{"id":1211,"date":"2014-12-22T10:56:33","date_gmt":"2014-12-22T10:56:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1211"},"modified":"2016-01-18T10:34:19","modified_gmt":"2016-01-18T10:34:19","slug":"passi-di-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/12\/passi-di-speranza\/","title":{"rendered":"Passi di speranza"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/numero-20.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1212\" alt=\"numero 20\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/numero-20-300x241.jpg\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/numero-20-300x241.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/numero-20.jpg 944w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Credo che sia partita, almeno come possibilit\u00e0, nel pensiero umano, da una constatazione e da uno sblocco. L\u2019agire dell\u2019uomo \u00e8 in larga misura sovrapponibile all\u2019agire degli animali. Il lupo uccide, l\u2019uomo uccide. La volpe ruba, l\u2019uomo ruba, il leone si accoppia con harem di leonesse, il maschio dell\u2019uomo si accoppia volubilmente con femmine a piacere. Eppure\u2026 v\u2019\u00e8 stato un \u201cmomento\u201d in cui una presa di coscienza ha iniziato a emergere: che quella che potremmo oggi definire una fisiologia della carne (delle carni) potesse, nel comportamento dell\u2019uomo, configurare una patologia\u2026 Ma di che?<\/p>\n<p><!--more-->In questa corrente di riflessione, flebile e labile inizialmente, si \u00e8 introdotta un\u2019idea che potremmo dire religiosa o filosofica in senso lato: che nell\u2019uomo vi fosse qualcosa d\u2019altro, qualcosa che rendeva patologiche delle forme di comportamento che negli animali si dicono fisiologiche. Una differenza, un quid che non coincideva con gli organi e le membra, una differenza che aveva a che fare, forse, con qualcosa che non coincideva con il mondo che tocchiamo, afferriamo, manipoliamo. Solo convenzioni sociali per la stabilizzazione dei gruppi? Cos\u00ec dicono taluni alla ricerca di spiegazioni blande e tranquillizzanti. Forse; ma a quale scopo? Non sono forse stabili i gruppi degli animali nell\u2019ecosistema?<\/p>\n<p>Non funziona: che bisogno c\u2019era, infatti, di complicarsi la vita con regole eterogenee che avrebbero limitato, fra l\u2019altro, quella tendenza immediata della biologia animale che \u00e8 la ricerca del piacere altrettanto immediato e di un eventuale predominio basato sul semplicissimo ruolo della forza? Ci si accorse, insomma, di una libert\u00e0, di uno sblocco dell\u2019agire verso scopi \u201cinvisibili\u201d, difficili ma non impraticabili, ascendenti verso qualcosa d\u2019altro e di alto. \u201cColor che ragionando andaro al fondo \/ s\u2019accorser d\u2019esta innata libertate; \/ per\u00f2 moralit\u00e0 lasciaro al mondo\u201d (Dante, Purg., XVIII, vv 67-69). Con la percezione della libert\u00e0 e del senso della moralit\u00e0 si accese, in barlume, anche una sorta di fede, come di un \u201ccredo in qualcosa che non vedo\u201d; e con essa anche un barlume di caritas (\u201cnon posso agire in modo ingiusto\u201d); e con essa anche un barlume di qualcosa che apre, che spazia (sp-es), come un \u201cluogo\u201d e un \u201ctempo\u201d (o \u201cnon-luogo\u201d e \u201cnon-tempo\u201d?) di compiuta possibile realizzazione, una elp\u00ecs o, come dicono taluni, una voluptas ([v]elp\u00ec[d]s), un godimento anticipante di qualcosa che allargher\u00e0 il nostro destino e lo allagher\u00e0 di beatitudine.<\/p>\n<p>Certo, la corrente del fiume della storia e delle storie sociali e individuali par trascinare tutto verso il basso dell\u2019impaludamento definitivo. La speranza, allora, \u00e8 un\u2019energia che permette di remare controcorrente, soprattutto allorch\u00e9 i vortici e le rapide della vita confondono la nostra storia con l\u2019irruenza del fiume, e non vi sono appigli apparenti e lo sfinimento del rematore \u00e8 impari, da solo, contro le onde. E mi viene in mente qui la migrazione dei salmoni verso le sorgenti dei fiumi, superando con tenacia ogni difficolt\u00e0 perch\u00e9 la vita continuamente si rinnovi.