{"id":1061,"date":"2014-07-14T14:16:29","date_gmt":"2014-07-14T14:16:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1061"},"modified":"2016-01-18T10:39:14","modified_gmt":"2016-01-18T10:39:14","slug":"teilhard-de-chardin-il-gesuita-proibito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/07\/teilhard-de-chardin-il-gesuita-proibito\/","title":{"rendered":"Teilhard de Chardin: &#8220;il gesuita proibito&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a style=\"color: #c02942; outline: #000000;\" href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/teilhard.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-1062\" alt=\"teilhard\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/teilhard-178x300.jpg\" width=\"142\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/teilhard-178x300.jpg 178w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/teilhard-607x1024.jpg 607w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/teilhard.jpg 664w\" sizes=\"auto, (max-width: 142px) 100vw, 142px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il 30 giugno 1962, a sette anni dalla morte di Pierre Teilhard de Chardin, il Sant\u2019Uffizio emana un Monitum nel quale, ribadendo una precedente condanna del 1957, si afferma che \u201cin materia teologica e filosofica\u201d l\u2019opera del gesuita francese contiene \u201cambiguit\u00e0\u201d e \u201cerrori\u201d tali \u201cda offendere la Dottrina Cattolica\u201d. Per questo, ai Superiori degli Istituti Religiosi, ai Rettori dei Seminari, alle Autorit\u00e0 Accademiche delle Universit\u00e0 Cattoliche, viene ingiunto di fare del tutto perch\u00e9 \u201cgli animi, particolarmente quelli dei giovani, siano tutelati contro i pericoli delle opere del Padre Teilhard de Chardin e dei suoi seguaci\u201d.\u00a0<!--more--><\/p>\n<p>Questo Monitum del 1962 \u00e8 l\u2019ultimo di una serie di provvedimenti con i quali, al gesuita Pierre Teilhard de Chardin, uno scienziato molto noto nel campo della paleontologia e della paleoantropologia, viene proibito di pubblicare scritti che esulano dall\u2019ambito di queste discipline. I guai di Teilhard hanno inizio nel 1924, quando viene privato della cattedra di geologia all\u2019Istituto Cattolico di Parigi, e esiliato in Cina, per occuparsi di ricerche paleontologiche insieme a un suo confratello, il P. Licent, che stava allestendo a Tien-Tsin un museo dedicato alla raccolta delle tracce del paleolitico in Cina e in Mongolia. Il duro provvedimento \u00e8 determinato dal fatto che Teilhard, in un breve appunto confidenziale destinato a un confratello belga, docente di teologia dogmatica, esterna una interpretazione del peccato originale difforme dalla dottrina tradizionale allora dominante nella teologia cattolica. L\u2019esilio in Cina dura fino al 1946, anno in cui il gesuita fa ritorno in Francia. Istallatosi nuovamente a Parigi, si illude, per un breve momento, di poter dare il proprio apporto per la costruzione di una \u201cNuova teologia\u201d in grado di dar corso a un pensiero cristiano capace di recepire le istanze di rinnovamento culturale e di riforma sociale che fioriscono nel clima del dopo guerra.<\/p>\n<p>Teilhard per\u00f2, gi\u00e0 agli inizi del 1947, si rende conto che la sua presenza in Francia non \u00e8 ritenuta opportuna n\u00e9 dalle autorit\u00e0 ecclesiastiche francesi, n\u00e9 da quelle romane. Per questo, nel 1951, dopo una serie di lunghi periodi di permanenza in Sud Africa e Kenya, per le ricerche sulle australopitecine da lui portate avanti dal 1948 al 1950, su pressante invito dei superiori parigini della Compagnia di Ges\u00f9, si trasferisce a New York. Qui, fino al 1955, anno della morte, lavora come assistente di ricerca alla Wenner-Gren Foundation, un Istituto che si occupa di ricerche paleoantropologiche nell\u2019area dell\u2019Africa sub-sahariana. Perch\u00e9 Teilhard, gi\u00e0 a partire dai primi scritti redatti al fronte, nel corso della Prima Guerra mondiale, suscita reazioni preoccupate tra i superiori del suo ordine? Perch\u00e8, in seguito, riceve la proibizione di pubblicare scritti di carattere filosofico-teologico, ed \u00e8 oggetto di reiterate condanne da parte dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica? Il motivo \u00e8 legato al fatto che egli si propone di dar corso a un ardito programma di \u201cnecessaria rifondazione\u201d della teologia cattolica. In tal modo, intende lasciarsi alle spalle non soltanto la dottrina tradizionale del peccato originale, ma anche i modi convenzionali con i quali viene pensata la realt\u00e0 di Dio, la figura di Cristo, la pratica della vita cristiana, il rapporto della chiesa con il mondo moderno. Teilhard propone infatti di fuoriuscire da una figura di cattolicesimo costruita sulla diade autorit\u00e0-obbedienza.