{"id":1178,"date":"2014-12-03T11:10:44","date_gmt":"2014-12-03T11:10:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1178"},"modified":"2016-01-18T10:35:27","modified_gmt":"2016-01-18T10:35:27","slug":"le-originali-terapie-del-dottore-dei-pellegrini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/12\/le-originali-terapie-del-dottore-dei-pellegrini\/","title":{"rendered":"Le originali terapie del dottore dei pellegrini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/macerata-loreto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1179\" alt=\"macerata-loreto\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/macerata-loreto-207x300.jpg\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/macerata-loreto-207x300.jpg 207w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/macerata-loreto-709x1024.jpg 709w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/macerata-loreto.jpg 746w\" sizes=\"auto, (max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a>Arrivammo in vista di Loreto in ora buona, credo tra le sei e le sette del mattino (o forse prima, ma poco importa). Lungo l\u2019ultimo strappo qualcuno cedeva, colto dal malore del sonno, della stanchezza, della mancanza di \u201ccarburante\u201d. Svenimenti non proprio, ma, come si dice, lipotimie parziali s\u00ec. Io facevo parte dell\u2019assistenza sanitaria dislocata lungo il cordone dei pellegrinanti, responsabile di un tratto del cordone stesso. Accorrevo all\u2019occorrenza, valutavo, facevo stendere a testa in gi\u00f9, misuravo la pressione, controllavo il polso, alla fine somministravo la terapia. Ma non farmaci, bens\u00ec tre o quattro biscotti di cialde, suggerendo di farli sciogliere un po\u2019 in bocca, prima di deglutirli.<\/p>\n<p><!--more-->Si dice in tutti i trattati di Farmacologia che l\u2019alimento \u00e8 il primo farmaco, e mai verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 vera in siffatte circostanze. Tutti \u201crinvenivano\u201d dopo cinque-dieci minuti. Va bene? S\u00ec! Io allora dovevo recuperare il terreno perduto, e mi lanciavo a marcia forzata in salita per riguadagnare la posizione assegnata. Pi\u00f9 forte degli altri? No, \u00e8 che durante tutto il tragitto avevo trangugiato, con regolare cadenza, un paio di bei pacchetti di biscotti, e dunque avevo il serbatoio del carburante pieno. Mi ero anche allenato, per quella marcia Macerata- Loreto del 1987. Il mio record personale era di tredici chilometri sull\u2019ora (correndo) e di quattro ore di marcia continua per circa venti-venticinque chilometri, nonostante un fisico a tutto programmato fuorch\u00e9 per la corsa o il podismo.<\/p>\n<p>Accettai l\u2019invito a partecipare rivoltomi da alcuni amici di Comunione e Liberazione, mi sentivo chiamato a sperimentare uno spirito d\u2019esodo, cercando una stanchezza alla fine che liberasse l\u2019anima dal peso della carne proprio facendo assaporare alla carne il peso della fatica nel seno della notte. Avevo da poco attraversato il \u201cmezzo del cammin di nostra vita\u201d, ma mi avvertivo ancora proteso in avanti, lo sguardo teso, nonostante tutto, ai dolci panorami dei presenti e dei futuri giorni, che amavo considerare come forieri di sorprese, di rivelazioni, di doni di segni.<\/p>\n<p>Era domenica, la sera precedente ci eravamo radunati allo stadio Helvia Recina: preghiere, canti, cori, saluti augurali inviati da varie parti e da vari protagonisti, meditazione del Vescovo Tarcisio Carboni. Ebbi modo di stringere la mano a Don Giussani, e la cosa mi inorgogl\u00ec un po\u2019, in senso buono. Poi, a un segnale convenuto, tutti via ordinatamente, verso la valle del Potenza. Noi del servizio sanitario ci scaglionammo con gli zaini forniti di tutto l\u2019occorrente. Via via cominci\u00f2 l\u2019imbrunire e poi l\u2019oscurit\u00e0, e ci inoltrammo per strade secondarie anche strette strette, con ponticelli angusti che costringevano il cordone ad assottigliarsi e incepparsi come fronteggiando improvvisi \u201ccolli di bottiglia\u201d. Poi cominci\u00f2 a piovere, non a dirotto, ma continuativamente, per ore, per ore. Gli interventi durante le ore notturne furono relativamente pochi: qualche dolore muscolare, qualche minore distorsione.