{"id":10845,"date":"2026-10-26T10:19:42","date_gmt":"2026-10-26T09:19:42","guid":{"rendered":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/?p=10845"},"modified":"2026-10-16T13:22:31","modified_gmt":"2026-10-16T11:22:31","slug":"i-tre-pilastri-indispensabili-per-domare-i-rischi-dellai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2026\/10\/i-tre-pilastri-indispensabili-per-domare-i-rischi-dellai\/","title":{"rendered":"I tre pilastri indispensabili per domare i rischi dell&#8217;AI"},"content":{"rendered":"<h2>Sono sviluppo, sicurezza e governance. A tenerli insieme deve essere l&#8217;etica<\/h2>\n<p>Il dibattito sull\u2019intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase, riportando al centro timori non nuovi. Bisogna tornare al 2023, quando preoccupazioni fino ad allora confinate nella ricerca iniziarono a raggiungere il dibattito pubblico.<br \/>\nNel marzo di quell\u2019anno, una lettera del Future of Life Institute chiedeva una pausa di almeno sei mesi nell\u2019addestramento dei sistemi pi\u00f9 potenti di GPT-4. Poche settimane dopo Geoffrey Hinton, pioniere del deep learning, lasci\u00f2 Google per parlare pi\u00f9 liberamente dei rischi dell\u2019AI. Le sue preoccupazioni riguardavano disinformazione e utilizzi malevoli, ma anche una domanda pi\u00f9 generale: cosa accade se lo sviluppo dell\u2019AI procede pi\u00f9 rapidamente della nostra possibilit\u00e0 di comprenderla e governarla?<br \/>\nIl dibattito rimase soprattutto negli ambienti accademici e tecnologici, ma la domanda resta attuale: cosa succede quando lo sviluppo supera la nostra capacit\u00e0 di governarne gli effetti? Su questo punto si inseriscono posizioni recenti. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha parlato della necessit\u00e0 di \u201cpace the frontier\u201d, modulando il ritmo delle capacit\u00e0 dei modelli affinch\u00e9 sicurezza e controllo tengano il passo. Anche Sam Altman, CEO di OpenAI, ha richiamato la necessit\u00e0 di non separare la crescita delle capacit\u00e0 dalla possibilit\u00e0 di valutarle, monitorarle e renderle sicure.<br \/>\nCredo sia utile scomporre il problema in tre pilastri che devono crescere insieme. Il primo \u00e8 lo sviluppo tecnologico: modelli sempre pi\u00f9 \u201ccapaci\u201d e autonomi. Il secondo \u00e8 la sicurezza e il controllo: valutazione, interpretabilit\u00e0, monitoraggio e guardrail, ossia quei vincoli e sistemi di protezione che impediscono o limitano comportamenti pericolosi, impropri o non previsti. Il terzo \u00e8 la governance e la regolamentazione: standard, responsabilit\u00e0, trasparenza, organismi di controllo e norme capaci di adattarsi all\u2019evoluzione tecnologica. Nessuno dei tre \u00e8 sufficiente da solo. Innovare senza controllo significa accettare rischi non ancora pienamente misurabili. Costruire guardrail senza supervisione esterna significa affidare il controllo agli stessi soggetti che sviluppano i sistemi. Regolamentare senza comprenderne la tecnologia rischia invece di produrre norme gi\u00e0 obsolete.<br \/>\nA tenere insieme questi pilastri dovrebbe esserci un elemento trasversale: l\u2019etica. Non come alternativa alla sicurezza o alla legge, ma come substrato per definire obiettivi e limiti: non solo cosa una tecnologia pu\u00f2 fare, ma cosa vogliamo che faccia, a quali condizioni e sotto la responsabilit\u00e0 di chi. Il problema diventa allora soprattutto quello del tempismo. In un settore che evolve cos\u00ec rapidamente \u00e8 impensabile un processo sequenziale: prima sviluppiamo, poi scopriamo i rischi, quindi costruiamo i sistemi di sicurezza e solo dopo definiamo le regole.<br \/>\nRicerca, sicurezza e legislazione non possono procedere alla stessa velocit\u00e0. \u00c8 per\u00f2 necessario trovare un sincronismo comune. Se aumentano le capacit\u00e0 di un sistema, devono crescere le verifiche; se aumenta la sua autonomia, devono aumentare monitoraggio e responsabilit\u00e0; se emerge un nuovo rischio, servono meccanismi rapidi per aggiornare standard e obblighi. La sfida, quindi, non \u00e8 scegliere tra accelerare o arrestare lo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale, ma costruire un progresso in cui sviluppo, sicurezza e governance procedano in modo coordinato, su un substrato etico condiviso. Non significa imporre a questi tre pilastri la stessa velocit\u00e0, ma evitare che uno avanzi lasciando indietro gli altri. Sviluppo, sicurezza e regolamentazione possono avere tempi differenti: ci\u00f2 che conta \u00e8 che non perdano il ritmo l\u2019uno dell\u2019altra.<\/p>\n<p>Claudio Sirocchi &#8211; Dottorando di ricerca al Dipartimento di Ingegneria dell\u2019Informazione Universit\u00e0 Politecnica delle Marche<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono sviluppo, sicurezza e governance. A tenerli insieme deve essere l&#8217;etica Il dibattito sull\u2019intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase, riportando al centro timori non nuovi. Bisogna tornare al 2023, quando preoccupazioni fino ad allora confinate nella ricerca iniziarono a raggiungere il dibattito pubblico. 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