{"id":10911,"date":"2026-10-31T18:20:31","date_gmt":"2026-10-31T17:20:31","guid":{"rendered":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/?p=10911"},"modified":"2026-10-16T13:22:30","modified_gmt":"2026-10-16T11:22:30","slug":"il-monastero-dove-ospitalita-fa-bella-rima-con-serenita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2026\/10\/il-monastero-dove-ospitalita-fa-bella-rima-con-serenita\/","title":{"rendered":"Il monastero dove ospitalit\u00e0 fa bella rima con serenit\u00e0"},"content":{"rendered":"<h2>Luogo benedettino nella terra dei Farfensi visitato anche da Schuster<\/h2>\n<p>Alla scritta sul cartello stradale: \u201cSanta Vittoria Terra dei Farfensi\u201d manca un sostantivo: Benedettini. Perch\u00e9 Farfensi in questo caso \u00e8 solo un aggettivo. Quisquilie? E no. Perch\u00e9 cancellando Benedettini si cancella il presente. Dove il presente \u00e8 il Monastero benedettino di Santa Caterina. Aperto, vissuto, accogliente. Dieci monache (sette italiane, tre nigeriane), dieci storie diverse, unica esperienza religiosa.<br \/>\nArrivati a Santa Vittoria in Matenano, davanti alla Torre dell&#8217;abate Odorosio prendiamo a destra, breve salita, case basse, profumi di cucina. Pi\u00f9 sopra c&#8217;\u00e8 il Cappellone con i suoi affreschi di fra Marino Angeli e prima di esso la chiesa collegiata dedicata a Santa Vittoria, le cui spoglie arrivarono proprio dalle terre di Farfa. A met\u00e0 salita, il monastero. La porta della chiesa \u00e8 sbarrata. Sono in corso lavori per rafforzare una porzione di tetto. Davanti alla porticina d&#8217;ingresso, le monache hanno posizionato due vasche di fiori. E gi\u00e0 il cuore si rallegra. La scritta in caratteri gotici ricorda l&#8217;antica fondazione. Si scendono alcuni gradini e siamo nel parlatorio. Quanta gente l&#8217;avr\u00e0 frequentato in questi secoli! Tra costoro, anche il futuro arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster. In alto c&#8217;\u00e8 l&#8217;immagine del Fondatore dell&#8217;Ordine. Dopo aver suonato, da dietro alla grata mi arriva il sorriso di una piccola monaca. Volto lieto e pacificato. E siamo gi\u00e0 in un&#8217;altra dimensione. Nei monasteri benedettini il <em>Portarius<\/em> era una figura importante. San Benedetto accoglieva tutti <em>Tamquam Christus<\/em>.<\/p>\n<p><em>Accoglienza<\/em>, dunque, senza riserve. La madre badessa: suor Ida, riconfermata da poco nel suo incarico, \u00e8 nella parte sottostante l&#8217;edificio. Ci sono i muratori che stanno sistemando una porta nell&#8217;ex convitto. La raggiungiamo. Anche lei sorridente, parla tranquilla con gli operai. Lo stress non \u00e8 di casa tra queste mura. Entriamo dalla parte dell&#8217;ex convitto dove oggi sono state ricavate diverse camere da letto per accogliere gruppi giovanili e non.<\/p>\n<p><em>Ospitalit\u00e0<\/em> \u00e8 la seconda parola dei Benedettini. Il monastero \u00e8 enorme. Colpisce la pulizia in ogni angolo. E, soprattutto, colpisce la letizia di chi vi abita. Chiamiamola pure Serenit\u00e0. \u00c8 un qualcosa che contamina, che coinvolge. Provare per credere. Ora et Lege et Labora. Et noli contristari. L&#8217;ultimo richiamo descrive il clima: Non siate tristi. In un&#8217;epoca di paura, qui si vive altrimenti.<br \/>\nLa Madre ci conduce in luogo che fa pensare al Paradiso. \u00c8 un balcone che sfonda l&#8217;orizzonte. Davanti i Monti Sibillini, poco sotto i centri storici che sembrano appollaiati sui pinnacoli delle colline. S\u00ec, penso: \u00e8 una porzione, un anticipo di ci\u00f2 che ci attende: la Bellezza suprema.<br \/>\nSuor Ida resta con me una trentina di minuti. Non voleva assolutamente farsi monaca, racconta. C&#8217;era anche un fidanzato di mezzo. Poi, il Padreterno ha condotto sapientemente i giochi. E i giorni felici sono stati e sono quelli in monastero, quelli con la propria comunit\u00e0, quelli della recita delle preghiere sette volte al giorno (Ora), quelli del lavoro (Labora) insieme.<br \/>\nSaliamo nelle stanze dove si preparano le ostie. Il macchinario \u00e8 all&#8217;avanguardia. Ma occorrono comunque le mani. Suor Giuseppina e suor Caterina sono affaccendate. E felici. Penso alle nostre fabbriche, ai nostri uffici&#8230; ai musi lunghi. Qui no. Neppure quando si lavora all&#8217;uncinetto nella grande sala. Neppure quando si zappa il grande orto o si allevano gli animali da cortile, neppure quando si prepara il pane e le marmellate, o si stuccano le pareti dei muri interni. A fine ottobre, un&#8217;iniziativa: Vieni, vedi, vivi. Un invito alle giovani alla ricerca. E a tutti noi. Si pu\u00f2 vivere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Adolfo Leoni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luogo benedettino nella terra dei Farfensi visitato anche da Schuster Alla scritta sul cartello stradale: \u201cSanta Vittoria Terra dei Farfensi\u201d manca un sostantivo: Benedettini. Perch\u00e9 Farfensi in questo caso \u00e8 solo un aggettivo. Quisquilie? E no. Perch\u00e9 cancellando Benedettini si cancella il presente. Dove il presente \u00e8 il Monastero benedettino di Santa Caterina. 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