{"id":1132,"date":"2014-10-31T09:23:11","date_gmt":"2014-10-31T09:23:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1132"},"modified":"2016-01-18T10:37:21","modified_gmt":"2016-01-18T10:37:21","slug":"lultima-crisi-eo-la-crisi-ultima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/10\/lultima-crisi-eo-la-crisi-ultima\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultima crisi e\/o la crisi ultima?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/numero-16.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1133\" alt=\"numero 16\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/numero-16-300x242.jpg\" width=\"300\" height=\"242\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/numero-16-300x242.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/numero-16.jpg 849w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Agli albori della nostra storia, un poeta e filosofo, che consideriamo antichissimo, proclamava: \u201cVarcata la terra \/ vengono in dono le stelle\u201d. Era Anicio Manlio Severino Boezio (De consolatione philosophiae, Libro IV, metro 7) che, in un mondo in dolorosa e drammatica gestazione, fra rovine presenti e costruzione ancora futura, mentre crollava il cosmo greco-romano, ed era ancora tutto da allestire il variopinto mosaico della cultura e dei mores medievali, nonostante la segregazione, ben seppe come attingere per contestare l\u2019insidiante disfacimento (entropia) dello spirito, rinfrancare la sua energia libera e riconfermare la sua molteplice appartenenza.<\/p>\n<p><!--more-->Nonostante il dispiegamento di una profonda crisi, la comunit\u00e0 degli spiriti del tempo non aveva smarrito, ma anzi consolidato, la geometria metafisica del proprio sguardo, e con quella geometria il poeta-filosofo poteva efficacemente attingere alle sorgenti ancora copiose della greco-romanit\u00e0, e alla ormai salda e dinamica visione cristiana dell\u2019esistenza; mentre avvertiva affluente l\u2019energia attiva dell\u2019universo germanico.<\/p>\n<p>E si rivolgeva a Dio: \u201cO tu che governi il mondo con perpetuo razionale disegno, creatore della terra e del cielo, che comandi al tempo di procedere da sempre e rimanendo stabile e immutabile fai s\u00ed che ogni cosa si muova, tu ogni cosa derivi da un modello superno, bellissimo tu stesso che costruisci e amministri con la sapienza della tua mente un mondo bello formandolo in somigliante immagine e che disponi che le parti compiute realizzino la perfezione\u201d; \u201cO creatore della sfera stellata che assiso sul trono eterno fai volgere il cielo con rapido moto e costringi gli astri a sottostare alla legge\u201d.<\/p>\n<p>E all\u2019uomo: \u201cO felice genere umano, qualora i vostri animi regga quell\u2019amore dal quale \u00e8 retto il cielo\u201d, con versi citati da Dante nel libro I del De monarchia, che tanto richiamano altres\u00ed la conclusione del poema sacro: \u201cma gi\u00e0 volgeva il mio disio e \u2019l velle, \/ s\u00ed come rota ch\u2019igualmente \u00e8 mossa \/ l\u2019amor che move il sole e l\u2019altre stelle\u201d (Par., XXXIII, vv 143-145). E cos\u00ec qualche secolo dopo, nel Paradiso, travolto dalla meraviglia, il suo discepolo esclama: \u201cCi\u00f2 ch\u2019io vedeva mi sembiava un riso \/ de l\u2019universo; per che mia ebbrezza \/ intrava per l\u2019udire e per lo viso\u201d (Par., XXVII, vv 4-6). Da quel sorriso universale e trasparente rifulge improvviso il riverbero del segreto dell\u2019essere, il senso colmo dell\u2019eterno, il fine desiderato di ogni predestinazione. Il cosmo sussulta nel proprio senso, e folgora l\u2019attimo-lampo inestinto e straripante del sole della divina essenza. L\u2019energia attiva \u00e8 al massimo, l\u2019entropia allo zero. La terra e le sfere sono varcate, verso l\u2019empireo, in frazioni d\u2019attimo, con il solo impulso fornito dal volto e dagli occhi della guida che da Dio discende e verso Dio rimpatria.