<\/p>\n<p>Egli intende, inoltre, lasciarsi alle spalle uno stile di vita cristiana ispirata da una risentita diffidenza verso le acquisizioni maturate dalle scienze della natura nel campo dell\u2019evoluzione fisico-biologica del cosmo e della vita umana, e da una intransigente contrariet\u00e0 verso le innovazioni prodotte dalla modernit\u00e0 nei modi in cui gli uomini concepiscono se stessi e danno forma a radicali trasformazioni nelle strutture della loro vita associata. Di questo vasto programma di \u201crifondazione\u201d della cultura e della spiritualit\u00e0 cattolica fa parte, come scrive nel 1927, la necessit\u00e0 di staccarsi da una visione del cristianesimo commisurata alle dimensioni tipiche della cultura di \u201cun mondo mediterraneo\u201d, divenuta attualmente incapace di far fronte alle nuove immagini del mondo prodotte dalle scienze, come pure alle mutazioni antropologiche innescatesi a partire dall\u2019avvento della modernit\u00e0. Nel 1929, in una lettera indirizzata al geologo Gaudefroy, il gesuita confida all&#8217;amico che ritiene urgente scalzare \u201ctre pietre deteriorabili poste pericolosamente nelle fondamenta della chiesa di oggi\u201d. Tali pietre sono l\u2019assenza di \u201cdemocrazia\u201d nel governo della chiesa, la minimizzazione del ruolo della donna nella vita ecclesiale e la sua esclusione dal sacerdozio, e, infine, una visione rigidamente dottrinaria della Rivelazione, \u201cche esclude, per l\u2019avvenire, la Profezia\u201d. Egli ritiene esaurita, in tal senso, una mentalit\u00e0 cattolica fissata su schemi autoritari e patriarcalisti che impediscono ai credenti di interagire positivamente con i processi di democratizzazione della societ\u00e0 e di emancipazione femminile prodottisi con le trasformazioni sociali e politiche avviatesi in epoca moderna. Un&#8217;altra formulazione molto sintetica del programma di \u201cRiforma\u201d del pensiero e della prassi della chiesa cattolica \u00e8 reperibile in una lettera del 1950 indirizzata da Teilhard al P. Valensin.<\/p>\n<p>In essa egli rileva che larga parte dei problemi che agitano la chiesa derivano dal fatto che sia le autorit\u00e0 ecclesiastiche che i teologi &#8220;non vedono il Mondo e l\u2019Uomo nel modo in cui si manifestano a noi in questo momento\u201d. Questa incapacit\u00e0 non \u00e8 priva di conseguenze, poich\u00e9 ha come effetto deleterio l\u2019affermarsi di una predicazione nella quale viene presentato \u201cun Dio per un Mondo finito (o che sta per finire)\u201d. L\u2019esistenza di tale sfasatura tra cultura cattolica e pensiero contemporaneo ha effetti particolarmente negativi, poich\u00e9 si manifesta proprio nel momento in cui gli uomini avvertono un bisogno religioso che li spinge a indirizzare il proprio potenziale di adorazione verso \u201cun Dio per un Mondo che sta cominciando\u201d. Per Teilhard, dunque, nell\u2019inadeguatezza della chiesa a far fronte alle nuove configurazioni del bisogno e dell\u2019esperienza religiosa che si vanno delineando nella cultura contemporanea si radicano \u201ctutta la difficolt\u00e0 e tutta la grandezza del problema religioso moderno\u201d. Tra le trasformazioni in atto nel mondo contemporaneo, il gesuita, negli ultimi anni della sua vita guarda con particolare attenzione alle acquisizioni maturate dalla fisica nel campo delle particelle nucleari, alle ricerche condotte dalla biologia nell&#8217;ambito della genetica, alle ricerche pionieristiche portate avanti da una nuovo disciplina come l\u2019informatica. La combinazione di queste scoperte, insieme al progressivo imporsi di una condizione umana sempre pi\u00f9 unificata, su una terra percepita come uno spazio sempre pi\u00f9 ristretto e