{"id":1270,"date":"2015-02-23T16:56:16","date_gmt":"2015-02-23T16:56:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1270"},"modified":"2016-01-18T10:32:40","modified_gmt":"2016-01-18T10:32:40","slug":"apre-gli-occhi-sul-lavoro-minorile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2015\/02\/apre-gli-occhi-sul-lavoro-minorile\/","title":{"rendered":"Apre gli occhi sul lavoro minorile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/donbosco2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1271\" alt=\"donbosco2\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/donbosco2-300x151.jpg\" width=\"300\" height=\"151\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/donbosco2-300x151.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/donbosco2-1024x516.jpg 1024w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/donbosco2.jpg 1893w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco (Castelnuovo d&#8217;Asti, 16 agosto 1815 \u2013 Torino, 31 gennaio 1888), \u00e8 il fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. \u00c8 stato canonizzato da papa Pio XI nel 1934. Quando Giovanni Bosco nasce, il Congresso di Vienna si \u00e8 chiuso solo da due mesi circa (9 giugno 1815). In tutta Europa imperversa la Restaurazione che non riesce tuttavia a soffocare l\u2019anelito di libert\u00e0 dei popoli.<\/p>\n<p><!--more-->Don Bosco attraversa tutto il Risorgimento Italiano, quello epico (1848-1861), ma anche quello pi\u00f9 prosastico (1861- 1888). Nasce cinque anni prima di Vittorio Emanuele II (1820), cinque anni dopo Camillo Benso Conte di Cavour (1810), otto anni dopo Giuseppe Garibaldi (1807) e dieci anni dopo Giuseppe Mazzini (1805). Nel 1821, quando Giovanni Bosco ha appena sei anni, anche in Piemonte, si diffondono i malumori e le inquietudini. Sono il frutto della Restaurazione ottusa. Gli uomini della Restaurazione, arretrati e senza idea, non sono riusciti a prendere atto dei cambiamenti irreversibili portati dalla Rivoluzione Francese. Le secolari gerarchie, gli ingiusti privilegi dei nobili sono ormai insopportabili. Nessuno a Corte lo sa, ma numerose persone tra gli amici di Carlo Alberto hanno aderito a societ\u00e0 segrete (Adelfia, Carboneria, Sublimi Maestri Perfetti). Hanno due scopi: l&#8217;indipendenza dell&#8217;Italia dall&#8217;Austria e la Costituzione. Giovanni Bosco \u00e8 ordinato sacerdote dall\u2019arcivescovo di Torino, mons. Luigi Fransoni, il 5 giugno 1841. Diventa \u201cdon Bosco\u201d, un giovane prete che cerca la sua strada. Non \u00e8 un modo di dire.<\/p>\n<p>Secondo una statistica del 1838, a Torino, su 117.072 abitanti, ci sono 851 preti: uno ogni 137 persone. Troppi. Diventare prete, in quel tempo, significava rischiare la disoccupazione. La preoccupazione di tanti giovani preti \u00e8 quella di cercare un posto, di iniziare una carriera. Tanti diventavano \u201cpreti di famiglia\u201d, una specie di decoro delle famiglie cristiane benestanti, altri si dedicavano all\u2019insegnamento, altri ancora diventavano impiegati comunali. Molti, ed era di questi che si lamentava don Cafasso, si davano alla politica e alla vita dei caff\u00e8, tra bicchierini e pettegolezzi. Don Bosco, che far\u00e0? Vuole dedicarsi ai giovani poveri e abbandonati, ma essi non sono l\u00ec sulla porta ad aspettarlo. Dopo l\u2019ordinazione sacerdotale, molti amici si danno da fare per trovare al novello sacerdote, bravo e povero, un posto che lo ripaghi in qualche modo di tutti i sacrifici fatti. Solo mamma Margherita, abituata da sempre a centellinare fino all\u2019ultimo centesimo, per mettere assieme il pranzo con la cena, non va per il sottile: \u201cSe per sventura diventerai ricco, non metter\u00f2 mai pi\u00f9 piede a casa tua\u201d.<\/p>\n<p>Una famiglia di nobili genovesi lo chiede come istitutore e offre uno stipendio di lire 1000 annue. A Morialdo lo vogliono cappellano: il signor Spirito Sartoris ha legato alla cappellania una rendita annua di 800 lire. Don Bosco va da don Cafasso (1811- 1860) il quale gli chiede di lasciare qualsiasi offerta e di andare a Torino al Convitto ad imparare a fare il prete. Sembra un paradosso, ma chi usciva dal seminario non era pronto a fare il prete. Torino stava scoppiando. Nella capitale del regno sabaudo si attraversavano d\u2019un colpo le guerre d\u2019indipendenza e la rivoluzione industriale. A Torino quest\u2019ultima arriva negli stessi anni in cui arriva don Bosco. Nascono le prime fabbriche, notevoli quelle di armi e divise militari in riva al fiume Dora. Con lo sviluppo delle fabbriche e dei cantieri edilizi l\u2019aumento della popolazione \u00e8 rapidissimo. Le nuove famiglie vengono tutte dalla campagna e dalle valli montane. Sono fuggite dalla miseria, ma nella nuova sistemazione soffrono come poche altre di nuove povert\u00e0. Sono misere, povere, sfruttate da persone prive di scrupoli. A farne le spese sono soprattutto i ragazzi.