove il tema della tomba e della sepoltura ricorre di pi\u00f9 \u00e8 nei canti IX e X dell\u2019<i>Inferno<\/i>, i canti degli eretici e dell\u2019incontro con Farinata.<\/p>\n<p dir=\"LTR\" align=\"JUSTIFY\">Qui la sepoltura eterna \u00e8 dovuta alla negazione dell\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima: l\u2019anima che in vita rinneg\u00f2 la propria immortalit\u00e0 eterna, ora in eterno \u00e8 sepolta e sigillata: &#8220;E quelli a me: \u00abQui son li eres\u00efarche \/ con lor seguaci, d\u2019ogne setta, e molto \/ pi\u00f9 che non credi son le tombe carche. \/\/ Simile qui con simile \u00e8 sepolto, \/ e i monimenti son pi\u00f9 e men caldi\u00bb. \/ E poi ch&#8217;a la man destra si fu v\u00f2lto, \/\/ passammo tra i martiri e li alti spaldi.&#8221; (<i>Inf<\/i>. IX, vv 127-133).<\/p>\n<p>Il luogo degli &#8220;eresiarche&#8221; \u00e8 il luogo che si costruiscono, da s\u00e9 e per s\u00e9, coloro che lottano contro la verit\u00e0: un ammonimento per la modernit\u00e0 e la post-modernit\u00e0 che sembrano aver sepolto l\u2019idea stessa di verit\u00e0 e di realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come annota Mario Fubini, per poesia sepolcrale si intende una forma poetica sviluppatasi tra il XVIII e il XIX secolo, nella quale i temi legati alla sepoltura hanno una presenza essenziale, e si collegano ai temi della notte, della rovina. 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