{"id":1190,"date":"2014-12-22T10:33:03","date_gmt":"2014-12-22T10:33:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1190"},"modified":"2024-11-06T16:51:49","modified_gmt":"2024-11-06T15:51:49","slug":"diamanti-a-tavola-e-diamanti-dimenticati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/12\/diamanti-a-tavola-e-diamanti-dimenticati\/","title":{"rendered":"Diamanti a tavola e &#8220;diamanti&#8221; dimenticati"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/eremo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1191\" alt=\"eremo\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/eremo-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/eremo-300x225.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/eremo.jpg 956w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>I tartufi dei Sibillini ad Amandola sono diventati \u201cDiamanti a tavola\u201d. Prodotto pregiato per piatti succulenti. Altri \u201cdiamanti\u201d nell\u2019area pre-montana attendono invece riscoperta e valorizzazione. Se ne stanno d\u2019un canto, dimenticati e cadenti. Stavolta, non sono prodotti della terra. Ma opere dell\u2019uomo. Occorre camminare per trovarli, abbandonare strade percorse dalle auto e immergersi nel verde.<\/p>\n<p><!--more-->Lo abbiamo fatto partendo da Santa Maria a pie\u2019 d\u2019Agello. La piccola chiesa risale ai primi decenni del 1400. \u00c8 dedicata alla Madonna del Soccorso. Sicuramente contro la peste, sicuramente per soccorrere i pellegrini che si recavano ai santuari montani: dell\u2019Ambro e del Volubrio, o verso \u201cl\u2019ager gallicum\u201d. Lo attesta l\u2019architettura: il porticato era luogo di ricovero, e ai pellegrini si offriva l\u2019immagine dei santi affrescati alle pareti esterne. Lo spiegano Emanuele Luciani dell\u2019Associazione \u201cAntichi Sentieri-Nuovi Cammini\u201d, e Andrea Marziali, archeologo presidente della cooperativa Abaco.<\/p>\n<p>Prendiamo per il diverticolo della Salaria Gallica. Il primo \u201cdiamante\u201d dimenticato \u00e8 un mulino. Una struttura fortificata, dalle solide mura. \u00c8 in campagna, a due passi dalla centrale dell\u2019Italwatt. \u00c8 in completo abbandono. Arpionato dai rovi e dalle erbe infestanti. Il fascino \u00e8 notevole. La struttura possente. Le bocche d\u2019acqua consistenti, segno di un gran lavoro nei secoli. Leo Moulin, grande storico e sociologo belga, spiegava che i mulini erano il luogo della socializzazione e dell\u2019informazione. Un tempo.<\/p>\n<p>Il ponte romanico, a schiena d\u2019asino che va su aguzza per poi ripiombare in basso, \u00e8, al contrario, in ottimo stato. Probabilmente per la protezione del beato Antonio che proprio qui tent\u00f2 di sviare i briganti per poi farli cadere tutti da cavallo. Sotto, il Tenna \u00e8 piuttosto gagliardo. Ma un altro \u201cdiamante\u201d \u00e8 in abbandono. Prima di inoltrarci in una specie di impensato canyon sibillinico, attraversiamo un ponte\u2026 romano. O, pi\u00f9 esattamente, ci\u00f2 che ne resta. E ne resta ben poco. Il ponte antico \u00e8 andato gi\u00f9. Il passaggio ora \u00e8 rimediato e stretto, anche un po\u2019 pericoloso. Le arcate hanno ceduto. Lo tenevano curato sino a un secolo fa, quando quella era la strada usuale per Comunanza. Oggi c\u2019\u00e8 l\u2019asfalto a 400 metri. Quindi\u2026<\/p>\n<p>La nostra amica inglese guarda con attenzione. Un altro \u201cdiamante\u201d ci attende, questo per\u00f2 in carne ed ossa. E positivamente presente. Superato il canyon, si cammina ancora un poco. Ed eccolo: l\u2019eremo dell\u2019Incarnazione con una scritta suggestiva: \u201cAscolta\u2026 la voce del silenzio\u201d.<\/p>\n<p>Fra\u2019 Emanuele veste un saio grigio e cordone penzoloni. \u00c8 di spiritualit\u00e0 francescana. Abita quel mini monastero da poco. Ha lavorato sodo insieme ad alcuni amici volontari. Vi ospita pellegrini e cercatori di senso. Coltiva l\u2019orto e ha messo su una piccola fattoria. I cinghiali lo rispettano, le volpi un po\u2019 meno. Ci prepara un orzo all\u2019anice dopo aver fatto gorgogliare la pentola sulla cucina economica. La Festa delle Canestrelle passava di qua prima di giungere ad Amandola. Covoni di grano e prodotti dei campi ne ricevevano benedizione. La festa della contrada \u00e8 rinata, la prima domenica di settembre. \u201cPace e gioia\u201d augura fra\u2019 Emanuele. Un\u2019altra oasi nello sgretolamento. \u2022<\/p>\n<p>Adolfo Leoni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tartufi dei Sibillini ad Amandola sono diventati \u201cDiamanti a tavola\u201d. Prodotto pregiato per piatti succulenti. Altri \u201cdiamanti\u201d nell\u2019area pre-montana attendono invece riscoperta e valorizzazione. Se ne stanno d\u2019un canto, dimenticati e cadenti. Stavolta, non sono prodotti della terra. Ma opere dell\u2019uomo. 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