<\/p>\n<p>Ma poi, con il trascorrere del tempo, l\u2019occhio si \u00e8 ritrovato altrove, e l\u2019\u201canima sonnolenta\u201d (Guido Gozzano, La via del rifugio, I sonetti del ritorno V, in Poesie, Giulio Einaudi Editore, Torino 1973, pag. 43) ha visto l\u2019universo inabissato in un oceano di opacit\u00e0 senza misura: \u201cOhim\u00e9! Sul pianto pianto nella via \/ l\u2019implacabilit\u00e0 dell\u2019Universo \/ ride d\u2019un riso che mi fa paura\u201d (ivi). Il contrasto tra i versi dei due poeti, puntati sullo stesso oggetto, \u00e8 sorprendente, ma non inatteso. Si ha l\u2019impressione, in Dante, di uno slancio di massima potenza verso l\u2019alto; si ha l\u2019impressione, in Gozzano, di un cadere nell\u2019oscurit\u00e0 di un abisso. Che cosa \u00e8 successo? Che cosa ha reso lo spirito, non pi\u00fa capace di se stesso, un sistema in disordinata impotenza? Un sistema disgregato, scisso, diabolizzato (greco dia-ballo, divido)? L\u2019armoniosa e sapiente sintesi medievale di terra e cielo, immanenza e trascendenza, materia e spirito, scienza e teologia, filosofia e arte, concretezza e misticismo, \u00e9ros e ag\u00e1pe, si \u00e8 dispersa; l\u2019unit\u00e0 di verum, pulchrum e bonum, che nella poesia di Dante si chiama ed \u00e8 (la) Beatrice, e il cui sguardo riflette le infinite trascendenti perfezioni divine, si \u00e8 dissolta.<\/p>\n<p>Quella realt\u00e0-cosmo prima celebrata e vissuta come ornamento dell\u2019Invisibile da congiunte intenzioni della coscienza, si \u00e8 rifratta in universi instabili, \u00e0mbiti fra loro indifferenti o negativamente interferenti, precariamente giustapposti o affatto separati. Il senso di appartenenza, per il quale l\u2019inquilinus del pianeta azzurro si \u00e8 percepito per millenni partecipe e coagonista della propria vita e di quella universale, del circoscritto visibile e dell\u2019invisibile mistero, del cosmo storico e dell\u2019eterno ultracosmico, della dimensione tangibile e di quella spirituale dell\u2019esistenza, \u00e8 svanito. Nel momento in cui la fata morgana di un illusorio progresso gli ha fatto balenare il miraggio di una possibile o ipotetica emancipazione verso forme utopistiche di autopoiesi, l\u2019inquilinus ha denunciato il suo stato di co-appartenente e co-agonista nei riguardi del creato, e il patto di alleanza fra natura e creatore. Da allora la sabbia del suo deserto, prima ristorata dai raggi della terra promessa, ha svelato il tratto angosciante di un\u2019aridit\u00e0 senza esodo; e lo straniero, prima peregrinans, si \u00e8 ritrovato un estraneo universale contro tutto e contro tutti; straniero morale e apolide di ogni relazione.<\/p>\n<p>Straniero a se stesso, e di se stesso antagonista; senza \u00e9thos e senza dimora, spettatore del ch\u00e1os e non pi\u00fa del k\u00f3smos; vittima e attore di una cupiditas del vuoto d\u2019essere che non trova pace in nessun argomento logico; senza vincoli di libera appartenenza, suddito di un potere conseguito con l\u2019inganno e la forza, sempre operante nella storia, ma ora dominante senza resistenze. Il precipitare verso l\u2019alienazione non si arresta e vorrebbe bussare alla porta del nulla come vera casa dell\u2019uomo. \u00c8 il tramonto (occasus) verso occidente di un grande stellare pensiero nato a oriente (en t\u00ea anatol\u00ea); tramonto del quale la nostra civilt\u00e0 sembra essere orgogliosa, nonostante che niente in ci\u00f2 vi sia di cui gioire o andar fieri, come hanno lamentato K. Popper e J. Eccles: \u201cRiteniamo che il ridimensionamento dell\u2019uomo sia stato spinto un po\u2019 troppo oltre\u201d (L\u2019io e il suo cervello, Armando, Roma 1981, pag. 9).<\/p>\n<p>Come raggiungere le stelle e varcare la terra in siffatte condizioni di atonia energetica, se per varcare la terra verso l\u2019orbe stellifero occorre una potente spinta, che consenta di raggiungere, accelerando, la velocit\u00e0 di fuga? In verit\u00e0, per percepire e concepire il mondo strutturato in senso antientropico (neg-entropico) c\u2019\u00e8 bisogno di non violentarlo, sebbene idealmente; ma di inchinarsi \u2013 forse inginocchiarsi \u2013 davanti alle sue ragioni profonde e alte. E pi\u00fa il suo panorama appare, in superficie, vario, variabile, caotico e indeterminato, pi\u00fa \u00e8 insidiato dapprima dall\u2019horror e poi dalla voluptas vacui, pi\u00fa i contrassegni delle ragioni che connettono vanno ricercati in un moto ardimentoso e umile dell\u2019animo, che, illuminando le proprie sempre pi\u00fa dubitose risorse, si riconosca attratto da un punto di congruenza e di fuoco infinitamente distante, dal quale brilli ancora l\u2019icona del reale, che \u00e8 tutt\u2019altra cosa rispetto a esso e al suo monot\u00f2no o multiforme rovescio. E questa cosa si chiama preghiera. Altrimenti, chiss\u00e0, l\u2019ultima crisi che ci ha invaso potrebbe essere davvero la crisi ultima. \u2022<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agli albori della nostra storia, un poeta e filosofo, che consideriamo antichissimo, proclamava: \u201cVarcata la terra \/ vengono in dono le stelle\u201d. 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