{"id":1085,"date":"2014-07-30T09:23:00","date_gmt":"2014-07-30T09:23:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1085"},"modified":"2016-01-18T10:38:31","modified_gmt":"2016-01-18T10:38:31","slug":"i-molti-volti-della-poverta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/07\/i-molti-volti-della-poverta\/","title":{"rendered":"I molti volti della povert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-14.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1086\" alt=\"numero 14\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-14-300x241.jpg\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-14-300x241.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-14-1024x823.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Si stava meglio quando si stava peggio. A questo fa pensare la foto di copertina. Le centomila lire di una volta, non pi\u00f9 in circolazione, si trasformano in\u2026 povert\u00e0. Nel 1939 cantava Gilberto Mazzi \u201cSe potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovar tutta la felicit\u00e0!\u201d. Oggi non servono pi\u00f9 neppure mille euro al mese per \u201ctrovar tutta la felicit\u00e0\u201d. Perch\u00e9 la povert\u00e0 non \u00e8 solo questione economica, ma frutto della disuguaglianza e della mancanza di equit\u00e0.<\/p>\n<p><!--more-->Zygmunt Bauman in Danni collaterali infatti afferma: \u00abL\u2019accrescersi della disuguaglianza \u00e8 quasi sempre visto come un semplice problema economico. Ci si limita a soffermarsi sulle minacce all\u2019ordine pubblico che essa pu\u00f2 rappresentare, trascurando i rischi che comporta per gli elementi fondamentali della salute della societ\u00e0, la qualit\u00e0 della vita quotidiana, il grado di partecipazione politica dei cittadini e la solidit\u00e0 dei rapporti che li uniscono. L\u2019unico parametro che viene preso a misura del benessere \u00e8 il tasso medio della ricchezza dei cittadini e non il livello di disuguaglianza nella distribuzione di quella ricchezza\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abStiamo assistendo ad una situazione in cui le diseguaglianze stanno crescendo e si sta creando una classe di nuovi poveri: &#8211; ha affermato Artur Benedyktowiz, responsabile delle politiche sociali di Caritas Europa, commentando l\u2019ultimo Rapporto Caritas sulla povert\u00e0 e l\u2019inclusione sociale in Italia, dal titolo False partenze &#8211; il 20% dei pi\u00f9 ricchi d\u2019Europa guadagna cinque volte quello che percepisce il 20% dei cittadini pi\u00f9 poveri\u00bb. La povert\u00e0 aumenta con un\u2019andatura impressionante di anno in anno. Parallelamente, con la stessa velocit\u00e0, si amplificano le diseguaglianze e la crisi sociale non accenna a diminuire, anzi, mostra un preoccupante inasprimento.<\/p>\n<p>Chi sono i poveri? Oggi, a soffrire maggiormente sono i giovani, le donne e le famiglie numerose, soprattutto se vivono nelle regioni meridionali, il cui distacco dal Nord aumenta anno dopo anno. Questo quadro fortemente negativo \u00e8 reso ulteriormente grave da altri elementi che in Italia pesano pi\u00f9 che altrove: un \u201cascensore sociale\u201d bloccato (l\u2019estrema difficolt\u00e0 di migliorare le proprie condizioni di partenza); deboli politiche di sostegno familiare; una scarsa attenzione al problema della povert\u00e0, lasciata affrontare dal \u201cterzo settore\u201d, da operatori sociali con particolari sensibilit\u00e0, dalle parrocchie, che possono contare su risorse economiche precarie.<\/p>\n<p>Si ha l\u2019impressione che non esista un quadro coordinato per affrontare l\u2019emergenza povert\u00e0, al cui interno non si trova pi\u00f9 soltanto l\u2019anziano povero o il senzatetto (come siamo stati abituati a pensare), ma un numero elevato e crescente di famiglie con bambini, proprio perch\u00e9 non adeguatamente sostenute da quei servizi pubblici che la crisi ha contribuito a ridurre ulteriormente. Nella parte del Rapporto Caritas che si occupa specificatamente dell\u2019Italia, si evidenziano le povert\u00e0 cos\u00ec come si sono presentate nel corso del 2013 agli 814 centri di ascolto di 128 diocesi (il 58,2% del totale).<\/p>\n<p>A livello complessivo, si conferma una quota maggioritaria di stranieri (61,8%) rispetto agli italiani (38,2%), pi\u00f9 forte al Sud, arrivando circa al 60%. Si tratta in prevalenza di donne (54%), di coniugati (circa il 50%), di disoccupati (61,3%) e con domicilio (81,6%): sono i connotati di una povert\u00e0 che investe sempre di pi\u00f9 il cittadino \u201cnormale\u201d, che ha una famiglia, un alloggio, che aveva un lavoro, che vive all\u2019interno della societ\u00e0, non ai suoi margini, e che ha il volto femminile pi\u00f9 di quello maschile. Riguardo ai bisogni evidenziati, il principale \u00e8 stato quello della povert\u00e0 economica, quasi il 60% dei casi, seguito dai problemi di lavoro (47,3%) e dai problemi abitativi (16%).<\/p>\n<p>Un dato assai significativo \u00e8 che tra gli italiani la povert\u00e0 economica \u00e8 pi\u00f9 alta che tra gli stranieri, il 64% contro il 55%, mentre la mancanza di lavoro \u00e8 pi\u00f9 presente tra gli stranieri (49%) che tra gli italiani (43%). Anche i problemi familiari sono diffusi pi\u00f9 tra gli italiani (13%) che tra gli stranieri (5,7%), mentre il contrario \u00e8 per il disagio abitativo (17,2% degli stranieri contro il 13% degli italiani). Verrebbe da pensare che l\u2019inasprimento fiscale sulle fasce lavoratrici italiane sia una delle cause dell\u2019impoverimento degli italiani, riducendone la capacit\u00e0 di risparmio e di potere d\u2019acquisto, mentre la crisi occupazionale colpisce i settori pi\u00f9 deboli come quelli in cui si trovano a operare gli stranieri.<\/p>\n<p>Quanto alle richieste, prevalgono quelle di beni e servizi materiali (34%), seguito dall\u2019attivazione e dal coinvolgimento di soggetti terzi (26,8%) e da informazioni sui servizi socio-assistenziali sul territorio (10,3%). Minoritaria, circa il 10%, \u00e8 la richiesta di un aiuto economico diretto, segno, anche questo, che il modello di welfare territoriale \u00e8 quello che viene percepito come maggiore garante di distribuzione dei servizi principali, quelli che realizzano i pi\u00f9 elementari \u201cdiritti di cittadinanza\u201d.<\/p>\n<p>Questa visione istituzionale, che ha nel territorio il suo fulcro, \u00e8 sicuramente una nota positiva, in quanto manifesta ancora fiducia nelle reti istituzionali, ma che va riformata e adeguata alle nuove povert\u00e0 emergenti. \u2022<\/p>\n<p>Nicola Del Gobbo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si stava meglio quando si stava peggio. A questo fa pensare la foto di copertina. Le centomila lire di una volta, non pi\u00f9 in circolazione, si trasformano in\u2026 povert\u00e0. Nel 1939 cantava Gilberto Mazzi \u201cSe potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovar tutta la felicit\u00e0!\u201d. 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