<\/p>\n<p>Con Ges\u00f9 di Nazareth la speranza ha assunto la concretezza di una persona vivente, e decisamente e divinamente operante, e coincide con il proposito militante di perseverare nella fede in Lui. Ai suoi il Maestro non parla di speranza, ma di fiducia: se vi fidate di me, tutto ci\u00f2 che \u00e8 nei vostri desideri di bellezza e di bont\u00e0 e di verit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 realizzato (Io sono la Via, la Verit\u00e0, la Vita). Rimane il compito, arduo talvolta, di remare contro, di credere che il vortice non ci sommerger\u00e0, di \u201csperare\u201d che la rapida non ci travolger\u00e0. Il compito di combattere contro quel naturale istinto al blocco del pensiero, all\u2019arresto del cammino, al restringimento dello spazio. Nel canto XXV del Paradiso Dante narra la sua speranza, interrogato da San Giacomo. \u00c8 un canto pieno di riferimenti \u201cmilitari\u201d e cavallereschi (barone, principe, Imperadore, conti, Chiesa militante, stuolo, il militar(e), sommo duce, palma, campo), e ci\u00f2 parrebbe strano, abituati come siamo a considerare la speranza una virt\u00f9 secondaria e quasi debole, magari passiva, abbandonata e reclinata e quasi impotente. \u00c8 certamente un moto dell\u2019animo che si abbandona a Dio, che \u00e8 in attesa di Lui, ma non con quella passivit\u00e0 ignava e accidiosa che par di ritrovare nel detto: \u201cLa speranza \u00e8 l\u2019ultima a morire\u201d. \u201cSperiamo\u201d qui che sia la prima a risorgere.<\/p>\n<p>Oggi il mondo \u00e8 privo di speranza, e dunque di fede e dunque di amore. I maestri del pensiero negativo hanno facile presa e successo a dire che per l\u2019uomo non v\u2019\u00e8 nessuna speranza, che non v\u2019\u00e8 spazio per alcuna fede degna di tale nome, che non esiste alcuna possibilit\u00e0 di amore e di giustizia. Lo affermano e lo diffondono, anche se in forme pi\u00f9 contorte e complicate, anche da cattedre ben remunerate, da palcoscenici osannati. Proclamano che l\u2019uomo \u00e8 uno stupido animale e che come tale \u00e8 bene che si comporti, che tanto il mondo \u00e8 un oceano smorto dove la barca, come quella del poeta Coleridge, \u00e8 bloccata senza remi e senza vento e senza motori, che non c\u2019\u00e8 futuro, che ogni conquista \u00e8 infine una disfatta.<\/p>\n<p>Sempre gli stessi signori, poi, in una gara di schizofrenie rampanti, si lamentano perch\u00e9 l\u2019economia ristagna o corre impazzita, che aumentano stupri e femminicidi, che l\u2019insicurezza dilaga, che la globalizzazione schiude solo orizzonti di sfruttamento. Dio ci ridoni la speranza, e per questo eleviamoci in preghiera; ci ridoni il camminare, ci dia la forza per superare la sindrome dell\u2019arresto del pensiero nel cercare il senso dell\u2019esistenza, ci ridoni la differenza che ci ha un tempo reso uomini, \u201cDal d\u00ed che nozze e tribunali ed are \/ diero alle umane belve esser pietose \/ di se stesse e d&#8217;altrui\u201d (Foscolo, I Sepolcri); ci ridoni quella forza della quale parla San Giacomo a Dante come della \u201cla virt\u00f9 che mi seguette \/ infin la palma e a l&#8217;uscir del campo\u201d (Par., XXV, vv 83-84). \u2022<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo che sia partita, almeno come possibilit\u00e0, nel pensiero umano, da una constatazione e da uno sblocco. L\u2019agire dell\u2019uomo \u00e8 in larga misura sovrapponibile all\u2019agire degli animali. Il lupo uccide, l\u2019uomo uccide. 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