{"id":1355,"date":"2015-06-18T15:13:02","date_gmt":"2015-06-18T15:13:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1355"},"modified":"2024-11-06T16:31:29","modified_gmt":"2024-11-06T15:31:29","slug":"mani-doro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2015\/06\/mani-doro\/","title":{"rendered":"Mani d&#8217;oro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ndondo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1356\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ndondo-253x300.jpg\" alt=\"ndondo\" width=\"253\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ndondo-253x300.jpg 253w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ndondo.jpg 587w\" sizes=\"auto, (max-width: 253px) 100vw, 253px\" \/><\/a>&#8220;Nd\u00f2\u00a0nd\u00f2\u00a0\u00e8 \u2018n\u00a0artista\u201d. Antonio Del Gobbo, a Smerillo e\u00a0dintorni, \u00e8 conosciuto da tutti come una persona saggia, esperta in ogni\u00a0campo, gran lavoratore e grande ingegno. Padroneggia il mestiere di\u00a0falegname, di fabbro, di muratore, di\u00a0piastrellista, di idraulico, di elettricista,\u00a0di armiere, di meccanico. Non c\u2019\u00e8 casa\u00a0in cui non sia entrato per riparare, costruire, restaurare, aggiustare, consegnare qualche manufatto. La sua vita \u00e8 cominciata 91 anni fa. Non \u00e8 stata semplice all\u2019inizio. Ha avuto 5 fratelli: quattro dalla madre Letizia (Maria, Palma, Giacomo, Giuseppe) e una sorella (Chiara) dalla prima moglie che<br \/>\nmor\u00ec presto e costrinse il padre Nicola a risposarsi. Erano tempi duri. A 13 anni Antonio perse il padre. A 16 anni, mentre trebbiava, un piede fin\u00ec negli ingranaggi della trebbia. Fu portato nell\u2019ospedale di Amandola, ma non poterono fare altro che amputare la gamba. Quando la ferita fu guarita,\u00a0Antonio si rivolse al medico dicendogli: \u201cNon ho bisogno di una di quelle<br \/>\ngambe di legno dritte. Io ne voglio una che mi faccia piegare il ginocchio, altrimenti non mi serve a niente. Io ci devo lavorare\u201d. E questa gamba di legno non gli ha precluso di eccellere in ogni settore. Perfino di camminare sopra i tetti come carpentiere o per la posa delle tegole. Ha infatti progettato e costruito, tutto da solo dalle fondamenta, la casa per i suoi figli. Da solo si \u00e8 progettato e realizzato l\u2019impianto idraulico e l\u2019impianto elettrico. Oltre il muratore si \u00e8 arrangiato a costruire fucili. Se ne intendeva anche di meccanica. Ha infatti modificato una automobile (Nsu Prinz) per poter andare nei paesi vicini. Dopo il collaudo della sua auto ne ha modificate altre per disabili. Ha avuto passione per la musica. Suona molto bene la fisarmonica<br \/>\ne ha costruito con le sue mani uno strumento tradizionale: il \u201ctiramusci\u00f2\u201d. Antonio ha un volto sereno, tranquillo,<br \/>\nemana saggezza e equilibrio. Afferma: \u201cEro contento di essere un bambino e di essere al mondo, anche se non ricordo di aver mai giocato perch\u00e9 non ne avevo il tempo. Eravamo poverissimi. Dovevo aiutare i miei in campagna. Facevamo i mezzadri. Eravamo come contadini e si divideva a met\u00e0 (da cui il\u00a0nome mezzadro) ogni cosa con i nostri padroni. Ci volevano bene i nostri padroni. Mia madre faceva tutto per loro, perfino l\u2019infermiera\u201d.<br \/>\nLa mancanza di una gamba non gli ha impedito di sposarsi. Infatti era apprendista presso un falegname e un bravissimo carradore di nome Giulio. Aveva una figlia di nome Viola di cui Antonio si innamor\u00f2. La voleva sposare. Ma Giulio all\u2019inizio era contrario a causa della sua infermit\u00e0. Poi con il passar del tempo, vedendo il suo amore per Viola, e la sua passione per il lavoro,<br \/>\nsi convinse del bene che voleva a sua figlia. Ha permesso cos\u00ec che la sposasse. In seguito sia Giulio che la moglie, Lisa, hanno voluto bene ad Antonio come ad un figlio. Dal felice matrimonio hanno avuto 4 figli: Grazia, Bruna, Giulio e Franco.<br \/>\n\u201cIl non avere una gamba non mi ha impedito di fare tutto quello che era possibile. L\u2019unica cosa che non posso fare \u2013 afferma Antonio \u2013 \u00e8 correre. Ma continuo ancora adesso a fare alcuni lavoretti. Senza far niente non ci posso stare\u201d.<br \/>\nLa ricordo, la prima bottega di Antonio. Mi sembra ancora di vederla e di sentirne quell&#8217;odore caratteristico di legno e di ferro. In un angolo scuro era posta la forgia, dove Antonio lavorava il ferro. Quando ero piccolo, entravo in quel mondo e mi sentivo grande. Mi chiedevano di girare la manovella che ravvivava il fuoco della forgia. Vi erano dei carboni ardenti in mezzo ai quali c\u2019era un pezzo di ferro che doveva essere lavorato. Ricordo il colore del ferro quando veniva scaldato. Andava da un rosso pallido, quasi bianco, ad un colore ciliegia ricco e scuro. Le diverse tinte erano molto importanti. Al centro della forgia, utilizzato per bruciare il carbone, c\u2019era una sorta di vulcano, di cratere, che dirigeva tutto il calore prodotto dal fuoco\u2026 Una luce<br \/>\nbianca intensa indicava che la forgia era ben calda. Davanti alla forgia era situata, sopra un grosso ceppo di legno, l&#8217;incudine. Antonio prendeva il ferro arroventato si girava e lo lavorava sopra l&#8217;incudine. Grazie al suo colore, il fabbro conosceva la sua temperatura e capiva l\u2019ora di martellarlo. Colpire il metallo sull&#8217;incudine era un lavoro che a volte veniva fatto anche da due persone insieme, a ritmo. Quando c&#8217;era una sola persona che lavora, il ritmo \u00e8 pi\u00f9 o meno di una pulsazione al secondo.