<\/p>\n<p>Rammento la sosta a San Firmano e il resto della notte sugli occhi e sulle gambe. Non pregai molto. Ma si prega in tali circostanze? Ero attento al compito, a perdere terreno e a recuperarlo, ma il camminare forse era preghiera, il servire altrettanto, senza accorgermene forse avevo un po\u2019 attraversato non lo spazio tra Macerata e Loreto, non il tempo della notte, ma lo spazio tra la terra e il Mistero, tra l\u2019ora e l\u2019eterno. Cos\u00ec pensavo mentre dall\u2019alto della strada di avvicinamento osservavo, ormai a giorno fatto, il nastro vivente di circa due chilometri che si muoveva lento e ordinato verso la Casa di Nostra Donna. Ebbi la sensazione di un\u2019immersione in qualcosa che mi apparteneva, ma di cui non ero consapevole, di un ritorno a casa, di qualcosa di originario.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ogni vero andare \u00e8 sempre un ritornare, chiss\u00e0! E tornai a casa, quel giorno, con i legamenti dolenti, ma con i dolori dello spirito legati da un\u2019ipotesi di balsamico linimento. Sono tornato, a quel pellegrinaggio, dieci o dodici anni dopo. Ma in altra veste. Mi fu chiesto di prestare il mio servizio non camminando ma attendendo: attendendo nel posto di intervento medico all\u2019interno della basilica. Vi giunsi in auto alle cinque del mattino e dopo un po\u2019 cominciarono ad arrivare pellegrine e pellegrini con ginocchia tumefatte, piedi gonfi, gambe atteggiate a flebopatia da sforzo, condizioni di astenia e ipotensione, tachicardia e sfinimento da stress. Eravamo diversi e facemmo del nostro meglio. Riprendendo la via del ritorno mi sentivo a posto ma non soddisfatto, non avevo sperimentato il peregrinare, mi era stato chiesto poco, in fondo, e forse l\u2019amor proprio ne risentiva. Ma credo che quella fosse l\u2019esperienza giusta per me in quel momento. E ora? Tendini, ginocchia e caviglie non reggerebbero alla marcia della notte, ma anche lo spirito si \u00e8 fatto astenico.<\/p>\n<p>I giorni che passano ormai non mi conducono pi\u00f9 verso il futuro, me ne allontanano. Anno dopo anno il futuro \u00e8 oltre\u00a0ogni memoria anticipatrice e il panorama in cui ha avuto gioco la mia vita \u00e8 un panorama che si sta sottraendo al mio sguardo. Progressivamente. Inesorabilmente. Qualsiasi camminare \u00e8 un camminare verso il buio, verso la notte. La luce del divino \u00e8 diventata l\u2019ombra di mille domande, la certezza di un senso \u00e8 insidiata dalla durezza aspra delle cose, la presenza di Dio certificata solo dal suo nascondimento. E Dio sa quanto avrei bisogno, a questo punto, di un segno o magari di un nuovo decoder. Ecco, non posso pregare per avere segni, prego che mi fornisca qualche modo per indovinarli tra gli infiniti rumori organizzati e i fastidiosi rumori di fondo. Finire confuso dalla vita non \u00e8 un bel modo di finire la vita, ma forse \u00e8 proprio questo il pellegrinaggio, duro, a cui ora sono chiamato. Spero di trovare le giuste cialde che rifocillino le mie forze in vista della meta. \u2022<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arrivammo in vista di Loreto in ora buona, credo tra le sei e le sette del mattino (o forse prima, ma poco importa). 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