<\/p>\n<p>La periferia nord di Torino: Borgo Dora, Valdocco e Martinetto, intorno al 1850 la popolazione raddoppia. Un giovane sacerdote, don Giovanni Cocchi, nato a Druent, due anni prima di don Bosco, in un paesino della cintura torinese, si cala nella realt\u00e0 sociale ed apre in Borgo Valchiglia un ospedaletto, ma non sa organizzare la beneficenza, \u00e8 un impulsivo. Nel 1840 nel Moschino, un\u2019altra area difficile di Torino, fonda il primo oratorio torinese e l\u2019anno successivo lo trasporta in Borgo Valchiglia. Negli anni successivi inizi\u00f2 e port\u00f2 a termine molte altre iniziative, ma sbagli\u00f2 terribilmente quando, credendo di schierarsi con il popolo, convinse i giovani pi\u00f9 grandi dell\u2019oratorio a partecipare alla battaglia di Novara. Nel 1849 fonda l\u2019Istituto degli Artigianelli, affidato successivamente a don Leonardo Murialdo, mentre lui apre una colonia agricola a Moncucco per i ragazzi sbandati mandati dalla Questura e dall\u2019Istituto di correzione \u201cLa Generata\u201d. \u201cFin dalle prime domeniche, don Bosco and\u00f2 per la citt\u00e0, per farsi un\u2019idea della condizione morale in cui si trovava la giovent\u00f9\u201d, scrive Michele Rua, uno dei primi ragazzi di don Bosco. Vide \u201cun gran numero di giovani d\u2019ogni et\u00e0, che andavano vagando per le vie e per le piazze, specialmente nei dintorni della citt\u00e0, giocando, rissando, bestemmiando e facendo anche di peggio\u201d (Michele Rua, Summarium, p. 12).<\/p>\n<p>Un vero mercato di braccia giovani si trovava sulla piazza del mercato generale di Porta Palazzo. Alla domenica, il mercato \u00e8 chiuso e la piazza \u00e8 affollata di commercianti, sensali, ragazzi in cerca di lavoro, che intanto si arrangiano facendo i merciaioli, venditori di zolfanelli, lustrascarpe. \u201cChe cosa aspettate?\u201d, domanda don Bosco. \u201cQualcuno che ci prenda a lavorare, in cantiere, a bottega o in officina\u201d. Alcuni sono in cerca del primo lavoro, altri hanno gi\u00e0 provato, ma sono stati scartati perch\u00e9 non sufficientemente forti per sopportare i ritmi di produzione. Rasentando le case in costruzione, nei giorni di lavoro, don Bosco vede \u201cfanciulli dagli 8 ai 12 anni servire i muratori, passare le loro giornate su e gi\u00f9 per i ponti malsicuri, al sole, al vento, alla pioggia; salire le ripide scale a pioli carichi di calce, di mattoni e di altri pesi, senza altro aiuto educativo, fuorch\u00e9 villani rabbuffi o scapaccioni\u201d (Cfr. M. Rua, Summarium, pag. 57, 58). La giornata lavorativa andava dalla primissima alba alla notte. Il vitto, a mezzogiorno era a base di polenta. Il companatico era rappresentato abitualmente da un pezzo di formaggio o dalla ricotta. Alla sera, i piccoli \u201cmuratorini\u201d mangiavano una minestra di pasta, riso o verdura; talvolta un po\u2019 di insalata. Il vino, riservato per i giorni festivi, lo si beveva di solito all\u2019osteria. Molti giovani muratori erano immigrati stagionali. A sera, ritornati a casa, non avevano nessuna famiglia che li stava ad aspettare.<\/p>\n<p>Convivevano a decine, e su magri salari dividevano le spese dell\u2019affitto e della polenta in comune. Il primo che arrivava dal lavoro accendeva il fuoco ed appendeva il paiuolo con l\u2019acqua. Il poco companatico arrivava da casa ogni quindici giorni, a mezzo del conducente che portava la sacca del pane nero e degli indumenti puliti e ritirava la sacca della biancheria sporca. Il lavoro minorile nelle officine e nelle manifatture era una consuetudine agli esordi della rivoluzione industriale. In Piemonte, i padroni, per ridurre i salari, assumevano al posto dell\u2019operaio adulto, la donna e il fanciullo. Si ebbe cos\u00ec una nuova figura nel campo del lavoro: il fanciullo operaio ad otto anni. Scandalosi erano i modi di reclutamento e inumani i metodi di lavoro.<\/p>\n<p>I fanciulli, i giovani operai, erano impiegati come degli adulti per tredici o quattordici ore al giorno e per sette giorni alla settimana. La tenera et\u00e0, i locali insalubri, antigienici, il lavoro sfibrante e monotono, l\u2019orario estenuante, crescevano torme di fanciulli seminutriti, anemici, quasi inebetiti dal sonno, amareggiati e ribelli. Don Bosco, nel suo oratorio, accoglier\u00e0 piccoli muratori, spazzacamini, giovani artigiani e apprendisti. Vedr\u00e0 pochi operai. Essi vivevano e morivano nell\u2019officina o nelle filande. \u2022<\/p>\n<p>Raimondo Giustozzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco (Castelnuovo d&#8217;Asti, 16 agosto 1815 \u2013 Torino, 31 gennaio 1888), \u00e8 il fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. \u00c8 stato canonizzato da papa Pio XI nel 1934. 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