<br \/>\nOgni tanto Antonio, dopo aver colpito il ferro, lo alzava in aria, lo girava da ogni\u00a0parte, lo osservava attentamente per<br \/>\nverificarne la forma e per correggere eventuali difetti. Dopo un certo tempo, il metallo si raffreddava ed era necessario scaldarlo di nuovo. Ed allora io ricominciavo a girare quella manovella per ravvivare il fuoco della forgia. Da una parte c\u2019era un grande trapano fissato su un tavolo. Serviva per perforare i pezzi di ferro pi\u00f9 grandi. Antonio infatti aggiustava anche gli aratri, preparava vomeri, costruiva catene, cerniere in ferro per porte, serramenti vari.<br \/>\nQuella era una bottega, di direbbe oggi, plurifunzionale. Era un\u2019officina dove si svolgeva ogni lavoro: dal calzolaio, all\u2019armiere, dal ramaio, al pittore. Ma era anche un luogo di incontro, dove tanta gente approdava per parlare, per consigliarsi, per fare due chiacchiere. Principalmente la bottega di Antonio era divisa in due parti: una per il fabbro e una per la falegnameria.<br \/>\nIn quella bottega c\u2019erano tutti gli attrezzi, pianali, pezzi di legno sparsi un po\u2019 ovunque, lavori completati e lavori da completare. Si costruivano porte e portoni, armadi e madie (dette in dialetto \u201cmattara\u201d). Si aggiustavano sportelli, finestre. Si verniciavano portoni e piattine (carri dalle sponde pi\u00f9 basse e dal pianale pi\u00f9 grande). Quella del falegname \u00e8 sempre stata un\u2019occupazione<br \/>\numile, dove tutto \u00e8 utile e pragmatico.<br \/>\nDietro ogni opera, ogni lavoro commissionato esisteva un rapporto di affetto, un legame che andava oltre lo scambio economico. \u201cEssere falegnami \u00e8 una scuola di vita. Le professioni si arrangiano ma il rispetto degli altri e la seriet\u00e0 non si improvvisano. Io entro nelle case degli altri, &#8211; dice Antonio &#8211; nei loro spazi di intimit\u00e0, creo i loro ambienti, i luoghi in cui dovranno vivere. La cosa pi\u00f9 bella di quando finisci un lavoro \u00e8 la soddisfazione del cliente. Naturalmente anche il conto \u00e8 importante, perch\u00e9 \u00e8 con quei soldi che devo vivere ma se non ricevo un complimento, una parola di elogio mi dispiace. Mi<br \/>\ndispiace pi\u00f9 che non ricevere i soldi perch\u00e9 in questo lavoro la conoscenza e il sacrificio sono grandi e una buona<br \/>\nparola \u00e8 una soddisfazione che bisogna dare\u201d. La maestria di Antonio \u00e8 nascosta in ogni angolo a Smerillo, dove ha<br \/>\ncostruito fontane, portoni, finestre, impianti di riscaldamento.<br \/>\nNelle sue parole si svelano i segreti di un artigianato che facilmente travalica il limite della creazione artistica vera<br \/>\ne propria. La conoscenza dei legni, delle differenti durezze, l\u2019assecondare le venature e le curvature del legno, il saper disegnare le forme, tagliare, intagliare, sono tutte capacit\u00e0 che non si possono improvvisare ma vanno coltivate negli anni, a volte nei secoli. E questa maestria non \u00e8 nata sui banchi della scuola, ma da una innata curiosit\u00e0 e dallo stupore davanti a ogni cosa.<br \/>\nAntonio \u00e8 un maestro di vita. Dimenticavo una cosa importante. Antonio \u00e8 anche mio zio. \u2022<\/p>\n<p>Nicola Del Gobbo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Nd\u00f2\u00a0nd\u00f2\u00a0\u00e8 \u2018n\u00a0artista\u201d. Antonio Del Gobbo, a Smerillo e\u00a0dintorni, \u00e8 conosciuto da tutti come una persona saggia, esperta in ogni\u00a0campo, gran lavoratore e grande ingegno. Padroneggia il mestiere di\u00a0falegname, di fabbro, di muratore, di\u00a0piastrellista, di idraulico, di elettricista,\u00a0di armiere, di meccanico. Non c\u2019\u00e8 casa\u00a0in cui non sia entrato per riparare, costruire, restaurare, aggiustare, consegnare qualche manufatto. &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1356,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[2407],"tags":[661,39,660,335],"class_list":["post-1355","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-dalle-vicarie","tag-ndo-ndo","tag-nicola-del-gobbo","tag-numero-6-2015","tag-smerillo"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ndondo.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-lR","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1355","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1355"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1355\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1357,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1355\/revisions\/1357"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1356"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}