compresso, consente agli uomini, attraverso una ricerca scientifica pianificata su scala planetaria, di dar corso a un \u201crilancio\u201d dell\u2019evoluzione, la quale si muta, in tal modo, in un processo capace \u201cdi dirigersi e di accelerarsi da se stesso\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019avvento di questa condizione di \u201cself evolution\u201d della vita umana, designata da Teilhard con la formula \u201cUltraumano\u201d, non dovrebbe, a suo avviso, al contrario di quanto invece effettivamente accade, creare nei credenti una condizione di \u201cansiet\u00e0\u201d, generata in essi dal timore di vedere \u201cesplodere\u201d le immagini di Dio e le forme di esperienza religiosa ereditate dalla tradizione. Al timore e all\u2019ansia dovrebbe sostituirsi la convinzione che il messaggio cristiano, se opportunamente ripensato e riformulato, ha in s\u00e9 le risorse simboliche, concettuali, esperienziali, capaci di offrire all\u2019adorazione di uomini che stanno vivendo processi di profonda trasformazione culturale \u201cil Dio tanto atteso\u201d. Il gesuita francese, un pensatore molto attento a porre in luce le trasformazioni in atto nel mondo contemporaneo, mette la cultura e l&#8217;azione pastorale della chiesa cattolica davanti alla necessit\u00e0 di interagire positivamente con la progressiva espansione di una cultura nella quale si verificano profonde mutazioni nell\u2019esperienza che gli uomini hanno di s\u00e9 e del mondo, e, quindi, di conseguenza, anche di Dio. Se non si crea un positivo rapporto con tali mutazioni si verifica quello spiacevole e triste fenomeno in forza del quale, scrive John Stuart Mill in alcune righe che Teilhard sottoscriverebbe senza esitazione, \u201cuna fede ereditata, accolta passivamente e non pi\u00f9 attivamente, resta estranea alla mente, incrostata e pietrificata in essa, refrattaria a tutte le influenze che si rivolgono alle parti pi\u00f9 alte della nostra natura. In tal modo, la religione arriva a manifestare il proprio potere sbarrando l\u2019accesso a qualsiasi convinzione nuova e viva, senza far pi\u00f9 nulla per la mente o per il cuore, se non star l\u00ec, come una sentinella, a badare che restino vuoti\u201d.<\/p>\n<p>La triste vicenda del gesuita Pierre Teillhard de Chardin insegna, dunque, che, in una situazione culturale in profonda trasformazione, i cattolici dovrebbero evitare di andare a caccia di nuove eresie o di limitarsi a ripetere le solite giaculatorie deprecatorie sui mali del nostro tempo. Essi dovrebbero invece riflettere seriamente sull&#8217;impatto che le mutazioni in atto nel nostro tempo hanno sui modi convenzionali con i quali viene pensata e vissuta l&#8217;esperienza cristiana. \u2022<\/p>\n<p>G. Filippo Giustozzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 30 giugno 1962, a sette anni dalla morte di Pierre Teilhard de Chardin, il Sant\u2019Uffizio emana un Monitum nel quale, ribadendo una precedente condanna del 1957, si afferma che \u201cin materia teologica e filosofica\u201d l\u2019opera del gesuita francese contiene \u201cambiguit\u00e0\u201d e \u201cerrori\u201d tali \u201cda offendere la Dottrina Cattolica\u201d. Per questo, ai Superiori degli Istituti &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":1062,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[4],"tags":[544,54,546,545],"class_list":["post-1061","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-primo-piano","tag-eresia","tag-g-filippo-giustozzi","tag-numero-13-2014","tag-teilhard-de-chardin"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/teilhard.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-h7","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1061","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1061"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1061\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1063,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1061\/revisions\/1063"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1062"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1061"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1061"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1061"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}